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Discussione: Dubbio

  1. #256
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Dubbio

    Non sapevo di avere esegeti del mio pensiero...

    Rispondendo a francesca e charlie:

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Vorrei capire meglio. Vuoi dire che se l'analisi assume risvolti che indagano su temi filosofici, sociologici, morali, si vuole mettere a tacere, ignorare il proprio disagio? Il concetto non mi è chiaro: perchè dovrebbe avvenire questo? Io ritengo che in un percorso analitico che dura anni, solo dopo una lunga fase di individuazione, elaborazione, risoluzione dei sintomi si potranno spalancare scenari più ampi che affrontano i temi di cui sopra.
    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie
    Cosa vuoi dire gieko quando usi espressione "difesa dall'assunzione soggettiva del proprio disagio"?
    In questo caso mi riferivo ad una questione teorica, se vogliamo di lana caprina, ma importante, comunque riferita al terapeuta.
    Prendendo spunto da quanto scritto da francesca, neuromancer ha sottolineato come il fine della terapia non sia la "trasformazione ed evoluzione di valori" in sè, dicendo che la situazione clinica è focalizzata su altro. Luigi ha ribattutto citando il nichilismo come "svalutazione dei valori" e, lasciando intendere che il fine della terapia è dunque la riscoperta di questi valori.
    Personalmente sposo di più la posizione di neuromancer perchè rimanda al processo e non all'esito della terapia. In sostanza ritengo che il recupero di valori, l'approdo a più ampie vedute, etc. etc. non siano in sè l'obbiettivo, ma aspetti a cui il paziente giungerà se ne avrà voglia. Se no, non significa che siamo di fronte ad un fallimento. Sullo sfondo c'è, dal mio punto di vista, l'utilizzo di categorie di valori che sono proprie del terapeuta non del paziente, nella posizione sostenuta da luigi. I rimandi alla dimensione sociale e morale non devono essere secondo me di pertinenza della relazione terapeutica, che si occupa di ciò che preme al paziente. Per questo ritengo che, da parte del terapeuta sia difensivo utilizzare le suddette categorie.

    Saluti
    gieko

  2. #257

    Riferimento: Dubbio

    Le domande che ti fa lo psicoterapeuta vertono sul suo interesse;praticamente lo psicoterapeuta controlla il colloquio così da giungere ad un fine per avere una prospettiva del colloquio.
    Sul fatto delle mani lui le tende veso di te per assicurarti;per far si ke tu abbia fiducia in lui.





    Nulla avviene x caso

  3. #258
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Dubbio

    non so se intendo bene a quale definizione di logos ti riferisci. premesso.
    ma non sono d'accorod su questa specie di fisiognomica sociale nella dimensione psicopatologica. anche perchè io per mia formazione, sono più propenso a privilegiare l'aspetto autorganizzativo del sistema umano, e quindi tendiamo ad adattare il mondo alla nostra personale organizzazione.
    certo, in termini epistemologici, il mondo rimane fonte di perturbazioni, delle quali decidiamo traaverso i vari livelli organizzativi del nostro organismo (evolutivamnete sempre più complessi) quali debbano diventare informazioni e quali no. è anche vero, che in termini evolutionistici, emergendo lì'attività autoriflessiva (in termini soprattutto relazionali/emotivi) operiamo dei processi di condivisione col mondo delle relazioni, forse sarebbe melgio correlazione, modulate emotivamente e quiondi cognitivamente.
    in un ottica sociale, storicamente determinata, si può etichettare una condizione psicopatologica come folle, oppure di emarginazione, di povertà, di angoscia dell'uomo moderno, di disperazione ironica dell'uomo post moderno, ma scivoliamo in un ambito filosofico se ci va bene, sociologico, se ci va male!
    insomma, nella mia personale pratica clinica, rimane il fatto che la persona che mi sta davanti è comunque un individuo con la sua storia personale/familiare, auspicabilmente in un contesto geografico simile al mio. perchè di pratica clinica mi serve operare. fuori di essa, si può parlare di tutt'altro.
    Mi ero perso questo passaggio, resto sempre d'accordo sul fatto che nel lavoro clinico con il paziente questo livello conta fino ad un certo punto, tuttavia è sempre bene avere in mente il discorso sociale nel quale ci muoviamo e con il quale la struttura deve comunque fare i conti. La psichiatria descrittiva ad esempio, poco attenta ai cambiamenti nel discorso sociale, ha eliminato l'isteria dalla sua diagnostica, in realtà l'isteria ha solo cambiato le vesti e le sue forme, come conseguenza dei cambiamenti avvenuti al discorso sociale, appunto.

