verrà un giorno in cui la Psicologia sarà una disciplina da laboratorio e altre professioni applicheranno le conoscenze acquisite nella ricerca psicologica (non siamo molto lontani)
Mi pare si confonda un tentativo di adattamento (leggasi: forzare concetti riferiti ad una teoria e ad un'epistemologia, in altro contesto teorico ed epistemico), con un confronto parrebbe mirato ad evidenziare differenze tra teoria classica e modello relazionale.
Comunque non sono temi attinenti al thread, per cui se desideri scrivimi su questo e su altro, meglio un messaggio privato.
Utilizziamo il termine corrente a maggior ragione allora, visto e considerato che anche i lacaniani utilizzano "psicoanalisi" e ormai "psicanalisi" è desueto e non appartiene al linguaggio specialistico.
Non direi proprio: scarti teorici comportano necessariamente l'utilizzo di nuova terminologia o quantomeno di significati completamente differenti. Freud non ha mai parlato di "protoemozioni", di "elementi beta", di "co-costruzione"... quando parlava di "Io" si riferiva a qualcosa di diverso da ciò che si intende ora nelle diverse correnti psicoanalitiche.
E non dimentichiamo che in questa discussione si affronta il problema del counselling...
Saluti
gieko
::Inizio OT
Riferendomi al punto di visto dell'autore la mia frase era "Se non è adattamento questo ... (della psicoanalisi ai paradigmi introdotti dalla fisica)", cioè qualcosa di simile al tuo leggasi.
Beh, anche Freud ha dato nel tempo significati differenti ad alcuni concetti psicoanalitici. E questo ha generato molta confusione, anche tra gli psicoanalisti.Non direi proprio: scarti teorici comportano necessariamente l'utilizzo di nuova terminologia o quantomeno di significati completamente differenti. Freud non ha mai parlato di "protoemozioni", di "elementi beta", di "co-costruzione"... quando parlava di "Io" si riferiva a qualcosa di diverso da ciò che si intende ora nelle diverse correnti psicoanalitiche.
::Fine OT
Mi sembra comunque che il tuo quesito iniziale contesti non solo il counseling, ma anche il sostegno psicologico, e addirittura gli orientamenti psicoterapeutici che intervengono sul "sintomo".E non dimentichiamo che in questa discussione si affronta il problema del counselling...
Da quale base si parte allora?
::Inizio OT
Da quanto si capisce, l'autore propone un confronto tra modelli (pulsionale, relazionale), non una forzatura. Il paradigma relazionale deve molto all'epistemologia della complessi e per questo i riferimenti vanno frequentemente ad alcuni campi scientifici (matematica, fisica, biologia...). Ciò non significa adattarsi ad essi, quanto interfacciarsi, utilizzarli metaforicamente, senza perdere di vista l'oggetto proprio dell'osservazione psicoanalitica, cioè la clinica. Spero così sia più chiaro. Altrimenti ti invito a scrivere via pm per non prolungare l'OT.
Il pensiero freudiano è alquanto complesso e meriterebbe un capitolo a parte. Ad ogni modo non credere che gli psicoanalisti siano così confusi sul pensiero di Freud: lo studiano da un centinaio di anni, qualche idea chiara ce l'avranno...
::Fine OT
Si potrebbe iniziare ragionando su come sia possibile intervenire o meno a livello strutturale.
Saluti
Ultima modifica di gieko : 15-10-2009 alle ore 18.00.54
gieko
Allora, viene da te un cliente che lavora nel settore delle vendite. Lo fa da già da diverso tempo. Gli capita che ogni tanto, quando per qualche giorno non chiude una vendita, di "scoraggiarsi" (tra virgolette), ma nonostante ciò va avanti lo stesso.
Vorrebbe comunque mantenere alta la sua motivazione anche in questi casi.
E' una persona normale, fa un lavoro che molti non riuscirebbero a "sostenere", lo porta avanti discretamente e vuole migliorarsi.
Non pensi che potrebbe anche non essere necessario un intervento strutturale?
Direi di sì, mi sta portando un sintomo. Mi chiederei per prima cosa perchè si scoraggia, perchè sente il bisogno di migliorare, quando fa un lavoro che "molti non riuscirebbero a sostenere" e lo "porta avanti discretamente"... Chissà in quali altre forme e aree si presenta qualcosa del genere...
Saluti
gieko
Daimon,
concordo con i Tuoi sforzi di dimostrare che NON può esistere solo la richiesta (esplicita o meno ) di cura, la manifestazione del sintomo e il difetto, in qualsiasi forma si presenti, della c.d. struttura.
In altro 3D per parecchie pagg. ho provato a sostenerlo. Si è risposto da parte di qualcuno che è sempre così, ritornello che si ripete anche ora.
