Parla del conuselling come di una consulenza " non tecnica" , del counsellor non come un esperto tenuto a dare un parere o un consiglio di fronte a una situazione oggettivamente complessa, bensì come esperto in grado di offrire alla persona ( o alle persone ) un supporto metodologico ed emotivo affinchè questa possa decidere da sola. Facendo leva sulle proprie potenzialità.Il counsellor non si propone nè di curare nè di risolvere una patologia o una disfuzione sociale, il cambiamento è sempre frutto dell'accrescimento delle potenzialità già presenti nella persona.Il counsellor è un operatore debitamente formato si avventura in una relazione discorsiva con l'interlocutore coinvolto e si connette alla sua situazione come questo è capace di narrarla.
Questa definizione è ripresa da C. Rogers.
PEr questi motivi è difficile che il metodo del counselling possa essere usato in tutti gli interventi che si presentano nei nostri utenti, quando in alcune situazione fortemente stigmatizzanti a livello sociale c'è bisogno anche di indirizzare il comportamento della persona che abbiamo davanti e di dare consigli o di lavorare con persone che non hanno bisogno solo di "una consulenza" ma anche di un accompagnamento forte da parte dell'operatore
Ultima modifica di RosadiMaggio : 02-06-2009 alle ore 11.44.29
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
ce ne saranno sicuramente counselor onesti e corretti, ma c'è bisogno di una figura che si va a sovrapporre a due professioni già presenti e normate per legge, ognuna con un suo albo ( e anche all'educatore professionista che non ha un albo ma ha alle spalle una seria preparazione universitaria)
E poi siamo sicuri che un counselor che fa solo il counselor riuscirà ad avere abbastanza clienti da mantenere un proprio studio privato solo con interventi di counseling?
SE il counselor può compiere interventi solo interventi in situazioni " normali" cioè senza forte disagio quanti clienti saranno disposti a spendere per un intervento di couseling???
Ultima modifica di monicadal : 02-06-2009 alle ore 11.47.17
Come operatore so esattamente quando è il caso di dare consigli ( pensiamo a un utente alcodipendente, un disoccupato con figli, un genitore trascurante ecc.) e agirò con altre metodiche di aiuto che non riguardano il couseling
e quando invece posso fare un intervento di puro couselling, cioè consulenza pura perchè so che l'utente che ho davanti ha abbastanza risorse per arrivare da solo alla risoluzione del problema, quando il problema non è grave.
Inoltre, bisognerebbe considerare anche che a livello globale, il dis-agio, non é un'entità a sé ma una conseguenza di sofferenze collocabili in più ambiti intrapersonali, come quello psichico ed interpersonale /familiare, di gruppo, sociale, di appartenenza a ceti deboli, di impossibilità di accesso a determinate risorse per non conoscenza, a cui sarebbe opportuno non aggiungerne di ulteriori come può avvenire, purtroppo, aggravando il peso di situazioni già serie e non riconosciute subito come tali anche perché spesso l'utente manca della risorsa primaria del saperla esprimere in modi appropriati o é fortemente inibito e, quindi, "mascherato" . E qui, possono crearsi seri guai, se non incontra persone serie e prontamente preparate ad accogliere anche la domanda implicita.
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
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Gente, quello che volevo dire prima è che secondo me, rispettando comunque tutti i punti di vista altrui, la figura del counsellor non dovrebbe esistere. Lo psicologo è un counsellor che può fare anche diagnosi e molte altre cose. Lo psicoterapeuta "cura" con tecniche specifiche. Il counsellor dovrebbe andare a fare una fetta di quello che fa uno psicologo senza avere comunque il bagaglio di uno psicologo. Allora mi chiedevo se per gli aspiranti counsellor, che poi si prenderanno la briga di fregare il prossimo proponendosi come curatori, e che se scoperti passeranno i guai, non fosse più facile mettersi di buona lena e fare un percorso completo per fare ciò che vorrebbero fare.
In Italia c'è proprio un casino; se c'è gente che ancora va dal mago, tutte queste figure parapsi non finiranno per rovinare un mercato di psi senza para che lavora onestamente, un mercato che già di suo per colpa di un sistema inefficente va a brandelli?
Io lavoro, e le cose mi vanno pure bene, ma sapete quanti colleghi amici ho che hanno solo mezzo paziente perchè la loro potenziale clientela va dal "counsellor" (diplomato col corso di counselling) e poi afferma di essere in "PSICOANALISI"?
Per me questa faccenda è scandalosa e, nel rispetto di tutti coloro in buona fede si sono presi l'attestato di counselling, io farei una normativa che delineasse bene una volta e per tutte chi è, chi non è, chi può e chi non dovrebbe neanche esserci.
...e così, guardando l’altro, l’uomo vedeva sé stesso, e odiava...
(da LA VIA, IL VIAGGIO E LE LACRIME PERSE)
sono completamente d'accordo. Aggiungo solo che quella definizione di counseling, ripresa da Rogers, è la conseguenza di una teoria sottostante, di una visione dell'essere umano, quella della psicologia umanistico-esistenziale che ha una visione ottimistica dell'essere umano, il quale avrebbe delle potenzialità da attuare nella propria esistenza, e la patologia si genera se l'ambiente ostacola questa spinta verso l'autorealizzazione (vero Sè, falso Sè). Da qui il rapporto paritario, il termine "cliente" invece di paziente, ecc...
Di counseguenza il counseling non è un metodo da applicare "nel vuoto", ma dopo aver acquisito consocenze specifiche in campo psicologico. Purtroppo quando si parla di questi approcci a forte stampo filosofico (approccio umanistico, esistenziale, gestalt) si tende a dimenticare che sono TEORIE PSICOLOGICHE
Io lavoro per una cooperativa che ha in gestione alcuni sportelli nei servizi pubblici.
