
Originalmente inviato da
gieko
Ma quando mai? Forse non ci siamo capiti: la situazione del mercato del lavoro è regolamentata da leggi complesse, che non ho di certo la pretesa di riassumere. Ritengo solamente che la situazione qui dipinta ("chi non è facoltoso non può formarsi", "solo i privilegiati fanno carriera", "se non sei figlio di un professionista rimani bloccato") sia troppo semplicistica e, soprattutto che non ci sia un particolare stimolo ad assumersi in prima persona le difficoltà di una formazione estremamente specifica, quindi costosa, lunga e frustrante. Stimoli che possono portare a risorse inaspettate, anche se implicano dei compromessi.
Il discorso è stato poi ampliato e credo che meriterebbe una riflessione a parte. Ad ogni modo, se in qualsiasi settore e a qualsiasi livello ci sono aree di non produttività e parassitismo, è altrettanto vero che ce ne sono altre che producono ed innovano e che queste ultime funzionano grazie ad effettive capacità (dei singoli, delle istituzioni, delle aziende, dei comparti produttivi, dei settori economici). Sono realtà in cui il "gruppo di lavoro" riesce a tenere di fronte alle spinte degli "assunti di base" (Bion).
Ottimo, allora siamo in due. "Non ti curar di loro ma guarda e passa..." diceva il sommo poeta. Si lasci i "privilegiati" nelle loro prigioni dorate: chi non ha realmente mezzi, inganna, e chi inganna presto o tardi paga.
Ma sì, certo, è un obbiettivo caro a tutti. Eppure ho la sensazione che, in un modo o nell'altro, il mercato preveda che queste situazioni ci siano. E' così fin dagli albori: una selezione completamente neutrale non esiste, perchè l'essere umano non è mai obbietivo. E purtroppo si finisce per creare così anche delle cancrene. Per me divienta quindi importante cercare di muoversi in parti del corpo sane, anzichè dannarsi l'animo solo ed esclusivamente con le amputazioni.
Saluti