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  1. #31
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    10-02-2006
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    Tra le Alpi e gli Appennini
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    Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?

    Citazione Originalmente inviato da Barbacarlo84 Visualizza messaggio
    Ciao a tutti, scusate se m'intrometto "bruscamente" in questa discussione, ma la trovo molto avvincente e stimolante e vorrei proporre la mia visione della questione. Vorrei partire da alcuni "punti fermi" (che, in realtà, potrebbero non essere affatto fermi!). Cercherò di essere molto "conservativo", così da evitare di esporre questioni sulle quali non siano tutti d'accordo.

    1) Attualmente, non possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata dall'attività neurale

    2) Parimenti, attualmente non è possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata in tutto e per tutto dalla sola attività mentale

    3) Non pare possibile, ora come ora, ridurre la mente al cervello o viceversa

    4) E' possibile, tramite determinati tipi di manipolazioni neurobiologiche, osservare dei cambiamenti significativi e duraturi nel comportamento, come anche nel grado e nel campo di coscienza.

    5) Attività "mentali", come la meditazione e la psicoterapia, sembrano avere "ricadute" anche a livello (neuro)biologico.

    6) Una qualche relazione tra ciò che chiamiamo "mente" e ciò che chiamiamo "corpo" sembra innegabile.

    Detto ciò, vorrei proporvi la mia ipotesi.
    A mio avviso, una Persona può necessitare di diversi tipi di stimoli. Alcuni di questi stimoli possono determinare, ad un qualche livello di analisi (per esempio quello prettamente fisiologico) reazioni simili, o apparentemente identiche. Facciamo un piccolo - e fittizio - esempio.
    Il Dott. Pinco Pallo decide di valutare quale dei suoi fantastici psicofarmaci determini reazioni neuroendocrine più simili a quelle scatenate dalla semplice condivisione sociale delle eseprienze emotive. Scopre,dopo molteplici e difficoltose ricerche che il Suppalazoperam ci si avvicina molto. Et voilà, problema risolto. Con questo meraviglioso farmaco, possiamo evitare tutte le noie di metterci a parlare con qualcuno, di aprirci, confidarci ecc.
    Il fatto interessante, secondo me, è che, senza scomodare la Psicologia, ciò non ha senso nemmeno da un punto di vista fisiologico. Se ammettiamo - e riesce difficile evitarlo! - che l'essere umano sia un organismo estremamente complesso, nella sua globalità, dobbiamo anche supporre che lo scatenamento di certe reazioni fisiologiche che MIMANO quelle date da un certo tipo di pratica sociale non possano essere confuse, a livello fenomenologico, con la pratica sociale stessa, a livello di esperienza soggettiva. Motivare una persona ad aprirsi e a condividere le proprie emozioni significa, quantomeno, aiutarla quello che si chiama "passaggio di stato", nei termini dei sistemi complessi: cambiano le intenzioni, i desideri, le aspettative, le valutazioni cognitive ed emotive di sè stessi e degli altri e, soprattutto, cambia il rapporto con l'ambiente circostante; in questo caso specifico, possiamo aspettarci che la persona si rapporti diversamente con gli altri, cerchi diversi tipi di feedback, modifichi la propria disponibilità a manifestare certi stati emotivi, possa fare esperienza di fenomeni che prima conosceva molto poco o non conosceva affatto (da parte degli altri, come compassione, comprensione, consigli, ascolto, abbracci, diverso tipo di intimità ecc.). Come se non bastasse, tutto questo processo non sarebbe indotto, ovviamente, ma aiutato: è la persona che decide di fare o non fare certe cose, solo sulla base delle informazioni che ha disposizione e di una volontaria decisione di imparare ad "elaborare le informazioni" in modo radicalmente diverso (nel caso di una psicoterapia).
    Ora, l'unico caso in cui tutto ciò possa essere ottenuto tramite una manipolazione farmacologica è quello di annullare la volontà delle persona in modo stabile, rendendolo uno schiavo.
    In questo modo, però, la discussione non esiste più: abbiamo trasformato la persona in un fantoccio. Ce l'avevano già fatta, anche se in modo un po' estremo, un po' di tempo fa i lobotomisti

    O anche in modo più tenue con l'ipotesi del "condizionamento ideale" a fini "socialmente utili" negli USA, agli inizi del '900

    Per concludere, a me pare difficilissimo immaginare che i farmaci possano sostituire in toto ciò che ora chiamiamo "psicoterapia". [
    U]guardacaso infatti, ormai anche gli psichiatri più organicisti, vi ricorrono, anche se in genere, con la collaborazione di un collega psicoterapeuta.[/U]

    Un discorso leggermente diverso vale per le manipolazioni genetiche, penso...ma è un territorio sul quale, francamente, penso che si sappia ancora così poco...indi, evito speculazioni sulla genetica

    Buonanotte!
    .....................................

