Johnny,
conosco la differenza: infatti ho scritto "Corso biennale di Counseling specialistico" e non la Specialistica. Sai, con già una Laurea e qualche anno in più sulle spalle c'è anche chi stanco, si è iscritto a un Corso biennale di Counseling. Non so ciò che vorranno fare, ma non sono diplomati a digiuno di Psicologia: l'ho scritto x dimostrare questo. Poi, sinceramente, non so se hanno commesso "un'ingenuità". Si possono fare tante cose con la Specialistica, ma ci sono molte persone che con la Specialistica non ne fanno nessuna e non fanno neppure lo Psicologo/a. Oppure c'è chi fa il formatore con la Specialistica rivendendo ciò che ha appreso all'Università e spacciandosi per "specialista aziendale". Per me quello che conta è ciò che ha scritto anche Monica: la serietà, la competenza e l'etica. Al di là di qualsiasi titolo di Laurea o "non Laurea". Ma se c'è la Laurea (in Psicologia) ancora di più. E credo che non interessi solo me, ma anche i clienti di chi si presenta come Psicologo. Il titolo di questo 3D lo ricorda (nel titolo manca il dettaglio che insieme al Counselor c'era uno Psicologo).
psi_net
Credo che parte della serietà, competenza ed etica sia il formarsi seriamente, acquisire le competenze ed avere un'etica professionale della professione che andrai a fare. Se vuoi fare sostegno psicologico diventi psicologo (serietà, competenza ed etica); se vuoi fare terapia diventi psicoterapeuta (serietà, competenza, etica); ecc. Se poi qualcuno cerca scorciatoie per fare la stessa professione senza metterci lo stesso impegno di chi si forma con serietà, competenza ed etica è un'altro discorso. Nulla da dire su chi dopo essere diventato psicologo acquisisce competenze con un corso di counseling.
Aridaje: in questo modo si da per scontato che tutti gli psicologi e psicoterapeuti siano competenti ed etici automaticamente con il loro percorso che è un unico percorso valido e valido per tutti. A parte che la realtà è ben diversa e lo dimostra la condanna dello psicologo correo con il counselor (finora in primo grado).
E...se uno fa il percorso contrario? Prima i Corsi e poi la facoltà di Psicologia??
Ha sbagliato tutto? Fino a quel punto aveva fatto una scorciatoia, ma poi gli/le è andata male?? Fino a quel punto non è stato etico nel suo lavoro?
E' facile decidere che il percorso valido è uno, magari il proprio, e tutti gli altri sono quelli di quelli che "fanno scorciatoie" e non vanno bene, perchè.........
Un bel ragionamento a imbuto: passano solo quelli che hai filtrato Tu! Eccezionale, davvero.
Ultima modifica di IT_Modeler : 11-06-2009 alle ore 01.31.38
psi_net
Non do per scontato che tutti gli psicologi o psicoterapeuti siano competenti, ma non per questo credo che uno possa diventare psicologo senza fare l'iter formativo. E' come se dicessi che per diventare chirurgo ci vuole la formazione adatta e tu dicessi che do per scontato che chi è chirurgo è competente. Per il fatto che ci siano chirurghi incompetenti non significa che tu possa fare il chirurgo senza la laurea e specializzazione.
Quanti falsi medici ci sono in giro?Eppure loro non sono preoccupati quanto voi....sono sicuri della loro formazione.....
La concorrenza sleale c'è ovunque.....
Una domanda: secondo voi cosa potrebbe distinguere un falso psicologo da un vero psicologo?
Con i confronti con altre professioni davvero regolamentate non aumenta la chiarezza, anzi aumenta la confusione. I counselor di cui parli Tu e solo quelli, (cioè quelli che vogliono fare lo psicologo con la scorciatoia dell'eludere l'Università, perchè non vogliono faticare, ecc., ecc.) operano sicuramente nel sommerso (come psicoterapeuti abusivi) ed io non ne conosco nessuno. Forse uno, ma che ha capito che sta sulla strada sbagliata. Nessuno e io per primo ha mai scritto di "fare lo psicologo senza titolo" (corrisponde al paragone insostenibile con la chirurgia).