    Saluti,
    ikaro

  4. #259
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Dubbio

    In questo caso mi riferivo ad una questione teorica, se vogliamo di lana caprina, ma importante, comunque riferita al terapeuta.
    Prendendo spunto da quanto scritto da francesca, neuromancer ha sottolineato come il fine della terapia non sia la "trasformazione ed evoluzione di valori" in sè, dicendo che la situazione clinica è focalizzata su altro. Luigi ha ribattutto citando il nichilismo come "svalutazione dei valori" e, lasciando intendere che il fine della terapia è dunque la riscoperta di questi valori.
    Personalmente sposo di più la posizione di neuromancer perchè rimanda al processo e non all'esito della terapia. In sostanza ritengo che il recupero di valori, l'approdo a più ampie vedute, etc. etc. non siano in sè l'obbiettivo, ma aspetti a cui il paziente giungerà se ne avrà voglia. Se no, non significa che siamo di fronte ad un fallimento. Sullo sfondo c'è, dal mio punto di vista, l'utilizzo di categorie di valori che sono proprie del terapeuta non del paziente, nella posizione sostenuta da luigi. I rimandi alla dimensione sociale e morale non devono essere secondo me di pertinenza della relazione terapeutica, che si occupa di ciò che preme al paziente. Per questo ritengo che, da parte del terapeuta sia difensivo utilizzare le suddette categorie.
    Beh, è la stessa cosa, letta dal lato terapeuta, comunque... Io l'avevo intesa dal lato del paziente perchè parlavi di 'assunzione soggettiva del proprio disagio'.

    Saluti,
    ikaro

  5. #260
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Esattamente e, aggiungerei, che il lavoro preliminare con il paziente deve arrivare a rovesciare questa posizione di 'anima bella', alle volte richiede un tempo anche lungo.

    Saluti,
    ikaro
    Questo aspetto è secondo me molto importante. Nella pratica clinica emerge molto bene anche in terapia di gruppo dove si costruisce lo scenario ideale e prendono vita giochi transazionali archetipici.

  6. #261
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Dubbio

    Questo aspetto è secondo me molto importante. Nella pratica clinica emerge molto bene anche in terapia di gruppo dove si costruisce lo scenario ideale e prendono vita giochi transazionali archetipici.
    Direi che è fondamentale, quanto al lavoro in gruppo io ho esperienza dello psicodramma analitico che in effetti può essere utilizzato come lavoro preliminare ad una psicoanalisi proprio in questa direzione.

    Un saluto,
    ikaro

  7. #262
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Beh, è la stessa cosa, letta dal lato terapeuta, comunque... Io l'avevo intesa dal lato del paziente perchè parlavi di 'assunzione soggettiva del proprio disagio'.

    Saluti,
    ikaro
    Concordo, la locuzione sembra riferirsi al paziente.

  8. #263
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da psiche_perfect Visualizza messaggio
    Le domande che ti fa lo psicoterapeuta vertono sul suo interesse;praticamente lo psicoterapeuta controlla il colloquio così da giungere ad un fine per avere una prospettiva del colloquio.
    Sul fatto delle mani lui le tende veso di te per assicurarti;per far si ke tu abbia fiducia in lui.

    Nulla avviene x caso
    Sic et simpliciter!Non fa una grinza.

  9. #264
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Io l'avevo intesa dal lato del paziente perchè parlavi di 'assunzione soggettiva del proprio disagio'.
    Citazione Originalmente inviato da GIUNONE
    Concordo, la locuzione sembra riferirsi al paziente.
    Giusto per dirimere la questione, la "locuzione" si riferisce al terapeuta perchè è il processo di cui è incaricato che consente l'assunzione soggettiva del disagio nel paziente, processo che, a mio parere, viene sviato da una posizione del terapeuta troppo attenta ai contenuti ed al contesto esterno, attraverso ad esempio l'introduzione di un qualsivoglia livello di valori (filosofici, morali, ideologici...) e poco ai processi organizzativi del soggetto.
    Il paziente poi sarà libero di assumersi il proprio disagio come meglio crede, leggendo Gadamer o giocando a bocce, questo a noi non deve interessare particolarmente.

    Saluti
    gieko

  10. #265
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Giusto per dirimere la questione, la "locuzione" si riferisce al terapeuta perchè è il processo di cui è incaricato che consente l'assunzione soggettiva del disagio nel paziente, processo che, a mio parere, viene sviato da una posizione del terapeuta troppo attenta ai contenuti ed al contesto esterno, attraverso ad esempio l'introduzione di un qualsivoglia livello di valori (filosofici, morali, ideologici...) e poco ai processi organizzativi del soggetto.
    Il paziente poi sarà libero di assumersi il proprio disagio come meglio crede, leggendo Gadamer o giocando a bocce, questo a noi non deve interessare particolarmente.

    Saluti
    sarebbe veramente una bella esperienza poter organizzare una specie di incontro, magari virtuale, una specie di videoconferenza a cui far partecipare gli utenti opsoniani e non, oppure perchè no, un piccolo convegno dal "vivo" dove ciscuno presenti le proprie posizioi in merito ai temi di clinica, cultura, società, e circoli epistemologici virtuosi e viziosi. anche perchè credo che questo punto sia davvero importante nella professione e allo stesso tempo poco approfondito o un po' confuso, specie da chi sta ancora studiando nelle facoltà di psicologia.

    ciaz.

