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  1. #31
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Come dicevo, la presa di coscienza non è di certo il motore del cambiamento, almeno in psicoanalisi. Altrimenti potremmo terminare un'analisi anche con una seduta e saremmo tutti più contenti. Il processo è determinato dal lavoro di interpretazione e dai movimenti trasformativi inconsci che provoca. Si lavora quindi sugli aspetti inconsci che permeano il campo analitico, sulle dinamiche che caratterizzano la coppia analitica.

    Saluti
    Caro gieko, ho ripensato alle tue affermazioni e ho alcuni dubbi.
    Intanto non è vero che la presa i coscienza avviene dopo 1 seduta, magari! Siamo tutti molto affezionati alla nostra catapecchia....per rassegnarci ad abbandonarla, ce ne vuole! Ma i miei maggiori dubbi si riferiscono a quello che avviene dopo la messa crisi, la demolizione, l'abbandono. Chi ci aiuta a individuare cosa costruire sul demolito? Certo no l'analista, il quale è stato formidabile ad affiancarti nel radere al suolo la catapecchia, anche perchè era una struttura traballante... Ma c'era, era un punto di riferimento, anche se precario. Adesso a ricostruire ti voglio: qui sei solo davvero. Non ti aiuta nessuno, anzi chi ti sta attorno, paradossalmente ha paura di questo tuo nuovo coraggio e desiderio di cambiamento(gli individui nevrotici sono comodi perchè fragili)e ti paralizza. Le risorse per uscirne fuori, devi trovarle da solo, inventandoti nuovi interessi, recuperando spazi più ampi dove prima non avresti osato entrare, costruendoti nuove relazioni più intriganti e culturalmente adeguate; secondo me è questo il momento più difficile del percorso analitico... Nessun analista neanche il più disponibile e preparato potrà indicarti come riprendere in mano la tua tua vita. E non puoi neanche tornare indietro, perchè ormai sei cambiato, hai rinnegato la catapecchia, l'hai demolita...ora non ti accontenti più di quello che avevi prima, vuoi ben altro, sei cresciuto, ti senti diverso, sei esigente, selettivo e anche le persone che ti stanno accanto le senti estranee perchè non siete cresciuti di pari passo, loro sono rimasti uguali, indietro, e tu ti senti molto solo.
    Ti saluto
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #32
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Anzitutto non bisogna pensare ai processi di analisi e sintesi come momenti separati, come se ci fosse un tempo per la sola demolizione e poi si debba costruire sulle rovine. Sono processi che si devono verificare insieme: per questo motivo parlo di un vissuto di perdita e di uno di guadagno al termine di una buona seduta. Più che sentirsi soli penso che, nell'organizazione di nuove forme strutturali, l'analizzando debba sentirsi autonomo. L'analista è poi sempre presente in questo processo, continuando ad occuparsi degli elementi di resistenza, fino a quando l'analizzando può muoversi in autonomia. Qui il percorso di analisi finisce.
    Non dico che sia semplice, e so bene che possono essere presenti vissuti di solitudine ed incomprensione, che forse possono divenire essi stessi aspetti di resistenza rispetto ad un processo di cambiamento che è in atto e che necessita di tempo per poter essere "famigliare".

    Saluti
    gieko

  3. #33
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    10-02-2006
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Anzitutto non bisogna pensare ai processi di analisi e sintesi come momenti separati, come se ci fosse un tempo per la sola demolizione e poi si debba costruire sulle rovine. Sono processi che si devono verificare insieme: per questo motivo parlo di un vissuto di perdita e di uno di guadagno al termine di una buona seduta. Più che sentirsi soli penso che, nell'organizazione di nuove forme strutturali, l'analizzando debba sentirsi autonomo. L'analista è poi sempre presente in questo processo, continuando ad occuparsi degli elementi di resistenza, fino a quando l'analizzando può muoversi in autonomia. Qui il percorso di analisi finisce.
    Non dico che sia semplice, e so bene che possono essere presenti vissuti di solitudine ed incomprensione, che forse possono divenire essi stessi aspetti di resistenza rispetto ad un processo di cambiamento che è in atto e che necessita di tempo per poter essere "famigliare".

