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  1. #601
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    allora mi viene un dubbio: il fatto che 20 anni fa quando hanno istituito l'albo degli psicologi non abbiano istituito anche un albo per il counseling non è indicativo del fatto che il counseling è uno degli ambiti della psicologia e che quindi per un intervento di counseling serve una preparazione in psicologia?
    Direi di no, anche alla luce del fatto che nel 1989 non si parlava di counseling. Il problema è che, quando il counseling ha cominciato ad avere mercato, si sono dirizzate le antenne a qualcuno... e quale soluzione era migliore se non dire...: "E' roba mia, giù le mani"? Cioè quello che gli psicologi stanno dicendo ai counselor.

    Controprova: trovami uno psicologo che parlava di counseling. Risposta: nessuno lo faceva. Perché? Perché l'Ordine se ne è cominciato ad occupare da un punto di vista corporativo nel momento in cui il tessuto sociale ha iniziato ad assorbire le richieste.

  2. #602
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da IT_Modeler Visualizza messaggio
    Certo che bisogna avere la titolarità formale! Ma conta qualcosa anche la competenza ...
    Chiedo scusa, forse mi sono spiegato male io. Intendevo dire: se anche il percorso di formazione in counseling durasse 25 anni e fosse il migliore in assoluto a livello di standard qualitativi, gli psicologi continuerebbero a dire che il counseling è roba loro (ovvero ne vorrebbero la titolarità esclusiva).

    Ecco, in questo mi riferivo a "titolarità". Counseling esercitabile solo da chi è psicologo.

  3. #603
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Mah, qui la questione assume aspetti diversi e - per loro natura - più complessi. Il concetto del "prendersi cura" dell'altro (non "curare", ma "prendersi cura") viene formalizzato in prima battuta dalle tre religioni monoteistiche (nel Corano, nel Nuovo e Vecchio Testamento si fa esplicito riferimento al "prossimo" e alla necessità di prendersi cura del soggetto più debole. Illustri autori (Paolo di Tarso piuttosto che Agostino) arriveranno a dire che la "carità" è, in fondo, la più importante e completa delle Virtù.

    A ben riflettere il sacramento della Confessione è il primo tentativo strutturato di talking cure. Il mondo moderno, per sua stessa natura (e per un progressivo allontanamento dal sacro, dal divino, dallo spirituale), si trova di fronte alla necessità di codificare tutto (i codici a barre, la procreazione, gli studi, i cartelli stradali, etc.). Sicuramente la medicina (intesa in senso lato) ha preso piano piano il posto di "titolarità" che fino a quel momento spettava di diritto alla religione.

    .

    allora a questo punto non è più necessaria neanche la medicina e altre scienze, dovremmo tornare all'età della pietra quando si trapanava il cranio per far uscire lo spirito malgno che causava la malattia.
    Per guarire da una depressione, per esempio, è sufficiente andare a confessarsi, peché la depressione è il diavolo che sta albergando nel corpo del malato.

    La prossima volta che vado dal medico gli chiedo mi fa la visita gratis perché prendersi cura dell'altro è opera di carità
    Ultima modifica di Johnny : 19-10-2009 alle ore 18.04.48

  4. #604
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    06-07-2006
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Il counseling è nato in seno alla psicologia.
    Utilizza i suoi strumenti, ne rappresenta una pratica.
    Verissimo. Così come è vero che la psicologia è nata in seno alla fisiologia e alla filosofia. E allora? Ti sembra che i filosofi denuncino gli psicologi per esercizio abusivo della professione di filosofo? Ovvio che no, visto che poi la psicologia ha preso una sua strada. E perché non dovrebbe farlo anche il counseling?

