
Originalmente inviato da
ariatsch
Ma questa considerazione mi sembra più la conseguenza di una premessa teorica (quella psicoanalitica), che non una evidenza empirica condivisibile. Mi potresti rispondere che anche pensare l'esatto opposto, cioè che i sintomi siano elementi reali e dotati di qualità obiettivabili, mentre il sistema interno un mero epifenomeno, è sostenibile solo se si accettano precise premesse teoriche (quelle del comportamentismo degli anni '50, che parlava della black box). Io non credo nella seconda ipotesi, ma, francamente, nemmeno nella prima. Il sospetto è che tutto questo rischi di diventare grandiosamente tautologico, se fermo ad una dimensione teorica e concettuale e non espliciti gli "strumenti adeguati per poterlo considerare ed utilizzare". Cioè, se tutti questi discorsi non vengono affrontati su un piano squisitamente applicativo, quindi pragmatico. Il limite del tuo modo di procedere mi pare proprio questo.
(...)
Da come proponi la cosa, io rilevo una lacuna, ovvero una scarsa chiarezza su come, da tali rigorose premesse, derivi una efficace pratica terapeutica.