    Saluti
    Il problema però é, in parte, che non tutti gli analisti a livello tecnico-metodologico, agiscono secondo questi criteri, così importanti da far coincedere come fai notare tu. Questo va rilevato così come non sempre molti riescono realmente a cogliere il cosidetto "timing" o punto del discorso, ciò che può far male al soggetto se eccessivo ed al rapporto terapeutico. Anche in base alla soglia di tolleranza individuale. Forse alcune persone quando parlano di certi effetti, potrebbero riferirsi a sensazioni derivanti da questo tipo di processi e "carenze per eccesso".
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  4. #34
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Anzitutto non bisogna pensare ai processi di analisi e sintesi come momenti separati, come se ci fosse un tempo per la sola demolizione e poi si debba costruire sulle rovine. Sono processi che si devono verificare insieme: per questo motivo parlo di un vissuto di perdita e di uno di guadagno al termine di una buona seduta. Più che sentirsi soli penso che, nell'organizazione di nuove forme strutturali, l'analizzando debba sentirsi autonomo. L'analista è poi sempre presente in questo processo, continuando ad occuparsi degli elementi di resistenza, fino a quando l'analizzando può muoversi in autonomia. Qui il percorso di analisi finisce.
    Non dico che sia semplice, e so bene che possono essere presenti vissuti di solitudine ed incomprensione, che forse possono divenire essi stessi aspetti di resistenza rispetto ad un processo di cambiamento che è in atto e che necessita di tempo per poter essere "famigliare".
    Mah, devo dire che non sono particolarmente d'accordo con Gieko in questo caso, in particolare sul punto dell'autonomia che -per come la vedo io- è la versione dell'io forte e autonomo come obiettivo di una psicoanalisi, versione magari un po' rivisitata, ma neanche più di tanto. Sono anche un po' perplesso rispetto alla buona seduta con un vissuto di perdita ed uno di guadagno, perchè va esattemente nella stessa direzione, io credo che la buona seduta possa darsi solo a posteriori, sulla base degli effetti che avrà prodotto nella seduta successiva.

    Saluti,
    ikaro

  5. #35
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Mah, devo dire che non sono particolarmente d'accordo con Gieko in questo caso, in particolare sul punto dell'autonomia che -per come la vedo io- è la versione dell'io forte e autonomo come obiettivo di una psicoanalisi, versione magari un po' rivisitata, ma neanche più di tanto.
    Forse non hai tutti i torti, anche se ci sarebbe molto da dire: in fondo si sostiene un percorso finalizzato a fare in modo che il soggetto sia padrone in casa propria. Bisognerebbe vedere però anche quali sono le critiche da cui ti muovi e quali gli obbiettivi.

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Sono anche un po' perplesso rispetto alla buona seduta con un vissuto di perdita ed uno di guadagno, perchè va esattemente nella stessa direzione, io credo che la buona seduta possa darsi solo a posteriori, sulla base degli effetti che avrà prodotto nella seduta successiva.
    Qui son meno d'accordo, perchè mi riferisco ad un senso successivo alla seduta, i cui effetti emergono chiaramente nella seduta successiva. Ma il soggetto è sempre al lavoro, come ben sai, anche al di fuori dell'analisi.

