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  1. #46
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Perdonatemi se vado a pezzetti qua e là e non riprendo i discorsi di tutti gli intervenuti. Provo a sollevare una questione ulteriore.

    Parto da quanto afferma Gieko:
    se il soggetto si esprime mediante strutture (insiemi di "traiettorie" in base a cui si organizza il soggetto, degli "attrattori" per usare la terminologia del caos), il metodo si deve spostare sull'organizzazione in sè, e l'interpretazione diviene rimando di quest'ultima. E' il paradigma di fondo utilizzato ad essere profondamente diverso.
    Ma siamo sicuri che in ogni caso si tratti di organizzazione e di strutture? Sto pensando alla clinica del trauma e degli stati dissociativi. Persino Freud fu costretto a classificare i disturbi di origine traumatica in un gruppo separato di patologie (le "nevrosi attuali", contrapposte alle "psiconevrosi"). Ora, non so se qualcuno ha mai sentito parlare (o letto qualcosa) di Peter Levine, uno psicologo che si è formato inizialmente come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, sulla scia di Beck, e che ha sviluppato poi un metodo interessante, efficace, basato sul corpo e sul movimento e dedicato al trattamento degli stati traumatici e degli stati dissociativi.

    Tutto è partito negli anni '60 quando uno psichiatra suo collega gli inviò un paziente eskimese che soffriva di disturbi d'ansia e di attacchi di panico. Non sapendo come trattarlo, tentò con le tecniche di rilassamento, adottando il rilassamento progressivo. Il che fece sì che, alla prima seduta, si scatenasse un attacco di panico in grande stile.
    Nel corso di quella seduta, Levine osservò una serie di "micromovimenti muscolari" curiosi ed interessanti. Era come se quel paziente iniziasse a compiere una serie di movimenti di fuga e di lotta, ma quei movimenti rimanessero ad un livello embrionale. Come una persona arravviata che, invece di tirare un pugno, si limitasse a chiudere la mano a pugno e ad irrigidire i muscoli delle spalle.

    Incuriosito da questa caratteristica somatica, iniziò a fare domande e ad accompagnare il trattamento verbale cognitivo con degli esercizi fisici. Attraverso la pratica di questi esercizi il paziente ricordò di essere stato aggredito da un orso bianco nel corso di una battuta di caccia e di essersi salvato solo per miracolo.

    Da qui Peter Levine tirò fuori una teorizzazione del trauma che ha le sue radici nella biologia, nella fisiologia e nella psicologia. La teoria afferma, in sostanza, che di fronte ad un pericolo la reazine naturale è quella di fuggire o combattere. Se, però, la situazione non consente nessuna delle due alternative, la risposta di un organismo vivente è quella del "freezing", del congelamento (sostanzialmente un "fare il morto" sperando che l'aggressore se ne vada). L'intervento di una risposta di freezing è automatico, inconsapevole e porta con sé il blocco degli impulsi motori di fuga/lotta.

    La cosa interessante è che l'individuazione dei movimenti rimasti bloccati e la riattivazione degli scehmi affettivo-motori ad essi collegati porta alla risoluzione della patologia in assenza di qualsiasi elaborazione verbale.

    Perché è interessante questo tipo di trattamento? Per molti motivi.
    Anche perché pone problemi teorici non da poco. In psicoanalisi si tende, di fatto, a ricondurre la reazione ad un avvenimento alla struttura di personalità del paziente (come dire:"Se il paziente ha reagito in quel modo è perché la sua storia, la sua struttura di personalità, non gli consentivano di reagire in altro modo"). Si tende, quindi, a riportare all'interno del paziente il motivo per cui una persona ha reagito in un dato modo ad una variazione ambientale esterna. Ma il lavoro di Peter Levine pone secondo me una notevole ipoteca sulla validità di un procedimento del genere.

    Se anche questo ricondurre alla struttura ed agire sulla struttura avesse una validità universale, fatta eccezione per gli stati traumatici e dissociativi, occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza.

