Mi affaccio timidamente a questo thread di "sfigati",come amorevolmente ci definisce il collega Infermo,dall'alto delle mie spalle coperte da figlia di papà (che immagino sia una definizione che comprende tutti coloro che non sono figli di operai),con la presunzione di esprimermi senza averlo potuto leggere per intero (11 pagine!ma faccio prima a cercarmi un lavoro!).
Non nutrendo alcun interesse nel fare della dietrologia sulle motivazioni che spingono il Buon Infermo a rendere consapevoli gli inconsapevoli, non posso fare a meno di notare che il suo intento di per sè non fa una piega.
Francamente, lo trovo condivisibile, al di là dei modi, degli appellativi poco simpatici, della provocatorietà, degli exursus politici vagamente prolissi.
non vi sembra che questo trampolino di protesta potrebbe, se smussato qua e là, essere ben diverso dai fin troppo noti "Muri del pianto" di questo sito?
Qui, almeno per me, non si tratta di stabilire se si debba o meno rinuciare ai propri sogni, ma di stabilire se vi sia o meno una reale, libera, circolazione di informazioni.
A mio avviso, non c'è.
Siamo così sicuri che le matricole sappiano a cosa vanno incontro?
trovo emblematica la richiesta di una ragazza a metà thread: "pensate che nel privato si possa lavorare, visto che nel pubblico non posso farlo, non avendo fatto ancora l'esame di stato?" (più o meno ha scritto qualcosa del genere).
E poi, mille scontate considerazioni, trite e ritrite,che voi tutti vi farete, immagino:
Come mai gli iscritti in psicologia continuano ad aumentare?
come mai vengono aperte nuove facoltà?
come mai continua ad essere prolifica la proposta di corsi, master, specializzazioni?
come mai leggo ovunque su questo forum che "se non sei figlio di papà e non fai la specializzazione in psicoterapia, non trovi lavoro"? (ehm..spesso non si lavora nemmeno come psicoterapeuti)
come mai leggo sui giornali che "l'occupazione per gli psicologi è aumentata" quando non mi sembra che sia così?
come mai gli operai e gli insegnanti salgono sui tetti e noi non facciamo niente?
come mai ci veniamo a lamentare qui e poi non abbiamo il coraggio di ammetere con i nostri stessi colleghi che non abbiamo un lavoro (parlo di esperienze personali)?
come mai per tutti gli psicoterapeuti la propria scuola di specializzazione è stata perfetta?
perchè il nostro caso non viene portato all'attenzione dei media?
La risposta è una sola ed è quella che, immagino, vi sarete dati anche voi:
Perchè gli interessi in gioco sono così alti che non ci può essere concordanza informativa tra università, media e persone comuni.
lo so, sono considerazioni già fatte, non me ne vogliate.
Secondo me, però, è necessario continuare a farle, ma a voce un po' più alta.
Ad onor del vero, si manca di verità e si nuota nel mare del paradossale:
nonostante un surplus d'informazione (almeno su questo sito), un'informazione vera non c'è.
Io non critico nè chi lascia la nostra professione (o non-professione, a seconda dei casi);
nè chi continua a perseguirla, nonostante mille sacrifici, e soldi spesi(sudati da chi, poco importa)
(tra l'altro, io, almeno per ora, appartengo a questa seconda categoria).
Tanto meno critico chi sceglie psicologia.
Insomma, c'è poco da criticare.
Ma ho la sensazione che non ci sia piena consapevolezza.
Veramente chi si iscrive sa che potrebbe trovarsi a 30, 35, 40 anni senza un lavoro?
veramente si può percepire cosa significhi ritrovarsi a più di 30 anni senza una casa propria e senza una vera autonomia?
massimo rispetto per ogni tipo di scelta, sia chiaro: ma con quanta sicurezza si può affermare di non essersi ritrovati inpantanati nel "Roma aut nihil" di cui parlava qualcuno sopra?
ora, non pretendo di conoscere le verità di tutti e quello che è vero per me può non esserlo per qualcun altro e così via.
La mia verità è che è naturale che chi ha una passione, la segua.
Quello che è andato male a me, del resto, può non andar male ad un altro e viceversa.
Tuttavia so anche che non sempre c'è la passione a guidarci;
e so che la nostra condizione lavorativa è disastrosa, per tutti: psicologi, psicoterapeuti.
Che conosco colleghi, una minoranza in verità, che lavora: che ha pazienti, che lavora nelle scuole.
Che la maggior parte di noi, invece, fa altro, o non fa.
che ci si arrabbatta tra progetti e progettini, un paziente qui, un seminario lì.
Che ci si rende conto di non saper fare altro, e di non avere, in molti casi, nemmeno i titoli per farlo.
E allora:
Siamo così sicuri che urlare la verità sia la stessa cosa che constatare, inter nos?

che forse Infermo volesse salire sui tetti?
E se non lo vuole lui, perchè non lo facciamo noi?

La rivoluzione parte dal basso e forse gli strumenti sono due: la competenza e l'uscire allo scoperto.L'una senza l'altra muore.
che ne pensate?
p.s. facciamo male a non interessarci di politica.é un diritto, un dovere e uno strumento per comprendere il disastro in cui ci troviamo.