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Non è una professione autonoma, almeno non nel nostro contesto sociale.
    Questa affermazione è falsa almeno sotto due profili:

    a) profilo normativo: nella Legge di ordinamento della professione di psicologo non si parla di counseling

    b) profilo giuridico: nessun Tribunale ad oggi ha condannato un counselor per esercizio abusivo della professione respingendo la tesi dell'ordine che counseling = consulenza psicologica

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    In altri paesi lo è
    E perché in Italia non dovrebbe esserlo? I costumi sociali cambiano, le leggi pure, la cultura anche. La tua mi pare una visione un po' immobilistica.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Vedi Quattrostracci, non è questione di non avere un Ordine alle spalle, ma quanto di essere fondati e presentabili da un punto di vista scientifico, con un serio corpus di ricerche e buone pratiche, applicabile nel contesto in cui si opera, con specificità professionale.
    Il counseling è un intervento scientificamente fondato, e non puoi confondere il "counseling" con i problemi che ha il counseling in Italia a causa della sua non regolamentazione.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Ma questo è un problema di chi counselor vuole diventare e vuole accreditarsi presso la società come figura responsabile e autonoma.
    Infatti i counselor stanno cercando di organizzarsi. Dategli tempo, gli psicologi c'hanno messo trent'anni a fare l'ordine... e non è vero, come tu dici, che è da ventanni che si parla di regolamentare il counseling, visto che il primo tentativo di regolamentazione risale al luglio del 1999.

    Quanto all'essere presentabili, etc.

    1) le scuole di formazione ritengono che allo stato attuale la formazione proposta sia adeguata (forse sbagliano, forse no); e sono - nella maggior parte dei casi - quelle stesse scuole che formano anche psicoterapeuti.

    2) i criteri formativi hanno una rispondenza con criteri più generali (europei, ad esempio) e dunque non sono autoreferenziali.

    3) le associazioni di categoria si stanno organizzando con un loro preciso ed autonomo percorso di accreditamento:
    a) esame di valutazione professionale
    b) aggiornamento permanente obbligatorio
    c) assicurazione professionale obbligatoria
    d) rispetto di un codice deontologico

    Quando parli di autonomia, credibilità etc. ti faccio presente che l'ordine degli psicologi soddisfa solo due dei punti appena citati (punto a e punto d).

    In tutto questo, ciò che ancora manca (e il fatto che manchi, come anche tu hai rilevato, rappresenta un problema perché apre spazi a chiunque senza controllo) è una regolamentazione statale.

    Mi ripeto: gli psicologi c'hanno messo quasi trentanni... dategli tempo.

  5. #605
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    allora a questo punto non è più necessaria neanche la medicima, dovremmo tornare all'età della pietra quando si trapanava il cranio per far uscirelo spirito malgno che causava la malattia.
    Per guarire da una depressione, per esempio, è sufficiene andare a confessarsi, peché la depressione è il diavolo che sta albergando nel corpo del malato
    Via, dai, non scherzare. Sto semplicemente dicendo due cose:

    a) il mondo cambia in continuazione (in meglio o in peggio non lo so, ma cambia)

    b) il tema della relazione d'aiuto non è rapportabile ad una sola professione regolamentata.

  6. #606
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Direi di no, anche alla luce del fatto che nel 1989 non si parlava di counseling. Il problema è che, quando il counseling ha cominciato ad avere mercato, si sono dirizzate le antenne a qualcuno... e quale soluzione era migliore se non dire...: "E' roba mia, giù le mani"? Cioè quello che gli psicologi stanno dicendo ai counselor.
    Ecco qui uno dei punti salienti, almeno per me: il fatto che il counselling abbia "cominciato ad avere mercato" solo in quest'ultimo decennio non fa minimamente problema? E' quello che ho provato a mettere sul piatto, un bel po' di tempo fa, proprio rispondendo al tuo esempio, quello della signora che si rivolge ad un professionista per organizzare meglio il suo tempo...

  7. #607
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    allora mi viene un dubbio: il fatto che 20 anni fa quando hanno istituito l'albo degli psicologi non abbiano istituito anche un albo per il counseling non è indicativo del fatto che il counseling è uno degli ambiti della psicologia e che quindi per un intervento di counseling serve una preparazione in psicologia?
    Ma no, che vai a pensare, sarà stata sicuramente una svista ...

