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  1. #586
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    19-09-2005
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    380

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    .................................................. .........
    Bentornata!
    psi_net

  2. #587
    Partecipante Figo
    Data registrazione
    30-11-2008
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    773

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Ciao It Modeler.......in realtà non ho mai abbandonato il forum ma me ne sono stata in disparte a leggere i commenti......poichè quando si parla di "struttura" o cose simili preferisco non parlare visto che non me ne occupo.....
    Cmq sono sempre innamorata dei tuoi interventi............anche se ultimamente vi è una guerra civile in atto sul forum
    Non ho tempo per dire altro.....esco.......baci!

  3. #588
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
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    717

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio
    Non è che gli psicologi debbano lavorare solo sul disagio conclamato. E allora, dove sta la differenza???
    Su, ragazzi, è inutile girarci intorno... la differenza sta... nella esclusività! E' un problema squisitamente corporativo.

    Da una parte gli psicologi che (in molti casi arrampicandosi sugli specchi) sostengono che solo loro in via esclusiva possono operare su tali tematiche; dall'altra le nuove professioni - tra cui il counseling - che (anche loro ogni tanto arrampicandosi sugli specchi) rivendicano spazi di intervento.

    Perché io tifo per il counseling? Per ragioni molto semplici: trovo semplicemente dilirante che un gruppo organizzato di professionisti (gli psicologi) intenda rivendicare ragioni di esclusività su interventi a così ampio raggio e di così vasta portata.

    E poi una domanda: ma gli psicologi si sono svegliati solo da quando si sentono minacciati dai counselor? E prima?

    Ripeto, non ci giriamo intorno e non cerchiamo di ammantare questo ragionamento di intellettualismi ipocriti e fuori luogo: è una logica meramente lobbistica e corporativa: la stessa che fece scendere in piazza i tassisti a Roma quanto si paventò da parte del Comune l'allargamento delle licenze...

  4. #589
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    15-09-2009
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    178

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Siamo nella stessa barca, da questo punto di vista, perchè ognuno vede ciò che vuole vedere in base ai propri presupposti teorici. Tu vedi risorse, io vedo difficoltà. Si tratta di stabilire quale punto di vista appare più fondato e spiegativo, dunque, senza pretese di assolutezza, ma nemmeno tenendo insieme teorie contrastanti.
    Permettimi allora di suggerirti di adottare, almeno temporaneamente, una posizione percettiva diversa, spoglia magari dell'abito mentale del tuo orientamento e in omaggio al principio di flessibilità che hai citato.
    Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
    C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.

    Il compito del professionista, nel caso riportato, consiste nell'esplicitare la disponibilità della risorsa già utilizzata dal cliente (le emozioni che prova a casa) nella situazione immediata in cui sperimenta il disagio (una successione di mancate vendite).
    In tal modo, immerso nella situazione, potrà immediatamente pensare "Al diavolo la vendita, non sarà certamente questa piccolezza a farmi scoraggiare" o addirittura accorgersi successivamente che non ci è più rimasto male.
    La direzione della generalizzazione può comunque essere verificata dal professionista nel corso della relazione di aiuto.

    Se come contesto epistemico di riferimento consideriamo il "paradigma della complessità" alcuni punti chiave sono i concetti di struttura, di autopoiesi, di margine del caos come condizione sine qua non di modifica strutturale. In altre parole, se il soggetto non è più in grado di essere "creativo" cioè capace di flessibilità strutturale rispetto ai problemi, si può operare solo a tale livello. Il sistema si è cioè attestato su posizioni di rigidità ed iper-coerenza che non permettono di relazionarsi con sè e l'ambiente in modo libero. Il presupposto è questo, dunque, e ritengo che su questo si debba lavorare. Seguire la richiesta significa in questo caso rinforzare ulteriormente la rigidità dello stessa.
    Capisco il tuo tentativo di portare la questione su un livello teorico. Le relazioni di aiuto sono comunque più un'arte che una scienza.
    Il livello teorico cambia e non è preso in considerazione da tutti gli orientamenti.
    Se ad esempio avessimo avuto questa discussione quarant'anni fa, probabilmente avresti portato avanti a supporto della tua posizione il tuo orientamento teorico del periodo, completamente diverso, e l'avresti pure potuto difendere a spada tratta.
    Perchè un modello teorico della psiche non può spiegare nella sua interezza la variegata ricchezza del comportamento umano.

