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  1. #106
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Purtroppo continua (sempre meno, per fortuna) a passare l'idea che solo un Ordine professionale sia capace di garantire la qualità di una prestazione professionale. E ove non esiste un Ordine si tende a pensare che vi possa essere scarsa qualità nella prestazione, assenza di deontologia, preparazione inesistente, etc. E' vero esattamente il contrario: l'idea che la qualità di una professione sia strettamente collegata al suo iter formativo (modello autorizzatorio) unitamente all'idea che una comunità professionale sia l'unico soggetto capace di garantire il controllo della bontà della prestazione professionale (autogoverno = corporazione) sono i due elementi peculiari che dimostrano in maniera inequivocabile di come gli Ordini professionali servono solo a fare l'interesse dei propri iscritti e non dell'utenza.
    Come ben sai non ho alcuna simpatia per l'Ordine, mi sembra che ne abbiamo già parlato noi due, e considero la Legge Ossicini un vero pasticcio, né ho mai pensato che l'iscrizione all'albo sia garanzia di professionalità, altrimenti me ne starei buono e al caldo con il mio bel numero di matricola, e invece dopo 11 anni mi considero ancora agli inizi della mia formazione, che del resto è del tutto svincolata dalla Legge di cui sopra. Come vedi per me non è questo il punto, ed anche nell'altra discussione sostenevo che non sono assolutamente contrario ad una formazione personale al di fuori degli schemi previsti dalle vie accademiche e istituzionali, ma mi chiedevo -sempre in quella discussione- se la counsellor-mania di questi anni fosse effettivamente un'alternativa a questo modello obsoleto.

    Il counseling di sicuro non si configura come atto che tende a deresponsabilizzare le persone rispetto alle proprie scelte. Anzi, fa esattamente il contrario: tutta la teoria di Rogers poggia sul concetto di autodeterminazione del singolo.

    Io non ne sono così sicuro, credere che qualche colloquio con un counsellor rimandi al cliente la responsabilità delle proprie scelte è molto ingenuo, non sono un cultore della teoria rogersiana, ma anche qui non credo possa essere preso come modello la sola teoria rogersiana, visto che esistono i modelli più disparati/disperati nel counselling ed anche una integrazione tra modelli.

    Il motivo per cui i counselor aborrono al solo pensiero che qualcuno possa tradurre questo termine con consulenza sta proprio in questa impostazione: attività di consulenza significa orientare una scelta attraverso una risposta data ad un quesito posto dall'utente. Quest'ultima attività sempre più spesso si avvicina alla professione di psicologo che sta procedendo speditamente verso la sua totale medicalizzazione (là l'esperto che sa e che fornisce risposte, qua il povero paziente ignaro di ciò di cui soffre). Al di là del lato teorico è proprio il modo di porsi verso il cliente che è profondamente diverso: invito tutti a scaricarsi (mi pare ci siano anche su YouTube) alcune sessioni di lavoro di Rogers dalle quali si evince chiaramente ciò che sto dicendo.
    Condivido -e l'ho scritto diverse volte su ops- quello che dici sulla deriva medicalizzata della professione di psicologo (ed anche della psicoterapia), in cui l'esperto è colui che sa e fornisce risposte al povero ignaro. Non sono convinto che questo non avvenga nel counselling, e non puoi invitarmi a scaricare i video di Rogers, che aveva sicuramente un suo saperci fare clinico ed è stato una pietra miliare nella storia della psicologia, a meno ce tu non voglia farmi credere che tanti nuovi Rogers spuntano come funghi grazie ai corsi per counsellor. Questo mi ricorda, peraltro, alcune discussioni proprio su ops relativamente alla TBS: come argomentazione qualcuno diceva: "Avete mai visto all'opera GN"? Qui, a mio parere, entra in gioco una dimensione suggestiva e persuasiva del transfert che non possiamo non tenere in considerazione, quantomeno come obiezione. Da questo punto di vista, quindi, anche un chiromante lavora per l'autodeterminazione del singolo e qui veniamo all'ultimo punto del tuo discorso, ma allora stiamo facendo tanto rumore per nulla!

    Saluti,
    ikaro

  2. #107
    Partecipante Figo
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    30-11-2008
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    773

    Riferimento: Condanna penale counselor

    Quattrostracci sintesi perfetta di come la penso anch'io

  3. #108
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Quello che mi preoccupa dei counsellor è che io credo che, per poter imbastire una buona relazione d'aiuto si deve lavorare tanto su se stessi, sulle motivazioni per le quali si è scelto un lavoro del genere, sui proprio blocchi emotivi, sulle proprie convinzioni profonde. Essere autoriflessivi: riflettere su di sè e sul proprio lavoro.

