
Originalmente inviato da
rodin_68
Scusate se mi intrometto, ma dopo aver letto il post con le varie affermazioni, risposte e toni polemici, mi sento di dover intervenire a difesa della Psicoanalisi dal mio semplicissimo punto di vista come paziente e non solo. Sono in terapia da 5 anni con una analista freudiana-kleiniana ortodossa -che non è proprio una passeggiata(!)-, ma nonostante il mio impegno da paziente dovendo affrontare l'intensità del transfert, i silenzi, le mancate risposte, le negate gratificazioni con conseguenti frustrazioni...etc., trovo il mio percorso analitico sempre più importante e affascinante - grazie anche alla professionalità e capacità della mia terapeuta -. Quindi comprendo e condivido, se pur a volte con qualche difficoltà dovuta ai miei agiti..., il mancato "abbraccio" o "pacca sulla spalla" che a me nuocerebbe solamente compromettendo il rapporto terapeutico che si è instaurato sulla base di una profonda e intensa empatia e che, nonostante l’atteggiamento rigido e apparentemente distaccato della mia analista, ma umano(!), risulta ad ogni modo magicamente accogliente.
Non mi permetto di criticare altri metodi o scuole di pensiero insieme alla necessità spesso evocata di quei gesti di avvicinamento o accudimento o "umani" -come spesso vengono definiti-, ma l'attacco a priori della psicoanalisi o di chi l'ha fondata insieme ai suoi seguaci mi porta a credere che ciò parta semplicemente da posizioni personali di insofferenza nei confronti di, e non da critiche costruttive, quindi di dialogo e confronto sul metodo. Continuo a pensare che chi mi segue in questo mio percorso è una persona capace di stare in “disparte”, ma nello stesso tempo di partecipare; che magari non mi tocca una spalla o una mano, ma mi tocca nel profondo con il suo ascolto e la condivisione emotiva che, spesso, fa più di tante parole e di tanti gesti. Questa è, se pur breve e povera di concetti più ampi, la mia idea di Psicoanalisi, o meglio della mia psicoanalisi.