
Originalmente inviato da
quattrostracci
Johnny, la questione è molto complicata, perché investe veramente molti campi che portano ad altrettante riflessioni.
Il counseling, quello vero, è altro dall'intervento psicologico e più ancora dall'intervento psicoterapeutico. Per non parlare poi degli altri interventi (medico, pedagogico, etc.).
Secondo me dobbiamo imparare che la pluralità è un valore, e non uno spettro di cui aver paura.
Tanto più se questo è agitato ad arte da varie forze (università, ordine, associazioni di categoria degli psicologi) per nascondere le gravi mancanze della psicologia professionale in Italia.
Parlando proprio papale papale: i disastri attuali della psicologia (troppi laureati, troppi iscritti all'ordine, troppi psicoterapeuti, troppo poco lavoro, psicologi sottopagati, etc.) non sono certo riconducibili né al counseling né alle altre professioni limitrofe alla psicologia (coaching, mediazione familiare, pedagogia, etc.), bensì a chi ha diretto e governato la categoria in questi anni.
Ergo la prima vera rivoluzione deve avvenire dall'interno, non cercando all'esterno il counselor di turno che assurge per gli psicologi al ruolo di unica vera colpa della loro eclissi.