A parte che sono stati scoperti anche chirurghi senza specializzazione, ma la nostra è una professione che utilizza "strumenti immateriali" difficilmente riscontrabili e, soprattutto, da parte del paziente è difficilmente riscontrabile se l'uso è corretto o meno, durante l'azione terapeutica o di counseling (compreso quello psicologico).
psi_net
johnny, hai ragione perchè non ho messo le virgolette, ma per me è ovvio che se scrivo ITAGLIA è ironico in questo contesto. Itaglia perchèin TV lo si pronuncia così, perchè siamo un paese da barzelletta che sequestra le foto delle porcate del tiranno, dove non si può dire che non c'è democrazia ma tirannide con il consenso del popolo manipolato. Un paese dove ci sono psicologi che non hanno mai messo piede in università ma hanno solo dato l'esame di stato, e se ci fossi arrivato anch'io in tempo avrei fatto lo stesso.
Ora non mi dispiace frequentare questi cazzo di 3 + 2 anni, ci sono anche tante cose interessanti. Ma non ditemi che sono professionalizzanti.
Se vuoi giocare a " ti ho beccato figlio di puttana " leggiti un po' di Berne, prima....
I counselor non salveranno il mondo, ma neanche gli psicanalisti
" Hillman Cent'anni di psicanalisi. E il mondo va sempre peggio "
Riguardo al po' di studio ti rispondo molto piccato, ma tu non mi conosci e non puoi sapere. Mi basta dirti che la laurea ce l'ho e ho molto di più.
Consiglio ( visto che sono un counselor ...che notoriamente non da consigli ) basta con questa guerra tra psi e counselor, sappiamo bene come funzionano le dinamiche tra ingroup e outgroup...o le ho studiate solo io ????
Scusate per il post troppo emotivo...
Ultima modifica di fritzzzzz : 15-06-2009 alle ore 14.43.40
timeo hominem unius libri
E dai con Berne, soprattutto quando fa comodo per evitare le critiche teoriche.
Ma la psicoanalisi si "limita" soltanto a produrre, qualora possibile, per ovviare alla sofferenza. Ha una teoria e non si sottrae al vaglio degli epistemologi, anzi, direi che è proprio tra le teorie più analizzate dai filosofi della scienza. Della serie: chi la fa l'aspetti...
gieko
Della serie : solo noi duri e puri (ovviamente freudiani) siamo veramente fighi come sta scritto sull'avatar.
Mai sentito parlare del paradosso di Dodo o di integrazione nella psicoterapia.
Sul Dodo interessante pezzettodi un articolo sulla rivista di psicologia clinica
Ricordate senz'altro la felice espressione proposta da Luborsky (Luborsky, Singer & Luborsky, 1975) a proposito di uno dei più "inattesi" risultati iniziali di tale ricerca: il cosiddetto paradosso dell' equivalenza tra i vari modelli di psicoterapia.
Recuperando un bizzarro personaggio dell' Alice di Carroll, l' uccello Dodo, Luborsky fa proprio il suo famoso verdetto: "Hanno vinto tutti, e tutti debbono ricevere un premio". Ciò per affermare, con riferimento ai disegni di ricerca del tipo così detto horse race , l' impossibilità di stabilire un primato di uno o più modelli rispetto ad altri. Tutti alla pari dunque, anzi per meglio dire tutti in grado di conseguire un successo e quindi tutti degni di stima ed apprezzamento.
Va tuttavia notato che in Alice non si parla di horse race, bensì di caucus race. E la differenza è fondamentale. L' espressione in italiano è stata tradotta come corsa elettorale , e fa effettivamente pensare agli equilibrismi dialettici di cui danno prova i portavoce dei vari partiti politici all' indomani di una competizione elettorale: proprio come nel verdetto di Dodo, tutti hanno vinto.
È fin troppo palese dove risieda il "trucco": ognuno confronta il proprio risultato con il termine di paragone che più gli torna comodo. Proprio come nella caucus race , dove come si ricorderà il Dodo propone ai vari animali che si sono inzuppati delle lacrime di Alice la singolare sfida: traccia una pista vagamente circolare (la forma esatta non è importante), li distribuisce un po' qua un po' là, non dà nessun segnale di partenza (ognuno parte quando vuole e si ferma quando vuole). E in conclusione, dopo il grido "Fine della corsa!" e dopo lunga meditazione, il verdetto: "Hanno vinto tutti, e tutti debbono ricevere un premio".