    Il professionista dell'aiuto deve curare il proprio Sè, poichè
    " noi siamo lo strumento principale del nostro lavoro" ( frase scritta su ogni buon testo di servizio sociale)

    Questo per poter aiutare veramente L'ALTRO e non rispondere a un proprio bisogno o a proprie convinzioni personali.

    NEl percorso di counseling è previsto un lavoro personale? Non si rischia di indirizzare - anche incolontariamente - il cliente verso la soluzione che il counselor ritiene milgiore? O verso soluzioni semplicistiche?

    Posto che sicuramente esistono counselor bravi e che hanno una buona quanto il percorso per diventare counselor invita a questa riflessione su se stessi?
    Sulla propria famiglia, sui propri vissuti.

    Quanto tirocinio è previsto nella scuola di couseling? Se qualcuno con ha alle spalle una formazione umanistica fa una scuola di counseling quanto tirocinio effettivo fa con l'utenza?

  4. #109
    Partecipante Esperto
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    21-06-2005
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    il bello è che hai appena detto che dovresti usare la clinica con i clienti

    (scusa la battuta ma me l'hai posta su un piatto d'argento tanto ormai siamo già off topic )
    La prendo come una battuta vahhhhhh.........

    Io tra l'altro nel mio lavoro sono una che è ( sarebbe) molto propensa a fare gli invii degli utenti per una psicoterapia.

    PEccato che spesso non è possibile.

    Non ci sono strutture pubbliche che fanno terapia familiare nella mia zona ( a mio avviso utilissima nei casi di inadeguatezza genitoriale, maltrattamento, ecc.)

    Poca possibilità nel pubblico anche di avere delle prese in carico per le psicoterapie individuali.


    Poca possibilità nel pubblico anche di avere delle prese in carico per le psicoterapie individuali.

    Un utente, spesso disagiato economicamente, senza auto, spesso già poco convinto a iniziare una terapia perchè culturalmente poco avvezzo a prendere in considerazione la parola come un mezzo di espressione dei propri malesseri non lo possiamo mandare a decine di chilometri per fare terapia in un centro pubblico.

    Adesso vado volutamente off-topic


    PErchè così poca presenza di Psicologi nel settore pubblico? PErchè si devono riservare solo per i casi più gravi?

    Le politiche vanno verso il " risparmio" di risorse economiche nel settore sociosanitario e sanitario. Ma il vostro ordine non potrebbe incoraggiare l'incremento della vostra presenza nel settore pubblico? O non siete voi interessati come categoria poichè il sett. privato lo considerate più adatto alle vostre professionalità?

    Magari se a qlcn va di rispondermi potrebbero aprire un topic a parte nella parte giusta o rispondermi privatamente
    Ultima modifica di monicadal : 04-06-2009 alle ore 12.16.03

  5. #110
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio
    Il professionista dell'aiuto deve curare il proprio Sè, poichè
    " noi siamo lo strumento principale del nostro lavoro" ( frase scritta su ogni buon testo di servizio sociale)

    Questo per poter aiutare veramente L'ALTRO e non rispondere a un proprio bisogno o a proprie convinzioni personali.
    Monicadal tocchi un tema fondamentale nelle professioni di aiuto. A mio parere ciò ha logicamente a che vedere con l'inconscio e quindi con una buona analisi personale, non di certo con scorcatoie.

    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio
    NEl percorso di counseling è previsto un lavoro personale? Non si rischia di indirizzare - anche incolontariamente - il cliente verso la soluzione che il counselor ritiene milgiore? O verso soluzioni semplicistiche?
    Trovo che sia un dubbio legittimo, non solo per il couselling ma anche per il sostegno psicologico o alcune forme di psicoterapia. Ed è per questo che ritengo semplicistico tagliare fuori uno sguardo autenticamente clinico, dove, cioè, si possa cogliere l'autentica sofferenza dell'utente.
    Questa è la critica principale che muoverei ad approcci che sottolineano unicamente l'aspetto del "benessere" o delle "risorse" o alle divisioni artificiose tra "normalità" e "patologia".