    Se a ciò si aggiunge l'impredicibilità della risposta di un sistema autonomo alle perturbazioni dell'ambiente o dell'operatore di aiuto, si capisce che nel contesto pratico le teorie devono far posto alle abilità percettive, di relazione e di intervento dell'operatore, che può così verificare in tempo reale le risposte del soggetto.


    Peccato, perchè è un aspetto veramente importante. Mi chiedo come mai nessun commento, quindi.
    Primo perchè è una questione che riguarda il confronto tra i diversi orientamenti in psicoterapia, che esula da questo 3D.
    Secondo, perchè da un altro punto di vista, si potrebbe altrettanto dire che non è etico non tenere in considerazione i bisogni immediati della situazione che vive il soggetto, e trattenerlo per molto tempo senza magari soddisfare quei bisogni che scaturivano dalla domanda di aiuto.
    E quindi è un discorso soggettivo.

  5. #590
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Perché io tifo per il counseling? Per ragioni molto semplici: trovo semplicemente dilirante che un gruppo organizzato di professionisti (gli psicologi) intenda rivendicare ragioni di esclusività su interventi a così ampio raggio e di così vasta portata.

    ...
    Ma a me sinceramente sembra che il riferimento a Rogers e alla Psicologia Umanistica-Esistenziale-Fenomenologica in generale sia una sorta di cavallo di troia che permette di occuparsi di tematiche su cui non si ha la competenza (con ragionamenti del tipo "il paziente non è malato, sta solo soffrendo", "non ha bisogno di cure, ma di sviluppare il vero sè", "non è un paziente ma un cliente, quindi non è di esclusiva degli psicterapeuti", "si tratta di fare una chiacchierata quindi non servono competenze speciali", ecc...).

    Si potrebbe ribattere che uno psicologo neo-abilitato non abbia competenza e esperienza per fare counseling (ragionamento che spesso ho letto in questa discussione), ma è un ragionamento che non regge perché se così fosse, anche un medico neo-abilitato non sa fare bene diagnosi e operazioni chirurgiche, ma ciò non consente a altre figure che magari fanno un corso di 2 anni in "medicina pratica di fare le diagnosi e operare.

    Anche perché un corso di counseling psicologico ha un senso se uno ha già conoscenze psicologiche, altrimenti è un corso nel vuoto che non ha veramente senso. Come se io facessi un corso di counseling giuridico, ma se prima non so nulla di giurisprudenza che lo faccio a fare?


    E aggiungo, che nel counseling spesso si fa riferimento a autori che, proprio perché hanno elaborato teorie di stampo "filosofico", sono coerentemente contrari alla validazione scientifica e quindi le loro teorie e metodi non sono provate scientificamente, (mi riferisco in particolare all'approccio fenomenologico).
    L'unico che ha documentato la sua attività è stato Rogers (con le videoregistrazioni), ma grazie a queste videoregistrazioni si è potuto constatare che in realtà Rogers era direttivo, e le ricerche hanno documentato che le 3 caratteristiche da lui delineate (empatia, accettazione, congruenza) non sono sufficienti per l'efficacia del trattamento (lo dice Sanavio in un suo testo).
    Ultima modifica di Johnny : 19-10-2009 alle ore 11.46.59

  6. #591
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
    C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.

    Il compito del professionista, nel caso riportato, consiste nell'esplicitare la disponibilità della risorsa già utilizzata dal cliente (le emozioni che prova a casa) nella situazione immediata in cui sperimenta il disagio (una successione di mancate vendite).
    Finalmente!
    Ecco un esempio di utilizzo di Risorse del cliente, descritto in pratica.
    Non dimostrato a livello teorico. Ma dimostrato nella pratica che deriva dalla pratica dei grandi come Milton Erickson o Insoo Kim Berg.
    La presenza del problema non significa assenza di Risorse. Il saperle elicitare e farle rivivere (metterlo in condizione di sentirle, viverle e muoversi con quelle) non è una competenza (o un insieme di competenze) da poco e non si insegna (purtroppo) nè all'Università e neppure in molti corsi in Italia.
    psi_net

  7. #592
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    Ma a me sinceramente sembra che il riferimento a Rogers e alla Psicologia Umanistica-Esistenziale-Fenomenologica in generale sia una sorta di cavallo di troia che permette di occuparsi di tematiche su cui non si ha la competenza...
    Ripeto la mia posizione: secondo me non è un problema di competenza, ma di titolarità formale nel poter fare una certa cosa.