    Mi fermo qui, per ora. Qualche descrizione dell'approccio di Levine è disponibile in italiano. Qui: levine trauma

    Alcuni documenti video (interviste ecc.) li trovate su YouTube: YouTube - Peter Levine Interview: Trauma Proofing Your Kids

    Una sua descrizione delle basi teoriche del trattamento dei disturbi traumatici la trovate qui: http://www.kientalerhof.ch/cms01/ima...aumalevine.pdf (in inglese)

    Buona vita

    Guglielmo
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  2. #47
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ma siamo sicuri che in ogni caso si tratti di organizzazione e di strutture?
    Mi stupisce non poco questa tua posizione. Certamente si tratta sempre di processi di organizzazione (dell'esperienza) che valgono anche in casi di eventi esterni con elevato gradiente di perturbazione.
    Ritornare ad una teoria del trauma come quella che descrivi non mi sembra proprio la soluzione.
    Ritieni veramente che questa sarebbe una posizione sostenibile?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    La cosa interessante è che l'individuazione dei movimenti rimasti bloccati e la riattivazione degli scehmi affettivo-motori ad essi collegati porta alla risoluzione della patologia in assenza di qualsiasi elaborazione verbale.
    Siamo più o meno al modello dell'abreazione. Quindi la cosa desta parecchie perplessità.

    Saluti
    gieko

  3. #48
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi riferisco al fatto che l'agente terapeutico dell'interpretazione non è solo ed unicamente la parola e la simbolizzazione che essa comporta. E' più che altro la risonanza con il campo e il rendere presente la funzionalità patogena della struttura. Non è la messa in parola in sè che permette tutto ciò.

    Saluti

    Che differenza c'é tra "ridondanza" della struttura patogena nei processi interattivi di diverso tipo che avvengono nel campo e "risonanza" della struttura stessa - di entrambi nel qui ed ora - "con" il campo? Se c'é, dato che in precedenti post hai utilizzato l'altro termine (ridondanza).
    Oppure la risonanza é qualcosa che può sostanziare la ridondanza della struttura patogena, rendendola via via più "presente a sé stessa" e trasformabile?
    Gaia

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  4. #49
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Domanda per tutti: come vengono ed andrebbero considerati e "trattati", teoricamente, secondo voi i movimenti a volte piccolissimi delle persone catatoniche o quasi catatoniche che preannunciano un "ritorno" possibile verso la coscienza e riformulazione di linguaggi "altri" per favorire il passaggio ad un linguaggio (e pensiero, insieme al pensiero e linguaggio corporeo) orale più facilmente condivisibile?
    Gaia

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  5. #50
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Domanda per tutti: come vengono ed andrebbero considerati e "trattati", teoricamente, secondo voi i movimenti a volte piccolissimi delle persone catatoniche o quasi catatoniche che preannunciano un "ritorno" possibile verso la coscienza e riformulazione di linguaggi "altri" per favorire il passaggio ad un linguaggio (e pensiero, insieme al pensiero e linguaggio corporeo) orale più facilmente condivisibile?
    Non lo so. Ma la domanda è più che interessante. Ci penso, poi ti scrivo.

    Grazie. Bello avere spunti di questo genere!

    Buona vita
    Guglielmo
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  6. #51
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Cara francesca, questa è la questione di fondo. Per molte teorie contemporanee non è più sostenibile una visione dell'essere umano basata su concetti come "energia", "scarica", "pulsione" e così via. Il modello cosiddetto "idraulico" non ha sufficiente validità e il contesto epistemico in cui ci muoviamo oggigiorno è profondamente cambiato.
    Il fattore terapeutico non può più essere individuato nella scarica di energie.