    Saluti
    gieko

  6. #36
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da viola74
    può esserci una difficoltà ad abbandonare una vecchia struttura anche di fronte ad una migliore perché quella vecchia è ben conosciuta e sperimentata, mentre quella nuova, anche solo per il fatto di essere nuova, può far paura? e in tal caso, cosa succede? è una paura del cambiamento, inconscia, e quindi una resistenza?
    se si lavora su questa paura, il paziente può riuscire ad abbandonare la catapecchia (per restare nella metafora) e utilizzare la nuova casa senza paura o per lo meno con una paura che non sia paralizzante?
    e se si diventa consapevoli di questa paura, può essere sufficiente affrontarla semplicemente pensando, a livello razionale, che la casa nuova è meglio della catapecchia quindi perché averne paura?
    io non credo che possa bastare usare la razionalità, e allora mi chiedo... a questo punto come si procede?
    Beh se si pensa ancora che la vecchia struttura sia più sicura sotto certi aspetti rispetto alla nuova, vuol dire che non si è realmente persuasi che la nuova sia migliore dell'altra, ci sono ancora dei dubbi su come valutare correttamente la cosa, dubbi che bisogna chiarire.
    In queste condizioni non si è realmente persuasi dal punto di vista razionale, forse si usano argomenti con premesse che ci convincono poco oppure si sospetta che si annidano ancora errori di giudizio. Cartesio suggeriva di utilizzare premesse la cui correttezza era chiara ed evidente ed utilizzare passaggi la cui correttezza risultava allo stesso modo chiara ed evidente, se ci sono tutti questi dubbi questa evidenza non c'è affatto.
    L'intuito probabilmente suggerisce che ci sono ancora degli aspetti che non ci convincono in tutto il ragionamento che usiamo per autopersuaderci, qualcosa che non va.

    Cercare di osservare qualcosa, ragionare, valutare, non rappresentano sicuramente emozioni, eppure queste operazioni permettono in svariati casi di modificare il nostro stato emotivo.
    Se si utilizza un argomento che persuade qualcun altro ma non noi stessi, cercando di raccontarci qualcosa ed auto convincerci che questo “nuovo” è sicuramente meglio quando poi non ne siamo persuasi realmente, non è certo perché abbiamo fatto uso della razionalità.
    E’ sbagliato pensare che un discorso i cui passaggi e le cui premesse ci lasciano perplessi, ma che magari viene comunemente accettato debba far presa anche su di noi, questo non significa essere razionali.
    Se ci sono state fornite diverse prove che "la nuova abitazione è sicura" ed abbiamo ancora paura, vuol dire che le prove usate non ci convincono affatto, non siamo realmente persuasi che la nuova struttura sia abbastanza sicura.

    Per me il processo procede al contrario, è la comprensione razionale che modifica certi stati emotivi. Se si ha paura del "nuovo" perché ad esempio è completamente ignoto, è una paura tutto sommato da superare aggiungendo altre informazioni e comprendendo quindi in cosa dovrebbe consistere questo "nuovo" (in fin dei conti potrebbe darsi che sia pericoloso davvero)... Se non le si può aggiungere queste informazioni si continuerà ad aver paura, ed io penso che è anche giusto aver paura, non c'è nulla di irrazionale in tutto questo.

    Mettere piede in un luogo buio dove non si vede nulla e di cui non si sa assolutamente niente non so fino a che punto sia ragionevole, visto che su questo luogo si hanno pochissime informazioni.

    Se anche dove siamo non stiamo ottimamente bene non è mica detto che spostandoci da qualsiasi altra parte troveremo sicuramente qualcosa di meglio: potrebbe succedere anche qualcosa di simile a quello che viene raccontato in quella nota barzelletta... "Ci trovavamo sull'orlo del baratro... Abbiamo fatto un passo avanti" .

    Se si ha paura perché potrebbero esserci grossi pericoli, non è affatto una paura così irrazionale, ed è per questo che prima di affidarci al "nuovo" bisogna valutare bene la situazione in cui dovremmo andare ad inserirci: cambiare, continuo a ripeterlo, non è un bene in sè.

    Per riallacciarci al tema precedente, il tema del "nuovo" contrapposto al "vecchio" è stato usato con successo nel corso della storia da diversi esponenti politici (Berlusconi stesso l’ha usato), ma questo è il solito argomento retorico: "nuovo" significa qualcosa di diverso sotto certi aspetti rispetto a "vecchio", ma non significa che debba essere necessariamente migliore riguardo alle nostre aspettative.
    Proprio i periodi di crisi finiscono col favorire il fiorire dei peggiori governi possibili ed immaginabili perché c'è sempre una buona fetta della popolazione che ama sostenere che "la crisi ci suggerisce che bisogna cambiare". Queste persone però non si chiedono mai davvero se il "sistema nuovo" che dovrebbe andare a sostituire il "vecchio" sia davvero migliore. L'altro sistema magari non era perfetto e lasciava irrisolti grossi problemi, ma magari causava meno disastri del nuovo.