    Come ho più volte cercato di spiegare il counseling è, prima che professione, approccio metodologico ben definito (accettabile, criticabile, praticabile, rifiutabile, etc.) e trasversalmente applicabile a molti campi .

    Tu parli di counseling psicologico, ma così sei fuorviante. Dovresti parlare di counseling e basta. Il counseling psicologico è l'approccio di counseling applicato all'intervento psicologico.

    Sai perché sono sempre più convinto che sia esclusivamente un problema corporativo? Per una ragione molto semplice: come mai gli psicologi non hanno niente da dire ai Dottori (notare che la D maiuscola è ironicamente voluta) che fanno counseling medico?

    Forse perché la lobby medica schiaccerebbe noi poveri psicologi sfigati allorquando provassimo ad alzare un po' la testina?

    Ecco che, allora, sparare su chi fa counseling e basta torna comodo: una banda di professionisti poco e male organizzati, privi di potere contrattuale, privi di riconoscimento statale e dunque bersagli facili facili...

    Dai, su, non nascondiamoci dietro un dito: è lo stesso problema della psicoterapia condivisa con i medici. Che c'azzecca la formazione medica a livello propedeutico per la formazione in psicoterapia? Sappiamotutti la risposta: un bel niente. Ma tant'è... gli psicologi sono una banda di sfigati rispetto allo strapotere della lobby medica.

    Toh, guarda che strano parallelo: proprio come i counselor che sono una banda di sfigati rispetto alla lobby degli psicologi...

  8. #593
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Caro Quattrostracci,
    secondo me è un po' troppo facile sbrigarsela con un "è solo questione di lobby e corporativismo": certamente questo è un punto, uno dei punti del problema, ma a mio parere non è l'unico e certamente non è quello più importante. Così come non mi sembra sostenibile l'idea di una pratica svincolata dalla teoria, dopotutto siamo su un forum, se non parliamo di teoria di cos'altro potremmo parlare? Forse l'esempio portato da daimon è più pratico di quello che scrive Gieko? Forse dire che "il saperle elicitare e farle rivivere" (le risorse) è un'indicazione pratica? A mio parere no, anzi, credo che chiunque: dal mago al medico, passando per ogni genere di professionista, lavora per elicitare e far rivivere risorse magari nascoste, questo non è prerogativa di nessuno, è un'indicazione così generica che va bene per tutti, non un tratto specifico dell'intervento del counsellor. Che altro dire a questo punto, che ognuno si impegni nel proprio lavoro e nella propria formazione.

    Saluti,
    ikaro

  9. #594
    Partecipante
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ripeto la mia posizione: secondo me non è un problema di competenza, ma di titolarità formale nel poter fare una certa cosa.

    Come ho più volte cercato di spiegare il counseling è, prima che professione, approccio metodologico ben definito (accettabile, criticabile, praticabile, rifiutabile, etc.) e trasversalmente applicabile a molti campi .

    Tu parli di counseling psicologico, ma così sei fuorviante. Dovresti parlare di counseling e basta. Il counseling psicologico è l'approccio di counseling applicato all'intervento psicologico.

    Sai perché sono sempre più convinto che sia esclusivamente un problema corporativo? Per una ragione molto semplice: come mai gli psicologi non hanno niente da dire ai Dottori (notare che la D maiuscola è ironicamente voluta) che fanno counseling medico?

    Forse perché la lobby medica schiaccerebbe noi poveri psicologi sfigati allorquando provassimo ad alzare un po' la testina?

    Ecco che, allora, sparare su chi fa counseling e basta torna comodo: una banda di professionisti poco e male organizzati, privi di potere contrattuale, privi di riconoscimento statale e dunque bersagli facili facili...

    Dai, su, non nascondiamoci dietro un dito: è lo stesso problema della psicoterapia condivisa con i medici. Che c'azzecca la formazione medica a livello propedeutico per la formazione in psicoterapia? Sappiamotutti la risposta: un bel niente. Ma tant'è... gli psicologi sono una banda di sfigati rispetto allo strapotere della lobby medica.

