Io mi posso basare solo su quello che leggo. I tuoi interventi mi sembrano privi di fondamento. E come ho scritto prima vorrei veramente sapere dove prendi queste informazioni. Magari sbaglio io e sarà mio motivo di crescita. Girando su altri topic ho visto che sei sempre presente con queste uscite campate per aria, e sono sempre presenti risposte di varie figure professionali che cercano di indirizzarti.
Ma allora cosa fuoi da questo forum?
Posso avere rispetto per ogni persona che fa interventi costrutivi, però basta con queste uscite da "senso comune". In più sono il contrario di quello che studiamo sui libri. Bisogna anche avere un piano di realtà
Questa me l'ero persa causa tuo modifica messaggio, credo. Purtroppo non è così semplice. Il livello interpersonale non può subire modifiche sostanziali se non si svolge un lavoro strutturale, così come il livello intrapsichico (se proprio vogliamo mantenere queste distinzioni). Lo studio dei sistemi viventi e della configurazione degli stessi fornisce molte basi a questo ragionamento: cambiamenti e sviluppi nel vivente si verificano solo a patto che la struttura e si riorganizzi dall'interno.
Se così non fosse non avremmo disagio psichico.
Saluti
gieko
questa è da incorniciarechi dice che il figlio è ribelle? poi, ribelle per chi? E' un problema del figlio, o sarà dei genitori che non riescono ad accettare il fatto che il figlio si allontani dalla famiglia di origine per crescere e diventare persona autonoma e indipendente?
La compagnia è "cattiva" per chi? per il figlio, o per i genitori? La domanda reale sarà quella di "riportare il figlio sulla reatta via" per il suo bene, o perché i genitori vogliono esercitare un controllo sul comportamento del figlio?
E' bene che un ragazzo adolescente abbia come modelli di identificazione i propri genitori, o sarà meglio che siano coetanei?![]()
Cioè, ti rendi conto che le linee guida che hai descritto sono vecchie di un secolo e si rifanno ad un intervento di tipo ortopedico come quelli che facevano sotto il regime?
se avessi letto il post che avevo scritto l'ultima volta che hai detto questa cosa, sapresti che quando un cliente chiede una consulenza, la domanda esplicita non coincide mai con quella implicita, e che se il counselor agisse a livello della domanda esplicita, metterebbe in atto una collusione che mal che vada permetterà al cliente di perpetuare nelle sue relazioni patologiche, nel peggiore dei casi invee peggiorerà la situazioneHo detto che il cliente sa benissimo(quasi sempre) la profondità del problema che porta e quasi sempre si rivolge al counsellor con una domanda esplicita....qualora vi fosse una domanda implicita che richiede un approfondimento a livello intrapsichico l'etica del counsellor vuole che egli invia il proprio cliente ad uno psicoterapeuta
la domanda nasce spontanea: dov' eri quando spiegavano ?Ps: nella mia formazione di base(laurea)ho avuto materie quali psicologia clinica, psicologia generale, psicologia sociale, psicologia dello sviluppo, educazione degli adulti, psichiatria, psicologia dinamica...per fare degli esempi oltre alle mie materie specifiche!![]()
(non ti offendere, una battuta me la passerai dopo tutto quello che ci fai mandare giù)
Io non li vedo in contraddizione, solo complementari.
Agisco a livello interpersonale perchè questo è quello che fa il counsellor.
Agendo sull'aspetto interpersonale, produci un microcambiamento che necessariamente porta a uno spostamento anche a livello di personalità.
Se poi nella persona, vi è un disagio a livello di struttura è chiaro che il microcambiamento avutosi sarà momentaneo, ma quello è anche il limite (giustamente) del counselling e compito del counsellor sarà fare l'invio ad altro professionista.
Non tutte le difficoltà che le persone portano però, interessano il livello intrapsichico..Tutti nella quotidianità facciamo i conti con difficoltà e non significa che abbiamo bisogno di una ristrutturazione di personalità e quindi di agire a livello intrapsichico.
Può essere che in un determinato momento della mia vita, particolarmente stressante x molteplicità di fattori mi possa trovare confuso ma magari, fino a quel momento, ho sempre affrontato e gestito i problemi in maniera funzionale.
In questo caso potrebbe entrare in scena il counsellor e aiutare il cliente a recuperare quelle risorse che in quel momento ha messo da parte ma che ha sempre usato in maniera ottimale e che soprattutto conosce bene.