    Saluti
    Caro Gieko, vorrei riprendere il discorso.
    Si parla di rimozione, ma nessuno si chiede come essa possa realizzarsi a livello fisiologico oltre che psichico. La nevrosi non si manifesta solo a livello di sintomi e disagi psichici, ma anche attraverso alterazioni fisiologiche dell'organismo che denotano una sofferenza psichica: ad esempio gli occhi non brillano, sono inespressivi, i movimenti sono impacciati o frenetici, i muscoli sono ipotonici...per non parlare poi della cura della persona: chi sta male psicologicamente ha, quasi sempre, un aspetto trasandato, o sopra le righe, è obeso o troppo magro, ha problemi di insonnia e sessuali. L'aspetto fisico del disturbo psichico è il tramite che ci consente di arrivare ai sintomi; senza contenuto il simbolo fisico non ha significato, non ha consistenza( vedi cadavere), ma il quadro clinico corporeo consente di arrivare ai contenuti psichici in esso cifrati. Ecco perchè una terapia che interviene direttamente sul corpo può essere una via efficace e rapida per alleviare e liberare il paziente dei suoi problemi anche a quel livello strutturale cui tu fai sempre riferimento. Un'evoluzione psichica non può avvenire a prescindere dal corpo. Pazienti con dissociazioni molto marcate psiche-soma o con difficoltà di simbolizzazione, ristabilendo un contatto con determinate parti del corpo, possono recuperare anche quelle funzioni psichiche che appaiono irrimediabilmente perdute.La connessione tra somatico e psichico rivaluta il corpo analizzato nella sua potenzialità di raggiungere e fare trapelare dimensioni inconsce.
    Un altro efficace fattore terapeutico di questo approccio terapeutico, da non sottovalutare, consiste nel fatto che il terapeuta prendendosi cura del paziente col contatto fisico, gli permette di elaborare, come fa una madre col figlio, contenuti e traumi che altrimenti rimarrebbero involuti, facendoli emergere e rivivere in tempi sorprendentemente rapidi. Una ragazza anoressica che pesava 30 chili e che per tutti i medici era spacciata, è stata salvata da un'infermiera che prendendola in braccio e cullandola, a poco a poco è riuscita a farla alimentare.

    La psicoanalisi classica, con le sue rigide regole di neutralità dell'analista e l'assoluto divieto di offrire al paziente un aggancio con la realtà per le sue proiezioni, aggira o sottovaluta l'aspetto somatico-corporeo, contenendosi nell'ambito della " talking cure", le terapie centrate sul corpo invece effettuono una scelta diversa, un percoso opposto, ma sicuramente in entrambi i casi il fattore terapeutico fondamentare e insostituibile rimarrà sempre la relazione paziente- terapeuta.
    Tanti ciao.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  7. #52
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Caro Gieko, vorrei riprendere il discorso.
    Cara francesca, ti invito a riprendere partendo da una riflessione su ciò che hai scritto. Qual'è il modello di fondo, quale l'ipotesi sul funzionamento dell'essere umano, prosposto dai tuoi esempi? Pensiamoci su, e poi vediamo quale sia il suo grado di sostenibilità.

    Saluti
    gieko

  8. #53
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    vorrei riprendere il discorso.
    Si parla di rimozione, ma nessuno si chiede come essa possa realizzarsi a livello fisiologico oltre che psichico. La nevrosi non si manifesta solo a livello di sintomi e disagi psichici, ma anche attraverso alterazioni fisiologiche dell'organismo che denotano una sofferenza psichica: ad esempio gli occhi non brillano, sono inespressivi, i movimenti sono impacciati o frenetici, i muscoli sono ipotonici...per non parlare poi della cura della persona: chi sta male psicologicamente ha, quasi sempre, un aspetto trasandato, o sopra le righe, è obeso o troppo magro, ha problemi di insonnia e sessuali. L'aspetto fisico del disturbo psichico è il tramite che ci consente di arrivare ai sintomi; senza contenuto il simbolo fisico non ha significato, non ha consistenza( vedi cadavere), ma il quadro clinico corporeo consente di arrivare ai contenuti psichici in esso cifrati. Ecco perchè una terapia che interviene direttamente sul corpo può essere una via efficace e rapida per alleviare e liberare il paziente dei suoi problemi anche a quel livello strutturale cui tu fai sempre riferimento. Un'evoluzione psichica non può avvenire a prescindere dal corpo. Pazienti con dissociazioni molto marcate psiche-soma o con difficoltà di simbolizzazione, ristabilendo un contatto con determinate parti del corpo, possono recuperare anche quelle funzioni psichiche che appaiono irrimediabilmente perdute.