    Toh, guarda che strano parallelo: proprio come i counselor che sono una banda di sfigati rispetto alla lobby degli psicologi...
    Direi che con quest'ultima affermazione non si può che essere d'accordo.

    Ci sarà un perché.

  10. #595
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Caro Quattrostracci,
    secondo me è un po' troppo facile sbrigarsela con un "è solo questione di lobby e corporativismo": certamente questo è un punto, uno dei punti del problema, ma a mio parere non è l'unico e certamente non è quello più importante. Così come non mi sembra sostenibile l'idea di una pratica svincolata dalla teoria, dopotutto siamo su un forum, se non parliamo di teoria di cos'altro potremmo parlare? Forse l'esempio portato da daimon è più pratico di quello che scrive Gieko? Forse dire che "il saperle elicitare e farle rivivere" (le risorse) è un'indicazione pratica? A mio parere no, anzi, credo che chiunque: dal mago al medico, passando per ogni genere di professionista, lavora per elicitare e far rivivere risorse magari nascoste, questo non è prerogativa di nessuno, è un'indicazione così generica che va bene per tutti, non un tratto specifico dell'intervento del counsellor. Che altro dire a questo punto, che ognuno si impegni nel proprio lavoro e nella propria formazione.

    Saluti,
    ikaro
    Mah, qui la questione assume aspetti diversi e - per loro natura - più complessi. Il concetto del "prendersi cura" dell'altro (non "curare", ma "prendersi cura") viene formalizzato in prima battuta dalle tre religioni monoteistiche (nel Corano, nel Nuovo e Vecchio Testamento si fa esplicito riferimento al "prossimo" e alla necessità di prendersi cura del soggetto più debole. Illustri autori (Paolo di Tarso piuttosto che Agostino) arriveranno a dire che la "carità" è, in fondo, la più importante e completa delle Virtù.

    A ben riflettere il sacramento della Confessione è il primo tentativo strutturato di talking cure. Il mondo moderno, per sua stessa natura (e per un progressivo allontanamento dal sacro, dal divino, dallo spirituale), si trova di fronte alla necessità di codificare tutto (i codici a barre, la procreazione, gli studi, i cartelli stradali, etc.). Sicuramente la medicina (intesa in senso lato) ha preso piano piano il posto di "titolarità" che fino a quel momento spettava di diritto alla religione.

    Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di codificare i corsi di studi, le professionisi, etc. Questo ha anche un senso funzionale, e in parte mi trova daccordo (capisco insomma la necessità). Mi domando quanto, però, il tema della "relazione d'aiuto" possa essere codificato, in considerazione del fatto che questa nostra materia (questa nostra disciplina), la psicologia, è molto particolare rispetto alle altre.

    Nelle altre discipline non troviamo altri casi dove così tante professioni si rifanno ad una tematica unica. Io sono il primo a non nascondermi dietro un dito: so benissimo che tra la figura dello psicologo, del counselor, del pedagogista, dello psicoterapeuta, dello psicoanalista, dell'educatore, etc. corre un nemmeno troppo invisibile filo conduttore.

    E d'altra parte, se è vero che l'intervento di counseling si differenzia primariamente per obiettivi rispetto all'intervento psicologico, è pur vero che un medesimo obiettivo può essere raggiunto ugualmente da più professionisti. Mi spiego meglio: secondo me, ad una certa domanda, più professionisti possono dare una risposta (diversa per premesse, metodi, etc., ma uguale per risultati).

    Trovo allora che alcune discipline abbiano delle loro specificità (ad esempio la cura farmacologica della psichiatria), ma altre discipline hanno anche degli intenti comuni (ad esempio il benessere del soggetto e la risoluzione di un problema).

    Ognuna di queste discipline avrà delle sue teorie, dei suoi metodi di indagine, delle sue tecniche di intervento, ma potrà avere obiettivi in comune con le altre.