Lavorando al pubblico sono a contatto con tipi di utenza diversi, che poi indirizzo ai servizi spacialistici, ma in passato ho lavorato in progetti con gli immigrati, in una struttura per senza fissa dimora,con i minori a rischio, sempre per la mia cooperativa e anche in un comune ( a termine) area aiuto alle famiglie
Non sempre vengono da me persone con problemi profondi, a volte solo persone che hanno bisogno di consigli e consulenze, di essere indirizzati o solo di essere ascoltati in questo senso e in questi casi io faccio " counseling"
Sto seguendo adesso un corso di mediazione familaire e sto raccogliendo informazioni riguardo la libera professione perchè nel privato sociale ahimè il guadagno è limitato.
Mi sembra che per tutti e due c'è voluta la denuncia del paziente (o pazienti, visto c'era di mezzo una famiglia), mi avrebbe fatto più piacere sapere che i due "colleghi" (tra loro, non con me) fossero stati denunciati da colleghi dello studio o altri...non dal paziente che è utente finale del servizio, cioè che è colui che non dovrebbe provare sulla propria pelle, la follia di un c.d. Counselor (non era in alcun modo un Counselor, per la formazione e tutto il resto) con deliri di onnipotenza.
Io temo, invece, (temo rispetto all'aspettativa generale dei 3D della "condanna, finalmente!"...che porterà giustizia per tutti e spazzerà via tutti i Counselor...) che lo psicologo-psicoterapeuta si riciclerà tranquillamente perchè esiste un Albo e l'altro "suo amico" si riciclerà tranquillamente, magari come Counselor psicologico (perchè oggi Psicologo laureato e iscritto all'Albo). L'Albo dovrebbe essere una garanzia per l'utente , sia riguardo alla formazione, competenze ed etica dello psicologo-psicoterapeuta e sia nel senso che sicuramente non sarà lui/lei ad agevolare un sedicente Counselor. Questa condanna (solo in primo grado, per ora) prova il contrario: non è valso a nulla come deterrente.
Ultima modifica di IT_Modeler : 02-06-2009 alle ore 15.26.42
psi_net
Come Te, anch'io senza nessuna reticenza (perchè non ne ho bisogno) faccio il mio caso: io non lavoro solo con il Counseling individuale, ma se mi viene richiesto ed io verifico che si tratta di un caso trattabile con il Counseling, allora lo prendo in carico, ma non ho nessuna pretesa di "mantenere uno studio privato" di Counseling o Coaching (serio, vero, non altro).
Non capisco questo tentativo di "marketing plan"...vuoi dire che sono più numerosi quelli a "forte disagio"?? Se anche fosse, se ho l'etica (dentro e non scritta su un pezzo di carta), allora tratterò solo quelli in situazioni che Tu definisci "normali" e quelli me ne manderanno altri in situazioni c.d. "normali". Si lavorerà secondo il modello del Counseling - ecco perchè quello era un falso Counselor (parole mie, stavolta) - cioè sicuramente "time-limited" (limitato nel tempo). In alcun modo non sarò mai tentato, perchè l'ho integrato nel mio modo di essere, di trattenere un cliente, se è vera come è vera la definizione di Rogers che avete citato, oppure ancora più grave di trovarmi casi più difficili, metodologicamente lontani dal Counseling, magari anni luceSE il counselor può compiere interventi solo interventi in situazioni " normali" cioè senza forte disagio quanti clienti saranno disposti a spendere per un intervento di couseling???
come ha fatto lo studente di Psicologia (sedicente Counselor)...se lo è cercato il caso...una famiglia con problemi del genere non cerca solitamente un Counselor, tant'è che c'è voluto un "intermediario" (iscritto all'Albo).
Ti faccio un semplice esempio: si presenta a me un collega Counselor che non riesce decidere "del suo lavoro" e ci vediamo solo per due volte. Poi mi dice che è riuscito a riorganizzare i suoi obiettivi e che il Counseling sarà in cima alla lista e che ha trovato anche un buon supervisore (psicoterapeuta-didatta), mi ringrazia e non ci vediamo più...ragazzi questo è un caso di Counseling (forse al limite del Coaching), questo è vero Counseling, non perchè l'ho fatto io, ma perchè ci sono filmati (on line, andate a vedere e verificate) in cui Carl Rogers dimostra la stessa cosa con una donna, con difficoltà di "organizzare" i propri affetti, che lui incontra solo tre volte e quella dopo un anno torna per un feedback che lascia "senza parole" e senza dubbi, di nessun tipo.
Sì, di nessun tipo: cioè se, eventualmente, si fosse trattato di psicoterapia (che Rogers avrebbe potuto cominciare, se solo avesse voluto) o Counseling.
Per me questa è la prova, oltre a un insegnamento senza pari, che il Counseling onesto intellettualmente esiste! Come in tutto il mondo (ma, attenti a non citare gli "americani"...).
Ultima modifica di IT_Modeler : 02-06-2009 alle ore 16.06.54
psi_net
Questo comunque resta un bel paradosso, perchè il counsellor dovrebbe andare in supervisione da uno psicoterapeuta?e che ha trovato anche un buon supervisore (psicoterapeuta-didatta)
sono perplesso. Sembra che Rogers stia prenderndo il posto di Freud. Fra un po' tutti saranno esperti di Rogers come negli ultimi decenni lo sono stati di Freud.
Ci saranno film di Woody Allen su Rogers, riviste che invece dell'oroscopo parlano del potenziale rogersiano (invece dell'inconscio freudiano) e così via. ..questa è una mia impressione![]()