    Bisogna pensare un bel po', ed è su questo versante che siamo tutti un po' deficitari.

    Io perciò voglio sapere cosa bisognerebbe cambiare, cosa si spera di ottenere ed effettuare le mie valutazioni riguardo ai pro ed i contro per poi decidere se per me rappresenta realmente qualcosa di meglio o di peggio.

    Se è meglio davvero per me, dopo questo esame non avvertirò alcun senso di perdita, non ci sarà nessuna resistenza, visto che avrò fatto tutto sommato "un buon affare".

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 09-10-2009 alle ore 13.44.25

  7. #37
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Se si utilizza un argomento che persuade qualcun altro ma non noi stessi, cercando di raccontarci qualcosa ed auto convincerci che questo “nuovo” è sicuramente meglio quando poi non ne siamo persuasi realmente, non è certo perché abbiamo fatto uso della razionalità.

    Per me il processo procede al contrario, è la comprensione razionale che modifica certi stati emotivi. Se si ha paura del "nuovo" perché ad esempio è completamente ignoto, è una paura tutto sommato da superare aggiungendo altre informazioni e comprendendo quindi in cosa dovrebbe consistere questo "nuovo" (in fin dei conti potrebbe darsi che sia pericoloso davvero)... Se non le si può aggiungere queste informazioni si continuerà ad aver paura, ed io penso che è anche giusto aver paura, non c'è nulla di irrazionale in tutto questo.

    Mettere piede in un luogo buio dove non si vede nulla e di cui non si sa assolutamente niente non so fino a che punto sia ragionevole, visto che su questo luogo si hanno pochissime informazioni.

    Se anche dove siamo non stiamo ottimamente bene non è mica detto che spostandoci da qualsiasi altra parte troveremo sicuramente qualcosa di meglio: potrebbe succedere anche qualcosa di simile a quello che viene raccontato in quella nota barzelletta... "Ci trovavamo sull'orlo del baratro... Abbiamo fatto un passo avanti" .

    Se si ha paura perché potrebbero esserci grossi pericoli, non è affatto una paura così irrazionale, ed è per questo che prima di affidarci al "nuovo" bisogna valutare bene la situazione in cui dovremmo andare ad inserirci: cambiare, continuo a ripeterlo, non è un bene in sè.

    Per riallacciarci al tema precedente, il tema del "nuovo" contrapposto al "vecchio" è stato usato con successo nel corso della storia da diversi esponenti politici (Berlusconi stesso l’ha usato), ma questo è il solito argomento retorico: "nuovo" significa qualcosa di diverso sotto certi aspetti rispetto a "vecchio", ma non significa che debba essere necessariamente migliore riguardo alle nostre aspettative.
    Proprio i periodi di crisi finiscono col favorire il fiorire dei peggiori governi possibili ed immaginabili perché c'è sempre una buona fetta della popolazione che ama sostenere che "la crisi ci suggerisce che bisogna cambiare". Queste persone però non si chiedono mai davvero se il "sistema nuovo" che dovrebbe andare a sostituire il "vecchio" sia davvero migliore. L'altro sistema magari non era perfetto e lasciava irrisolti grossi problemi, ma magari causava meno disastri del nuovo.

    Bisogna pensare un bel po', ed è su questo versante che siamo tutti un po' deficitari.

    Io perciò voglio sapere cosa bisognerebbe cambiare, cosa si spera di ottenere ed effettuare le mie valutazioni riguardo ai pro ed i contro per poi decidere se per me rappresenta realmente qualcosa di meglio o di peggio.

    Se è meglio davvero per me, dopo questo esame non avvertirò alcun senso di perdita, non ci sarà nessuna resistenza, visto che avrò fatto tutto sommato "un buon affare".
    Tutto sommato questo pistolotto può riassumersi così: "chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia non sa quello che trova". Il punto è che pretendi di sapere prima quello che sarà dopo, ma allora che "nuovo" è? Non mi sembra molto razionale nemmeno il tuo modo di porre la cosa...

