Beh, il problema in questo caso non è soltanto l'eccessiva offerta, ma anche la notevole svalutazione della, chiamiamola in questo modo, "forza-lavoro". Un conto è avere un professionista che per lavorare ti richiede tale cifra non trattabile, e un conto è avere migliaia di giovani che, pur di scancellare lo 0 alla voce "esperienze" e farsi conoscere, sono disposti a fare volontariato e a lavorare soltanto per la gloria. E i datori di lavoro ringraziano...non si tratta di cattiveria, bensì di una legge di mercato, e io credo che chiunque abbia la possibilità d'ottenere il massimo risultato con la minima spesa, non potrebbe non approffittarne.
Fino a prova contraria, il lavoro è finalizzato soprattutto al guadagno, perchè il denaro è fondamentale e, come si dice dalle mie parti, senza lilleri un si lallera -senza soldi non si fa nulla-. Il volontariato è senza dubbio un'esperienza altruista e formativa, ma sicuramente non troppo redditizia, e a un certo punto bisogna anche pensare in maniera concreta, specie con l'avanzare dell'età. Un conto è pensare allo studio fino a 25-26 anni, e un conto è arrivare oltre i trenta a non avere nulla in mano dopo aver fatto una vita di sacrifici per studiare e speso migliaia d'euro per non avere punte garanzie. Delle tante persone che ho conosciuto a psicologia, tante hanno il desiderio di convivere, comprare casa, costruire una famiglia e magari avere figlioli...ma tutto questo, è brutto dirlo, richiede innanzitutto una certa stabilità economica, e farsi mantenere dalla famiglia o dal fidanzato e campare di lavori saltuari e volontariato per potersi pagare i master o le scuole di specializzazione non è il massimo.
Non si vive di soli sogni e di sole passioni, soprattutto se queste ultime non ti permettono di portare a casa uno stipendio sicuro.
Il mio non vuol essere un ragionamento pessimista, nè un modo per dire alla gente di non studiare certe cose perchè tanto non si trova lavoro, e non prendetelo in questo modo...ma soltanto un'opinione a mio avviso abbastanza realista. Già, perchè piangersi addosso, o voltarsi dall'altro lato pur di non guardare in faccia la realtà, è inutile e controproducente.
Per quanto mi riguarda, io non ho mai avuto velleità lavorative in questo campo, primo perchè non mi ritengo portato e non amo l'ambiente -ho una mentalità chiusa e provinciale, mi contento di capire me stesso e non pretendo di capire gli altri-, secondo perchè sapevo già in che condizioni era il mercato del lavoro, terzo perchè l'obiettivo era ricominciare a studiare qualche cosa che fosse interessante e nello stesso tempo non riguardasse una facoltà con obbligo di frequenza. E' stato psicologia -ambito interessante, ma non più di tante altre cose, e comunque non una ragione di vita-, ma poteva anche essere giurisprudenza, scienze politiche, biologia...nel mio caso, le materie studiate contano il giusto; l'importante è il modo in cui sono state studiate..quando m'iscrissi, io non feci il tipico ragionamento: "M'iscrivo a psicologia perchè voglio diventare psicologo", o "M'iscrivo a giurisprudenza perchè voglio fare l'avvocato", bensì dissi: "M'iscrivo all'università perchè voglio ampliare la mia cultura e costruire un valido metodo di studio, in quanto mi sarà in ogni caso utile nella vita". Quando andavo a scuola, infatti, non avevo la benchè minima idea di che significasse studiare, facevo forca di continuo, m'accontentavo del 6 politico e consideravo ogni argomento come fine a se stesso...col risultato che mi diplomai in 5 anni col minimo sindacale, ma a parte il diploma non mi rimase nulla. Se non avessi continuato a studiare, di sicuro sarebbe stato tutto più difficile e inoltre non sarei mai diventato la persona che sono.
