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  1. #646
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Willy anche se fosse così....il counselling ha un SUO modo d'agire che potrebbe avere ripercussioni indirette sulla personalità...ma la differenza con lo psicologo-psicot.è che quest'ultimo agisce DIRETTAMENTE sulla struttura!Entrambi hanno il medesimo fine:il benessere del paziente(cambiano solo gli strumenti come ho più volte ripetuto)!
    A parte che non tutte le psicoterapie lavorano a livello strutturale, chè è prerogativa della psicoanalisi (e di pochi altri orientamenti, seppure in chiavi molto differenti) all'interno della quale il dispositivo clinico è appositamente creato per permettere questo processo. Se ritieni, poi, che il counselling agisca sulla personalità "indirettamente" (?!), oltre a contraddire tutto quanto hai detto prima, ti poni nella situazione di lavoro terapeutico, cosa che nè attiene al counselling, nè mira a fare. Incorri poi nel paradosso che strumenti tecnici differenti portino al medesimo fine, cosa che non è assolutamente riscontrabile nella pratica, peraltro.
    Mi sembra che ci sia molta confusione, insomma.
    gieko

  2. #647
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Avevo capito bene, allora
    Non so cosa tu avessi capito. Ribadisco che mi riferivo a modelli relazionali, non solo psicoanalitici

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Non capisco il significato di tutta la frase.

    Originalmente inviato da gieko:
    Intendo modelli che contemplano un modello riparatorio, nei quali i concetti di "empatia" e/o di "esperienza emozionale correttiva" sono centrali, a differenza di modelli basati sulla complessità dove il fattore terapeutico è costituito da perturbazioni strutturali (vedi il riferimento ai sistemi complessi ed alle matematiche del caos).
    Purtroppo ero di fretta e sono stato ultrasintetico, spiego meglio. La diffusione delle teorie "ambientaliste" a partire dagli anni '50 ha posto al centro del processo di formazione della persona le relazioni con le figure primarie, in vario modo e con sfumature molto differenti a seconda degli orientamenti. Ne sono scaturiti modelli di intervento centrati sulla riparazione degli eventuali danni mediante esperienze correttive, quali quella dell'accettazione e della comprensione del terapeuta (opposta al rapporto infantile traumatico).
    Viene concepita una situazione "monopersonale" perchè è il paziente a portare richieste che vengono accolte dall'operatore favorendo un processo riparativo. Non è concettualizzata la compartecipazione e la co-creazione di uno spazio di elaborazione delle dinamiche intra/inter-psichiche nella matrice relazionale di cui sono autori utente ed operatore. Tale concettualizzazione trova interessanti punti di confronto e di conferma nelle teorie dei sistemi dinamici complessi e nelle matematiche della complessità (teorie del caos, frattali), dove vengono evidenziati la multideterminazione, la circolarità ed il principio auto-organizzativo dei sistemi caotici. Il fattore di cambiamento diviene quindi la perturbazione degli equilibri di entrambi i membri della diade.

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Non mi sembra che siano questi i risultati raggiunti da Rogers.
    Se fosse così non insegnerebbero all'Università (lo so che hai studiato a MIlano) il "metamodello organismico", di cui abbiamo già parlato e che si riferisce anche a quello rogersiano.
    L'università non mi sembra che faccia molto testo quanto ad aggiornamento dei modelli teorici. Stante le considerazioni di cui sopra Rogers, come altri (Kohut, Winnicott, per citare gli psicoanalisti) si inseriscono a vario titolo nel modello riparativo e nelle teorie del deficit. Cosa più che naturale, visto che vivevano in quel contesto culturale e teorico. Però sono passati 50 anni e qualche commento rispettosamente critico non può non esserci.


    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Critica che hai già fatto in un altro 3d alla PNL, ma Rogers non è PNL.
    (A parte che neppure la PNL può considerarsi "autoreferenziale"...)
    Esistono filmati di Carl Rogers vs. Skinner, esiste il confronto (oserei dire "epistemologico" anche questo) anche nei fatti ed è confrontandomi nei fatti con il cliente (il feedback) che verifico analogie e differenze con ciò che mi aspettavo, con ciò che la teoria mi ha insegnato e ciò che ho potuto verificare nei fatti, invece.
    Purtroppo (sarebbe troppo facile, ma potrebbe valere anche per l'attività speculativa di cui parli) non si trova sempre ciò che si cerca.
    Si è parlato di rifiuto della teoria a favore di Modelli (o Metamodelli nella PNL, giusto?) e di non interesse per la questione epistemologica. I metodi di verifica sono una cosa, l'epistemologia un'altra. Quest'ultima si occupa della fondatezza della costruzione della teoria in base a differenti parametri. Quando tu verifichi discrepanze rispetto a ciò che ti aspettavi metti in discussione l'intero edificio teorico?

