ROVIGO
Un maxi sequestro di giocattoli cinesi. Ma anche una raffica di controlli, denunce, sequestri, perquisizioni in mezza Italia. La guardia di finanza di Rovigo ieri mattina ha illustrato l'operazione Safety children che, tuttavia, sembra avere anche risvolti tipicamente made in Italy. E comunque porta alla ribalta anche la «mediazione» dell'import-export sulla via tracciata da Marco Polo (e coltivata in epoca più recente dall'ultimo doge con il garofano...). Nel cuore del Veneto leghista, alle partite Iva faticano a corrispondere conseguenti versamenti al fisco: sono 150 gli evasori totali in questa vicenda. A Rovigo approda l'esito di una lunga indagine. Più di dodici milioni di «pezzi» sequestrati (valore stimato 18 milioni di euro): giocattoli, piccoli elettrodomestici, bambole, imitazioni dei personaggi Disney. Denunciata una dozzina di imprenditori di ditte sparse fra Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia e Campania che hanno importato merce dalla Cina. Ancora: 1600 controlli e perquisizioni. Scoperti 257 evasori totali del fisco sparsi per la penisola, ma con una nutrita colonia veneta. Infine, sigilli a capannoni e depositi. Tutto comincia alla fine dell'anno scorso a Monselice, in provincia di Padova. Una tradizione industriale che dalle bambole degli anni Settanta arriva fino all'attuale commercio su larga scala di giocattoli, sempre all'insegna dell'ottimizzazione dei profitti e con scarsa propensione al rispetto delle leggi. I nomi, i marchi, le ragioni sociali non sono stati pubblicizzati dalle «fiamme gialle». Ma un imprenditore del ramo - che ha due magazzini a Monselice (per la precisione in via Umbria e via San Cosma) - aveva fatto sdoganare all'interporto di Rovigo l'ennesimo container. Dentro 60 mila fra yo yo, bamboline, peluche e altri giocattoli. Ad un primo controllo, la merce cinese dimostra una qualità discutibile: palline che smarriscono immediatamente il colore, orsetti che perdono il pelo alla prima carezza.
La concorrenza sleale della Cina è da tempo un cavallo di battaglia di Bossi. E anche la Liga è in prima fila. Ma l'inchiesta approda quasi subito a 12 ditte importatrici. Quattro nel Padovano, fra la Bassa e la cintura urbana. E spuntano giocattoli con il marchio CE contraffatto direttamente in Cina. Si arriva così a «depositi clandestini» e insieme all'import italiano cui non corrisponde nessuna entrata per il fisco.







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