A domande del tipo: "Il tuo è un lavoro momentaneo?" "Hai intenzione di concludere gli studi e mettere da parte un po' di soldi per continuare e fare il lavoro inerente il tuo titolo accademico?" e "Ti dispiace non fare il lavoro per il quale hai studiato", io risponderei: A) No, non è un lavoro momentaneo, ma spero duri almeno per un'altra quarantina d'anni; B) No: ho intenzione di mettere da parte un po' di soldi per levarmi ogni pochino qualche sfizio o semplicemente risparmiarli per ogni evenienza...di sicuro non andrei mai a sperperarli in attività per me poco interessanti e non redditizie, e C) Io ora fo il lavoro per il quale ho studiato...dopotutto, è necessario studiare per bene anche per gli esami delle patenti e i successivi concorsi, in quanto sono quasi più difficili degli esami universitari e soprattutto è vietato sbagliare.
Ora credo di aver scritto anche troppo, avanti con altre esperienze. Ps: se vi capita di passare a Firenze, ricordate di montare sull'autobus sempre col biglietto, oppure compratelo da me a bordo!![]()
..concordo sul fatto che 'bisogna guardare in faccia la realtà' e avere uno stipendio per vivere.. però secondo me, se uno è veramente determinato a voler fare lo psicologo è bene che almeno ci provi,non rinunciare in partenza, perchè tanto ci sono pochi sbocchi.
lo dico a me stessa in primis,dato che ho superato l'esame di stato a luglio. sinceramente ripiegarmi totalmente su altro non mi va; aver buttato anni di studio,soldi e sacrifici per non tentare minimamente la strada dello psicologo, mi rattristerebbe, perciò io ci proverò almeno potrò dirmi 'hai tentato!' almeno finchè non ho famiglia e figli,mi sembra giusto provare. Questo è ciò che penso e dico a me stessa ora, poi magari tra qualche mese cambierò idea... (di certo però fabrighiglie non guiderò autobus perchè sarei negata e fermerei l'intera Firenze!)
ma lascio questo post per chi condivide la mia stessa speranza.
Ultima modifica di Haidy2009 : 10-10-2009 alle ore 18.53.22
bè fabrighiglie (mammamia ma non potevi sceglierti un nick più semplice??) ha ragione,il suo è un discorso molto realistico,in fondo è vero che oggi per mettere su famiglia bisogna avere un lavoro stabile e di certo per gli psicologi questo è un miraggio,però è anche vero che chi ha studiato per questo percorso lungo e oneroso,voglia vedere qualche piccolo riconoscimento!io dico che bisogna trovarsi un altro lavoro per "campare" ma nello stesso tempo portare avanti la propria professione se è possibile...
Nick non semplice? Veramente si tratta dell'abbreviazione del mio nome e cognome!
Comunque, secondo me è giusto tentare, ma è altresì vero che non può essere definita professione un lavoro che non ti dà una garanzia economica e non ti permette di campare; inoltre, è sbagliato guardare sempre e solo in una determinata direzione, pensando che tutto è un ripiego in attesa del lavoro tanto desiderato che potrebbe arrivare chissà quando o forse mai. Qualunque cosa venga fatta solo perchè s'è costretti, rende tutto più noioso e più difficile.
Sembra brutto da dire, ma arrivati a un certo punto questo percorso non è per tutti, ma solo per chi ha le spalle coperte e non ha necessità e bisogno di lavorare in tempi brevi. E per lavorare non s'intende di certo fare il servizio civile o svolgere volontariato...
quoto in pieno, è proprio questo il punto..quanto detto-purtroppo per noi-corrisponde a realtà. certo è che a studi finiti è difficile"riciclarsi" in un altro, settore, abbiamo fatto anni di studio sperando di lavorare come psicologi.. e nle mercato del lavoro odierno è difficile intraprendere con facilità 1 altro mestiere...
Secondo me non è difficile, se non all'inizio, intraprendere altre strade in altri settori: è questione di umiltà e soprattutto di necessità. Personalmente, mi capitò più d'una volta di sentire di persone scartate a selezioni o colloqui per posti di lavoro non inerenti ambiti psicologici, in quanto considerate "prive della giusta motivazione per coprire un ruolo diverso da quello per il quale avevan studiato". Io, se mi trovassi a dover scegliere tra una persona competente ma demotivata, che si candida per un posto soltanto per necessità e in via momentanea, e una persona meno competente ma più motivata, sceglierei senza dubbio quest'ultima.
