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  1. #151
    Partecipante
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    19-01-2008
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    lentini
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    42

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Penserei ad un disturbo somatoforme. In particolare quello algico perche il dolore che riporta e uno solo: il mal di testa. Come diagnosi differenziale il il disturbo di somatizzazione anche se dovrebbero essere presenti piu sintomi.
    Indaghere ovviamente il rapporto famigliare ed in particolare anche la voglia di un figlio che si proietta nel sentire suo fratello quasi un figlio.
    Nevrosi ovviamente. Terapia psicodinamica.

  2. #152
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
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    01-10-2004
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    308

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Non lo so, non sono convintissima. Ci sono troppe cose strane. Perchè tutti questi cattivi rapporti con gli altri, colleghi, genitori, niente relazioni intime stabili. Io metterei disturbo somatoforme con diagnosi differenziale disturbo paranoide di personalità.
    La terapia cognitiva, visto che alla commissione piacerà di più, per sostituirgli schemi mentali malfunzionanti con altri più funzionali.

  3. #153
    Partecipante Assiduo
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    07-03-2009
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    127

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da lauramir Visualizza messaggio
    Non lo so, non sono convintissima. Ci sono troppe cose strane. Perchè tutti questi cattivi rapporti con gli altri, colleghi, genitori, niente relazioni intime stabili. Io metterei disturbo somatoforme con diagnosi differenziale disturbo paranoide di personalità.
    La terapia cognitiva, visto che alla commissione piacerà di più, per sostituirgli schemi mentali malfunzionanti con altri più funzionali.

    ragazze questo caso è pauroso!
    son d'accordo con disturbo somatoforme..per quello di personalità ci sono pooooochi elementi..quindi vanno indagati di più...ma forse è un pò esagerato parlare di dist di personalità solo perchè una persona non ha relazioni intime stabili e cattivi rapporti con gli altri..bisogna vedere se la cosa è reale o solo percepita dal soggetto...questa è solo un'opinione chiaramente...

    io ho una collega che anni fa ha fatto l'eds con una commissione tipo la nostra, tutta cognitiva..bene, lei ha svolto il caso clinico in ottica psicodinamica radicale...non ha avuto nessunissimo problema!!! anzi è stata l aprova che ha svolto meglio!!! credo che se nel caso c'è coerenza e intelligenza non sarà penalizzato nessun orientamento...l'eds è il primo passo verso la professione, secondo voi è possibile che dei professori così famosi taglino le gambe a chi non la pensa come loro??? credo sappiano cos'è imparzialità e l'oggettività!
    io ho studiato per 5 anni quasi solo materie psicodinamiche perchè sono queste che mi interessano, e mi rifiuto di rinnegare tutto quello a cui credo per andare incontro agli orientamenti della commissione...
    scusate questo sfogo ma questo è quello che penso...

    cioa a tutte e a presto!

  4. #154
    Partecipante
    Data registrazione
    19-01-2008
    Residenza
    lentini
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    42

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    lau non sono daccorto con la terapia cognitiva. un disturbo somatoforme non puo risolversi con una ridimenzionamento delle idee. ma bisogna pacire perche questo io scarica su un organo, in questo caso la testa.anche se sono cognitivisti non vuol dire che idee diverse non possono essere accettate. ovviamente metteranno n disturbo d'ansia cosi ci baseremo su un orientamento cognitivo.
    per quanto riguardo il distrubo somatoforme, comporto un ritiro sociale e sopratutto nella sfera lavorativa. io non trovo idee paranoiche ma idee tipiche di una nevrosi, e cio va tutto male, e colpa degli altri ecc...

    attieni molto sul tirocinio e non sui solo sintomi. questa e una mia idea

  5. #155
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
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    01-10-2004
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    308

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Bè se mi devo attenere al tirocinio io ho avuto un caso del genere, e la diagnosia lla fine era depressione, quindi....credo molto riduttiva.
    Cmq io avevo avevo messo terapia cognitiva perchè l'ho letto sul libro di psicologia clinica che è una probabile terapia oltre la psicodinamica, non me la sono inventata.
    Inoltre come diagnosi ho messo anche io somatoforme, era nella differenziale che non sono convinta è ho messo paranoide, proprio perchè, come dice Francesca, non sis a se la paziente vive veramente quelo che racconta o è frutto della sua immaginazione.
    Cmq non sono certa della diagnosi differenziale, della prima si.

