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  1. #91
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Scusami, Ikaro. Perché non dovremmo occuparcene?

    Sia chiaro. Si può scegliere, decidere, di cosa occuparsi e di cosa no. Ma sapendo spiegare le ragioni per cui si sceglie in un senso o in un altro.

    Inoltre, la mia affermazione era inserita in un quadro piuttosto preciso, riguardante la possibilità di una relazione biunivoca tra somatico e mentale, laddove a me pare che per Gieko la relazione sia univoca.

    Ma se il soggetto è unitario e va oltre le sue componenti, ne deriva (secondo me) che le sue componenti si influenzano a vicenda, e che le influenze non possono essere unidirezionali.

    Poi, oh, non muore nessuno se abbiamo convinzioni diverse in proposito...

    Buona vita

    Guglielmo
    Anzi Willy, direi che a livello scientifico, per evolvere é vitale.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  2. #92
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ne deduco che scrivo in cinese.
    Mi spiace, il cinese, specialmente il dialetto mandarino, è una mia prerogativa di scrittura.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Anche al mio occhio ingenuo risulta forte la differenza tra "fonte di informazioni" e "referente unitario di esperienza". Non mi pare siano la stessa cosa.

    Resto in attesa di comprendere quali possano essere, al di fuori dei sensi - che sono sensi corporei - le fonti di informazioni sul mondo esterno ed interno. Non esiste percezione o sensazione che non provenga dal somatico.
    Appunto: se il soggetto è un referente unitario, come si può pensare che i sensi siano unicamente corporei? C'è un organizzazione emotiva complessa che comprende il somatico e lo psichico. Il soma è un elemento interfacciante, ma è il soggetto ad essere l'unità complessa che va considerata, perchè non esisterebbe percezione e senso senza mente.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Inoltre, la mia affermazione era inserita in un quadro piuttosto preciso, riguardante la possibilità di una relazione biunivoca tra somatico e mentale, laddove a me pare che per Gieko la relazione sia univoca.

    Ma se il soggetto è unitario e va oltre le sue componenti, ne deriva (secondo me) che le sue componenti si influenzano a vicenda, e che le influenze non possono essere unidirezionali.
    Altrochè unidirezionale... Mi pare che sia piuttosto unidirezionale affermare che il soma sia l'unico tramite con il mondo interno (!!) e con il mondo esterno. In una visione pienamente relazionale i sottosistemi sono necessari uno all'altro, sono aspetti differenti in cui si organizza il sistema complesso che è il soggetto. Ad esso dobbiamo riferirci.

    Saluti
    gieko

  3. #93
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Scusami, Ikaro. Perché non dovremmo occuparcene?

    Sia chiaro. Si può scegliere, decidere, di cosa occuparsi e di cosa no. Ma sapendo spiegare le ragioni per cui si sceglie in un senso o in un altro.

    Inoltre, la mia affermazione era inserita in un quadro piuttosto preciso, riguardante la possibilità di una relazione biunivoca tra somatico e mentale, laddove a me pare che per Gieko la relazione sia univoca.

    Ma se il soggetto è unitario e va oltre le sue componenti, ne deriva (secondo me) che le sue componenti si influenzano a vicenda, e che le influenze non possono essere unidirezionali.

    Poi, oh, non muore nessuno se abbiamo convinzioni diverse in proposito...
    Mi sa che scriviamo tutti in cinese!

  4. #94
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Mi sa che scriviamo tutti in cinese!

    Caro, a parte l'inghippo della lingua... ormai i tuoi interventi su ops sono come il volo di Ikaro: spericolati e fugaci.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  5. #95
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Certo Rosa, questo è uno dei principi di funzionamento dei sistemi dinamici, un'interazione continua che comporta un livello sempre crescente di complessificazione. Siamo lontani dall'omeostasi però, tendiamo per natura alla "dissipazione" (Prigogine), ma contemporaneamente continuiamo ad affermare la struttura. In questo senso siamo intrinsecamente relazionali: in continuo scambio con altri sistemi, pur mantenendo l'identità. I sistemi viventi si muovono al "margine del caos" (Kauffman).

