Charlie non ho capito il senso del tuo messaggio per cui non saprei cosa rispondere...non è da te questo dare ragione a destra e a manca!

Vorrei riportare il pensiero, sul tema del 3d, di J. Hillmann, il più illustre psicanalista di matrice junghiana contemporaneo.
La psicologia ci dice: tu hai un problema. Il mito ci dice: tu hai una tragedia; si va molto più in profondità nella riflessione su vita, morte, sofferenza, destino.
Possedere il 'senso tragico della vita', significa comprendere che i disagi, non sono disfunzioni deterministici o meccanicistici dovuti a remoti incidenti avvenuti nel passato. L'idea, da Freud in poi, di rendere razionale l'irrazionale, di portare la metafora al concetto, razionalizza il processo creativo, riconduce la poesia alla ragione e così la riduce...difatti in America lo psicanalista è chiamato "strizzacervelli".
La psicologia archetipica di Hillman, invece, coglie l'interiorità di tutte le cose e ci aiuta a sopportare la nostra condizione umana, a divenire lucidamente consci del nostro destino, che è la morte. Ma la comprensione della condizione patologica della vita stessa è un "fare anima": l'individuo che sa essere fedele alla propria depressione, che non si dibatte per uscirne, entra nel profondo e trova la sua anima. "La depressione inumidisce l'anima arida e asciuga quella troppo umida. Dà rifugio, confini, centro, gravità, peso e un senso di umile impotenza". L'inno di Hillman alla depressione, ha reso celebri i suoi scritti degli anni 70.
"Al senso tragico della vita che possiede una sua gioia, una sua commedia" , citato spessissimo nelle sue opere, Hillmann si riferisce come ad uno stato da recuperare universalmente , da non riservare ad una elite di pessimisti, ma da trasformare in cognizione comune, come
cura omeopatica della psiche e che restituisce psiche dove la psiche era ormai assente. "Possiamo immaginare le nostre ferite, non più come lacerazioni da rimarginare ma come cave di sale dalle quali trarre un'essenza preziosa". Sconfiggere la comprensione cosciente come controllo sui fenomeni, leggere ogni evento cercando sempre qualcosa di più profondo, ci guarisce dall'originario abbaglio sul destino, ci aiuta ad immaginare la vita attraverso una prospettiva tormentata, per la quale non c'è cura, ma che costituisce una cura in sè. Come Edipo, che accetta rassegnato la sua cecità.

(L'anima del mondo-conversazione con S. Ronchey -J. Hillmann)
Io, non possiedo, mi si dice, questo 'senso tragico della vita' e sopratutto del destino, per cui non condivido se non in parte quanto riportato sopra, ma mi piacerebbe discuterne.