  8. #38
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Qui son meno d'accordo, perchè mi riferisco ad un senso successivo alla seduta, i cui effetti emergono chiaramente nella seduta successiva. Ma il soggetto è sempre al lavoro, come ben sai, anche al di fuori dell'analisi.

    Saluti
    Le sedute sono come perle che una, ad una alla fine compongono una collana. Possono passare settimane, mesi, senza che avvenga nulla...poi si metabolizza e salta fuori, esplode una nuova percezione, e la formazione di nuovi significati mai pensati e mai pensabili.
    Su quello che affermi concordo. Le pugnalate che sferra l'analista se azzeccate come tempi e come intuizioni, se a primo acchitto ti angosciano, poi a sangue freddo, tra una seduta e l'altra maturano e ti fanno riflettere ...da lì parte la possibilita del cambiamento..Per me è così.
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 09-10-2009 alle ore 19.36.50
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #39
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Tutto sommato questo pistolotto può riassumersi così: "chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia non sa quello che trova". Il punto è che pretendi di sapere prima quello che sarà dopo, ma allora che "nuovo" è? Non mi sembra molto razionale nemmeno il tuo modo di porre la cosa...
    Tanto hai riassunto bene che non hai letto con attenzione...
    Lo avevo detto "nuovo" cosa significava... E' qualcosa di diverso rispetto a quel che c'era prima, ma non significa necessariamente sconosciuto. Se hai comprato una giacca nuova, sulla giacca nuova, prima di acquistarla non ne sapevi nulla? Prima di un acquisto importante tu vai alla cieca? Se non sei soddisfatto della casa in cui abiti qualsiasi cosa ti venga offerto di diverso per te va bene? Si vedrà dopo se è meglio o peggio?
    Se non sai nulla rispetto al "nuovo" non puoi effettuare nemmeno alcun confronto col "vecchio" e non puoi nemmeno valutare di aver guadagnato qualcosa, è questo il punto.
    Se si tratta di andare avanti per tentativi ed errori (senza rischiare troppo), già lo si fa, ma la psicoanalisi cosa aggiunge a questa strategia?
    Tanto vale far da soli...

  10. #40
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Se si tratta di andare avanti per tentativi ed errori (senza rischiare troppo), già lo si fa, ma la psicoanalisi cosa aggiunge a questa strategia?
    Tanto vale far da soli...
    Da solo, secondo la prospettiva psicoanalitica, continuerai a essere il gioppino dell'inconscio e continuerai a ripetere le stesse cose, in una specie di cortocircuito. Questa è l'aggiunta.

    Saluti,
    ikaro

  11. #41
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Se ci sono state fornite diverse prove che "la nuova abitazione è sicura" ed abbiamo ancora paura, vuol dire che le prove usate non ci convincono affatto, non siamo realmente persuasi che la nuova struttura sia abbastanza sicura.
    Potrebbe anche essere così, a volte, ma io mi riferivo ad una paura molto più irrazionale, legata al fatto che la vecchia struttura, in cui stiamo vivendo male, tutto sommato la conosciamo, ci siamo abituati, mentre quella nuova è sconosciuta, anche se sappiamo che è migliore. Affrontare ciò che non conosciamo richiede coraggio, anche quando tutte le prove ci dimostrano che andrà tutto bene.
    Un esempio: se un paziente ha un problema nelle relazioni con gli altri, durante l'analisi può prendere coscienza del suo problema, può capire "razionalmente" come sarebbe bello riuscire a relazionarsi in maniera sana, ma se ci si ferma qui il paziente può anche pensare "però è più sicuro se me ne resto isolato e distaccato da tutti, anche se questo mi fa soffrire..." perché a quel punto per affrontare un cambiamento nelle relazioni è necessario mettersi in gioco, aprirsi, fidarsi, ecc. capacità che non si possono ottenere semplicemente facendo un bilancio dei pro e dei contro.

    non so se ho scelto l'esempio giusto per esprimere quello che penso, comunque credo che la razionalità e la logica a volte non siano sufficienti.

