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  1. #31
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Per rimanere nell'argomento del 3d, vorrei fare qualche banale osservazione che mi sorge spontanea. Qui si discute di acting, ma non si spiega chiaramente a cosa si ci vuole riferire. Mettiamo da parte la bioenergetica. In psicoanalisi l’acting è considerato l'espressione di un conflitto inconscio attraverso l'azione, piuttosto che nell'esperienza emotiva, nel ricordo e nella comunicazione verbale: la scarica della tensione, attraverso l'agito sul piano reale, determina un sollievo immediato, gratificando "se soddisfatto" rapidamente ed efficacemente un bisogno di affettività del paziente; proprio quel tipo di comportamenti che nella psicoanalisi classica sono ritenuti rigorosamente antiterapeutici. All'interno delle sedute si possono manifestare varie forme di agiti; per citarne alcuni ( per favore confermate se vi riferite proprio a questi casi, quando parlate di acting del paziente): rifiutare di stendersi sul lettino, arrivare in ritardo o andarsene in anticipo, pretendere di rimanere allo scadere del tempo, chiedere insistentemente sedute aggiuntive, rifiutarsi di parlare, dire bugie o inventare sogni e fatti, rifiutarsi di pagare, portare regali all'analista, seguirlo per sapere cose private della sua vita; pretendere di avere il numero del cellulare o l'indirizzo email e se si ottengono telefonare senza validi motivi o tempestarlo di email. Questi agiti, difficilmente contenibili e gestibili, mettono a dura prova la pasienza e l'abilità del terapeuta, e potrebbero scatenare in lui un controtransfert negativo( ritengo...).
    Mi sembra interessante, a questo punto, mettere in evidenza e analizzare, se esiste,( penso di sì ) una relazione tra acting e transfert.
    La mia perplessità è la seguente: se si condivide l'ipotesi che questo tipo di agiti non sono solo un ostacolo al trattamento ma possono essere interpretati come "espressione di sè", analizzarli e dare loro una spiegazione, è un efficace supporto alla cura, oppure devono essere considerati solo comportamenti "infantili" del paziente che rientrano nel quadro più ampio del transfert, da contenere in quanto intoppi fastidiosi per l'evolversi della cura e che l'analista gradualmente, col procedere del trattamento, dovrebbe essere capace di elaborare insieme al paziente fino a farli scomparire?. Spero di essermi saputa spiegare.
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 02-09-2009 alle ore 09.43.13
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #32
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Mi sembra interessante, a questo punto, mettere in evidenza e analizzare, se esiste,( penso di sì ) una relazione tra acting e transfert.
    La mia perplessità è la seguente: se si condivide l'ipotesi che questo tipo di agiti non sono solo un ostacolo al trattamento ma possono essere interpretati come "espressione di sè", analizzarli e dare loro una spiegazione, è un efficace supporto alla cura, oppure devono essere considerati solo comportamenti "infantili" del paziente che rientrano nel quadro più ampio del transfert, da contenere in quanto intoppi fastidiosi per l'evolversi della cura e che l'analista gradualmente, col procedere del trattamento, dovrebbe essere capace di elaborare insieme al paziente fino a farli scomparire?
    Non vedo una grossa differenza tra le due opzioni che proponi: in ogni caso gli agiti vanno interpretati ed elaborati insieme al paziente. Personalmente non ritengo che siano comportamenti "infantili", nè che siano un ostacolo in sè. Sono piuttosto componenti della relazione (di transfert) che si pongono a livello interattivo. Proprio per questo sono molto utili per comprendere la strutturazione del campo transferale.

    Saluti
    gieko

  3. #33
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Vorrei chiedervi un parere rispetto agli "agiti" dell'analista; se ad es. un paziente accenna a girare la testa verso di lui dal lettino - mi riferisco nello specifico alla situazione del lettino e non del vis a vis - per vedere cosa stia facendo e questi reagisce in modo brusco, anche come reazione fisica evidente ad entrambi da cui trapela ad es. forte rabbia (gesti spontanei con le mani, per es oltre a mimica) secondo voi - dai diversi punti di vista - come si potrebbbe "leggere" questo agito andando appena oltre l' apparentemente solo reattivo e "solo" controtransferale?
    Grazie per i pareri.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 02-09-2009 alle ore 20.26.29
    Gaia