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Mi dispiace, ma il mio obiettivo (e credo anche quello di un 3d che parla di "professione" e, quindi, di molti altri che ci leggono) non è di teoresi, cioè <<Attività puramente speculativa, senza altri scopi o interessi fuori del suo stesso indagare>> (dizionario HOEPLI)
    Magari non importerà a nessuno, per me però la riflessione speculativa rispetto alla produzione teorica, ovvero l'attività "che si riferisce all’attività concettuale nel suo esplicarsi, avendo come fine il vero" (=teoresi, De Mauro), è importante. Anche se non vogliamo è la nostra lente deformante. Meglio sapere di cosa è composta e cosa può alterare.

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    che si riferisce all’attività concettuale nel suo esplicarsi, avendo come fine il veroMa qui, in questo 3d, se non sbaglio, non stiamo costruendo una teoria scientifica "del counseling", (ma ricordo tutto quanto abbiamo scritto fin dall'inizio...), ma stiamo scrivendo di che cosa consiste il Counseling e io ho portato la mia esperienza e la mia formazione in un Modello di Counseling integrato dove fondamentale è stata la parte dedicata a Carl Rogers, che per quello che ho potuto ho anche citato, almeno per far capire di che cosa stavamo parlando...certo citare qualcosa non è sufficiente, ma anche dire e scrivere <<mi dispiace non lo conosco>> per me non è sufficiente, perchè per operare il confronto di cui parli bisogna conoscere un Modello e per, poi, dire "professionalmente" di conoscerne l'efficacia devo averlo provato. Questo procedimento è, appunto, altro dall'autoreferenzialità.
    Si parla di counselling e di ciò che lo rende una professione autonoma a detta di alcuni, o no a detta di altri. La riflessione epistemica credo possa aiutare a chiarire le idee in proposito. Quanto al confronto non credo necessiti di esperienza diretta: non ho bisogno di fare analisi freudiana per riflettere sul concetto di pulsione dal punto di vista teorico e sulle conseguenti procedure tecniche.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 25-05-2009 alle ore 20.51.37
    gieko

  3. #648
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    scusa gieko...il counsellor non agisce sulla struttura di personalità...e questo è stato chiarito ampiamente.....io intendevo dire che attraverso la relazione counsellor -cliente o attraverso modelli sistemici-relazionali(che non usate solo voi)si può arrivare a modificare(che brutta parola...)tramite effetto indiretto anche la personalità di un individuo e le sue relazioni con gli altri!
    Il FINE comune è il BENESSERE del paziente: ognuno come professionista sa usare strumenti propri della professione ma TUTTI concorrono al miglioramento della salute(se questa continua ad essere percepita non solo come assenza di malattia)!

  4. #649
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Questa tua teoria della modificazione indiretta della personalità è alquanto bislacca. Che altro dire?
    gieko

  5. #650
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Io non lo so cosa significa modificare la struttura della personalità.
    Non so nemmeno di preciso cosa fa uno psicologo.
    Nel senso che a volte mi è difficile capire certe sottigliezze e differenze che per voi sono scontate

    Ma sono una collega di Zuccherina e so quali sono i compiti professionali e istituzionali degli Assistenti Sociali
    ( dico istituzionali poichè spesso, ma non sempre, gli AS lavorano all'interno delle istituzioni pubbliche).

    Uno dei nostri compiti è la relazione d'aiuto volta al "cambiamento" dell'utente:

    -promuoviamo la piena autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro potenzialità ed autonomia ( quindi agisce sull'empowerment della persona)

    -siamo al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle famiglie per contribuire al loro sviluppo;

    -A contatto con utente singolo o in gruppo ne valorizziamo l'autonomia, la capacità di assunzione di responsabilità;

    - li sostieniamo nell'uso delle risorse proprie e della società in modo di prevenire situazioni di disagio e di emarginazione

    - mettiamo la persona al centro di ogni intervento.

    -Accogliamo ogni persona portatrice di una domanda, di un bisogno, di un problema in modo da aiutarla ad affrontare situazioni di bisogno o di disagio

    - Contribuiamo alla promozione, allo sviluppo....... alla emancipazione di comunità e gruppi marginali e di programmi finalizzati al miglioramento della loro qualità di vita.

    Scusate se ho trascrittto queste cose tratte dal nostro codice deontologico. Era per far capire che il cambiamento dell'utente è uno dei nostri compiti professionali principali.

    Cosa mi viene chiesto, quando un utente viene ai Servizi Sociali e si accosta alla mia scrivania con un suo problema se non di aiutarlo a fare leva sulle sue risorse e potenzialità, anche interiori, per aiutarlo a cambiare la sua situazione?