    Certo è che se hai bisogno di imbiancare la cucina, la richiesta può essere fatta solo all'imbianchino. Differentemente, una richiesta di aiuto di inserimento nel mondo del lavoro, potrà essere accolta da più professionisti: l'agenzia interinale porrà l'accento maggiormente sulle opportunità di mercato; chi si occupa di orientamento e di bilancio di competenze porrà maggiormente l'accento su quelli che sono i tuoi "talenti" e cosa ragionevolmente potresti svolgere; uno psicologo cercherà di capire, indagando, se vi siano problemi "altri" che possono più o meno influenzare il trovare o meno un nuovo lavoro; un counselor porrà l'accento maggiormente sul sostenere il cliente in questo percorso di ricerca del lavoro. Insomma: fermo restando l'obiettivo comune, le risposte possono essere molteplici.

    Trovo, da questo punto di vista, che la complessità e la diversità siano un bene e una ricchezza, non un qualcosa da temere perché riduce il mercato potenziale di un singolo professionista. In questo onestamente non ci vedo niente di male, io non ho paura che un counselor mi rubi il lavoro, perché il mio lavoro è diverso. Posso trovare tuttavia degli interventi che potrebbero ragionevolmente accavallarsi ed, in questo caso, mi rimetterei alle regole del mercato e della libera concorrenza.

  11. #596
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Così come non mi sembra sostenibile l'idea di una pratica svincolata dalla teoria, dopotutto siamo su un forum, se non parliamo di teoria di cos'altro potremmo parlare? Forse l'esempio portato da daimon è più pratico di quello che scrive Gieko? Forse dire che "il saperle elicitare e farle rivivere" (le risorse) è un'indicazione pratica? A mio parere no, anzi, credo che chiunque: dal mago al medico, passando per ogni genere di professionista, lavora per elicitare e far rivivere risorse magari nascoste, questo non è prerogativa di nessuno.
    Quindi,
    se, invece, una formazione è del tutto teorica (teoria dei sistemi, approccio sistemico oppure strategico alla Watzalwick e ancor prima Don Jackson, all'MRI, ecc. solo x citarne alcuni) è più valida se arriva a una pratica senza aver mai visto un "modello in azione"?
    Elicitare le Risorse di una persona, come l'esempio riportato da Daimon, è un saper fare complesso. Certo che ha delle premesse teoriche, già riportate in questo 3D, tra l'altro...MA non tutto ciò che è dimostrabile teoricamente è, poi, applicabile immediatamente. Un mago di sicuro NON potrebbe mai farlo in questo modo. Userà i suoi trucchi del mestiere, NON x questo potrà dirsi <<counselor>>.

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ripeto la mia posizione: secondo me non è un problema di competenza, ma di titolarità formale nel poter fare una certa cosa.
    Certo che bisogna avere la titolarità formale! Ma conta qualcosa anche la competenza: la persona che si dice counselor xchè ha seguito il Corso triennale (ancora una volta ha solo l'esempio degli psicoterapeuti che gli hanno insegnato <<il counseling è psicoterapia, con un po' meno qualcosa>>) , tenterà di scimmiottare quegli psicoterapeuti con ciò che gli hanno fornito in aula, ma in aula hanno citato anche Rogers che non ha mai dato quella definizione di counseling, cioè di <<quasi psicoterapia>>.
    La responsabilità, quindi, è anche di quegli psicoterapeuti-gestori di scuole di counseling che hanno ingenerato la confusione.

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    L'unico che ha documentato la sua attività è stato Rogers (con le videoregistrazioni), ma grazie a queste videoregistrazioni si è potuto constatare che in realtà Rogers era direttivo
    Questo è un punto di vista. Si parla di Carl Rogers direttivo anche su altri testi e non per questo gli autori diminuiscono nulla del metodo-rogersiano.