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  4. #34
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61
    La questione riguarda sia la teoria, sia la teoria della tecnica, sia la tecnica. Posto che non intendo discutere di scarica energetica, ma di modalità di relazione tra paziente e terapeuta e di entrambi con se stessi, il privilegiare il canale verbale rispetto all'azione corporea (o il contrario, ovviamente), implica la decisione di escludere "a priori" un intero mondo espressivo, di comunicazione e di relazione oltre che di conoscenza.
    Qual'è il "razionale" della scelta di non utilizzare anche l'azione?
    Qual'è il fondamento epistemologico nella scelta di privilegiare gli aspetti relativi alla comunicazione verbale, mantenendo l'intero campo della comunicazione non-verbale nell'ambito dell'osservazione e rifiutandosi di utilizzarlo per la relazione?
    Qual'è la necessità di mantenere un paziente seduto o sdraiato, bloccando in tal modo tutta una serie di forme di espressione, di interazione e di relazione tra lui/lei e il/la terapeuta?
    Qual'è la necessità di chiedere al paziente di impegnarsi nell'utilizzo esclusivo di un canale sensoriale, escludendo gli altri?


    Nella letteratura della psicoanalisi classica (ma anche, per alcuni aspetti, negli scritti di Mitchell e di altri autori della psicoanalisi relazionale), ogni deviazione dal canale di comunicazione privilegiato (quello verbale) viene considerata come un "agito" e si porta dietro tutto un alone di condanna e di disapprovazione relativo ad una scala di valori che ha le sue radici nella decisione freudiana di abbandonare il metodo della pressione a favore di quello delle libere associazioni. Ma devo dire che, in questo caso, gli analisti mi paiono degli strutturalisti lacaniani estremisti: non solo l'inconscio è strutturato come un linguaggio; è (tout-court) un linguaggio verbale, dato che non si intende riconoscere legittimità e parità di valore ad altre forme espressive e relazionali.

    Ma se non si tratta di scarica pulsionale, ma di espressione e relazione, non si vede perché non vadano utilizzate le forme di espressione corporea. E utilizzate nel senso più pieno del termine. Non nel senso di osservare ed utilizzare le modalità non-verbali di espressione di sé del paziente, ma nel senso di agire assieme al paziente, con il paziente, in relazione ad esso, utilizzando tutti i canali sensoriali possibilim con l'obiettivo di modificare una relazione e, assieme a questa, una struttura di personalità.
    Le domande di Willy sono praticamente queste...
    gieko più o meno risponde così

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Il problema è che il semplice livello interattivo difficilmente può risultare trasformativo perchè tende fortemente all'affermazione delle strutture esistenti. C'è bisogno di un cambio di livello che implichi che i sistemi in interazione siano presenti a sè stessi, che emerga cioè la propria ridondanza strutturale e che possa così crearsi un fenomeno di riorganizzazione delle strutture stesse.
    Però non è affatto chiaro perché il livello interattivo dovrebbe tendere fortemente all'affermazione delle strutture esistenti.
    Prima che un individuo impari a parlare non interagisce soprattutto con gli altri individui? Ed il linguaggio non si apprende tramite interazioni con altri individui? Questa è già una modifica strutturale profonda che avviene naturalmente senza l'ausilio di interpretazioni verbali (queste non sono disponibili ancora). Non si capisce poi bene gieko cosa vuoi dire con l'affermazione "C'è bisogno di un cambio di livello che implichi che i sistemi in interazione siano presenti a sè stessi, che emerga cioè la propria ridondanza strutturale", e poi perché tramite certe interazioni che non facciano uso del linguaggio verbale questo fenomeno (non ho capito bene di cosa si tratta) non può verificarsi?
    Immagina di dover aiutare una scimmia a modificare la sua struttura di personalità ( lo so è un esempio un po' strano, voi psicologi non vi occupate in genere di animali, anche se secondo me sarebbe utile estendere il campo di indagine) non è disponibile un linguaggio comune, eppure diverse forme di interazione immagino che possano modificare a diversi livelli le strutture cerebrali dell'animale.
    Mi sembra una convinzione sbagliata quella di ritenere così semplice l'interazione preverbale.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 03-09-2009 alle ore 08.28.05

  5. #35
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Grazie per il riassunto, charlie. Sottolinei dei punti importanti, che necessitano di conoscenze specifiche per essere pienamente comprese. Ad esempio:

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Però non è affatto chiaro perché il livello interattivo dovrebbe tendere fortemente all'affermazione delle strutture esistenti.
    Perchè, come mostrano le osservazioni in cambo biologico, fisico e matematico (ti faccio solo alcuni nomi: Kauffman, Prigogine, Maturana e Varela, Thelen e Smith, Ruelle), i sistemi complessi quali noi siamo tendono a mantenere la propria organizzazione a fronte della stimolazione ambientale. Detto in altri termini, per mantenere la propria coerenza che li differenzia dall'ambiente, operano ad un livello subcritico di cambiamento interno, ovvero mantengono un elevato gradiente di stabilità.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Prima che un individuo impari a parlare non interagisce soprattutto con gli altri individui? Ed il linguaggio non si apprende tramite interazioni con altri individui? Questa è già una modifica strutturale profonda che avviene naturalmente senza l'ausilio di interpretazioni verbali (queste non sono disponibili ancora).
    Il livello interattivo è sempre presente e, nella fase iniziale di strutturazione del sistema (se parliamo di esseri umani, l'infanzia), si costituisce certamente una funzione strutturante. Il soggetto è cioè in una fase di massima apertura per giungere alla propria strutturazione, ma successivamente tende ad operare ad un livello sempre meno dominato dai principi di riorganizzazione delle strutture, tendendo, come dicevo sopra, ad una certa stabilità.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Non si capisce poi bene gieko cosa vuoi dire con l'affermazione "C'è bisogno di un cambio di livello che implichi che i sistemi in interazione siano presenti a sè stessi, che emerga cioè la propria ridondanza strutturale", e poi perché tramite certe interazioni che non facciano uso del linguaggio verbale questo fenomeno (non ho capito bene di cosa si tratta) non può verificarsi?
    Non mi stupisco che non si capisca, non è un concetto semplice ed immediato. Ad ogni modo, se è vero che i sistemi in interazione tendono ad affermare reciprocamente le proprie strutture (e questa è la finalità dell'interazione) ed il cambiamento è estremamente difficoltoso ed improbabile a causa dell'elevato grado di resilienza dei soggetti, sarà necessario che avvenga il passaggio ad un altro tipo di relazione che abbia caratteristiche tali per cui i soggetti si riconoscano reciprocamente per come sono strutturati, per la propria funzionalità, innescando quindi un processo di ristrutturazione. Ritengo che questo sia lo scopo dell'interpretazione psicoanalitica (che ribadisco non deve essere - anzi, non è! - solo ed esclusivamente verbale, c'è sempre qualcosa in più...) permettere l'emersione e la possibilità di cogliere le funzioni della struttura soggettuale.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Immagina di dover aiutare una scimmia a modificare la sua struttura di personalità ( lo so è un esempio un po' strano, voi psicologi non vi occupate in genere di animali, anche se secondo me sarebbe utile estendere il campo di indagine) non è disponibile un linguaggio comune, eppure diverse forme di interazione immagino che possano modificare a diversi livelli le strutture cerebrali dell'animale.
    Ci sono alcune cose che ci differenziano profondamente dagli animali: prima tra tutte il fatto che noi siamo dotati della capacità di riflettere su noi stessi. C'è un ulteriore livello di organizzazione nell'essere umano, che è quello psichico autocosciente. Livello di maggiore complessità organizzativa e che, perciò, gode anche di maggiori proprietà di resilienza. E' necessario porsi a questo livello per poter ottenere cambiamenti organizzativi sostanziali.
    C'è poi il fatto che non credo che l'interazione modifichi così facilmente le strutture soggettuali (e tantomeno quelle cerebrali). Ma forse qui c'è un malinteso su ciò che si intende per struttura.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Mi sembra una convinzione sbagliata quella di ritenere così semplice l'interazione preverbale.
    Infatti la ritengo tutt'altro che semplice, ma parrebbe proprio che non gli appartenga la proprietà di produrre cambiamenti strutturali.

    Saluti
    gieko

  6. #36
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    Infatti la ritengo tutt'altro che semplice, ma parrebbe proprio che non gli appartenga la proprietà di produrre cambiamenti strutturali.

