Sono d'accordo con i vari "Buonanotte...".
Anche perché, quando ho citato il "sacrificio",
a tutto mi volevo riferire tranne che al sacrificio di sé (e Luigi mi pare l'abbia colto, questo). Buttavo semplicemente lì la questione dell'intreccio tra "bene" e "male", che Char_lie crede di poter superare d'un balzo, senza rischiare di immergercisi.
E che, invece, io, vedo come un problema irresolubile, una tensione permanente. Nel senso che l'atto del sacrificio, del rendere sacro (un animale, un oggetto, anche un essere umano) implica, contemporaneamente, la sua uccisione e la sua distruzione (e, per tornare a Galimberti, le pagine sul "potlacht" nel testo "Il corpo", mi sembrano significative) proprio nel momento e attraverso l'azione di renderlo vivo per gli dei e per gli uomini.
Lo so che questo apre tante questioni, relative a morale, etica, valori, possibilità di scelta, decisioni, modi di condurre la propria vita. E so che io non sono ben attrezzato per capire tutte queste cose e discuterne. Ma molte cose che un tempo vedevo come "bianco/nero", "bene/male", mi accorgo che assumono ora contorni molto più sfumati, senza per questo che venga meno la tensione, senza che per questo scompaia il senso di colpa. Senza alcuna rassegnazione, insomma, né tentazione di trasformare questo strano sentimento in un adeguarsi (più o meno religioso, come mi farebbe pensare quel che ha scritto Ikaro) al mondo che c'è.