Il verdetto del Dodo non solo descrive in maniera icastica la paradossale conseguenza di un' incredibile mole di ricerche diverse, ma soprattutto segnala il pressappochismo procedurale e la povertà di contenuti teorici che ha caratterizzato soprattutto la prima fase della ricerca sull' efficacia della psicoterapia, la fase dell' outcome research : 20 la mancanza cioè di princìpi metodologici condivisi (ognuno parte quando vuole e si ferma quando vuole), all' interno di contenitori teorici approssimativi (una pista vagamente circolare, la forma esatta non è importante). La recentissima analisi critica di Drew Western & coll. (2004) mi sembra ponga in risalto proprio le difficoltà metodologiche ìnsite in gran parte degli studi clinici effettuati e la pericolosità di un' estensione generalizzata delle conclusioni raggiunte in tali studi alla pratica clinica "reale". E metto tra virgolette "reale".
Chi ha slegato Roger Rabbit?
se volete leggerlo tutto.
sulle riflessioni epistemologiche mi batterai di sicuro.
Ma io ce l'ho più grosso del tuo !![]()
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Ultima modifica di fritzzzzz : 15-06-2009 alle ore 22.39.15
timeo hominem unius libri
è ovvio per te , io non lo posso sapere se scherzi o no
il mio era un discorso generale, non riferito specificamente a te perché, appunto, non ti conosco neancheRiguardo al po' di studio ti rispondo molto piccato, ma tu non mi conosci e non puoi sapere. Mi basta dirti che la laurea ce l'ho e ho molto di più.
Non capisco bene cosa c'entri un articolo che mostra ciò che è noto, ovvero che le famose e tanto citate ricerche sull'outcome soffrono di problemi metodologici che le rendono pressochè trascurabili. E questo perchè i differenti modelli hanno teorie differenti, metodologie differenti ed ottengono - manco a dirlo! - risultati differenti. Fatto che si giustifica con la necessità di mantenere un logica interna per salvaguardare il potere spiegativo della teoria (che altrimenti sarebbe piuttosto inutile). Quindi una coerenza che non mantengono solo gli psicoanalisti per fare "i fighi", ma anche sistemici o cognitivisti (prova a chiedergli di integrare con modelli differenti e vedi che ti rispondono). Allora vogliono tutti fare i superiori e solo chi adotta modelli integrati è "veramente illuminato"?
Ma sono questioni di fondo, su cui, volendo, è possibile riflettere con un minimo di serietà, che non guasta.
Saluti ortodossi
gieko
insomma, signori: chi se ne frega di tutta questa diatriba. Io ho vissuto in Inghilterra e Irlanda per anni e tutta questa storia conflittuale tra counsellor, psicologi e psicoterapeuti non esiste. I confini sono abbastanza chiari e comunque fluttuanti. Se ne discute sempre e pacificamente. Il problema è l'idea che ci debba essere qualcuno che "autorizza" e tutela una professione. Il sistema degli "ordini" è obsoleto e ignoranteserve solo chi tuteli i clienti, non i professionisti che, se fanno bene il loro mestiere, non hanno bisogno di tutele di sorta. Chi tutela un buon professionista? La sua professionalità. Il sistema anglosassone non ha tutele, non gioca in difesa. Gioca in attacco: con l'accreditamento, la formazione continua seguita da tutor ( e non con uno stupido esame di stato che non verifica nulla!!!). basta lagnarci, cari psicologi! Intanto c'è spazio per tutti. Poi le università e le scuole debbono fare selezione anche di psicologi. Non con l'esame di stato, ma con colloqui prima di iscriversi all'università e con verifiche attitudinali ed il numero chiuso! L'esame di stao lo passano anche i cani, basta imparare a memoria le teorie psicologiche. Non prova alcuna abilità e alcuna attitudine personale alla professione. Anche un pazzo può passarlo! Impariamo dagli inglesi, australiani, canadesi e finiamola di farci "autorizzare": se siamo in gamba e certi della nostra identità e capacità, non abbiamo bisogno di tutele alla professione. Io conosco buoni counsellor e vi garantisco che sono più meritevoli di pessimi psicologi. Se ancora avete/abbiamo bisogno di tutele significa che non siamo maturi e ci meritiamo tali sentenze.That's it. Ciao
quoto totalmente il discorso di shinkaiangyo.
Parola fine sulla diatriba??? Magari !!!
Ovviamente soffro di una deformazione professionale, provenendo da una scuola grande fautrice dell'integrazione. Anni di esperienza mi hanno poi portato a pensare che le persone funzionano in maniera diversa e hanno bisogno di cose diverse in diversi momenti della loro vita. E' solo una mia considerazione personale, ma credo che aprire gli occhi sulle realta altre sia una buona idea.
P.S. Di cognitivisti che integrano ne conosco peresonalmente.
timeo hominem unius libri