    Saluti
    In effetti, non intendevo omeostasi nel senso classico, ma nel senso di "omeostasi dinamica" (anche se non é esattamente il termine più appropriato) per esprimere il concetto di sistema che pur "rimanendo chiuso" per sopravvivere, continua ad evolvere e a "creare" - che é effettivamente diverso dal "semplice" mantenimento di equilibrio rispetto alle necessarie fluttuazioni nell'ambito di questo discorso -attraverso l'interazione tra livelli del sistema stesso e con l'ambiente; forse il termine più vicino potrebbe essere più "stabilità dinamica". (?)
    Grazie mille per la risposta e per i riferimenti.
    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 11-09-2009 alle ore 08.07.48
    Gaia

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  6. #96
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Appunto: se il soggetto è un referente unitario, come si può pensare che i sensi siano unicamente corporei? C'è un organizzazione emotiva complessa che comprende il somatico e lo psichico. Il soma è un elemento interfacciante, ma è il soggetto ad essere l'unità complessa che va considerata, perchè non esisterebbe percezione e senso senza mente.
    Ma a tutti voi è chiaro cosa significa dire che "il soggetto è un referente unitario"? A tutti voi è chiaro cosa sia un'"organizzazione complessa"?
    Ho notato che il termine "complesso" ricorre spesso, ma "complesso" è una qualità che si applica a cosa? Una struttura? Se è così cosa significa dire che "una struttura è complessa"?

    Secondo me non è difficile osservare che preso un qualsiasi oggetto lo si può strutturare ed organizzare in modo astratto in svariati modi, prendete un armadio, dividetelo al livello ideale in ante, cassetti, mensole ed indicate certe relazioni che questi oggetti intrattengono tra loro (la relazione ad esempio "essere connessi tramite certi dispositivi metallici"): così facendo otteniamo un'organizzazione, una struttura. Tenete presente però che l'organizzazione evidenziata non coincide con l'armadio, l'organizzazione è una delle tante strutture in cui può essere, diciamo così, dissezionato l'armadio. Potremmo prendere in considerazione non un'anta o una mensola come elementi base dell'organizzazione, ma pezzi che hanno parti in comune all'anta ed alla mensola, così facendo però metteremmo in evidenza un'altra organizzazione dell'armadio che coesiste con la prima. Non solo possono coesistere diversi livelli di organizzazione (o strutture) che si inglobano, ma possono coesistere organizzazioni distinte.
    Insomma non è vero che se strutturiamo un oggetto in un modo non possano coesistere altre organizzazioni diverse da quella che abbiamo preso in considerazione di primo acchito per certi nostri scopi (o per certi nostri gusti personali).

    Detto questo, però voglio capire meglio quando una struttura dovrebbe risultare "complessa", occhio e croce una struttura la possiamo indicare tramite un dominio di enti (gli elementi della struttura) ed un gruppo di proprietà e relazioni che "connettono" questi enti, ora diamo una definizione di "struttura complessa", cosa deve verificarsi affinché una struttura risulti complessa? Io ancora non l'ho capito . E' possibile fare degli esempi con dei grafi con un numero finito di nodi di "strutture complesse" (si riescono a rappresentare molti tipi di strutture tramite i grafi)? Oppure una "struttura complessa" deve essere costituita necessariamente da un'infinità di elementi?

    Non mi si dica di nuovo come al solito che bisogna andare a guardare il funzionamento di un animale o un uomo, aggiungendo poi che questi sono costituiti da "strutture complesse", ho chiarito sopra che un ente non ha appioppata in automatico una sua struttura (non ci sono manuali di istruzioni standard per "montaggio" e "smontaggio"), bisogna indicare quali pezzi e quali relazioni devono essere presi in considerazione.

    Qua bisogna chiarire le cose prima di tutto al livello teorico (e per me non lo sono per niente) e soltanto dopo magari andare ad osservare che questo o quell'ente (organico o inorganico non importa) sono "strutturati in modo complesso".

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-09-2009 alle ore 23.52.53

  7. #97
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    E' possibile fare degli esempi con dei grafi con un numero finito di nodi di "strutture complesse" (si riescono a rappresentare molti tipi di strutture tramite i grafi)? Oppure una "struttura complessa" deve essere costituita necessariamente da un'infinità di elementi?
    Lacan ci ha provato, soprattutto nell'ultimo decennio del suo insegnamento, facendo ricorso alla topologia e all'utilizzo di grafi e modalità di annodamento della struttura. Personalmente però sono ben lontano dall'avere idee chiare in proposito, ma se ti interessa posso indicarti qualche lettura.

