Come ben sai non ho alcuna simpatia per l'Ordine, mi sembra che ne abbiamo già parlato noi due, e considero la Legge Ossicini un vero pasticcio, né ho mai pensato che l'iscrizione all'albo sia garanzia di professionalità, altrimenti me ne starei buono e al caldo con il mio bel numero di matricola, e invece dopo 11 anni mi considero ancora agli inizi della mia formazione, che del resto è del tutto svincolata dalla Legge di cui sopra. Come vedi per me non è questo il punto, ed anche nell'altra discussione sostenevo che non sono assolutamente contrario ad una formazione personale al di fuori degli schemi previsti dalle vie accademiche e istituzionali, ma mi chiedevo -sempre in quella discussione- se la counsellor-mania di questi anni fosse effettivamente un'alternativa a questo modello obsoleto.Purtroppo continua (sempre meno, per fortuna) a passare l'idea che solo un Ordine professionale sia capace di garantire la qualità di una prestazione professionale. E ove non esiste un Ordine si tende a pensare che vi possa essere scarsa qualità nella prestazione, assenza di deontologia, preparazione inesistente, etc. E' vero esattamente il contrario: l'idea che la qualità di una professione sia strettamente collegata al suo iter formativo (modello autorizzatorio) unitamente all'idea che una comunità professionale sia l'unico soggetto capace di garantire il controllo della bontà della prestazione professionale (autogoverno = corporazione) sono i due elementi peculiari che dimostrano in maniera inequivocabile di come gli Ordini professionali servono solo a fare l'interesse dei propri iscritti e non dell'utenza.
Il counseling di sicuro non si configura come atto che tende a deresponsabilizzare le persone rispetto alle proprie scelte. Anzi, fa esattamente il contrario: tutta la teoria di Rogers poggia sul concetto di autodeterminazione del singolo.
Io non ne sono così sicuro, credere che qualche colloquio con un counsellor rimandi al cliente la responsabilità delle proprie scelte è molto ingenuo, non sono un cultore della teoria rogersiana, ma anche qui non credo possa essere preso come modello la sola teoria rogersiana, visto che esistono i modelli più disparati/disperati nel counselling ed anche una integrazione tra modelli.
Condivido -e l'ho scritto diverse volte su ops- quello che dici sulla deriva medicalizzata della professione di psicologo (ed anche della psicoterapia), in cui l'esperto è colui che sa e fornisce risposte al povero ignaro. Non sono convinto che questo non avvenga nel counselling, e non puoi invitarmi a scaricare i video di Rogers, che aveva sicuramente un suo saperci fare clinico ed è stato una pietra miliare nella storia della psicologia, a meno ce tu non voglia farmi credere che tanti nuovi Rogers spuntano come funghi grazie ai corsi per counsellor. Questo mi ricorda, peraltro, alcune discussioni proprio su ops relativamente alla TBS: come argomentazione qualcuno diceva: "Avete mai visto all'opera GN"? Qui, a mio parere, entra in gioco una dimensione suggestiva e persuasiva del transfert che non possiamo non tenere in considerazione, quantomeno come obiezione. Da questo punto di vista, quindi, anche un chiromante lavora per l'autodeterminazione del singolo e qui veniamo all'ultimo punto del tuo discorso, ma allora stiamo facendo tanto rumore per nulla!Il motivo per cui i counselor aborrono al solo pensiero che qualcuno possa tradurre questo termine con consulenza sta proprio in questa impostazione: attività di consulenza significa orientare una scelta attraverso una risposta data ad un quesito posto dall'utente. Quest'ultima attività sempre più spesso si avvicina alla professione di psicologo che sta procedendo speditamente verso la sua totale medicalizzazione (là l'esperto che sa e che fornisce risposte, qua il povero paziente ignaro di ciò di cui soffre). Al di là del lato teorico è proprio il modo di porsi verso il cliente che è profondamente diverso: invito tutti a scaricarsi (mi pare ci siano anche su YouTube) alcune sessioni di lavoro di Rogers dalle quali si evince chiaramente ciò che sto dicendo.
Saluti,
ikaro







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