Mi verrebbe da dire che i datori di lavoro vi ritengano persone con la mentalità chiusa alle quali interessa una sola cosa -il lavoro da psicologo- , e che guardano con antipatia tutto il resto....Di sicuro, qualunque psicologo o aspirante tale dovrebbe avere innanzitutto larghe vedute e una mentalità flessibile, essere capace di guardarsi intorno e soprattutto non considerare ciò che non è un lavoro in ambito psicologico come un ripiego e un fallimento. Poi, magari vi può anche capitare che un lavoro da voi considerato di seconda scelta, ma che vi garantisca un introito fisso e sicuro, vi garbi e v'appassioni di più rispetto a quello per il quale avete studiato e speso un monte di soldi ma che non v'ha mai dato nulla di concreto.
Sembra brutto da dire, ma a questo punto la domanda mi sorge spontanea: siete veramente sicuri che il gioco valga la candela e che vi meriti spendere migliaia d'euro a fondo perduto e farvi sfruttare per provare a intraprendere una certa strada? Sì, da ultimo potrete dire: "Io ci ho provato, ce l'ho messa tutta, ho fatto tutto il possibile", ma quanto v'è costato?
Scusate la franchezza e la cattiveria, ma il mio motto è W la sincerità.
Ovviamente, con questo io non voglio demoralizzare nessuno...
haidi, concordo pienamente, per la seconda volta, con te.Sebbene sia laureanda, penso spesso al "dopo" la laurea, e non nego le mie ansie e preoccupazioni;
ma sono fermamente convinta che si debba tentare e ritentare, "cadere e rialzarsi".
Anni e anni di studio non vanno chiusi in un cassetto; con una giusta dose di "passione, impegno e volontà" ci sono buone possibilità che si ottenga qualcosa senza trasformare la passione in fanatismo e adeguandosi a quello che offre il campo della psicologia, almeno all'inizio..."è pur sempre qualcosa, un'esperienza, piccole porte che ne apriranno di più grandi.![]()
In caso contario "pazienza!"...
"Il rischio più grande di tutti?...Non rischiare"![]()
..."non pensare mai che avere il desiderio di vedere nell'animo di una persona sia qualcosa di sbagliato...
l'anima è sempre affamata di emozioni...
a volte lascia andare il freno dell'emotività
non temerla
non gestire tutto con la ragione
non temere di mostrarti come sei dentro
né di seguire l'emotivita..."
Senza offesa, ma secondo me codesto ragionamento tu lo puoi fare se hai le spalle coperte, o comunque non hai necessità imminente di lavorare e portare uno stipendio a casa per campare.
scusa fabri ma secondo te a chi ha fatto sacrifici per laurearsi e poi non trovare niente di concreto fà piacere accontentarsi?no!solo che uno vuole almeno provarci,condivido il fatto di fare un altro lavoro per campare ma nello stesso tempo anche continuare a trovare il lavoro che corrisponde agli studi fatti,guarda che molte volte sono i genitori stessi che ti invogliano a continuare dandoti i soldi per aiutarti e non vedo cosa ci sia dmale ad accettarli,io sono mantenuta ancora dai miei perchè lavoro a progetto e non posso andarmene di casa non avendo un posto fisso,certo non sarà sempre così ma vista la situazione lavorativa nera in cui siamo non posso fare altrimenti,a meno che uno non abbia figli da mantenere da solo allora è un altro discorso
Autoquoto questa frase scritta da me:
Secondo me è sbagliato pensare che l'unico lavoro considerato "ideale" sia esclusivamente quello inerente gli studi fatti...quello che voglio dire è soltanto di non guardare con antipatia e diffidenza tutto quanto non riguardi questi ultimi. Pensare: "Roma, o morte", "O psicologo, o nulla" e rifiutare tutto il resto, o vederlo come un ripiego momentaneo, con la consapevolezza che le condizioni del mercato sono quelle che sono, non è passione, ma fanatismo.
Non pensate che chi s'iscrive a una facoltà lo debba fare esclusivamente per fare un certo tipo di lavoro: al di là della posizione ricoperta, degli argomenti studiati e dei titoli concreti, saper studiare aiuta nei modi più disparati, ve lo dico per esperienza.
Certi ragionamenti, a mio modesto parere, sono fattibili fino a una certa età, in quanto si presume che una persona a 30-35 anni sia già completamente indipendente e abbia un lavoro fisso.