    Saluti
    Perché e come é stato verificato, se lo é stato? Mi spiego: vuoi dire che psicoterapie che agoscono anche sul corporeo - bioenergetica, psicodramma analitico, sand play, solo per fare alcuni esempi più strettamenti legati alla psicoanalisi e più conosciuti - non riescono a produrre modificazioni ed aperture necessarie momentaneamente per una riorganizzazione ad un diverso livello del sistema "individuo" che é il loro obiettivo?
    Grazie
    Gaia

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  7. #37
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Perché e come é stato verificato, se lo é stato? Mi spiego: vuoi dire che psicoterapie che agoscono anche sul corporeo - bioenergetica, psicodramma analitico, sand play, solo per fare alcuni esempi più strettamenti legati alla psicoanalisi e più conosciuti - non riescono a produrre modificazioni ed aperture necessarie momentaneamente per una riorganizzazione ad un diverso livello del sistema "individuo" che é il loro obiettivo?
    Grazie
    Non ho detto questo, ho parlato del fatto che il livello interattivo non comporta cambiamenti. I dispositivi terapeutici che citi non mi sembra che operino al solo livello interattivo, mi pare che ci sia sempre una componente interpretativa.
    Per chiarire il mio punto di vista, tengo a precisare che queste riflessioni sono tese ad individuare e precisare sempre meglio l'agente di cambiamento nella psicoterapia, non di certo a screditare questo o quell'altro orientamento.

    Saluti
    gieko

  8. #38
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Mio caro Gieko

    Ho atteso finora, soprattutto per vedere se l'argomento poteva essere interessante e capire quali fossero le opinioni in merito ai quesiti che avevo sollevato.

    Provo a rilanciare alcune questioni, alle quali hai dato delle risposte che non mi soddisfano pienamente, ma che ritengo interessanti.

    Se non comprendo male, sostieni che l'interazione tende alla conferma delle strutture esistenti, tanto da parte del paziente quanto da parte del terapeuta. Tuttavia, a mio parere, questa formulazione è incompleta.

    Mancano le "condizioni al contorno". Infatti, "interazione" è un termine talmente generale da potrsi comprendere al suo interno qualunque forma di scambio di qualunque tipo tra due persone. Persino l'essere presenti nella stessa stanza nello stesso momento rappresenta un'interazione (e ce lo ricordiamo tutti uno degli assiomi della comunicazione che afferma come sia "impossibile non comunicare". Figuriamoci interagire).

    Qui, invece, discutiamo di condizioni molto più stringenti. La prima, presente nella psicoanalisi, privilegia l'interazione verbale tra due soggetti. La seconda, più caratteristica della bioenergetica, oltre all'interazione verbale utilizza anche l'interazione tra i corpi dei due soggetti.

    Ora, le tecniche corporee, esattamente come le tecniche erbali della psicoanalisi, vengono adottate ed utilzzate proprio nel tentativo di disconfermare la struttura esistente e promuovere la riorganizzazione dei soggetti in terapia ad un livello strutturale differente.

    Nessun terapeuta bioenergetico utilizza le tecniche corporee (contatto holding, esercizi, respirazione, posture, movimenti, espressione delle emozioni...) semplicemente nella convinzione che "sia questo ciò che il paziente chiede". Anzi. Nella maggior parte dei casi, occorre parecchio tempo prima di far sì che il paziente riesca a comprendere cosa gli viene chiesto attraverso il passaggio al corpo. Perché il corpo non è immediatamente mentalizzabile, non è facile da trasformare in discorso e, addirittura, esistono ambiti del funzionamento corporeo che non si possono trasformare in discorso se non attraverso la metafora, attraverso una descrizione che rimanda ad un funzionamento "imaginale".

    Per questo mi stupisce molto l'affermazione perentoria con cui chiudi il tuo ultimo post:
    Infatti la ritengo tutt'altro che semplice, ma parrebbe proprio che non gli appartenga la proprietà di produrre cambiamenti strutturali.
    Perché mai non dovrebbe essere di pertinenza dell'interazione non-verbale la possibilità di produrre cambiamenti strutturali? Davvero "verbale" equivale sempre a "cosciente"? Davvero non esiste la possibilità di un livello di comprensione e di esperienza di sé e del mondo che non passi attraverso il linguaggio verbale? Davvero la trasformazione da Es a Io (per usare un vecchio linguaggio, e spero tu comprenda che lo utilizzo come metafora) necessita del linguaggio verbale per avvenire e produrre i suoi effetti?

    Quel che vedo nella clinica è qualcosa di differente. E' qualcosa che ha più similitudini con "l'Ah! Ah! Erlebniss" della fenomenologia e della psicologia della Gestalt che non con il linguaggio verbale. Quel che vedo io è che il linguaggio verbale è spesso un tentativo (e neanche troppo riuscito) di comunicare ad un altro essere umano un'esperienza personale che, nella sua essenza, è impossibile da comunicare nella sua interezza.