    Saluti,
    ikaro

  8. #98
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Caro charlie, a parte che la gentilezza è un optional quando chiedi qualcosa, non essendo tu del settore è chiaro che molti concetti non ti siano chiari. Non puoi pretendere di chiarirti almeno 30 anni di studi e ricerche su un forum, nè pretendere che ti si faccia lezioni tenute in corsi di specializzazione. Se desideri ti si possono dare riferimenti bibliografici che potrebbero orientarti in questo campo. Poi si può discutere di dubbi più specifici e basati su conoscenze condivise. Ma molto dipenderà anche da quanto sei disposto ad accantonare le tue convinzioni ed aprirti alle teorie altrui.
    Ad ogni modo faccio ancora qualche notazione:

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ho notato che il termine "complesso" ricorre spesso, ma "complesso" è una qualità che si applica a cosa? Una struttura? Se è così cosa significa dire che "una struttura è complessa"?
    Si definiscono "complesse" le strutture che sono lontane dall'equilibrio omeostatico, hanno carattere "dissipativo" e pertanto sono in continuo scambio con altri sistemi pur mantenendo la propria configurazione. Sono inoltre strutture sensibili alle condizioni iniziali e per questo il loro comportamento non è prevedibile. Tra chi ha scritto su questo tema c'è Ilya Prigogine, premio Nobel per la fisica nel 1977. Ti posso consigliare il suo Le leggi del caos (Laterza, 1992). Come puoi immaginare non è il primo che passa nè uno sprovveduto. Probabilmente qualcosa da insegnare ce l'avrà.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    E' possibile fare degli esempi con dei grafi con un numero finito di nodi di "strutture complesse" (si riescono a rappresentare molti tipi di strutture tramite i grafi)? Oppure una "struttura complessa" deve essere costituita necessariamente da un'infinità di elementi?
    Sistemi complessi più "semplici" sono già stati matematizzati, sui testi trovi riferimenti precisi.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Non mi si dica di nuovo come al solito che bisogna andare a guardare il funzionamento di un animale o un uomo, aggiungendo poi che questi sono costituiti da "strutture complesse", ho chiarito sopra che un ente non ha appioppata in automatico una sua struttura (non ci sono manuali di istruzioni standard per "montaggio" e "smontaggio"), bisogna indicare quali pezzi e quali relazioni devono essere presi in considerazione.
    Io lo ribadisco fermamente, perchè solo i sistemi viventi sono complessi. Qundi i riferimenti al mondo non vivente cui ti rifai di continuo non hanno alcun senso.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 11-09-2009 alle ore 12.27.59
    gieko

  9. #99
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da ”gieko”
    Si definiscono "complesse" le strutture che sono lontane dall'equilibrio omeostatico, hanno carattere "dissipativo" e pertanto sono in continuo scambio con altri sistemi pur mantenendo la propria configurazione. Sono inoltre strutture sensibili alle condizioni iniziali e per questo il loro comportamento non è prevedibile.
    Ma grosso modo si tratta di sistemi dinamici? Il fatto che ci sono condizioni iniziali ricorda un po’ cose del genere e non tanto delle strutture.

    Citazione Originalmente inviato da ”gieko”
    Sistemi complessi più "semplici" sono già stati matematizzati, sui testi trovi riferimenti precisi.
    Ad esempio? Il sistema di equazioni noto come “attrattore di Lorenz” va bene come esempio di sistema dinamico complesso? Sì o no?

    Se la risposta è sì, puoi spiegarmi cosa significa dire che questo sistema è “lontano dall’equilibrio omeostatico” ed ha carattere “dissipativo”.

    Riguardo alla sensibilità rispetto alle condizioni iniziali non saprei bene di preciso cosa significa (è un’altra cosa che va definita in maniera più stringente).
    Se ad esempio prendiamo in considerazione il seguente sistema discreto (che potremmo immaginare adatto per descrivere il moto rettilineo in modo discreto, cioè “a scatti”, di un oggetto molto piccolo):

    vx(n + 1) = vx(n)
    vy(n + 1) = vy(n)

    x(n + 1) = x(n) + vx(n)
    y(n + 1) = x(n) + vy(n)

    Condizioni iniziali: vx(0) = a, vy(0) = b, x(0) = c, y(0) = d.