A me, personalmente, non mi riuscirebbe farmi mantenere a tempo indeterminato, primo perchè non riterrei giusto costruire sogni -e spesso utopie- sulla base di sacrifici altrui, secondo perchè a una certa età è normale avere il desiderio di costruire qualche cosa di tuo...non infamo chi la pensa in maniera diversa e non dico di rifiutare l'aiuto della famiglia, badate bene, però lo concepisco fino a un certo punto.
Dopotutto non si può mica andare a lavorare a 35 anni, fare un figliolo a 45 e comprare una casa a 60....anche per un discorso di contributi.
Meglio mettere qualche soldo da parte, fare una vita dignitosa, levarsi qualche sfizio e soprattutto non farsi prendere per il culo...già, perchè è brutto dirlo, ma se volete che le cose non peggiorino ulteriormente, non potete campare di soli sogni, ma dovete farvi sentire e soprattutto dovete mettere da parte volontariato, opere di bene e prestazioni gratuite in generale, specie se queste ultime sono durature e non garantiscono nulla.
Un vero professionista non è soltanto una persona competente, ma anche uno che sa far quadrare i suoi conti, fa valere la sua professionalità e non è disposto a farsi sfruttare pur di ottenere i suoi obiettivi.
I principi secondo i quali "La bravura e la meritocrazia emergeranno sempre e comunque", "Se una persona vale, si vede" e "Volli, sempre volli, fortissimamente volli" spesso non portano a nulla di concreto. E' vero che abbattersi non serve a nulla, ma bisogna sempre avere un piano B di riserva onde cascare in piedi e non ritrovarsi all'improvviso con nulla in mano. E non è detto che il piano B non si trasformi in un piano A....
Ultima modifica di fabrighiglie : 11-10-2009 alle ore 17.14.48
che dire il tuo discorso è perfetto...ma come si fà ad avere un piano B!!!io ho pensato come piano b l'insegnamento e mi sono iscritta a scienze formaz.primaria ma pure lì è un casino,allora devo pensare ad un piano c...
Certo che è giusto provarci! Ma non all'infinito!
Credo che sia producente tenere in considerazione altri lavori. Oggi il mercato del lavoro richiede una certa flessibilità.
Basta soltanto avere un po' d'inventiva...secondo me vi merita fare concorsi, concorsi e concorsi: prima o poi il risultato arriva. Non pensate sia tutto pilotato: spesso i posti sono pochi e i candidati migliaia, però se non si gioca non si perde, ma nemmen si vince.
Comunque, purtroppo il problema di spendere un monte di soldi per acquisire titoli e competenze e poi non avere nulla di sicuro in mano o rischiare di non avere l'occasione giusta -e dignitosa- per sfruttarle è un problema tristemente diffuso, non solo a psicologia e non solo nel mondo accademico. Naturalmente il problema non è solo la scarsità di richiesta e l'aumento dell'offerta, nè l'eccessiva svalutazione di quest'ultima, ma anche la scarsità di informazioni, o peggio, la disinformazione che regna sovrana...
scusa fabrighiglie, però non è così facile sai nemmeno dove abito io(al nord) trovare un posto fisso...nemmeno con un diploma e basta...
attorno a me vedo gente che a 40anni lavora a contratto e alcuni, anche se hanno una famiglia e figli,vengono aiutati dai genitori purtroppo... quindi non è così automatico optare per un lavoro fisso!una persona a me molto vicina...aveva il posto fisso fino all'anno scorso, ma in questo periodo la fabbrica sta subendo una crisi preoccupante per cui non la 'sicurezza' di prima improvvissamente cominci a vacillare... quindi purtroppo dovremmo abituarci a lavori a progetto/e contratti a tempo determinato,secondo me.
Ripeto, conosco gente che lavora in continua mobilità...eppure è riuscita a costruirsi una vita ugualmente, magari con inevitabili rinunce..non è giusto indurre allo sconforto con i limiti d'età(a 35anni se non hai un posto fisso e se non hai ancora figli tipo devi essere guardato con gli occhi 'fuori dalle orbite'...)!!!
Ultima modifica di Haidy2009 : 11-10-2009 alle ore 21.49.40