    Ora, l'interazione non-verbale tra paziente e terapeuta in bioenergetica si prefigge esattamente lo scopo di provocare un'esperienza. Ma non un'esperienza qualsiasi, bensì un'esperienza che sia trasformativa. Un'esperienza che consenta al soggetto di distaccarsi da sé, di osservare se stesso da un punto di vista differente, di percepirsi in modo diverso dal suo solito. A volte basta poco, altre occorre più tempo. Ma l'interazione e la partecipazione del terapeuta al movimento e all'azione sono, dal mio punto di vista, l'equivalente corporeo di un'interpretazione verbale. E ottengono gli stessi risultati di un'interpretazione verbale, anche se non si dice nulla.

    A continuare

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  9. #39
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Per continuare...

    Qual'è la differenza tra il sostenere, come fa Gieko che:

    i sistemi complessi quali noi siamo tendono a mantenere la propria organizzazione a fronte della stimolazione ambientale. Detto in altri termini, per mantenere la propria coerenza che li differenzia dall'ambiente, operano ad un livello subcritico di cambiamento interno, ovvero mantengono un elevato gradiente di stabilità.
    se è vero che i sistemi in interazione tendono ad affermare reciprocamente le proprie strutture (e questa è la finalità dell'interazione) ed il cambiamento è estremamente difficoltoso ed improbabile a causa dell'elevato grado di resilienza dei soggetti, sarà necessario che avvenga il passaggio ad un altro tipo di relazione che abbia caratteristiche tali per cui i soggetti si riconoscano reciprocamente per come sono strutturati, per la propria funzionalità, innescando quindi un processo di ristrutturazione. Ritengo che questo sia lo scopo dell'interpretazione psicoanalitica
    e le affermazioni degli autori dell'Analisi Bioenergetica (Lowen, ma anche Malcom Brown, Boadella, Liss, Helferich, Gabriella Buti-Zaccagnini, Marchino, per citare solo quelli che ho sottomano) secondo i quali esiste un parallelo tra la flessibilità corporea e la flessibilità mentale nel corso della vita che fa sì che sia più difficile fare terapia con persone anziane di quanto non lo sia con persone giovani? Certo, il linguaggio utilizzato dalla Bioenergetica tende a collocarsi ad un livello apparentemente più "semplice" e "poetico" rispetto a quello utilizzato dalla psicoanalisi, Ma si tratta di una "semplicità" più apparente che reale e chiunque abbia tentato di affrontare i testi di Lowen se ne sarà reso conto.

    Perché mai i processi di ristrutturazione della personalità non possano passare attraverso la presa di coscienza del funzionamento corporeo, oltre che attraverso la presa di coscienza del funzionamento psicologico, è cosa che mi riesce difficile da comprendere. Noi nasciamo come corpo, e la nostra mente si sviluppa a partire dall'interazione corporea e dalla relazione corporea con chi esiste fuori di noi, unitamente all'interazione di noi stessi con noi stessi attraverso il circolo della percezione delle nostre azioni attraverso l'altro e lo sguardo (ma anche il contatto, il profumo, la voce) dell'altro.

    Buona vita

    Guglielmo
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  10. #40
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Per questo mi stupisce molto l'affermazione perentoria con cui chiudi il tuo ultimo post:

    Infatti la ritengo tutt'altro che semplice, ma parrebbe proprio che non gli appartenga la proprietà di produrre cambiamenti strutturali.

    Perché mai non dovrebbe essere di pertinenza dell'interazione non-verbale la possibilità di produrre cambiamenti strutturali? Davvero "verbale" equivale sempre a "cosciente"? Davvero non esiste la possibilità di un livello di comprensione e di esperienza di sé e del mondo che non passi attraverso il linguaggio verbale? Davvero la trasformazione da Es a Io (per usare un vecchio linguaggio, e spero tu comprenda che lo utilizzo come metafora) necessita del linguaggio verbale per avvenire e produrre i suoi effetti?
    Preciso meglio una cosa che mi è sfuggita, e mi scuso per la distrazione. Quando mi riferisco al livello interattivo parlo di una qualità della relazione (autoaffermazione della struttura), sottointendendo che essa avviene sia a livello non verbale che verbale.
    Non ritengo, come ho già detto, che sia la verbalizzazione in sè a comportare i processi di ristrutturazione. Un'interpretazione è molto di più che parole, però, perchè si accompagna a gestualità, tono della voce, etc. E' la possibilità che l'interpretazione (e magari anche altri tipi di intervento, io discuto sulle basi teoriche e metodologiche con cui vengono fatti, non su di essi in quanto tali) dà di accedere ad un livello differente, anche esso non per forza verbale o simbolico, che permette processi di ristrutturazione.