    Si potrebbe ribattere che uno psicologo neo-abilitato non abbia competenza e esperienza per fare counseling (ragionamento che spesso ho letto in questa discussione), ma è un ragionamento che non regge
    Sono io che ho fatto quel ragionamento per primo. L'avevo fatto perchè ho sentito dalla diretta voce del neo-laureato i racconti della sua esperienza in uno Sportello d'ascolto e...mi sono domandato di fronte al suo orgoglio (definiamolo così): quello che è capitato dall'altra parte che cosa avrà provato sulla propria pelle?? E' giusto chiederselo? L'ho appreso proprio dal pensiero di Carl Rogers. Un cavallo di Troia a volte è utile. E...avevo posto anche una domanda a tutti i partecipanti del 3D. Al di là del psicoanalisti o negazionisti del counseling oppure propugnatori: è etico tutto ciò?
    Questa era un problema fondametale della discussione, la garanzia dell'Albo anche per il neo-laureato...ma il mio esempio era riferito a un triennalista senza nessun Albo.
    Ultima modifica di IT_Modeler : 19-10-2009 alle ore 15.29.48
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  12. #597
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Quindi,
    se, invece, una formazione è del tutto teorica (teoria dei sistemi, approccio sistemico oppure strategico alla Watzalwick e ancor prima Don Jackson, all'MRI, ecc. solo x citarne alcuni) è più valida se arriva a una pratica senza aver mai visto un "modello in azione"?
    Certo che no, una formazione teorica non serve a nulla se non è integrata con una formazione pratica, credo che il tirocinio pratico post lauream nasceva, almeno negli intenti, proprio per questo vuoto che lasciava la formazione accademica.

    Saluti,
    ikaro

  13. #598
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ripeto la mia posizione: secondo me non è un problema di competenza, ma di titolarità formale nel poter fare una certa cosa.

    Come ho più volte cercato di spiegare il counseling è, prima che professione, approccio metodologico ben definito (accettabile, criticabile, praticabile, rifiutabile, etc.) e trasversalmente applicabile a molti campi .

    Tu parli di counseling psicologico, ma così sei fuorviante. Dovresti parlare di counseling e basta. Il counseling psicologico è l'approccio di counseling applicato all'intervento psicologico.

    (...)
    Il counseling è nato in seno alla psicologia.
    Utilizza i suoi strumenti, ne rappresenta una pratica.
    Tant'è che sostenere che il counseling psicologico non è altro che l'applicazione del counseling all'intervento psicologico, beh... concedetemi la battuta, ma qua stiamo veramente sul "lettone di Putin".

    Non è una professione autonoma, almeno non nel nostro contesto sociale.
    In altri paesi lo è, e per diventare counselor si fa decisamente più fatica rispetto ad un corso biennale o triennale per un weekend al mese (se non peggio).
    Inutile pero' che si appoggino a loro, alle associazioni internazionali, alle
    varie Eac e simili. Qui valgono come il due di briscola.

    La possiamo anche buttare in caciara parlando di lobby, corporativismo e titolarità formale ma penso che sia la solita musica per sordi, nel tentativo maldestro di coprire i buchi del counseling come professione autonoma.
    Vedi Quattrostracci, non è questione di non avere un Ordine alle spalle, ma quanto di essere fondati e presentabili da un punto di vista scientifico, con un serio corpus di ricerche e buone pratiche, applicabile nel contesto in cui si opera, con specificità professionale.
    Tutte caratteristiche che al counselor medio, in Italia, mancano, e non le ottieni con un'infarinatura di tecnica del colloquio, qualche lezione di psicologia e un po' di formazione di gruppo.
    Sicuramente il fatto che non ci sia una regolamentazione e che i percorsi formativi siano tanto variegati non aiuta. Ma questo è un problema di chi counselor vuole diventare e vuole accreditarsi presso la società come figura responsabile e autonoma.

    Quanti anni è che si parla di regolamentare il counseling in Italia? Saranno una ventina o giù di lì. Vent'anni in cui si continuano a formare counselor che non lavoreranno. Io lo trovo tragicomico.
    Facile usare dei contenuti di una professione e inventarsene un'altra, se proprio non vogliamo prenderci in giro.

    Visto che ami tanto questo benedetto paradigma medico, allora ti propongo un paragone certamente calzante. Al momento, formarsi in counseling e basarci una professione (non una pratica professionale specifica, ma una professione autonoma) è un po' come avere una formazione in pronto soccorso (che si usa in contesti precisi) e sentirsi pronti ad aprire uno studio medico.
    Io la troverei una cosa folle.

    E poi la colpa è dell'Ordine "cattivo" che li denuncia ?

  14. #599
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Il counseling è nato in seno alla psicologia.
    Utilizza i suoi strumenti, ne rappresenta una pratica.
    Tant'è che sostenere che il counseling psicologico non è altro che l'applicazione del counseling all'intervento psicologico, beh... concedetemi la battuta, ma qua stiamo veramente sul "lettone di Putin".