    accade che certe variazioni della “velocità iniziale” (di a o b) in questo sistema produrranno, dopo un qualsiasi numero i di iterazioni (prendendo cioè un i intero positivo piccolo a piacere diverso da 0), delle variazioni nelle coordinate della posizione x(i), y(i). A lungo andare le differenze (se le due “traiettorie” non sono parallele) tra le posizione diverranno sempre maggiori.
    Probabilmente “Sistemi sensibili alle condizioni iniziali” non significa che ci sono delle variazioni di evoluzione in corrispondenza di certe variazioni delle condizioni iniziali, ma allora, se si è leggermente critici è facile capire che è un concetto che può essere interpretato nei più svariati modi, è necessario renderlo intelligibile, più stringente e meno relativo a quel che pensa chi legge questa definizione, cosa sia questa “sensibilità del sistema riguardo a piccole variazioni”.
    Sono effettivamente fuori tema, comunque chiunque ne abbia voglia e non si scocci può inviarmi in privato le risposte.

    Per il resto rispondo con l’epilogo del libro “la rivoluzione dimenticata”

    Epilogo

    Gli scienziati che tra la seconda meta del XIX secolo e l’inizio del XX crearono cio che viene generalmente considerata la scienza moderna, uomini cioè come Helmholtz Boltzmann Poincarè o ancora Born, avevano ricevuto una formazione “classica”, della quale era parte essenziale la geometria euclidea, che trasmetteva il metodo dimostrativo e la capacita di usare consapevolmente modelli teorici del mondo concreto.
    Uno degli scopi di questo saggio è quello di suggerire che possa esservi un legame tra la crisi del rapporto con la civiltà classica e la crisi della scienza, che, seguendo quella di altri settori della cultura, ha accelerato i tempi negli ultimi decenni del XX secolo. Oggi, mentre il filo che ci legava all’antica civiltà rischia di spezzarsi definitivamente, l’irrazionalismo sembra aver conseguito vittorie che Bohr non avrebbe neppure sospettato: astrologi e maghi di ogni tipo non hanno solo conquistato il grande pubblico, ma anche posizioni di prestigio impensabili ancora pochi anni fa.
    Anche nei licei europei (come era già avvenuto in quelli americani) l’antico metodo dimostrativo sta scomparendo insieme alla geometria euclidea che ne aveva fornito da sempre il supporto. Come in epoca imperiale, i concetti teorici, avulsi dalle teorie in cui hanno il proprio significato e considerati oggetti reali la cui esistenza appare solo all’iniziato, vengono usati per la stupefazione del pubblico. Nei corsi di fisica lo studente (che in genere non conosce più le basi sperimentali dell’eliocentrismo o della teoria atomica, che accetta sulla sola base del principio di autorità) viene assuefatto a una complessa e misteriosa mitologia, con orbitali che si ibridano tra loro, sfuggenti quark, voraci e inquietanti buchi neri e un Big Bang creatore: tutti oggetti introdotti in teorie che gli sono totalmente ignote e che non hanno alcuna relazione comprensibile con fenomeni a lui accessibili. La teoria dell’evoluzione biologica basata sulla selezione naturale è invece, allo stesso tempo, contestata sempre più da biologi creazionisti e bandita da un numero crescente di scuole degli Usa. Poiché in questo caso si tratta di una teoria che (almeno nelle sue linee fondamentali) è basata su concetti semplici ed è illustrabile con un’abbondante fenomenologia, il suo abbandono a favore di teorie mitiche è metodologicamente coerente con l’accettazione passiva di buchi neri e Big Bang. Il metodo “scientifico” così trasmesso consiste nell’accettazione passiva del mistero e delle contraddizioni e nella rinunzia a spiegazioni razionali della realtà. L’Italia è all’avanguardia nel processo che stiamo descrivendo; per esempio siamo stati i primi a usare il termine teorema come sinonimo di fandonia calunniosa dedotta con sofismi.
    La diffusa ignoranza della storia del pensiero e il mito di un progresso continuo consentono di presentare gli argomenti contro il vecchio razionalismo come superiori in quanto nuovi. In realtà non si tratta di argomenti recenti, ma, in buona sostanza, della riproposizione delle stesse polemiche antirazionalistiche che nei primi secoli della nostra era avevano accompagnato la fine della scienza antica. Le versioni divulgate al grande pubblico della meccanica quantistica si sono sempre basate sull’antica scelta di accettare una descrizione contraddittoria della realtà.