    Buongiorno!

    Precisiamo però - anche se credo non dovrebbe servire - che il discorso non é contro l'utilità terapeutica dei farmaci in sé, quando utili e necessari, in alcuni casi di crisi e/o per permettere l'accesso all'approccio psicoterapeutico in alcune persone in certi momenti (ad es. come indicazione sui generis inizialmente) e con le dovute cautele che essi richiedono.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  2. #32
    Partecipante Assiduo
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    139

    Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    .....................................

    Buongiorno!

    Precisiamo però - anche se credo non dovrebbe servire - che il discorso non é contro l'utilità terapeutica dei farmaci in sé, quando utili e necessari, in alcuni casi di crisi e/o per permettere l'accesso all'approccio psicoterapeutico in alcune persone in certi momenti (ad es. come indicazione sui generis inizialmente) e con le dovute cautele che essi richiedono.
    Esatto, certo: ad ogni strumento la sua funzione ,ci mancherebbe!
    Ultima modifica di Barbacarlo84 : 08-09-2009 alle ore 14.13.29

  3. #33
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Non esiste una corrispondenza tra il livello neurochimico e quello psichico, forse ti sfugge questo passaggio.
    Per il resto, l'intervento sulla struttura di personalità è una necessità legata a fattori epistemici, teorici e di metodo, cosa che ormai quasi tutti gli orientamenti considerano.
    Il problema del "togliere del tutto voce al sintomo" è, secondo me, piuttosto rilevante, perchè significa colludere con gli aspetti patologici della struttura non elaborandoli. Uno psicofarmaco in grado di eliminare completamente i sintomi potrebbe quindi essere più dannoso che utile.
    Comunque vai tranquillo, non si arriverà mai a creare un farmaco simile, semplicemente perchè i sintomi riemergono (magari sotto altra forma) sorretti dalla struttura sottostante che non può essere modificata se non con la psicoterapia.

    Saluti
    Caro Gieko, concordo perfettamente su tutto, ma ti chiedo: se alcuni sintomi persistono anche dopo anni di psicoanalisi, non potrebbe significare che gli aspetti patologici della struttura di quel paziente non si possono cambiare?
    Se l'obiettivo primario è sempre quello dell'efficacia terapeutica e del benessere del paziente, l'analista che si rende conto che i risultati terapeutici tardano ad arrivare, non può dire no agli psicofarmaci per alleviare il malessere del paziente che chiede solo di stare bene e non gli interessa, anzi desidera "togliere voce ai sintomi".
    Ciao
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  4. #34
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Scusa gieko, siccome questo tuo post, é un pò inquietante relativamente agli approcci che vorrebbero rendere la psicoterapia equivalente alla psicofarmacologia, mi portesti qualche esempio di tali approcci?
    Anche perché l'interrogarsi del soggetto e l'interrogarsi "insieme" é fondamentale in psicoterapia.
    Grazie
    Ciao rosa, scusa se rispondo solo ora. Mi riferisco agli approcci che sostengono a tutt'oggi che è importante il solo cambiamento sintomale. Non sono così d'accordo che "l'interrogarsi del soggetto e l'interrogarsi "insieme" é fondamentale in psicoterapia" sia alla base di tutti gli approcci contemporanei. C'è chi ha detto: "guardarsi dentro fa male". Vedi un po' tu...

    Saluti
    gieko

  5. #35
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: psicofarmacoterapia, perchè no?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Caro Gieko, concordo perfettamente su tutto, ma ti chiedo: se alcuni sintomi persistono anche dopo anni di psicoanalisi, non potrebbe significare che gli aspetti patologici della struttura di quel paziente non si possono cambiare?
    Se l'obiettivo primario è sempre quello dell'efficacia terapeutica e del benessere del paziente, l'analista che si rende conto che i risultati terapeutici tardano ad arrivare, non può dire no agli psicofarmaci per alleviare il malessere del paziente che chiede solo di stare bene e non gli interessa, anzi desidera "togliere voce ai sintomi".
    Ciao
    Certo francesca, ci sono aspetti strutturali talmente radicati, con cui il soggetto è talmente identificato che necessiterebbero di lavori straordinari e di tempi adeguati, non sempre possibili. Da questo punto di vista ritengo che, una volta chiariti questi aspetti con l'analisi, non ci sia nulla di particolarmente sbagliato nel utilizzare altri metodi (farmaci, yoga, etc...).

    Saluti
    gieko

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