La "comprensione" dell'altro si fonda su un processo comparativo, essendo, ovviamente, impossibile penetrare nell'animo del prossimo: ovverosia, noi, automaticamente, sentendo e/o vedendo le vicende che accadono ad un'altra persona, operiamo ( se ne abbiamo voglia, ovviamente, se quella persona "ci interessa"... ) una comparazione con vicende da noi vissute in prima persona o apprese in qualunque altro modo ( per esempio leggendole sui libri....

) e quindi reagiamo di conseguenza...
Pertanto, affinché, si possa dire che una persona "ci capisce" VERAMENTE, è indispensabile che sussistano AMBEDUE queste condizioni: che quella persona, cioè, "voglia" capirci ( abbia, quindi, sensibilità e/o interesse nei nostri confronti ) e abbia presente le "immagini" della nostra situazione nel suo vissuto, in qualunque modo tali immagini siano state acquisite.
Se manca una qualunque di queste due condizioni, è semplicemente IMPOSSIBILE essere "veramente" capiti, indipendentemente dai sentimenti e dalla buona volontà che uno possa avere.