
Originalmente inviato da
willy61
La questione riguarda sia la teoria, sia la teoria della tecnica, sia la tecnica. Posto che non intendo discutere di scarica energetica, ma di modalità di relazione tra paziente e terapeuta e di entrambi con se stessi, il privilegiare il canale verbale rispetto all'azione corporea (o il contrario, ovviamente), implica la decisione di escludere "a priori" un intero mondo espressivo, di comunicazione e di relazione oltre che di conoscenza.
Qual'è il "razionale" della scelta di non utilizzare anche l'azione?
Qual'è il fondamento epistemologico nella scelta di privilegiare gli aspetti relativi alla comunicazione verbale, mantenendo l'intero campo della comunicazione non-verbale nell'ambito dell'osservazione e rifiutandosi di utilizzarlo per la relazione?
Qual'è la necessità di mantenere un paziente seduto o sdraiato, bloccando in tal modo tutta una serie di forme di espressione, di interazione e di relazione tra lui/lei e il/la terapeuta?
Qual'è la necessità di chiedere al paziente di impegnarsi nell'utilizzo esclusivo di un canale sensoriale, escludendo gli altri?
Nella letteratura della psicoanalisi classica (ma anche, per alcuni aspetti, negli scritti di Mitchell e di altri autori della psicoanalisi relazionale), ogni deviazione dal canale di comunicazione privilegiato (quello verbale) viene considerata come un "agito" e si porta dietro tutto un alone di condanna e di disapprovazione relativo ad una scala di valori che ha le sue radici nella decisione freudiana di abbandonare il metodo della pressione a favore di quello delle libere associazioni. Ma devo dire che, in questo caso, gli analisti mi paiono degli strutturalisti lacaniani estremisti: non solo l'inconscio è strutturato come un linguaggio; è (tout-court) un linguaggio verbale, dato che non si intende riconoscere legittimità e parità di valore ad altre forme espressive e relazionali.
Ma se non si tratta di scarica pulsionale, ma di espressione e relazione, non si vede perché non vadano utilizzate le forme di espressione corporea. E utilizzate nel senso più pieno del termine. Non nel senso di osservare ed utilizzare le modalità non-verbali di espressione di sé del paziente, ma nel senso di agire assieme al paziente, con il paziente, in relazione ad esso, utilizzando tutti i canali sensoriali possibilim con l'obiettivo di modificare una relazione e, assieme a questa, una struttura di personalità.