    Saluti
    gieko

  6. #111
    Partecipante Figo
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Monica BELLA domanda...!Noi lavoriamo nel pubblico con le "emergenze" ma anche nel settore privato!
    QUINDI noi siamo i primi a preoccuparci di persone che per così dire non possono permettersi di pagare privatamente......a scapito del guadagno a volte!
    Chi non può pagare assolutamente nulla non ha diritto ad una psicoterapia individuale????

  7. #112
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Chi non può pagare assolutamente nulla non ha diritto ad una psicoterapia individuale????
    A parte che i servizo territoriali, pur con innumerevoli difficoltà, permettono di accedere ad un intervento individuale... Ma privatamente è possibile accedere a condizioni particolari, qualora ce ne sia veramente la necessità.
    gieko

  8. #113
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    A parte che i servizo territoriali, pur con innumerevoli difficoltà, permettono di accedere ad un intervento individuale... Ma privatamente è possibile accedere a condizioni particolari, qualora ce ne sia veramente la necessità.
    Di questo parlavo, della insufficienza dei servizi territoriali.

    PErlomeno in alcune zone. Dell'impossobilità di inviare gli utenti che ritengo potrebbero beneficiarne a una psicoterapia (anche familiare o di coppia).

    A Volte dopo la valutazione diagnostica mi è stato risposto dallo psicologo della mia zona: Sì, è vero, ci vorrebbe una psicoterapia, ma non è un caso grave. Adesso non ho posto, seguo già troppi utenti e ci sono casi più gravi da trattare.

    In questi casi lo psicologo certifica che una terapia potrebbe essere utile
    (io faccio l'invio se mi sembra il caso, ma è lui che deve decidere l'eventuale bisogno reale) ma poi non ha la possibilità di portarla avanti

    Trattandosi spesso di casi socialmente molto problematici è impossibile inviarli in terapia in una altra zona.

  9. #114
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Purtroppo questo è un problema di natura politica ed economica. Ci sarebbe molto da dire, ma forse questa non è la sede più adatta.
    gieko

  10. #115
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Infatti, non è la sede adatta, mi era venuta questa domanda pensando al vostro ordine così attivo in tribunale, se si fosse posto in modo attivo anche ad altri livelli.
    Scusate L'OT

  11. #116
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Beh, l'Ordine è stato attivo nel pubblicizzare, in tribunale ci sono dovuti andare i genitori del minore e gli imputati. Per il resto credo che si possa essere attivi quanto si vuole, ma se le politiche sanitarie si muovono lungo certe linee c'è poco da fare...

    Un saluto
    gieko

  12. #117
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio
    Quello che mi preoccupa dei counsellor è che io credo che, per poter imbastire una buona relazione d'aiuto si deve lavorare tanto su se stessi, sulle motivazioni per le quali si è scelto un lavoro del genere, sui proprio blocchi emotivi, sulle proprie convinzioni profonde. Essere autoriflessivi: riflettere su di sè e sul proprio lavoro.

    Il professionista dell'aiuto deve curare il proprio Sè, poichè
    " noi siamo lo strumento principale del nostro lavoro" ( frase scritta su ogni buon testo di servizio sociale)

    Questo per poter aiutare veramente L'ALTRO e non rispondere a un proprio bisogno o a proprie convinzioni personali.

    questo è uno degli aspetti per cui ritengo che il counseling come viene concepito oggi sia potenziamente dannoso.
    Ultima modifica di Johnny : 04-06-2009 alle ore 19.01.59

  13. #118

    Riferimento: Condanna penale counselor

    Cari amici,

    capisco la rabbia nel vedere usurpato il nostro territorio da persone che si fregiano di titoli accattivanti e spesso anglofoni.
    Capisco, ma dopo l'acuta analisi che Piccinini ha condotto non mi sembra che ci resti altra scelta che abbandonare il campo.
    Ciò che possiamo difendere vale meno di quello che possiamo condividere.
    Questo dimostra l'articolo brillante di Piccinini che vi invito a leggere.

    L'intuizione di Piccinini è, in parole semplici, che la psicologia cercando di definire quello che la differenzia dal consuelor non ottiene altro che precludersi ampie fette di mercato.

    Purtroppo Piccinini, più motivato a screditare l'ordine degli psicologi che a sollevare le sorti della psicologia, non porta le sue premesse fino in fondo e le utilizza per i soliti patetici battibecchi elettorali.
    Il valore della sua intuizione,sebbene offuscato, resta comunque notevole.
    Ultima modifica di curumullo : 04-06-2009 alle ore 23.24.20

  14. #119
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    questo è uno degli aspetti per cui ritengo che il counseling come viene concepito oggi sia potenziamente dannoso.
    Ciao Johnny, questa risposta è quanto mai singolare... visto che è vero esattamente il contrario!