Se invece, in tutta la mia vita ad es. ho sempre trovato difficoltoso fare delle scelte, prendere delle decisioni.. beh direi che questo riguarda probabilmente l'intrapsichico e in questo caso non sarà possibile attivare le risorse del cliente perchè l'intervento è di altro tipo.
In questo caso il cliente non conosce affatto le sue risorse perchè non le ha, probabilmente, mai utilizzate.
Non so se sono stata più chiara.
Ultima modifica di rosablu77 : 19-05-2009 alle ore 22.30.21
Il credere in se stessi, ma dubitando continuamente di quelle verità che riteniamo di possedere o di aver raggiunto, è forse l'atteggiamento che ogni scienziato dovrebbe assumere nei confronti del proprio ricercare e dei proprio interagire con gli altri. (Carl Rogers)
ottimo intervento rosablu....concordo con tutto quello che dici!
Ps: mi avete chiesto di riportare degli esempi e io l'ho fatto ma come tali devono essere trattati...non è un "caso reale"....quindi i vostri interventi sulla ribellione del figlio(da parte di chi e per chi) sono fuori luogo.....esiste un posto nel forum dove si parla di casi clinici e questo non è il luogo!
è anche evidente che con l'esempio non si può dire tutto....quindi è inutile interrogarsi sul senso di ribellione poichè può avere tante spiegazioni....era solo per farti capire dove agisce il counsellor che è stato spiegato benissimo da rosablu. La logica sottostante è una logica educativa ossia i genitori devono "imparare"(è un termine brutto ma lasciatemelo passare)a gestire il figlio ribelle....e il figlio deve "imparare" a "sfogare" la sua rabbia in altri modi.....magari deve solo riuscire ad esprimere ai genitori quello che prova dentro......per farla breve...ma possono essere tanti i risvolti!
Caro Peter pan ho letto tanti libri nel mio corso di studi.....non vorrai che li prenda e li legga per sapere dove ho preso queste coseassimilate ormai da anni????!!!!!!!
Ultima modifica di RosadiMaggio : 19-05-2009 alle ore 21.27.08
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
La contraddizione c'è, è evidente ed è un bel problema ignorarla. La teoria utilizzata ha fondamenta molto fragili, con le annesse ricadute operative.
A parte l'apodissi dell'agire in un determinato modo perchè "è quello che si fa", senza una motivazione operativa quindi, i microcambiamenti non comportano nessuna modifica alla personalità per i motivi che ho indicato sopra: l'edificio del soggetto viene infatti rattoppato, ma rimane il medesimo (ovvero la struttura, un aspetto dei quali è la personalità,rimane invariata). E poi: mica non dovreste occuparvi di cambiamenti di personalità?
Così si rischia di far perdere tempo prezioso all'utenza e di perdere importanti occasioni di apertura nei confronti del proprio disagio. Si pone una questione etica tutta da vedere.
Abbiamo già detto che, salvo argomentazioni contrarie e sufficientemente fondate, i versanti intra e extrapsichici non sono distinguibili e rappresentano aspetti differenti dell'organizzazione strutturale del soggetto. Strutturazioni sufficientemente flessibili non incontrano problemi insormontabili nella gestione di entrambi i versanti, e non richiedono quindi aiuto professionale. Strutture problematiche possono invece sostenere fino ad un certo punto le difficoltà esterne ed interne ma la rigidità aumenta sempre più spingendo il soggetto in situazioni di impasse. Qui nasce la richiesta d'aiuto.
La concezione di risorse disponibili o meno è un altro punto critico: qualsiasi essere vivente utilizza sempre risorse, le migliori che ha a disposizione. Altrimenti andrebbe incontro alla morte (psichica, biologica, etc...). Quindi anche uno psicotico ha risorse e le utilizza al meglio che può anche se la struttura è compromessa in maniera profonda.
Non ci si può esimere dal discorso strutturale quando si parla di disagio del soggetto.
I diversi ruoli che vengono sempre citati hanno a che vedere con ambiti differenti, non necessariamente terapeutici (come l'educatore o l'assistente sociale), ma legati alla strutturazione dell'utente in carico.
Saluti
gieko
scusa gieko che intendi per "strutturazione dell'utente in carico"??????
"Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo?"scusa gieko che intendi per "strutturazione dell'utente in carico"??????![]()