    La psicoanalisi classica, con le sue rigide regole di neutralità dell'analista e l'assoluto divieto di offrire al paziente un aggancio con la realtà per le sue proiezioni, aggira o sottovaluta l'aspetto somatico-corporeo, contenendosi nell'ambito della " talking cure", le terapie centrate sul corpo invece effettuono una scelta diversa, un percoso opposto, ma sicuramente in entrambi i casi il fattore terapeutico fondamentare e insostituibile rimarrà sempre la relazione paziente- terapeuta.
    Tanti ciao.
    Ciao Francesca, ma cosa ti fa dedurre che la psicoanalisi aggira o sottovaluta l'aspetto somato -psichico?
    Forse lo rifesrisci al "concreto" contatto fisico? Oppure al "a volte" necessario sollievo sintomatologico - rispetto a problemi gravi che compromettono ad es., la salute fisica per poter intraprendere un percorso analitico?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 06-09-2009 alle ore 12.05.05
    Gaia

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  9. #54
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Cara francesca, ti invito a riprendere partendo da una riflessione su ciò che hai scritto. Qual'è il modello di fondo, quale l'ipotesi sul funzionamento dell'essere umano, prosposto dai tuoi esempi? Pensiamoci su, e poi vediamo quale sia il suo grado di sostenibilità.

    Saluti
    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Ciao Francesca, ma cosa ti fa dedurre che la psicoanalisi aggira o sottovaluta l'aspetto somato -psichico?
    Forse lo rifesrisci al "concreto" contatto fisico? Oppure al "a volte" necessario sollievo sintomatologico - rispetto a problemi gravi che compromettono ad es., la salute fisica per poter intraprendere un percorso analitico?
    Non ritengo che il linguaggio del corpo e l'esperienza corporea nell'incontro tra analista e paziente siano trascurate. Quello che desidero sottolineare è che esistono casi di pazienti per i quali la terapia della parola in analisi, sembra arrivare solo alle loro "teste" e non ad un livello più profondo, a toccare il "cuore o le viscere". Con questi pazienti l'analisi dei sogni ad esempio non è mai efficace. Marion Woodman ha iniziato i suoi workshop con il corpo perchè aveva giustamente capito che "là dove la scissione tra corpo e spirito è così profonda che gli istinti ne vengono danneggiati, la psiche può sì produrre delle immagini terapeutiche, ma l'energia istintuale non riesce a collegarsi con esse". In questi casi, quando dopo anni di psicoanalisi i sintomi persistono, perchè non provare a sviluppare tecniche di esperienza corporea da combinare con quelle della psicologia analitica? Sostiene M. Jacoby che, oltre alla problematica della scissione corpo-spirito, ci sono persone che, come accennavo nel post precedente, non riescono a sviluppare la loro funzione simbolica-il "come se"- a causa di ferite e traumi(vedi l'articolo di Levine riportato da willy) che derivano da un rapporto primario con la madre (o da altri fattori). Esse possono solo afferrare ciò che è concreto, in quanto in questi casi la psiche trasmette il proprio messaggio concretizzandolo in un disturbo somatico e il "dialogo con il corpo" è dunque l'unico importantissimo strumento per la loro comprensione e guarigione.
    Ritengo dunque che molti pazienti potrebbero trarre giovamento da un lavoro corporeo in aggiunta all'analisi, con delle sedute private con terapeuti del corpo pur continuando il loro percorso analitico

    Per ripetere quello che sostiene Willy: "occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza".
    Ciao
    FRANCESCA