    Più di recente si è diffusa l’idea che la realtà sia troppo complessa per essere capita da menti umane, una concezione anch’essa gia vittoriosa nei primi secoli della nostra era. I propugnatori del nuovo irrazionalismo ostentano particolare disprezzo verso teorie quali la logica classica o la geometria euclidea. Evidentemente il nemico da battere è ancora lo stesso.
    L’irrazionalismo si diffonde sempre più anche tra gli scienziati. La concezione di una successione di nascite e morti di universi (evidentemente reciprocamente inconoscibili) è stata sostenuta da un premio Nobel per la fisica, probabilmente inconsapevole di riecheggiare idee di Anassimandro: un significativo incontro tra chi procedeva verso la scienza e chi, provenendone, si muove nella direzione opposta. L’idea che il nostro Universo possa essere il prodotto dell’attività razionale di un normale individuo appartenente a un altro Universo, sorta dalla contaminazione di elementi religiosi e fantastici e sfruttata in tanti racconti di fantascienza, è stata fatta propria dall’astrofisico Edward Harrison. La speranza che i buchi neri possano costituire una sorta di passaggio tra due diversi punti del lo spazio-tempo (oppure, per chi lo preferisce, tra universi paralleli) è nata anch’essa nella fantascienza popolare, ma sembra oggi assorbita anche da alcuni cosmologi. Il premio Nobel per la chimica Kary Mullis ha pensato di usare la sua tecnica di duplicazione del DNA per produrre a ritmo industriale reliquie di divi defunti. Anche in questo caso residui scientifici vengono usati all’interno di un quadro concettuale che solo ottimisticamente può definirsi alto- medievale. L’attuale crisi della scienza non può essere analizzata in questa sede. Occorrerebbe almeno un altro libro per inserire i casi qui accennati in una spirale coerente di degrado basata sulle influenze reciproche che, a mio parere, legano strettamente la crescita esponenziale del numero dei ricercatori e degli articoli scientifici pubblicati, l’abbassamento, anch’esso esponenziale, del loro livello medio, il ruolo crescente di mode scientifiche effimere, l’imporsi del relativismo nel dibattito epistemologico e la profonda trasformazione del ruolo sociale della scienza, che si sposta sempre più dalla produzione al consumo. Le analogie con la fine della scienza antica potrebbero facilmente moltiplicarsi. Ricordiamo solo l’esodo degli scienziati dall’ex Unione Sovietica, che ha annientato istantaneamente una delle scuole scientifiche più prestigiose del ventesimo secolo, e l’inizio della “caccia allo scienziato” negli Usa due eventi con strette e sinistre analogie nella storia antica.
    È dubbio che il metodo scientifico, avulso dalla cultura che lo aveva generato, possa sopravvivere a lungo nel terzo millennio. La moderna tecnologia può accelerare i processi accennati, ma ben difficilmente potrebbe sopravvivere al loro compimento.
    Io cerco di fare esempi semplici e comprensibili, ho mostrato qualche post fa come le avarie di un carrello possano dipendere da motivi diversi. Non so perché poi quando si passa ad analizzare il funzionamento di certi dispositivi umani mi si dice che le cose devono cambiare perché un essere umano è "un sistema complesso", ora quello che voglio capire è che tipo di ragionamento c'è alla base di questa affermazione, io continuo a non comprendere, sarò pure legnoso ma se poi anche io rispondessi, senza mostrare perché, che le cose stanno come dico io perché "il sistema è complesso"?
    Dove sono gli argomenti? Dov'è la connessione logica tra 1) "la complessità di un sistema con cui si descrive un certo tipo di evoluzione dell'organismo" e 2) "l'impossibilità che certi dispositivi interni possano restare guasti a causa di motivi attuali diversi" e perciò necessitare di interventi di cura distinti?
    Se la prima affermazione è vera la seconda dev'essere vera?
    Perché?
    Si usi la definizione di "sistema complesso" e si passi tramite una serie di passaggi logici alla conclusione, questo lo si dovrebbe poter fare credo, se poi è "complesso" anche l'argomento ed è tutto così "complesso" che non si può riuscire mai a capire nulla, allora mi chiedo: chi afferma queste cose come ha fatto ad arrivare a conoscerle?

    Io non mi fido molto del ricorso all'autorità: l'uso continuo di argomenti come "ha vinto il nobel dunque quel che la tale persona dice è sensato e corretto" è estremamente pericoloso.

