Ciao a tutti, scusate se m'intrometto "bruscamente" in questa discussione, ma la trovo molto avvincente e stimolante e vorrei proporre la mia visione della questione. Vorrei partire da alcuni "punti fermi" (che, in realtà, potrebbero non essere affatto fermi!

). Cercherò di essere molto "conservativo", così da evitare di esporre questioni sulle quali non siano tutti d'accordo.
1) Attualmente, non possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata dall'attività neurale
2) Parimenti, attualmente non è possibile sostenere che la struttura di personalità sia determinata in tutto e per tutto dalla sola attività mentale
3) Non pare possibile, ora come ora, ridurre la mente al cervello o viceversa
4) E' possibile, tramite determinati tipi di manipolazioni neurobiologiche, osservare dei cambiamenti significativi e duraturi nel comportamento, come anche nel grado e nel campo di coscienza.
5) Attività "mentali", come la meditazione e la psicoterapia, sembrano avere "ricadute" anche a livello (neuro)biologico.
6) Una qualche relazione tra ciò che chiamiamo "mente" e ciò che chiamiamo "corpo" sembra innegabile.
Detto ciò, vorrei proporvi la mia ipotesi.
A mio avviso, una Persona può necessitare di diversi tipi di stimoli. Alcuni di questi stimoli possono determinare, ad un qualche livello di analisi (per esempio quello prettamente fisiologico) reazioni simili, o apparentemente identiche. Facciamo un piccolo - e fittizio - esempio.
Il Dott. Pinco Pallo decide di valutare quale dei suoi fantastici psicofarmaci determini reazioni neuroendocrine più simili a quelle scatenate dalla semplice condivisione sociale delle eseprienze emotive. Scopre,dopo molteplici e difficoltose ricerche che il Suppalazoperam ci si avvicina molto. Et voilà, problema risolto. Con questo meraviglioso farmaco, possiamo evitare tutte le noie di metterci a parlare con qualcuno, di aprirci, confidarci ecc.
Il fatto interessante, secondo me, è che, senza scomodare la Psicologia, ciò non ha senso nemmeno da un punto di vista fisiologico. Se ammettiamo - e riesce difficile evitarlo! - che l'essere umano sia un organismo estremamente complesso, nella sua globalità, dobbiamo anche supporre che lo scatenamento di certe reazioni fisiologiche che MIMANO quelle date da un certo tipo di pratica sociale non possano essere confuse, a livello fenomenologico, con la pratica sociale stessa, a livello di esperienza soggettiva. Motivare una persona ad aprirsi e a condividere le proprie emozioni significa, quantomeno, aiutarla quello che si chiama "passaggio di stato", nei termini dei sistemi complessi: cambiano le intenzioni, i desideri, le aspettative, le valutazioni cognitive ed emotive di sè stessi e degli altri e, soprattutto, cambia il rapporto con l'ambiente circostante; in questo caso specifico, possiamo aspettarci che la persona si rapporti diversamente con gli altri, cerchi diversi tipi di feedback, modifichi la propria disponibilità a manifestare certi stati emotivi, possa fare esperienza di fenomeni che prima conosceva molto poco o non conosceva affatto (da parte degli altri, come compassione, comprensione, consigli, ascolto, abbracci, diverso tipo di intimità ecc.). Come se non bastasse, tutto questo processo non sarebbe indotto, ovviamente, ma aiutato: è la persona che decide di fare o non fare certe cose, solo sulla base delle informazioni che ha disposizione e di una volontaria decisione di imparare ad "elaborare le informazioni" in modo radicalmente diverso (nel caso di una psicoterapia).
Ora, l'unico caso in cui tutto ciò possa essere ottenuto tramite una manipolazione farmacologica è quello di annullare la volontà delle persona in modo stabile, rendendolo uno schiavo.
In questo modo, però, la discussione non esiste più: abbiamo trasformato la persona in un fantoccio.
Ce l'avevano già fatta, anche se in modo un po' estremo, un po' di tempo fa i lobotomisti

O anche in modo più tenue con l'ipotesi del "condizionamento ideale" a fini "socialmente utili" negli USA, agli inizi del '900
Per concludere, a me pare difficilissimo immaginare che i farmaci possano sostituire in toto ciò che ora chiamiamo "psicoterapia". [
U]
guardacaso infatti, ormai anche gli psichiatri più organicisti, vi ricorrono, anche se in genere, con la collaborazione di un collega psicoterapeuta.[/U]
Un discorso leggermente diverso vale per le manipolazioni genetiche, penso...ma è un territorio sul quale, francamente, penso che si sappia ancora così poco...indi, evito speculazioni sulla genetica
Buonanotte!