grazie mille Jung e in bocca al lupo per il tuo lavoro![]()
grazie mille Jung e in bocca al lupo per il tuo lavoro![]()
"Chi ha occhi per vedere e orecchi per intendere si convince che ai mortali non è possibile celare nessun segreto. Chi tace con le labbra chiacchiera con la punta delle dita, si tradisce attraverso tutti i pori.."(S. Freud, 1905)
jung hai toccato un punto molto interessante!
io non sono arrivato ancora a quel puntoperò mi sembra una considerazione molto importante da tenere a mente, anche perchè l'implicatura è che se si vuole lavorare come liberi professionisti bisogna sempre reinventarsi...
il che è molto stimolante![]()
E per fortuna ci sono gli imprevisti che ci danno la spinta a cercare nuovi stimoli!!
Sono d’accordo con Daevorn e Jung fa una precisazione importante:
Credo sia indispensabile rinnovarsi, ma non solo perché “sennò il lavoro diminuisce”, ma perché altrimenti esauriamo le nostre energie, la spinta a migliorare e ad accrescere l’esperienza.il mio errore fu quello di non essere stato capace, una volta avviata l'azienda, di portarla avanti, di mantenere i rapporti nella maniera giusta.
Il lavoro clinico, o in generale il lavoro del professionista nel proprio studio, è un lavoro di grande solitudine. Chi da studente sogna la propria libera professione in autonomia con i “propri pazienti/utenti” tutti i giorni in studio , una volta professionista deve per forza scendere a patti con un’immagine un po’ idealizzata, dove si scopre che il nostro lavoro è davvero impegnativo e faticoso e senza rendersene conto ci si ritrova senza più forze e idee.
Credo che Jung abbia fatto un buon lavoro con i suoi pazienti (tanto che hanno concluso il percorso terapeutico), ed è normale che avendo messo tutto il suo impegno nel lavoro con loro, stanco e soddisfatto non avrà avuto più tempo o energie per fare altro.
Anche io mi sono interrogata spesso su questo punto: nel mio caso ho ritenuto utile trovare dei colleghi che supervisionassero con una certa frequenza i miei casi (come tralaltro credo facciano tutti i professionisti più o meno giovani!!) e che mi dessero quella possibilità di condividere il lavoro dello studio e sentirmi meno intrappolata nella solitudine della mia “stanzetta”.
Poi, oltre ad i “supervisori”, penso che condividere con altri colleghi progetti o associazionismo sia anche un’ utile strada da affiancare al lavoro in studio.
Anche se so bene che molti psicologi, me compresa, abbiamo la sindrome della primadonna…e facciamo fatica a lavorare in gruppo…![]()
Daevorn ti ho inviato un pm![]()
Ciao ragazzi
sto preparando un progetto da presentare alle scuole elementari della mia provincia :medito
sapreste dirmi se c'è un tariffario...non so quanto chiedere per un progetto di approssimativamente 60 ore![]()
life is short
Questa sera,
questa discussione cade proprio a proposito! Vi racconto la mia storia: mi laureo nel 2002,dopo il tirocinio post lauream e l'esame di stato comincio a propormi, cercare concorsi, ecc... niente. Non mi abbatto, intanto comincio a lavorare come impiegata penso progetti: bullismo, paure dei bambini, niente intanto mi iscrivo alla scuola di specializzazione e comincio a lavorare come educatrice nel nido (lavoro che faccio tuttora), intanto apro lo studio (lo tengo per 3 anni) e vado da medici di base, pediatri, e così via niente. Non mi abbatto e continuo chiudo lo studio, contatto una residenza per anziani ed organizzo un corso per i familiari (la direttrice propone sabati mattina a cavallo delle feste io accetto, siamo alla fine 4 persone qualche volta tre). Intanto a Novembre finisce la scuola di specializzazione, il tirocinio post lauream e mi ritrovo a ricominciare... forse dovrei avere il coraggio di mollare tutto ed investire come avete fatto voi
Un bacio e buona fortuna a tutti
che bei resoconti!alcuni mi mettono davvero forza!anche io ovrrei propormi come psicologa quando avrò fatto l'eds, progettare riprendendo l'argomento svuluppato nella mia tesi:paure infantili.
inoltre lavoro come insegnante presso scuola primaria, lavoro che mi entusiasma e che mi piace moltissimo e che mai lo abbandonerò. la mia idea è quella di affiancare l'impresa psicologica accanto a questo lavoro più stabile che io possiedo e non lo trovo impossibile perchè lavorando 24 ore a settimana poi hai tutto il tempo per progettare e tutta l'estate per pensare!!!affiancare due lavori (di cui uno come libero professionista non deve esserte impossibile).
evviva chi ha messo in atto un ATTEGGIAMENTO PROATTIVO...i frutti si vedono e spero di raggiungerli presto anche io, il coraggio di andar a bussare alle porte (perchè questo è quello che facciamo come i rappresentanti di aspirapolveri) ce l'ho quindi...vedremo!
c'è anche un'altra discussione simile a questa e trovo che siano entrambe utili.
sono nconvinta anch'io, diventata terapeuta a dicembre, che la richiesta di consulenze e psicoterapia ci sia.
lo vedo da un semplice dato personale, che non fa statistica, per carità: non sono pochi gli amici che ho inviato a dei colleghi.non sono poche le persone di cui so che stanno seguendo un percorso terapeuitco.