La struttura è difettosa e (esprimo a parole mie il concetto così come lo ricordo) va "catastrofizzata"!
Se questo sia possibile e, soprattutto utile, in alcuni casi, sicuramente non è utile nei casi aziendali, per esperienza professionale personale. E confermo che in casi del genere che hanno a che fare già con la instabilità ambientale e di parecchi fattori esterni, intervenire supponendo il difetto o addirittura la catastrofe interna sarebbe davvero catastrofico.
Intervenire, invece, con una metodologia sistemica o ancora "orientata alla soluzione" (che include anche il principio dell'effetto palla di neve da Te citato, cioè, in parole povere, che il cambiamento è inevitabile...) avrà molte probabilità di successo. E non è un principio da poco.
psi_net
Solo una domanda, ITModeler: successo per chi?
Capisco che mettere in discussione "l'impresa" a favore del "soggetto" possa risultare operazione difficile. Ma non vedo buone ragioni per evitarla, se questo risponde anche ai desideri del soggetto.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Capisco che potrebbe anche esserci qualcosa "sotto".
Ma una richiesta di miglioramento non necessariamente c'e l'ha.
Non concordi che si potrebbe anche tentare con un approccio che non tenga conto della struttura ?
I professionisti di altri orientamenti potrebbero dirla diversamente.
Oppure potrei invece chiedergli come mai non riesce a chiudere? Potrebbe forse aver bisogno di migliorare gli aspetti non-verbali della sua comunicazione.
Ultima modifica di _daimon_ : 15-10-2009 alle ore 19.15.14
per fare l'avvocato del diavolo (e per alimentare il dibattito), si potrebbe indagare sul perché questa persona "normale" non ha citato la famiglia, la sfera privata, sociale, e parla solo del lavoro e del malesse che gli porta non avere successo nel lavoro. Forse ha delle carenze che cerca di compensare cercando successo nel lavoro, e quindi ha ragione Gieko che c'è un problema profondo e quindi strutturale
Guglielmo,
NON intendevo la struttura aziendale, ma il riferimento è quello indirizzato da chi ha sostenuto questa posizione: la struttura interna della persona. E per "successo" intendevo per tutti gli attori del processo. Per quanto mi riguarda quando entro in un'azienda ho imparato non solo ad ascoltare ciò che mi viene richiesto e lo stato presente "ricostruito" dall'azienda, ma anche quello di chi ci lavora. E ad ascoltare, sentire e osservare tutto ciò che succede all'interno (dei gruppi, delle divisioni, tra linea e staff, ecc.). Dopodichè tento di ricostruire io stesso l'immagine reale che ne viene fuori e decido come lavorare (il metodo) rispetto agli obiettivi dati. La <<messa in discussione dell'impresa>> di cui parli è un'operazione molto delicata, può riguardare, secondo me, solo aspetti specifici. Ciò che, spesso, chiede (sia esplicitamente che implicitamente) quello che chiami <<soggetto>> è la messa in discussione in toto: l'avvallo al senso di tradimento dell'impresa-figura genitoriale (v. Psicologia di comunità, Francescato et alii) che ispira ribellione e desiderio di boicottaggio e...il primo oggetto di boicottaggio potrebbe essere proprio il programma di "change management". La prima buona occasione.
Ultima modifica di IT_Modeler : 15-10-2009 alle ore 19.46.26
psi_net
...per tacere, l'hai persa. Nessuno ha mai sostenuto l'idea che in un intervento in azienda si lavori per "catastrofizzare" le strutture dei soggetti, ma come si può solo pensare una cosa del genere?La prima buona occasione.![]()
E da notare che ho usato termini con connotazione positiva:
- è una persona normale,
- fa un lavoro che molti non riuscirebbero a "sostenere",
- lo porta avanti discretamente (che significa: "abbastanza bene, più che soddisfacente")
- va avanti tranquillamente
- vuole migliorarsi.
Ho usato di proposito solo una parola negativa (si scoraggia) che agisse da "trigger", ed è scattata immediatamente; ebbene vediamo quali problemi e stati emotivi sono stati presupposti:
- malessere che gli porta non avere successo nel lavoro (mentre ho scritto "discretamente", vedi sopra)
- forse ha delle carenze
- compensazione cercando successo nel lavoro
- c'è un problema profondo e quindi strutturale
Quando invece può essere normalissimo, in una professione in cui il guadagno è legato alla performance, che di fronte a qualche mancata vendita una persona si possa scoraggiare ogni tanto, specialmente se ha famiglia. E che possa chiedere di migliorarsi.
Questo caso quindi secondo voi cosa richiede, una psicoterapia, un sostegno psicologico o è sufficiente l'intervento di un counselor?
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