    Qual è il mio compito se non quello di ascoltarlo empaticamente, e cercare insieme a lui la soluzione più adatta? Anche suggerendo punti di vista diversi dai suoi?

    E in quanto a fare diagnosi io faccio una diagnosi sociale ( c'è scritto in ogni buon manuale di Servizio Sociale) non una diagnosi medica nè psicologica,

    Però c'è una eccezione: quando ai servizi si presenta una persona con disagio psichico di vario genere, e succede spesso, e questa persona risulta sconosciuta ai servizi psichiatrici del territorio è mio compito riconoscere i suoi sintomi e fare l'invio al CIM o dallo psicologo

    Questo me lo disse il professore di psicologia clinica a lezione, un vostro collega psicologo e l'ho appurato con l'esperienza pratica.

    Di persone con patologie mentali ne vedo tante, non le curo ma devo saperle individuare, inttrattenerle, parlare con loro senza peggiorare la situazione, e se non sono già curate convincerle a farsi curare andando nel posto giusto.

    Questo è fare una diagnosi? QUesto è svolgere un compito che non è mio? Non credo.

    Io DEVO ( ho il dovere e l'obbligo giuridico) individuare una persona potenzialmente pericolosa per se stesso e per gli altri. Quindi devo saper riconoscere da subito una eventuale patologia.

    TUtto quello che ho detto potrei farlo anche nella libera professione e fare il counsellor. Magari dopo aver fatto un corso o un master apposito.
    ( Non so se tutti lo sanno ma gli assitenti sociali possono aprire uno studio privato e fare la libera professione anche se è poco sviluppata in Italia)

    PErchp ho scritto questo post chilometrico?
    PErchè come dice Zuccherina io credo che non ci siano delle incompatibilità tra il nostro lavoro e quello di counselling. A volte nelle professioni d'aiuto ci sono delle aree di sovrapposizione, dei confini sfumati, ma non serve stare a fare la guerra

  6. #651
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    scusa gieko...il counsellor non agisce sulla struttura di personalità...e questo è stato chiarito ampiamente.....io intendevo dire che attraverso la relazione counsellor -cliente o attraverso modelli sistemici-relazionali(che non usate solo voi)si può arrivare a modificare(che brutta parola...)tramite effetto indiretto anche la personalità di un individuo e le sue relazioni con gli altri!
    Il FINE comune è il BENESSERE del paziente: ognuno come professionista sa usare strumenti propri della professione ma TUTTI concorrono al miglioramento della salute(se questa continua ad essere percepita non solo come assenza di malattia)!
    Probabilmente gieko non riesce a spiegarsi bene . Questo perchè si confrontano ambiti del sapere completamente agli antipodi. Come al solito questi confronti non portano lontano perchè si perde di vista l'essenza di uno sguardo: quale è quello psicoanalitico, per esempio. Si, perchè esso è prima di tutto uno sguardo, come nelle intenzioni dei primi analisti. In seguito esso ha deciso, da solo, di rinchiudersi nell'ambito di una clinica asfittica che, da noi, ormai significa quello che potrebbe significare in qualunque altra area di ''intervento''...per esempio il counseling: questo benedetto 'ben-essere' (che poi non si capisce cosa significhi in realtà...) a cui ogni cosa deve tendere per una legge di perequazione assoluta! ''Una vogliuzza per il giorno e una per la notte, fermo restando la salute'' diceva Nietzsche. Da parte mia non mi sento di rigettare nessuna 'pratica', perchè nell'età della tecnica vince chi ''funziona'' meglio: ma nella assoluta consapevolezza delle ''differenze''. E' inutile tirare in ballo la ''struttura'' ogni volta, non sarà mai una reale discriminante: come ho spesso detto, la psicoanalisi, con questi confronti finirà per perdersi come ''sapere'' sull'uomo che, nato nell'aurora di un mattino ''particolare'', deve continuare ad essere tale. Cioè riconoscersi nella differenza che le è propria e assumere la clinica nel modo che le è più intimo e congeniale. Da qui la scelta autentica del singolo: counseling o analisi? Io o inconscio? Direttive o fugaci intuizioni interiori? Non erano forse queste le domande aurorali a cui gli analisti veri hanno cercato risposta?
    Questo per dire che la faccenda del ''fine comune'' è tutt'altro che scontata: sarà forse il fine del terapeuta, non lo so...ma il destino del singolo (anche nevrotico...) è tutt'altro che scritto.