  6. #156
    Partecipante
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    01-06-2009
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    58

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Anch'io concordo con somatoforme e direi algico, ma è possibile fare una diagnosi differenziale con quello di somatizzazione o sono troppo simili? Perchè anche sta volta è dura trovare una ifferenziale che sta in piedi a me era venuta D. di Pers. Evitante perchè si sente criticata..ma è tiratissima.
    Per la terapia direi psicodinamica ma x i test proporrei MMPI (per maggiore comprensione della pesonalità e per valutare gravità del distubo) e CBA (che oltre a permettere una buona anamnesi e valutare il livello d'ansia, contiene una scheda per il lamento somatico)
    A me hanno detto che test proiettivi sono molto rischiosi..soprattutto con prof. che sono molto focalizzat su test statisticamente validi..Boh..

  7. #157
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
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    01-10-2004
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Nuovo caso del giorno. Oggi doppia razione, preparatevi:

    L è una giovane donna di 30 anni. Figlia unica, ha avuto un’infanzia priva di eventi macrotraumatici, ma connotata da un clima molto conflittuale tra i genitori, che si sono separati quando L aveva 8 anni. Il padre viene descritto dalla paziente come “sfuocato” e debole. La madre ha sempre avuto una modalità di relazione con la figlia molto “operativa”, orientata più all’investimento narcisistico che alla reciprocità. All’età di 18 anni, L ha lasciato la casa materna iniziando una vita “on the road”, con
    esperienze di droghe leggere e pesanti e condotte sul filo dell’antisocialità. In questo periodo ha numerose esperienze affettive e sessuali, tumultuose e in rapida alternanza.tra i 18 e i 24 anni L si sottopone a tre interruzioni volontarie di gravidanza. Attorno ai 25 anni inizia una relazione con un uomo che ha con lei un comportamento violento e maltrattante. A 28 anni inizia un lavoro come segretaria d’azienda, che conduce con discreto successo e soddisfazione economica. Riduce ma non interrompe l’uso delle droghe. Si rivolge allo psicologo di un Centro di Salute Mentale perché “non ce la fa a interrompere la relazione con il suo compagno”, diventata per lei ormai “troppo dolorosa”, e perché “vuole ricucire il rapporto con i genitori”. Inoltre è spaventata dalla tendenza, negli ultimi tempi, ad aumentare l’assunzione di eroina.

  8. #158
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
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    01-10-2004
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    308