  12. #42
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da viola74
    Potrebbe anche essere così, a volte, ma io mi riferivo ad una paura molto più irrazionale, legata al fatto che la vecchia struttura, in cui stiamo vivendo male, tutto sommato la conosciamo, ci siamo abituati, mentre quella nuova è sconosciuta, anche se sappiamo che è migliore. Affrontare ciò che non conosciamo richiede coraggio, anche quando tutte le prove ci dimostrano che andrà tutto bene.
    Un esempio: se un paziente ha un problema nelle relazioni con gli altri, durante l'analisi può prendere coscienza del suo problema, può capire "razionalmente" come sarebbe bello riuscire a relazionarsi in maniera sana, ma se ci si ferma qui il paziente può anche pensare "però è più sicuro se me ne resto isolato e distaccato da tutti, anche se questo mi fa soffrire..." perché a quel punto per affrontare un cambiamento nelle relazioni è necessario mettersi in gioco, aprirsi, fidarsi, ecc. capacità che non si possono ottenere semplicemente facendo un bilancio dei pro e dei contro.

    non so se ho scelto l'esempio giusto per esprimere quello che penso, comunque credo che la razionalità e la logica a volte non siano sufficienti.
    Ti voglio far notare che già il pensare a tutte queste cose di cui stai parlando mette in evidenza dei "contro", stai supponendo che "la necessità di mettersi in gioco, aprirsi, fidarsi, ecc." non rappresentano cose positive per te... Se tu potessi ottenere gli stessi risultati senza dover "metterti in gioco, aprirti, fidarti..." sarebbe meglio o peggio per te?

    Io personalmente metto sul piatto della bilancia "il bello" delle relazioni e dall'altra parte anche gli sforzi per ottenere tutto questo. Per me i problemi consistono proprio nel fatto che se poi risulta tutto troppo costoso e rischioso va a finire che sono io stesso a preferire un certo stato ad un altro: semplicemente non trovo vantaggioso quel che mi viene suggerito di fare.

    Devo spendere tanto per rischiare magari di non guadagnarci nulla e di andarci poi anche a perdere? Di metodi rischiosi, dispendiosi e complicati da mettere in pratica per ottenere certi risultati ne conosco anche io, però poi quando mi è capitato di provare a metterli in pratica, osservando quello che son poi riuscito ad ottenere e confrontandolo con tutto quello che avevo dovuto sopportare per ottenerlo alla fine mi faceva restare comunque fortemente insoddisfatto. Ho guadagnato qualcosa ma spesso ho perso molto di più e perciò in generale mi accorgo che se non tengo conto anche di tutti questi altri fattori va a finire che comunque ci vado a perdere anche quando poi magari uno psicoanalista vuol convincermi con insistenza che ci sono andato a guadagnare.

    Bisogna tener presenti anche questi aspetti, non si può far finta di nulla. Il pensare a queste cose non è affatto irrazionale. Spesso restiamo perplessi ed insoddisfatti anche quando per molti non dovremmo affatto esserlo, ma questo capita perché non abbiamo messo bene in evidenza tutti i fattori in gioco, tutti i "pro" ed i "contro".

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 10-10-2009 alle ore 00.46.03

  13. #43
    Partecipante Super Figo
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ti voglio far notare che già il pensare a tutte queste cose di cui stai parlando mette in evidenza dei "contro", stai supponendo che "la necessità di mettersi in gioco, aprirsi, fidarsi, ecc." non rappresentano cose positive per te... Se tu potessi ottenere gli stessi risultati senza dover "metterti in gioco, aprirti, fidarti..." sarebbe meglio o peggio per te?
    certo, per chi ha difficoltà nelle relazioni queste cose possono non essere positive, però sono necessarie per migliorare il rapporto con gli altri... quindi se uno si rende conto di soffrire nella solitudine e vuole un cambiamento, potrebbe però non essere pronto a cambiare atteggiamento, anche sapendo che è necessario e che alla fine la sua vita potrebbe cambiare in meglio.

