Perdonatemi se vado a pezzetti qua e là e non riprendo i discorsi di tutti gli intervenuti. Provo a sollevare una questione ulteriore.
Parto da quanto afferma Gieko:Ma siamo sicuri che in ogni caso si tratti di organizzazione e di strutture? Sto pensando alla clinica del trauma e degli stati dissociativi. Persino Freud fu costretto a classificare i disturbi di origine traumatica in un gruppo separato di patologie (le "nevrosi attuali", contrapposte alle "psiconevrosi"). Ora, non so se qualcuno ha mai sentito parlare (o letto qualcosa) di Peter Levine, uno psicologo che si è formato inizialmente come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, sulla scia di Beck, e che ha sviluppato poi un metodo interessante, efficace, basato sul corpo e sul movimento e dedicato al trattamento degli stati traumatici e degli stati dissociativi.se il soggetto si esprime mediante strutture (insiemi di "traiettorie" in base a cui si organizza il soggetto, degli "attrattori" per usare la terminologia del caos), il metodo si deve spostare sull'organizzazione in sè, e l'interpretazione diviene rimando di quest'ultima. E' il paradigma di fondo utilizzato ad essere profondamente diverso.
Tutto è partito negli anni '60 quando uno psichiatra suo collega gli inviò un paziente eskimese che soffriva di disturbi d'ansia e di attacchi di panico. Non sapendo come trattarlo, tentò con le tecniche di rilassamento, adottando il rilassamento progressivo. Il che fece sì che, alla prima seduta, si scatenasse un attacco di panico in grande stile.
Nel corso di quella seduta, Levine osservò una serie di "micromovimenti muscolari" curiosi ed interessanti. Era come se quel paziente iniziasse a compiere una serie di movimenti di fuga e di lotta, ma quei movimenti rimanessero ad un livello embrionale. Come una persona arravviata che, invece di tirare un pugno, si limitasse a chiudere la mano a pugno e ad irrigidire i muscoli delle spalle.
Incuriosito da questa caratteristica somatica, iniziò a fare domande e ad accompagnare il trattamento verbale cognitivo con degli esercizi fisici. Attraverso la pratica di questi esercizi il paziente ricordò di essere stato aggredito da un orso bianco nel corso di una battuta di caccia e di essersi salvato solo per miracolo.
Da qui Peter Levine tirò fuori una teorizzazione del trauma che ha le sue radici nella biologia, nella fisiologia e nella psicologia. La teoria afferma, in sostanza, che di fronte ad un pericolo la reazine naturale è quella di fuggire o combattere. Se, però, la situazione non consente nessuna delle due alternative, la risposta di un organismo vivente è quella del "freezing", del congelamento (sostanzialmente un "fare il morto" sperando che l'aggressore se ne vada). L'intervento di una risposta di freezing è automatico, inconsapevole e porta con sé il blocco degli impulsi motori di fuga/lotta.
La cosa interessante è che l'individuazione dei movimenti rimasti bloccati e la riattivazione degli scehmi affettivo-motori ad essi collegati porta alla risoluzione della patologia in assenza di qualsiasi elaborazione verbale.
Perché è interessante questo tipo di trattamento? Per molti motivi.
Anche perché pone problemi teorici non da poco. In psicoanalisi si tende, di fatto, a ricondurre la reazione ad un avvenimento alla struttura di personalità del paziente (come dire:"Se il paziente ha reagito in quel modo è perché la sua storia, la sua struttura di personalità, non gli consentivano di reagire in altro modo"). Si tende, quindi, a riportare all'interno del paziente il motivo per cui una persona ha reagito in un dato modo ad una variazione ambientale esterna. Ma il lavoro di Peter Levine pone secondo me una notevole ipoteca sulla validità di un procedimento del genere.
Se anche questo ricondurre alla struttura ed agire sulla struttura avesse una validità universale, fatta eccezione per gli stati traumatici e dissociativi, occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza.
Mi fermo qui, per ora. Qualche descrizione dell'approccio di Levine è disponibile in italiano. Qui: levine trauma
Alcuni documenti video (interviste ecc.) li trovate su YouTube: YouTube - Peter Levine Interview: Trauma Proofing Your Kids
Una sua descrizione delle basi teoriche del trattamento dei disturbi traumatici la trovate qui: http://www.kientalerhof.ch/cms01/ima...aumalevine.pdf (in inglese)
Buona vita
Guglielmo







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... come ben sai
sono un'esperta...