    Voglio andare a vedere se è davvero sensato e corretto quel che si dice, se è così reggerà a tutte le critiche ed i possibili urti indipendentemente dai premi che ha ricevuto la persona che ha detto quel che ha detto.

    Secondo qualcuno questo è un metodo sbagliato? Allora io voglio persistere nell'errore agli occhi di chi la pensa così.

    Un saluto a tutti
    Ultima modifica di Char_Lie : 13-09-2009 alle ore 09.36.19

  10. #100
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    E' giusto non fidarsi dell'autorità e cercare di capire, però forse conviene che si abbia un terreno di discussione comune.
    Qui http://www.opsonline.it/forum/psicol...ari-90189.html ho postato una bibliografia sull'apporto dei sistemi dinamici in psicoanalisi. Per le altre domande ti rinvio alla lettura di Prigogine o alle numerosissime risorse che trovi su internet, come ad esempio:
    - Struttura dissipativa - Wikipedia
    - Sistema complesso - Wikipedia
    - Attrattore - Wikipedia
    - Epistemologia della complessità - Wikipedia
    - Teoria del caos - Wikipedia
    Buona lettura, nell'augurio che la volontà di persistere non superi la volontà di comprendere.

    Saluti
    gieko

  11. #101
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Aggiungo solo che gli attrattori, tra cui quello da te indicato, sono le "orbite" su cui si muovono i sistemi complessi, non i sistemi stessi. Riportato alla situazione clinica si potrebbe equiparare gli attrattori alle modalità con elevato gradiente di stabilità di espressione della struttura, cioè le "orbite" lungo cui si muove.
    gieko

  12. #102
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Per riprendere il tema del Thread, volevo porre una domanda.
    Come agireste con i pazienti che presentano sintomo somatici derivanti da una primitiva frattura funzioni mentali e funzioni corporee, date alcune situazioni che potrebbero delinearsi in due modi:
    1) Come sintomi fisici senza riscontri fisiologici obiettivi
    2) sintomi fisici derivati da problemi inerenti problematiche organiche reali che dopo terapie considerate appropriate per il caso o, alternativamente, in caso ad es. di fratture ossee che pur trattate, tardano a ricomporsi, cicatrizzarsi o, ancora, si mostra nel soggetto una tendenza a ri- fratturarsi in quel punto o arto. Pazienti che sia nel caso
    1 che 2, sono stati indirizzati sia ad un intervento medico del caso che psicoterapeutico ma ciononostante:

    a) persistono nella sintomatologia da cui derivano ulteriori sofferenze
    b) Non hanno parole appropriate per esprimere ciò che il loro (e con il) corpo cerca di affermare?

    Grazie a tutti
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 14-09-2009 alle ore 06.48.53
    Gaia

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  13. #103
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Io cerco di fare esempi semplici e comprensibili, ho mostrato qualche post fa come le avarie di un carrello possano dipendere da motivi diversi. Non so perché poi quando si passa ad analizzare il funzionamento di certi dispositivi umani mi si dice che le cose devono cambiare perché un essere umano è "un sistema complesso", ora quello che voglio capire è che tipo di ragionamento c'è alla base di questa affermazione, io continuo a non comprendere, sarò pure legnoso ma se poi anche io rispondessi, senza mostrare perché, che le cose stanno come dico io perché "il sistema è complesso"?
    Scusa Char_lie, ma se non arrivi a capire la differenza tra un carrello e un essere umano, come si può continuare?

  14. #104
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    Riferimento: Acting o espressione di sé?

    Citazione Originalmente inviato da Ikaro
    Scusa Char_lie, ma se non arrivi a capire la differenza tra un carrello e un essere umano, come si può continuare?
    Ikaro anche due esseri umani sono distinti, se ci sono due oggetti qualche differenza ci sarà (se il pricipio di identità degli indiscernibili è vero) ma cosa c'entra?
    Il punto non è che sono differenti: bisogna indicare perché una differenza specifica implica che possa accadere qualcosa nel primo che non può accadere nel secondo.
    Poi le rappresentazioni usate, i sistemi, non coincidono con l'oggetto sono sue strutturazioni, modelli, e quindi sono differenti dall'oggetto descritto, differenza non implica che che sia "tutto differente". Due enti possono avere allo stesso tempo caratteristiche diverse ed altre caratteristiche uguali.
    Anche un essere umano ha articolazioni ossee ad esempio, qualcosa che è molto simile a dei dispositivi meccanici, qualcosa che viene curata in certi casi con sistemi simili a quelli con cui viene riparato un vile carrello della spesa.
    Quello che volevo dire è questo: se un dispositivo così semplice come la rotazione di una ruota attorno ad un perno può non funzionare (ossia attivarsi) per motivi diversi, figuriamoci i dispositivi complicati di cui sono dotati gli organismi viventi!!!