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  10. #55
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Non ritengo che il linguaggio del corpo e l'esperienza corporea nell'incontro tra analista e paziente siano trascurate. Quello che desidero sottolineare è che esistono casi di pazienti per i quali la terapia della parola in analisi, sembra arrivare solo alle loro "teste" e non ad un livello più profondo, a toccare il "cuore o le viscere". Con questi pazienti l'analisi dei sogni ad esempio non è mai efficace. Marion Woodman ha iniziato i suoi workshop con il corpo perchè aveva giustamente capito che "là dove la scissione tra corpo e spirito è così profonda che gli istinti ne vengono danneggiati, la psiche può sì produrre delle immagini terapeutiche, ma l'energia istintuale non riesce a collegarsi con esse". In questi casi, quando dopo anni di psicoanalisi i sintomi persistono, perchè non provare a sviluppare tecniche di esperienza corporea da combinare con quelle della psicologia analitica? Sostiene M. Jacoby che, oltre alla problematica della scissione corpo-spirito, ci sono persone che, come accennavo nel post precedente, non riescono a sviluppare la loro funzione simbolica-il "come se"- a causa di ferite e traumi(vedi l'articolo di Levine riportato da willy) che derivano da un rapporto primario con la madre (o da altri fattori). Esse possono solo afferrare ciò che è concreto, in quanto in questi casi la psiche trasmette il proprio messaggio concretizzandolo in un disturbo somatico e il "dialogo con il corpo" è dunque l'unico importantissimo strumento per la loro comprensione e guarigione.
    Ritengo dunque che molti pazienti potrebbero trarre giovamento da un lavoro corporeo in aggiunta all'analisi, con delle sedute private con terapeuti del corpo pur continuando il loro percorso analitico

    Per ripetere quello che sostiene Willy: "occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza".
    Ciao

    Grazie della risposta; con alcune specificazioni, ora é molto più chiaro il senso del tuo discorso, in particolare quando parli di aspetti che sembrano arrivare "solo alla testa" durante alcune analisi.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  11. #56
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Non ritengo che il linguaggio del corpo e l'esperienza corporea nell'incontro tra analista e paziente siano trascurate. Quello che desidero sottolineare è che esistono casi di pazienti per i quali la terapia della parola in analisi, sembra arrivare solo alle loro "teste" e non ad un livello più profondo, a toccare il "cuore o le viscere". Con questi pazienti l'analisi dei sogni ad esempio non è mai efficace. Marion Woodman ha iniziato i suoi workshop con il corpo perchè aveva giustamente capito che "là dove la scissione tra corpo e spirito è così profonda che gli istinti ne vengono danneggiati, la psiche può sì produrre delle immagini terapeutiche, ma l'energia istintuale non riesce a collegarsi con esse". In questi casi, quando dopo anni di psicoanalisi i sintomi persistono, perchè non provare a sviluppare tecniche di esperienza corporea da combinare con quelle della psicologia analitica? Sostiene M. Jacoby che, oltre alla problematica della scissione corpo-spirito, ci sono persone che, come accennavo nel post precedente, non riescono a sviluppare la loro funzione simbolica-il "come se"- a causa di ferite e traumi(vedi l'articolo di Levine riportato da willy) che derivano da un rapporto primario con la madre (o da altri fattori). Esse possono solo afferrare ciò che è concreto, in quanto in questi casi la psiche trasmette il proprio messaggio concretizzandolo in un disturbo somatico e il "dialogo con il corpo" è dunque l'unico importantissimo strumento per la loro comprensione e guarigione.
    Ritengo dunque che molti pazienti potrebbero trarre giovamento da un lavoro corporeo in aggiunta all'analisi, con delle sedute private con terapeuti del corpo pur continuando il loro percorso analitico

    Per ripetere quello che sostiene Willy: "occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza".
    Ciao