  11. #266
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Il paziente poi sarà libero di assumersi il proprio disagio come meglio crede, leggendo Gadamer o giocando a bocce, questo a noi non deve interessare particolarmente.

    Saluti
    Be, non condivido decisamente! Come non deve interessarci?Allora si procede a colludere ad oltranza??

  12. #267
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da GIUNONE Visualizza messaggio
    Allora si procede a colludere ad oltranza??
    E' esattamente il contrario, semmai...
    gieko

  13. #268
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Dubbio

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Il paziente poi sarà libero di assumersi il proprio disagio come meglio crede, leggendo Gadamer o giocando a bocce, questo a noi non deve interessare particolarmente.

    Saluti
    E ne avrà di bocce allora. A parte gli scherzi...Mah, sono fondamentalmente perplesso a leggere i vari interventi. Lo sfondo valoriale, a mio modesto parere, non è qualcosa di cui possiamo sbarazzarci così facilmente;esso è piuttosto un tacito accordo precategoriale fra uomini che vivono la loro comune struttura culturale. Questo non significa affatto mettersi a parlare in seduta intorno alla rettitudine di una vita santa o depravata, per carità! Ma questo sfondo di sintonizzazioni rimane sempre e comunque e da questo sfondo si dispiega anche il così tanto ''puro'' sguardo psicoanalitico e quello del clinico che, date alcune premesse di fondo ''necessarie'' al suo essere nel mondo quale individuo che condivide ''un mondo'', non fa eccezione alla regola ''collettiva'' e ''codificata'' dal linguaggio. Più che altro questo ''sistema pre-riflessivo'' può essere inconscio, ma ciò non significa che non ''agisca'' comunque su molti livelli tra cui quello terapeutico. L'inconscio collettivo è anche questo. Ecco perchè è più primitivo, e antecedente a quello personale: l'inconscio personale si esaurisce (e forse il caro paziente tornerà a giocare a bocce); quello collettivo è uno sfondo inesauribile: è partire da qui che il nevrotico inizierà a fare le sue scelte ''libere'' dal sintomo ma sempre ''succubi'' di un livello transpersonale che riconduce le azioni dell'uomo (di ogni uomo...) al fondo abissale da cui sono emerse: ecco allora che la ''morte'', il ''dolore'', il problema dell'altro ecc...torneranno ad essere problemi realmente esperiti e vissuti alla luce di una coscienza ''dilatata'', smembrata e ricomposta dal simbolo. Perchè questi non sono affatto ''temi'' o ''discorsi'' dei quali si abbia a scegliere! Ma sono piuttosto le prime e irriducibili evidenze fenomenologiche che il divenire del mondo sprigiona come forme necessarie a cui l'uomo risponde fin dalla notte dei tempi: prima col mito, poi con la filosofia e la scienza, e con le tecniche (anche psicoterapeutiche) di volta in volta escogitate. Questo è il livello ''strutturale'' che certi orientamenti tentano di recuperare ma la questione del ''modo'' in cui queste strutture siano vissute, alla superficie, dal soggetto in analisi è tutta aperta: ci sono le bocce, ci sono i libri, ci sono i partiti, una certa filosofia e, perchè no, anche una certa psicoanalisi...ancorata a superfici luminose per carità, ma che sempre superfici restano.

    Saluti,
    Luigi

  14. #269
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Dubbio

    Giusto per dirimere la questione, la "locuzione" si riferisce al terapeuta perchè è il processo di cui è incaricato che consente l'assunzione soggettiva del disagio nel paziente, processo che, a mio parere, viene sviato da una posizione del terapeuta troppo attenta ai contenuti ed al contesto esterno, attraverso ad esempio l'introduzione di un qualsivoglia livello di valori (filosofici, morali, ideologici...) e poco ai processi organizzativi del soggetto.
    Il paziente poi sarà libero di assumersi il proprio disagio come meglio crede, leggendo Gadamer o giocando a bocce, questo a noi non deve interessare particolarmente.
    D'accordo sulla seconda parte, ammetterai che la 'locuzione' è quantomeno ambigua, fosse solo per quel 'proprio'. Certo, se 'proprio' si riferisce al terapeuta, come lasci intendere nella precisazione, con me sfondi una porta aperta: nel senso che il terapeuta si è assunto -fino in fondo- il proprio disagio personale, allora potrà occupare quella posizione e dirigere la cura.

    Saluti,
    ikaro

    PS Anche neuromancer sfonda una porta aperta: la sua proposta è anche un mio vecchio pallino! Chissà che non ci riusciremo veramente...
    Ultima modifica di ikaro78 : 21-07-2009 alle ore 23.19.03

  15. #270
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Dubbio

    l'inconscio personale si esaurisce
    Questa ce la spieghi però...

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