    Che ci sia un disturbo uguale (ossia qualcosa che è rappresentato tramite un raggruppamento di sintomi) in due individui non implica che esista un solo sistema di cura molto uniforme del disturbo, ossia un unico modello che vada bene per rappresentare le cause da rimuovere che generano i sintomi usati per definire il disturbo

    Certe volte basta analizzare il funzionamento di un'organizzazione più superficiale, usando un modello che non vada in profondità, altre volte bisognerà spostarsi ad analizzare altri livelli di organizzazione che il primo a livello astratto considera unitari. Prendendo una molecola di acqua abbiamo la struttura molecolare, ma abbiamo allo stesso tempo la struttura atomica, ed allo stesso tempo ci sono via via altre strutture che coesistono tutte nell'oggetto. Diverse organizzazioni coestistono, non è detto che l'esistenza di una escluda l'esistenza dell'altra. Pensare poi che si debba trovare un'unica organizzazione che vada bene per spiegare ogni fenomeno può darsi

    1) Che non è possibile
    2) Non è nemmeno auspicabile

    La prima affermazione non ha bisogno di commenti. Riguardo alla seconda io non trovo che sia auspicabile perché dal punto di vista pratico conviene cercare organizzazioni che abbiano validità limitata rispetto al contesto che ci interessa trattare (in fin dei conti ci interessa curare certi disturbi non costruire una teoria del tutto che vada bene).
    Ad esempio descrivere un carrello della spesa tramite la sua struttura atomica potrebbe essere praticamente qualcosa che risulta poi inutilizzabile per sbloccare la ruota.
    Un modello più superficiale non descriverà tutti i fenomeni, ma a noi servono modelli che descrivano solo certi fenomeni in funzione di certi problemi da risolvere.
    Qualora il blocco della ruota dipenda dalla struttura atomica o altre strutture sottostanti, si cercheranno altri modelli per spiegare il blocco e quindi risolvere il problema.
    La meccanica classica che potrebbe far inorridire qualche teorico non ha perso la sua utilità esplicativa in diversi contesti, il fatto che esistano teorie più complete ed onnicomprensive non manda in pensione quelle parziali, senza le quali non potremmo risolvere praticamente alcunché.

    Bisognerebbe provare ad usare le organizzazioni ed i modelli in funzione dei problemi da risolvere e non prima cercare di costruire un modello unitario che dovrebbe andare bene per risolvere qualsiasi problema e cercare di descrivere ogni fenomeno, per questo non sono affatto d'accordo con quello che dice gieko.

    Infine dei macromodelli distinti potrebbero essere unificati soltanto facendo uso di micromodelli particolarmente complicati da trattare, praticamente perciò è preferibile usare più macromodelli semplici da usare in funzione dei loro contesti di applicazione limitati e che al di fuori dei loro contesti di validità limitata risultano scorretti, piuttosto che cercarne uno solo ultra complicato che vada bene sempre.

    La psicologia si occupa di modelli di organizzazione "grandi" (non si sposta ad analizzare livelli molecolari o atomici di organizzazione) all'interno di un contesto limitato, perciò non è detto che in questo campo esista un solo modello che vada bene per descrivere tutti i fenomeni psicologici, perché utilizzerà unità base particolarmente "grandi", così come non è detto che esista un unico modello descrittivo riguardo alla dinamica dei corpi di un certo ordine di grandezza.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 14-09-2009 alle ore 08.50.47

  15. #105
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Che ci sia un disturbo uguale (ossia qualcosa che è rappresentato tramite un raggruppamento di sintomi) in due individui non implica che esista un solo sistema di cura molto uniforme del disturbo, ossia un unico modello che vada bene per rappresentare le cause da rimuovere che generano i sintomi usati per definire il disturbo
    Illuminaci allora, facci capire come, contrariamente a quello che è comunemente ritenuto da tutti gli addetti ai lavori un'acquisizione ormai certa, una configurazione sintomatica similare abbia un'eziopatogenesi competamente differente. Fai un esempio e commenta.

    Saluti
    gieko

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