    Riprendendo il tuo discorso, volevo introdurre un ulteriore problema. Cosa potrebbe succedere in quei casi in cui la stessa struttura dell'individuo é "tenuta insieme" soprattutto in situazioni di rapporti interpersonali pressanti o comunqe ricollegabili ad aree di funzionamento simbolico-psichico non ancora sviluppate ma potenziali, da "una regressione verso un funzionamento percettivo-somatico arcaico", agendo "direttamente " sul corporeo? Non potrebbe crearsi, ad es. - non é logicamente un assoluto, ma riferito ad eventualità - una ulteriore "frattura" tra psichico e somatico e se si, quanto e come, sarebbe poi "riparabile" (brutto termine, ma rende l'idea), attraverso un lavoro simbolico sul piano verbale? Finalizzato ad una ristrutturazione? Oppure considerereste più adeguato un lavoro congiunto su entrambi i versanti?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 07-09-2009 alle ore 11.57.19
    Gaia

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  12. #57
    Banned
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    "occorrerebbe, quantomeno, che esistesse una teoria psicoanalitica in grado di distinguere tra quanto è riconducibile ad una questione di struttura e quanto dipende da altre caratteristiche. Il che porterebbe a classificazioni diverse delle patologie e a modalità diverse di approccio ad esse in funzione del campo di appartenenza"
    Cito di nuovo willy perché secondo me è già il concetto di "struttura" in questo ambito che è poco chiaro. A quale struttura ci si vuol riferire?
    Se ad esempio una persona in un momento non sa giocare a golf, e dopo impara a giocare a golf molto bene, la sua "struttura" è cambiata?
    Questi cambiamenti a mio avviso sono tutt'altro che superficiali (ho notato che gieko parla spesso di "cambiamenti profondi") ma non mi sembra che li si ottenga tramite soltanto l'ausilio di certe "interpretazioni", altro concetto comunque un po' vago.
    Secondo me poi anche l'idea di dover frustrare i bisogni è qualcosa di sbagliato, un bisogno porta con sé l'esigenza di sviluppare certe capacità, e se in parte non lo si soddisfa queste capacità non le si svilupperà mai: come si fa ad imparare a masticare se non si ha mai nulla da mangiare?
    Come si fanno a sviluppare certe capacità affettive se non si ha mai a disposizione un "oggetto" col quale poterle sviluppare?
    Se c'è un qualche "deficit" non lo si colmerà certo frustrando ogni bisogno, a questo ci ha già pensato l'esistenza in passato. Può darsi ad esempio che "essere accuditi" faccia sviluppare la capacità di "accudire" e frustrare ancora una volta questo bisogno, invece di migliorare la situazione relazionale di un individuo peggiora le cose, magari è mancato qualcosa prima per poter "costruire certe capacità" e questo qualcosa continua a mancare ora, ma il comprendere questa dinamica non basta, riflettere sull'assenza di certe esperienze non ci può far conoscere realmente in cosa consistono, bisognerebbe poter acquisire in qualche modo certe esperienze.
    Qualcosa non ha funzionato, ma se non si rimuove qualche ostacolo ora, adesso, mi chiedo davvero come si debba fare a migliorare.
    Abbracciare, accarezzare, toccare, anche esprimere la rabbia in modo efficace per difendersi o attaccare. Siamo sicuri che frustrare il desiderio di contatto di un paziente sia utile? Siamo sicuri che una relazione diadica sia sufficiente? Spesso bisogna agire ora, adesso, per migliorare concretamente, "pensare di agire" o "esprimere il desiderio di far qualcosa" e "avere la possibilità di agire nel concreto" non sono la stessa cosa.

