Io non ho parlato quasi da nessuna parte di inconscio (negli ultimi messaggi non ho citato proprio questo termine), sei stato tu adesso ad introdurre questo concetto interpretando quello che ho scritto in questo modo. In fin dei conti se penso qualcosa dipenderà anche da come sono costituito adesso, non conosco nei minimi dettagli il mio funzionamento o le svariate organizzazioni sottostanti, io non sono onnisciente, perciò buona parte dei miei vari tipi di organizzazione resteranno non coscienti, ossia non conosciuti da me, quindi non è certo il concetto di inconscio che volevo criticare o mettere in discussione.Originalmente inviato da luigi
Che siamo organizzati in svariati modi è ovvio, ed è ovvio anche che non li conosciamo tutti (molti risultano non coscienti), quello che metto in dubbio è che tutti i disturbi di personalità siano descrivibili grazie a certi tipi di organizzazioni o strutture nascoste uniformi e conformi a certi tipi di personalità.
Insomma non mi convince il fatto che se esiste una qualche similarità al livello di personalità di due individui, debba esistere anche una forte similarità tra i modelli di organizzazione da descrivere utili per determinare strategie di modifica della personalità di questi due individui.
Un "modello di terapia perturbativo" (chiamiamolo così) come quello che propone gieko potrebbe andare bene in certi casi, in altri magari risulta più efficace un modello che tenga presenti le capacità cognitive e le abilità dell'individuo, in altri un modello vicino all'idea del blocco di certi impulsi. Un tipo di personalità timida, ad esempio, non è detto che possa essere modificata facendo uso del "modello perturbativo": la timidezza, un insieme di tratti di personalità presenti in diversi individui potrebbe sia dipendere da una qualche forma di inibizione o blocco di certi impulsi, sia dall'assenza effettiva di certe capacità relazionali perché non le si è mai sviluppate. Entrambi questi modelli potrebbero andare bene a seconda dei casi, non è detto che debba esistere un unico modello che vada bene per descrivere tutto anche se superficialmente si notano caratteristiche comuni.
Tornando all'esempio della chiarezza della pelle, se si vuole trasformare un individuo dalla pelle scura in uno dalla pelle chiara in certi casi basterà non far prendere troppo sole a questo individuo, in altri i sistemi di modifica risulteranno più complicati perché dipenderanno da altri modelli di organizzazione.
Insomma quello che non mi convince è il fatto che si assume che debba esistere una organizzazione strutturale tale che ad un cambiamento di caratteristiche caratteriali debba corrispondere una modifica di una parte di questa struttura (che sia più o meno nascosta al soggetto non importa).
Poi se la struttura ha come elementi direttamente le caratteristiche caratteriali e non è qualcosa di distinto dal raggruppamento di queste usato per descrivere il disturbo di personalità risulterebbe ovvio poi che "per modificare il carattere di un individuo bisogna modificare il carattere di questo individuo", ma così ricadiamo in un'affermazione banalmente tautologica che non spiega nulla.
Che una qualche organizzazione vada modificata è ovvio, quale organizzazione vada modificata ed in che modo vada modificata però lo è un po' meno.
Questo è quello che volevo dire. Spero di essere riuscito a spiegarmi.
Un saluto







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, hanno una personalità "recalcitrante".
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