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 25-05-2009 alle ore 22.42.40

  7. #652
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio

    Uno dei nostri compiti è la relazione d'aiuto volta al "cambiamento" dell'utente:

    -promuoviamo la piena autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro potenzialità ed autonomia ( quindi agisce sull'empowerment della persona)

    -siamo al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle famiglie per contribuire al loro sviluppo;

    -A contatto con utente singolo o in gruppo ne valorizziamo l'autonomia, la capacità di assunzione di responsabilità;

    - li sostieniamo nell'uso delle risorse proprie e della società in modo di prevenire situazioni di disagio e di emarginazione

    - mettiamo la persona al centro di ogni intervento.

    -Accogliamo ogni persona portatrice di una domanda, di un bisogno, di un problema in modo da aiutarla ad affrontare situazioni di bisogno o di disagio

    - Contribuiamo alla promozione, allo sviluppo....... alla emancipazione di comunità e gruppi marginali e di programmi finalizzati al miglioramento della loro qualità di vita.

    A volte nelle professioni d'aiuto ci sono delle aree di sovrapposizione, dei confini sfumati, ma non serve stare a fare la guerra
    Appunto. Giusto per ribadire quello che ho appena scritto.

    Saluti,
    Luigi

  8. #653
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio
    Uno dei nostri compiti è la relazione d'aiuto volta al "cambiamento" dell'utente
    Cara monica, scrivi cose sacrosante, e io ho grande rispetto per il lavoro che gli assistenti sociali e gli educatori svolgono, perchè è tutt'altro che semplice.
    Tuttavia tutto ciò che descrivi non fa parte di un processo di cambiamento del soggetto, ma di percorsi di adattamento. E non dico che non ci vogliano, a volte non c'è altro da fare. Solo chiamiamo le cose con il loro nome.

    Saluti
    gieko

  9. #654
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Appunto. Giusto per ribadire quello che ho appena scritto.
    Sì, ed anche per ribadire che quello è il profilo di competenze di un assistente sociale e non c'è bisogno di inventarsi una nuova figura professionale...

  10. #655
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    inventarsi una nuova figura professionale...
    Ma questa è una problematica d'Ombra! Direbbe Jung...

    Saluti,
    Luigi

  11. #656
    Partecipante Figo
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    Ciao Monicadal, sono felice che ci sia una mia collega in questo forum....
    Dalla discussione purtroppo viene fuori il fatto che tutte le professioni di aiuto(ad eccezione dello psicologo) stanno lì non si sa bene per che cosa......cioè è inutile lavorare in équipe se non si riesce a dare valore al professionista altro da sè!!!!In effetti nel nostro lavoro(come anche negli altri credo) si mira prima di tutto al cambiamento dell'utente attraverso un intervento psicosociale....quindi non si agisce sulle problematiche psicologiche delle persone...non capisco perchè bisogna sempre ritornare su questo punto....

  12. #657
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Gieko...non sono d'accordo sull'adattamento....se così fosse ci sarebbe solo la figura dello psicologo(in grado di generare cambiamento e non adattamento)...purtroppo la realtà smentisce questo.....
    Gli assistenti sociali non lavorano SOLO per casi disperati...,in cui come dici tu Gieko, l'adattamento è l'unica soluzione....mi domando fino a quando durerà ancora tale stereotipo!!!!

  13. #658
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Ciao Monicadal, sono felice che ci sia una mia collega in questo forum....
    Dalla discussione purtroppo viene fuori il fatto che tutte le professioni di aiuto(ad eccezione dello psicologo) stanno lì non si sa bene per che cosa......cioè è inutile lavorare in équipe se non si riesce a dare valore al professionista altro da sè!!!!In effetti nel nostro lavoro(come anche negli altri credo) si mira prima di tutto al cambiamento dell'utente attraverso un intervento psicosociale....quindi non si agisce sulle problematiche psicologiche delle persone...non capisco perchè bisogna sempre ritornare su questo punto....
    Monicadal cara,
    visto che sei pure assistente sociale daje una mano all'amica tua, sono più di 40 pagine che va avanti così, tu indichi la luna e lei guarda il dito, davvero non se ne può più, vedi quello che puoi fare...

  14. #659
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Gieko...non sono d'accordo sull'adattamento....se così fosse ci sarebbe solo la figura dello psicologo(in grado di generare cambiamento e non adattamento)...purtroppo la realtà smentisce questo.....
    Gli assistenti sociali non lavorano SOLO per casi disperati...,in cui come dici tu Gieko, l'adattamento è l'unica soluzione....mi domando fino a quando durerà ancora tale stereotipo!!!!
    Comunque stiamo parlando di COUNSELLOR non di ASSISTENTI SOCIALI!!!!!!!

  15. #660
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    ikaruccio carocome ben saprai il counsellor può essere ANCHE un assistente sociale o un altro laureato....infatti nei tanti interventi che ho fatto il counsellor viene visto come un ulteriore specializzazione post-laurea e non come un corso a sè!

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