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    X è un consulente informatico di 30 anni, che su consiglio del medico curante si rivolge allo psicologo per meglio comprendere e possibilmente risolvere un disagio che sta limitando la sua vita personale e professionale. Da circa due mesi alcuni sintomi fisiologici, come palpitazioni, iperidrosi, sensazione di soffocamento, senso di instabilità, vampate di calore, provocano una sensazione di intenso disagio e paura di morire, limitando le sue attività e gli spostamenti. In alcune occasioni l’intensità dei sintomi lo hanno costretto a rivolgersi al Pronto Soccorso. Da allora, per i viaggi in auto chiede l’accompagnamento di un collega o, se non è possibile, ricerca sempre nuovi motivi per mantenere dei contatti telefonici durante i tragitti. Appena terminati gli studi ha voluto una sua indipendenza abitativa ed economica, con una vita sociale allargata e vivace. La madre di 48 anni vive con un nuovo compagno, l’ennesimo della sua vita, e non dimostra grande interessamento per il figlio, sostenendo che ha sempre dovuto affrontare molte difficoltà e che non gode di buona salute. X è riuscito a conoscere suo padre solo da un anno, a seguito di intense e non facili ricerche, considerato il rifiuto di sua madre di avere alcun contatto con l’uomo che l’aveva abbandonata durante la gravidanza. Il padre, 60 anni, sposato e senza altri figli, si era inizialmente dimostrato ben disposto verso il riconoscimento e un rapporto genitoriale. Da pochi mesi però, a seguito di una improvvisa e grave malattia, il padre ha interrotto i contatti. X ha costantemente cercato di ricostruire la mappa della sua vita e dei suoi legami parentali, ma frequentemente ha incontrato risposte fredde, se non chiusure e rifiuti. Di fronte alla vita afferma di sentirsi come “un viaggiatore seduto in panchina a fremere in attesa del treno che è in ritardo”. Il rapporto con le ragazze è sempre stato frenato dalla paura che la sua storia personale possa fargli rivivere ulteriori rifiuti e delusioni affettive. In questo periodo l’ansia e la preoccupazione intensa per i sintomi sono la sua compagnia.
    Ultima modifica di lauramir : 17-06-2009 alle ore 10.58.46

  9. #159

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    per il primo caso mi sembra sia un disturbo di personalità antisociale, perchè presenta un comportamento libero, privo di limiti e impulsivo, terapia psicodinamico. Mentre il secondo disturbo di attacco di panico, terapia cognitivo-comportamentale, con approfondimenti sui rapporti familiari e sociali.

  10. #160
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    L è una giovane donna di 30 anni. Figlia unica, ha avuto un’infanzia priva di eventi macrotraumatici, ma connotata da un clima molto conflittuale tra i genitori, che si sono separati quando L aveva 8 anni. Il padre viene descritto dalla paziente come “sfuocato” e debole. La madre ha sempre avuto una modalità di relazione con la figlia molto “operativa”, orientata più all’investimento narcisistico che alla reciprocità. All’età di 18 anni, L ha lasciato la casa materna iniziando una vita “on the road”, con esperienze di droghe leggere e pesanti e condotte sul filo dell’antisocialità. In questo periodo ha numerose esperienze affettive e sessuali, tumultuose e in rapida alternanza. tra i 18 e i 24 anni L si sottopone a tre interruzioni volontarie di gravidanza.
    Attorno ai 25 anni inizia una relazione con un uomo che ha con lei un comportamento violento e maltrattante. A 28 anni inizia un lavoro come segretaria d’azienda, che conduce con discreto successo e soddisfazione economica. Riduce ma non interrompe l’uso delle droghe. Si rivolge allo psicologo di un Centro di Salute Mentale perché “non ce la fa a interrompere la relazione con il suo compagno”, diventata per lei ormai “troppo dolorosa”, e perché “vuole ricucire il rapporto con i genitori”. Inoltre è spaventata dalla tendenza, negli ultimi tempi, ad aumentare l’assunzione di eroina.

    Ciao laura! Bello questo caso!!!
    Io proporrei:
    Disturbo Borderline di personalità, asse 2 gruppo b. (abuso droghe, esperienze antisociali, fuga di casa come acting e (atti impulsivo) ,numerose esperienze affettive e sessuali, molto rapide (instabilità), angoscia abbandonica (non riesce a lasciare un uomo che la picchia), senso di vuoto (colmato con uso di droghe mai abbandonato ),rapporto con la realtà e funzionamento io è intermittente (dopo vita in strada riesce a trovare un lavoro e mantenerlo))
    Differenziale : disturbo antisociale di personalità??? (da indagare meglio..anche se sembra che L. non commetta reati, che non manipoli gli altri, e che abbia una minima tolleranza alle regole (riesce a lavorare ) e che abbia relazioni intense,anche se instabili (cosa che l’antisociale non riesce ad avere))

    Indagare: area separazione-individuazione, difficoltà di integrazione oggetto, ambiente familiare, come mai vuole ricucire i rapporti con la famiglia ora,angosce abbandoniche, rapporto con l’uomo, aumento assunzione droga nel periodo attuale….