    non penso che il tuo discorso sia sbagliato in assoluto, ma secondo me spiega solo una parte della vita psichica... molte volte non si riesce a prendere una decisione servendosi solo della razionalità, della logica, o dopo aver preso coscienza di qualcosa. A volte si può e credo che lo facciamo tutti nella vita quotidiana, ma altre volte questo meccanismo non funziona, soprattutto durante un'analisi, quando aumenta la consapevolezza della propria sofferenza...

    e poi dici

    Ho guadagnato qualcosa ma spesso ho perso molto di più e perciò in generale mi accorgo che se non tengo conto anche di tutti questi altri fattori va a finire che comunque ci vado a perdere anche quando poi magari uno psicoanalista vuol convincermi con insistenza che ci sono andato a guadagnare.
    Lo psicoanalista non cerca di convincerti, né ti dà suggerimenti o consigli!!

  14. #44
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da viola74
    molte volte non si riesce a prendere una decisione servendosi solo della razionalità, della logica, o dopo aver preso coscienza di qualcosa. A volte si può e credo che lo facciamo tutti nella vita quotidiana, ma altre volte questo meccanismo non funziona, soprattutto durante un'analisi, quando aumenta la consapevolezza della propria sofferenza...
    Ma allora in base a cosa si può scegliere qualcosa? Comunque la razionalità alla quale mi riferisco forse è diversa da quella alla quale ti vuoi riferire tu.
    Ad esempio si può aver paura del buio, ma poi si inizia a capire che non è il buio in sé che fa paura ma altre cose, il fatto magari di non poter vedere se là dove è buio si annida qualche pericolo, si inizia allora a capire che nel nostro mondo se una stanza è ben chiusa con buone probabilità non può entrare nulla e il non vedere cosa c'è in giro non può far aumentare gli oggetti presenti in giro o far materializzare qualche predatore o mostro. Questi gruppi di riflessioni ed una maggiore comprensione fanno sparire la paura generica del buio quando ci si trova in certe situazioni (quando si va a letto ad esempio), insomma si aveva paura di qualcosa, ma non direttamente del buio in sé.
    In questo caso è proprio una maggiore comprensione di noi stessi e della realtà che fa sparire quella paura generica, e quindi riesco a comprendere che se per analisi si intende qualcosa del genere può in certi casi funzionare bene.
    Ma se si pensa bene a tutto il processo che ho descritto prima la riflessione non è qualcosa di secondario.
    Se si crede ancora che l'altra casa non è sicura bisogna iniziare a chiedersi perché si crede che non sia sicura, di cosa abbiamo paura? Che crolli? Che dovremmo affrontare grosse spese economiche nel pagare luce, gas e così via? Cosa non ci convince?
    Magari riflettendo ci possiamo accorgere che la casa che ci viene offerta non è in realtà per noi migliore della catapecchia dove viviamo o viceversa. Io non credo che si sia affezionati e basta a qualcosa o qualcuno, spesso ci sono una serie di motivi "economici" e bisogna tirarli fuori tutti (dietro ad un semplice attaccamento che a prima vista potrebbe sembrare morboso si possono annidare tantissime esigenze che diversamente magari non potrebbero essere soddisfatte)... Questo per me significa riflettere.

    Un saluto

  15. #45
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    Riferimento: Conflitti inconsci e consci