non c'è solo la terapia, chiaro, ma per esempio credo (ci proverò ora..) che le scuole siano un ambito non inarrivabile.
bisogna crederci, avere le energie per farlo (e se ci credi, magari escono..), la competenza (ma quella con un po' di capacità di autocritica e l'esperienza non è uno status quo: si può migliorare).e ci vuole capacità imprenditoriale.
quella che mi manca toooootalmente e anzi, se avete "consigli" (una formula magica? ; )) da darmi, li ascolto.
anche le energie sono un po' venute meno, ma dopo qualche lavoretto (aec o di tut'altro genere), qualche progetto otttenuto qua e là, 1 solo paziente fisso (e consulenze varie)..e...disoccupazione che mi sono potuta permettere, sono qui, sto tentando di recuperare queste energie, anche se, data la veneranda età, mi sono data un tempo.
però insomma, anche vedendo altri colleghi che c'hanno creduto di più, vi dico che mantenere il sangue freddo, studiare, crearsi una rete con contatti, seminari, brochure, rende.
auguri a tutti (pure a me!)
approfitto del tuo discorso, per infilarmi nella discussione!
innanzitutto complimentoni a tutti/e...anch'io credo che a forza di "aspettare la manna dal cielo" non si troverà mai un briciolo di lavoro in questo campo, ma bisogna sperimentarsi, inventarsi ed esplorare il territorio.
serena, come dici tu però bisogna anche crederci...ed io in questo ho un pò difficoltà.
come si fa a sentirsi pronti a lavorare come psicologi?
dopo anni di studio, 1000 ore di tirocinio, l'esame di stato, teoricamente so di sapere tanto, ma nel momento in cui dovrei mettermi in gioco non so praticamente cosa fare e da dove iniziare. mi rendo conto che questo non è un lavoro dove ci sono dei "movimenti" precisi da fare per ottenere qualcosa, come fa un operaio oppure un artigiano. in questo lavoro dipende tutto dalla situazione, si "gioca" con le persone e bisogna stare molto attenti.
ma come si fa a sentirsi pronta per fare consulenza psicologica oppure un intervento in classe?
sono tutte competenze che ti fornisce una scuola di specializzazione?
voi che ce l'avete fatta come avete fatto a cominciare? quando si sente veramente di avere delle competenze ed inizare a sperimentarsi?
questo penso che sia il problema che porta me e forse molti altri a fare lavori che centrano poco o niente con la psicologia...
Ultima modifica di misty983 : 14-06-2009 alle ore 22.13.56
ciao!
guarda, molto di ciò che ti ho detto è quello che non ho, ma so che si può avere (si impara molto dai propri errori ; ))
per me che sono uscita dal vecchio ordinamento e che ho un senso decisamente spiccato -pure troppo- di autocritica, ti dico che io non sono uscita preparata dall'università, perchè
1-toccare troppi argomenti, senza approfondirli e nemmeno farlo per quelli essenziali (diagnosi, tecniche del colloquio, modalità d'intervento..) difficlimente fa uscire persone competenti (spare..saper fare..saper essere..mmm)
2-ho studiato poco per me e molto per gli esami
il tirocinio e l'esame di stato sono un riscatto e un modo per "slatentizzare" quanto studiato, se ben fatti.
quindi, dire quando ci sente competenti per buttarsi è in parte soggettivo.
in altra parte mi verrebbe da dire che oggettivamente.. non ci si sente mai, mai abbastanza competenti.
e allora forse, per chi non ci si sente il punto chiave è credere di poterlo diventare (crederci vuol dire anche questo, no?)
la specializzazione ti forma alla psicoterapia ( e nemmeno sempre) e quindi qualunque altra competenza non c'entra.
per chi non ha le idee chiare mi sento di dire di approfondire le tematiche d'interesse, senza investire in capitali enormi.
magari sbaglio, magari esiste il super master che ti fa sfondare perchè lo sfondi tu ; )
ma, pensando ad esempio alla scuola, io mi muoverei sondando la domanda sul territorio, facendo corsi a basso costo magari di pochi giorni, magari anche più d'uno, ma ce ne sono di buoni, fatti anche da cooperative,ad esempio che magari rendono di più del masterone da 5000 euro.
così, non si rischia di averli spesi per qualcosa che magari in fondo non ci appassiona così tanto e dove poi non riusciamo a trovare sbocchi.
il masterone, magari dopo.
spero di averti in parte risposto
baci
Attenta a considerare il bussare alle porte in maniera riduttiva, perchè quello è un blocco, e neanche piccolo.
In realtà, proporre professionalità e servizio è un vantaggio per chi ti apre la porta (continuando con la metafora), e conviene a loro starti ad ascoltare.
Senza contare che non bussi nelle case dei privati ma di aziende (pubbliche o private che siano) e, se non sono proprio cieche, conviene loro ascoltare ogni proposta che viene fatta.
Tutto sta nel mostrare il vantaggio che la struttura otterrebbe servendosi della tua professionalità.
"Guardatemi, signori...sono un uomo di sessant'anni e ho il corpo di un ragazzino.Ce l'ho in frigo."
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dove sono le altre esperienze di successo? tutto qui? che depressione![]()