    Saluti
    gieko

  11. #41
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Preciso meglio una cosa che mi è sfuggita, e mi scuso per la distrazione. Quando mi riferisco al livello interattivo parlo di una qualità della relazione (autoaffermazione della struttura), sottointendendo che essa avviene sia a livello non verbale che verbale.
    Non ritengo, come ho già detto, che sia la verbalizzazione in sè a comportare i processi di ristrutturazione. Un'interpretazione è molto di più che parole, però, perchè si accompagna a gestualità, tono della voce, etc. E' la possibilità che l'interpretazione (e magari anche altri tipi di intervento, io discuto sulle basi teoriche e metodologiche con cui vengono fatti, non su di essi in quanto tali) dà di accedere ad un livello differente, anche esso non per forza verbale o simbolico, che permette processi di ristrutturazione.

    Saluti

    Scusa gieko, dato che l'argomento é veramente interessante, vorrei capire meglio una cosa; in che modo é allora possibile distinguere le diverse "forme di gestualità e toni di voce" che accompagnano un'interpretazione da un agito vero e proprio, senza riferirsi a cose eclatanti logicamente, dal momento che il gesto e la parola sono "agiti" che veicolano emozioni e pensieri?
    Mi interessa capire in modo più approfondito la differenziazione concettuale -se e come é possibile in questo spazio - cioé la sottile linea di confine, circa l'aspetto qualitativo caratterizzante l'uno e l'altro, nella prospettiva che proponi.
    Gaia

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  12. #42
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Scusate se do risposte telegrafiche ma oggi va così...
    Ritengo che la differenza tra agito ed interpretazione sia da individuarsi nel fatto che nella seconda emerge la funzionalità strutturale della prima, si evidenzia cioè la sua "rigidità". Inoltre l'interpretazione nasce dalla coppia e non dal singolo, considera quindi il sistema nelle sue altre componenti (inconsce).

    Saluti
    gieko

  13. #43
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Ma perchè voi esperti parlate sempre e solo di teoria? Perchè, come avviene leggendo testi specializzati, non fate riferimento alla prassi e riportare casi di pazienti che hanno trovato il loro benessere sperimentando anche il linguaggio del corpo, oltre o insieme al classico percorso psicoanalitico?
    Ultima modifica di francesca63 : 03-09-2009 alle ore 14.22.00
    FRANCESCA

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  14. #44
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Preciso meglio una cosa che mi è sfuggita, e mi scuso per la distrazione. Quando mi riferisco al livello interattivo parlo di una qualità della relazione (autoaffermazione della struttura), sottointendendo che essa avviene sia a livello non verbale che verbale.
    Non ritengo, come ho già detto, che sia la verbalizzazione in sè a comportare i processi di ristrutturazione. Un'interpretazione è molto di più che parole, però, perchè si accompagna a gestualità, tono della voce, etc. E' la possibilità che l'interpretazione (e magari anche altri tipi di intervento, io discuto sulle basi teoriche e metodologiche con cui vengono fatti, non su di essi in quanto tali) dà di accedere ad un livello differente, anche esso non per forza verbale o simbolico, che permette processi di ristrutturazione.

    Saluti
    Parlando del "non per forza verbale" e "simbolico", ti riferisci agli aspetti protomentali come le protoemozioni e protopensieri che si "muovono" nel campo duale attraverso un processo di identiificazioni
    proiettive, ad es.? Ed al fatto che adeguate interpretazioni a questo livello possono promuovere dei processi di autopoiesi con un potenziale trasformativo?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 03-09-2009 alle ore 18.59.17
    Gaia

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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Parlando del "non per forza verbale" e "simbolico", ti riferisci agli aspetti protomentali come le protoemozioni e protopensieri che si "muovono" nel campo duale attraverso un processo di identiificazioni
    proiettive, ad es.? Ed al fatto che adeguate interpretazioni a questo livello possono promuovere dei processi di autopoiesi con un potenziale trasformativo?
    Mi riferisco al fatto che l'agente terapeutico dell'interpretazione non è solo ed unicamente la parola e la simbolizzazione che essa comporta. E' più che altro la risonanza con il campo e il rendere presente la funzionalità patogena della struttura. Non è la messa in parola in sè che permette tutto ciò.

    Saluti
    gieko

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