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Prendiamo ad esempio un'ipotetica persona con profonde problematiche narcisistiche, tenendo conto che semplifichiamo enormemente una situazione molto più complessa a fini esplicativi: è strutturato intorno all'idea inconscia di non valere nulla e pertanto continua a cercare di dimostrare il contrario, non può lasciare spazio ad altri soggetti, finisce per prevalicarli, per richiedere costante attenzione e per voler essere messo sul piedistallo. Questa modalità finisce per essere molto limitante: non è capace di amare e confonde l'affetto con l'essere idolatrato, quindi non è in grado di avere relazioni affettive significative, sul lavoro risulta autocentrato ed incapace di ammettere errori e di imparare e per questo non riceve incarichi di responsabilità. Questa è la baracca in cui si è trovato a vivere. Questo è ciò che in analisi si dovrà destrutturare per costruire un edificio differente: lavorando sull'assolutezza dell'idea inconscia "non valgo niente" (e relative conseguenze), si costruisce un edificio molto più ampio dove questo viene sostituito da "valgo anche se non eccello, posso dare e ricevere dagli altri" (da cui consegue: "non ho più bisogno di dimostrare di essere il migliore" e quindi cambiamenti nell'assetto relazionale e lavorativo). Si demolisce una baracca e si edifica un edificio differente, un centro dove avvengono scambi, dove ci si incontra e si costruisce
    In tutto questo discorso però gieko si perdono di vista le finalità, cosa questa persona vuole ottenere? Anche "relazioni affettive significative" è qualcosa di variabile da persona a persona, è meglio parlare di "relazioni appaganti per un soggetto". Essere o non essere capaci di amare che significa in generale?
    Io idealmente potrei dirti cosa cerco, se poi tu inizi a dirmi che quel che cerco "non sono relazioni d'amore" (visto che desiderando cose del genere dimostro di essere "incapace di amare") che quel che voglio ottenere "non è affetto ma essere idolatrato" cerchi di escludere autoamaticamente tutte queste cose dall'insieme degli "obiettivi maturi" che andrebbero conseguiti. Alla fine come facciamo a metterci d'accordo?

    In un modo o nell'altro cerchi di convincermi che certe cose non bisogna desiderarle o bisogna desiderarle poco.

    Poi supponiamo anche che l'idea inconscia "non valgo niente" la si tiri fuori (ma non credo che sia così inconscia, una persona che pensa queste cose in genere sa di pensare queste cose), ora se questa persona chiarisce questo concetto meglio (Cioé... "valere qualcosa" che significa per lei? ) e spiega che "valere qualcosa" (secondo lei) significa proprio "avere approvazione ed eccellere in certe situazioni", affermando tutto ciò viene messo in evidenza che è proprio questo quello che in fin dei conti vuole ottenere. Ora, secondo me, non abbiamo a che fare con un'idea inconscia (che probabilmente non era inconscia nemmeno all'inizio) ma con un problema vero e proprio. Insomma il conflitto tra esigenze diverse ora è diventato cosciente... Ma c'è sempre la solita domanda che viene sistematicamente evasa: cosa facciamo ora?

    Ci sono sistemi migliori che permettono di soddisfare meglio tutto il corpus di bisogni ed esigenze? A questo tipo di domanda il metodo che proponi non dà risposte, propone solo di abbandonare certe esigenze e favorirne altre, visto che le prime sembra che vadano in conflitto con le seconde internamente a degli scenari possibili ammessi: ma di questo credi davvero che la persona che si rivolge a te non ne sia consapevole?

    O si riescono ad aprire veramente scenari diversi e nuovi o certi problemi restano irrisolti con tutta l'insoddisfazione ed il malcontento che conseguono da questo stato di cose. Si sta male insomma perché questi bisogni non li si riesce a soddisfare come si vorrebbe e desidererebbe.

    Perché è sbagliato desiderare di "voler essere messi su un piedistallo" ad esempio? Ossia voler avere molte attenzioni? Anche questa può essere un'esigenza che vogliamo soddisfare. Perché diventa illeggittimo voler qualcosa del genere? Perché non ci permette di soddisfare altri bisogni? Ma questo magari lo sappiamo già e può darsi che il problema sia prorpio questo.

    Queste non sono più solo modalità, si tratta di indirizzarsi in un caso verso una finalità, nell'altro verso un'altra, le due potrebbero essere in conflitto all'interno di certi quadri di realtà ma egualmente importanti per una persona, non basta spostare una coperta piccola per tenere calde tutte le parti di un corpo, ne serve una più grande o una stufa o qualcosa che funzioni davvero, è questa la cosa difficile da fare e da elaborare. Se si fa quello che dici, effettivamente c'è un guadagno ed una perdita, ma poi può capitare che si resta soddisfatti per qualcosa e poi insoddisfatti per qualcos'altro: in generale non si aumenta la nostra soddisfazione nei confronti dell'esistenza.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 11-10-2009 alle ore 08.23.57

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