    Terapia: supportiva (promuovere un rapporto stabile con la realtà)
    Poi espressiva (per elaborare tematiche dipendenza abbandono)
    Psicodinamica: promuovere integrazione io, mantenimento stabile rapporto con la realtà, gestione impulsi, interiorizzazione oggetto buono e costante, rielaborare angosce abbandoniche ,costruzione identità stabile e definita…
    Disintossicazione
    Eventuale invio a psichiatra per terapia farmacologica (ma se poi sviluppa un’altra dipendenza???’)

  11. #161
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Io il secondo caso l’ho messo così:

    ipotesi: disturbo di panico con agorafobia (sintomi fisici, come palpitazioni, iperidrosi, sensazione di soffocamento, senso di instabilità, vampate di calore, provocano una sensazione di intenso disagio e paura di morire, limitando le sue attività e gli spostamenti, TIPICI DELL’ATTACCO DI PANCO, più ricerca di accompagnatore, TIPICO DI AGORAFOBIA)
    differenziale: agorafabia senza anamnesi da attacchi di panico

    INDAGARE:
    -sui sintomi :insorgenza, durata crisi, fattori scatenanti, vissuti durante le crisi, andamento e decorso del sintomo, circostanze in cui si acutizza, quale conflitto rappresenta l’ansia.
    Importante indagare se le crisi avvengono solo in luoghi in cui è difficile o imbarazzante allontanarsi o anche in altre circostanze…e se mette in atto comportamnti di fuga ed evitamento. Chi è il collega che lo accompagna al lavoro e che rapporti hanno, vantaggi secondari, quanto il funzionamento globale sia compromesso.
    -in generale: conflitto tra abbandono-intrusione, processo di separazione-individuazione, esperienze di perdita e lutti
    -analisi della domanda: perché intervento richiesto ora, altre terapie precendenti, bisogni e motivazione, su che piano è richiesto l’intervento
    -sulla famiglia: più notizie sul padre ritrovato, vissuti, delusione per il nuovo abbandono, rapporto con la madre.

    TERAPIA:
    espressiva (buon contato con la realtà, il sintomo è criticato) di tipo psicodinamica. Obiettivi: rielaborare il conflitto espresso tramite l’ansia, introiezione oggetto buono interno, rielaborare conflitto tra abbandono e intrusione, rafforzare i confini interni, supportare separazione-indivuduazione, aumentare autonomia.

    che dite???
    ciao ragazze e grazie perchè mi spronate a ripassare quando da sola non ho davvero più voglia!!!

  12. #162
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao francesca,anche io avrei messo dist. di panico con agorafobia perchè c'è il fatto che chiede di essere accompagnato e questo è tipico dei casi in cui l'agorafobia segue il D.P. con diferenziale disturbo di panico senza agorafobia perchè non c'è nulla che faccia pensare alla paura dei luoghi affollati o da cui è difficile allontanarsi..Può essere? Che dici?

  13. #163
    Partecipante
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    oppure era meglio il contrario? prima solo DP e poi DP con Agorafobia?

  14. #164
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da verdemare Visualizza messaggio
    oppure era meglio il contrario? prima solo DP e poi DP con Agorafobia?
    cara verdemare,
    io avevo messo per prima quella con agorafobia solo perchè specifica che quando va in macchina al lavoro si fa accompagnare (situazione tipica da panico con agorafobia)..comunque avevo messo negli approfondimenti apposta qualche punto in più per indagare il sintomo... e capire se si presenta in specifiche situazioni o no...credo vada bene anche il contrario, perchè nel testo non ci sono molti indizi a fovore di una diagnosi o dell'altra...

  15. #165
    Banned
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    ciao compagne!
    per il dist di personalità borderline che test consigliereste?
    l'Ort o il tat- proiettivi?
    oppure un mmpi-2 può andare?

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