    Un saluto

  13. #58
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Cito di nuovo willy perché secondo me è già il concetto di "struttura" in questo ambito che è poco chiaro. A quale struttura ci si vuol riferire?
    Carissimo, con tutto il rispetto, ma non è detto che ciò che non è chiaro a te, non sia chiaro in tutto l'ambito. Abbiamo detto innumerevoli volte che col termine struttura ci si riferisce all'organizzazione inconscia della personalità, alle forme che le motivazioni inconsce prendono in un soggetto, alle conformazioni del mondo intra ed intersoggettivo.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se ad esempio una persona in un momento non sa giocare a golf, e dopo impara a giocare a golf molto bene, la sua "struttura" è cambiata? Questi cambiamenti a mio avviso sono tutt'altro che superficiali (ho notato che gieko parla spesso di "cambiamenti profondi") ma non mi sembra che li si ottenga tramite soltanto l'ausilio di certe "interpretazioni", altro concetto comunque un po' vago.
    Imparare a giocare a golf significa apprendere sequenze di movimenti, affinare i processi muscolari per dosare la forza in modo corretto, etc... Come avrai capito non si tratta di un cambiamento di strutture inconsce del soggetto, nè tantomeno di modifiche profonde, relative cioè all'organizzazione di base del soggetto. Detto in altre parole: una persona mantiene la sua personalità anche dopo aver imparato a giocare a golf.
    Per il resto vale quanto detto sopra per quelle che definisci "certe interpretazioni" che sono invece interpretazioni psicoanalitiche, ovvero specifici dispositivi di intervento utili per porre la struttura patogena inconscia all'attenzione del soggetto.
    Ci sono letteralmente migliaia tra articoli e monografie che parlano di questi argomenti, quindi un certo livello di precisione è presente, almeno per gli addetti ai lavori.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Abbracciare, accarezzare, toccare, anche esprimere la rabbia in modo efficace per difendersi o attaccare. Siamo sicuri che frustrare il desiderio di contatto di un paziente sia utile? Siamo sicuri che una relazione diadica sia sufficiente? Spesso bisogna agire ora, adesso, per migliorare concretamente, "pensare di agire" o "esprimere il desiderio di far qualcosa" e "avere la possibilità di agire nel concreto" non sono la stessa cosa.
    Secondo quella che è l'esperienza della psicoanalisi, che si è cimentata a partire dai pionieri (Ferenczi in primis) con questi aspetti e continua a confrontarcisi, non è l'abbraccio o la carezza a determinare cambiamenti tali da permettere al soggetto di colmare eventuali deficit. Nessuno poi impedisce al paziente di agire concretamente, dato che in analisi non si è direttivi. Il processo interpretativo aiuta però molto nell'agire in modo diverso e migliore per il soggetto.

    Saluti
    gieko

  14. #59
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Riprendendo il tuo discorso, volevo introdurre un ulteriore problema. Cosa potrebbe succedere in quei casi in cui la stessa struttura dell'individuo é "tenuta insieme" soprattutto in situazioni di rapporti interpersonali pressanti o comunqe ricollegabili ad aree di funzionamento simbolico-psichico non ancora sviluppate ma potenziali, da "una regressione verso un funzionamento percettivo-somatico arcaico", agendo "direttamente " sul corporeo? Non potrebbe crearsi, ad es. - non é logicamente un assoluto, ma riferito ad eventualità - una ulteriore "frattura" tra psichico e somatico e se si, quanto e come, sarebbe poi "riparabile" (brutto termine, ma rende l'idea), attraverso un lavoro simbolico sul piano verbale? Finalizzato ad una ristrutturazione? Oppure considerereste più adeguato un lavoro congiunto su entrambi i versanti?
    Rosa cara, non saprei come risponderti ... come ben sai sono un'esperta...
    Se affronto qualche argomento più impegnativo, mi affido innanzi tutto alla mia esperienza di paziente e poi mi documento un pò su testi specializzati per capire meglio e farmi un'opinione personale a riguardo.
    Ma alla fine siete voi esperti che mi illuminate!!!,
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  15. #60
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Rosa cara, non saprei come risponderti ... come ben sai sono un'esperta...
    Se affronto qualche argomento più impegnativo, mi affido innanzi tutto alla mia esperienza di paziente e poi mi documento un pò su testi specializzati per capire meglio e farmi un'opinione personale a riguardo.
    Ma alla fine siete voi esperti che mi illuminate!!!,

    Francesca, tu mi hai fornito uno spunto per fare un'altra domanda su un'argomento molto interessante: la risposta, chiaramente, é aperta a tutti, non é che sei "obbligata" a darla direttamente tu, anche perché so che é un pò difficile già in teoria, anche se non é escludibile che tu possa darne una tua personale comunque ben gradita

    Ciao
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

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