    Allo stato attuale per esercitare la professione di Psicologo non è richiesto minimamente un lavoro su se stessi: si danno un po' di esami, si fa l'esame di Stato e ci si iscrive all'Ordine. Ordine al quale si rimane iscritti semplicemente pagando la quota annuale (oh, mi raccomando, entro marzo di tutti gli anni!).

    Pertanto è corretto sostenere che uno Psicologo è potenzialmente un soggetto privo di una qualsiasi riflessione critica sul perché e sul per come è arrivato a scegliere la professione che ha scelto. Parimenti è corretto sostenere che, ai fini della gestione della relazione con il proprio paziente, lo Psicologo è completamente privo di strumenti, eccezio fatta per quelli teorici acquisiti durante il percorso accademico.


    Nel caso di un sostegno psicologico ad un paziente affetto da depressione, ad esempio, è dunque corretto affermare che:
    • lo Psicologo non ha mai visto un depresso in vita sua in quanto ha solo studiato su alcuni libri la patologia in questione;
    • mai nessuno ha chiesto allo Psicologo di confrontarsi con la sua eventuale depressione
    Differentemente la formazione di un counselor prevede necessariamente un grande lavoro su se stessi, lavoro che si esplica attraverso:
    • un percorso personale (individuale e/o di gruppo) che dipende dal proprio modello di riferimento: analisi, psicoterapia, etc.
    • supervisione già a partire dal percorso formativo
    • tirocinio
    Questi requisiti sono richiesti da tutte le associazioni di categoria presenti in Italia (e all'estero) e recepiti completamente dalle Scuole.

    Il problema vero è l'assenza di regolamentazione che fa sì che chiunque, a prescindere dall'aver frequentato una scuola, possa definirsi counselor in quanto il titolo non è regolamentato. Ma qui siamo nel campo dell'abuso...

  15. #120
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Condanna penale counselor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Pertanto è corretto sostenere che uno Psicologo è potenzialmente un soggetto privo di una qualsiasi riflessione critica sul perché e sul per come è arrivato a scegliere la professione che ha scelto. Parimenti è corretto sostenere che, ai fini della gestione della relazione con il proprio paziente, lo Psicologo è completamente privo di strumenti, eccezio fatta per quelli teorici acquisiti durante il percorso accademico.
    Questo è senz'altro vero: lo psicologo non è tenuto a mettere in discussione le proprie scelte e la propria struttura di personalità. Tuttavia è anche vero che questo processo è centrale per chi decide di occuparsi di clinica.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Nel caso di un sostegno psicologico ad un paziente affetto da depressione, ad esempio, è dunque corretto affermare che:
    • lo Psicologo non ha mai visto un depresso in vita sua in quanto ha solo studiato su alcuni libri la patologia in questione;
    • mai nessuno ha chiesto allo Psicologo di confrontarsi con la sua eventuale depressione
    Ad onor del vero, però, con un utente depresso tutto si fa meno che sostegno psicologico (altra tipologia di intervento su cui ci sarebbe parecchio da riflettere dal punto di vista epistemico, al pari del counselling). Se ne deve occupare uno psicoterapeuta il quale ha la possibilità di muoversi entro modelli che mettono al centro la formazione personale.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Differentemente la formazione di un counselor prevede necessariamente un grande lavoro su se stessi, lavoro che si esplica attraverso:
    • un percorso personale (individuale e/o di gruppo) che dipende dal proprio modello di riferimento: analisi, psicoterapia, etc.
    Mi piacerebbe sapere in che cosa consiste questo "grande lavoro su se stessi", però. Si tratta di percorsi che durano anni? Si tratta di mettere in moto un vero e proprio processo di "catastrofe" delle strutture psichiche patologiche? Perchè se così fosse ritengo difficile che chi svolge un'analisi personale - entrando quindi in contatto con le strutture inconsce e constatando l'importanza della realtà psichica e la complessità del legame con gli altri livelli organizzativi del soggetto - si metta a fare counselling, perchè si entra in una visione decisamente differente di ciò che è la richiesta dell'utenza.
    Tanto più questo vale per coloro i quali si occupano di clinica senza vivere i processi di cambiamento che una buona psicoterapia produce, ovviamente psicologi e psicoterapeuti compresi.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 05-06-2009 alle ore 11.24.29
    gieko

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