    ...

    Quanti anni è che si parla di regolamentare il counseling in Italia? Saranno una ventina o giù di lì. Vent'anni in cui si continuano a formare counselor che non lavoreranno. Io lo trovo tragicomico.Facile usare dei contenuti di una professione e inventarsene un'altra, se proprio non vogliamo prenderci in giro.Visto che ami tanto questo benedetto paradigma medico, allora ti propongo un paragone certamente calzante. Al momento, formarsi in counseling e basarci una professione (non una pratica professionale specifica, ma una professione autonoma) è un po' come avere una formazione in pronto soccorso (che si usa in contesti precisi) e sentirsi pronti ad aprire uno studio medico.
    Io la troverei una cosa folle.

    E poi la colpa è dell'Ordine "cattivo" che li denuncia ?
    allora mi viene un dubbio: il fatto che 20 anni fa quando hanno istituito l'albo degli psicologi non abbiano istituito anche un albo per il counseling non è indicativo del fatto che il counseling è uno degli ambiti della psicologia e che quindi per un intervento di counseling serve una preparazione in psicologia?
    Ultima modifica di Johnny : 19-10-2009 alle ore 15.39.51

  15. #600
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.


    La direzione della generalizzazione può comunque essere verificata dal professionista nel corso della relazione di aiuto.

    Capisco il tuo tentativo di portare la questione su un livello teorico. Le relazioni di aiuto sono comunque più un'arte che una scienza. Il livello teorico cambia e non è preso in considerazione da tutti gli orientamenti.
    Se ad esempio avessimo avuto questa discussione quarant'anni fa, probabilmente avresti portato avanti a supporto della tua posizione il tuo orientamento teorico del periodo, completamente diverso, e l'avresti pure potuto difendere a spada tratta.
    Perchè un modello teorico della psiche non può spiegare nella sua interezza la variegata ricchezza del comportamento umano.

    Se a ciò si aggiunge l'impredicibilità della risposta di un sistema autonomo alle perturbazioni dell'ambiente o dell'operatore di aiuto, si capisce che nel contesto pratico le teorie devono far posto alle abilità percettive, di relazione e di intervento dell'operatore, che può così verificare in tempo reale le risposte del soggetto.


    Primo perchè è una questione che riguarda il confronto tra i diversi orientamenti in psicoterapia, che esula da questo 3D.
    Secondo, perchè da un altro punto di vista, si potrebbe altrettanto dire che non è etico non tenere in considerazione i bisogni immediati della situazione che vive il soggetto, e trattenerlo per molto tempo senza magari soddisfare quei bisogni che scaturivano dalla domanda di aiuto.
    E quindi è un discorso soggettivo.
    Non sono d'accordo che la relazione d'aiuto sia "un'arte"

    L'artista è colui che sa fare una cosa non perchè l'abbia imparata ma perchè ha il talento. Infatti converrete cn me che nonostante si insegnino le tecniche artistiche l'arte ha più a che fare col talento innato che con qualcosa che si impara.

    Per questo la relazione d'aiuto, se non è pressapochismo e improvvisazione, è una scienza che si basa su precisi riferimenti teorici ma anche pratici.

    Quanto la stitistica aiuta le professioni d'aiuto? Quanto lo studio sociologico può indirizzarci nel nostro rapporto con l'utente?

    Quanto si ha bisogno di riferimenti precisi e non di un modo di essere? Io non conosco l'arte di aiutare, se con i miei utenti usassi l'arte della relazione d'aiuto non riuscirei ad essere lucida anche in situazioni gravemente toccanti ( pensate al lavorare con genitori maltrattanti) e non riuscirei ad essere non giudicante e imparziale con tutte le tipologie di utenza e col loro modo variegato di porsi nella relazione con il professionista.

    Ma forse qui sta la differenza tra il professionista ( laureato, con alle spalle una comunità scientifica e abilitato a svolgere un certo lavoro non solo dal titolo di studio ma anche da formazione continua obbligatoria istituzionalemente) e colui che si forma con percorsi non definiti legalmente.

    Il professionista non " fa da sè" non fa per arte e per bravura propria ma fa perchè si appoggia a teorie comprovate. Anche nella relazione di aiuto.

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