  8. #608
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ecco qui uno dei punti salienti, almeno per me: il fatto che il counselling abbia "cominciato ad avere mercato" solo in quest'ultimo decennio non fa minimamente problema? E' quello che ho provato a mettere sul piatto, un bel po' di tempo fa, proprio rispondendo al tuo esempio, quello della signora che si rivolge ad un professionista per organizzare meglio il suo tempo...
    Ciao, sicuramente l'analisi di questi fenomeni è interessante (ma perché sei l'unico con cui si può fare un discorso serio?) sia sotto il profilo sociale che culturale.

    Sarebbe degna di riflessioni approfondite. Vado un po' di corsa perché ho il gruppo di supervisione...:

    a) richiesta di interventi più brevi e meno onerosi;
    b) crisi di alcuni modelli di intervento;
    c) fascino per il "nuovo";
    d) maggior divulgazione sul territorio direttamente proporzionale all'emancipazione dei counselor e delle scuole di counseling;

    Ciao

  9. #609
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Ma no, che vai a pensare, sarà stata sicuramente una svista ...
    Caro Wedro, non so quanti anni tu abbia, chi tu sia etc. Posso però dirti che io all'epoca già c'ero (questo da una parte mi lusinga, dall'altra mi invecchia) e ti assicuro che nessuno all'epoca pensava che il counseling fosse una competenza del neo costituito ordine degli psicologi.

    Ripeto, gli psicologi si interessano di counseling da quando il counseling inizia ad avere mercato.

    Ovvero: beghe corporative.

  10. #610
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    Ma a me sinceramente sembra che il riferimento a Rogers e alla Psicologia Umanistica-Esistenziale-Fenomenologica in generale sia una sorta di cavallo di troia che permette di occuparsi di tematiche su cui non si ha la competenza (con ragionamenti del tipo "il paziente non è malato, sta solo soffrendo", "non ha bisogno di cure, ma di sviluppare il vero sè", "non è un paziente ma un cliente, quindi non è di esclusiva degli psicterapeuti", "si tratta di fare una chiacchierata quindi non servono competenze speciali", ecc...).

    Si potrebbe ribattere che uno psicologo neo-abilitato non abbia competenza e esperienza per fare counseling (ragionamento che spesso ho letto in questa discussione), ma è un ragionamento che non regge perché se così fosse, anche un medico neo-abilitato non sa fare bene diagnosi e operazioni chirurgiche, ma ciò non consente a altre figure che magari fanno un corso di 2 anni in "medicina pratica di fare le diagnosi e operare.

    Anche perché un corso di counseling psicologico ha un senso se uno ha già conoscenze psicologiche, altrimenti è un corso nel vuoto che non ha veramente senso. Come se io facessi un corso di counseling giuridico, ma se prima non so nulla di giurisprudenza che lo faccio a fare?

    (...)
    Chiedilo a chi va a analizzare le domande di tutti quei non psicologi che si iscrivono ai corsi di counseling, e chiediti a quanti quattrini dovrebbero rinunciare se lo facessero sul serio.

    Poveretti, gli prospettano una carriera da para-terapeuta in tre anni e quelli si lanciano nel vuoto, convinti che tutto si giochi su una questione di concorrenza, libero mercato, etc etc... Non hanno la minima idea dei casini a cui vanno incontro, e ancora meno di quelli che provocheranno.
    Senza alcuna responsabilità, a parte il codice civile certo... ma c'è una bella differenza tra rischiare di venire radiato da un albo e non doversi porre manco il problema.

    Al momento attuale in Italia le cose stanno così. Cambierà in futuro? Forse, e se c'è un buon motivo. Se negli ultimi venti, trent'anni non c'è stata una regolamentazione del counseling come professione autonoma e questo non è avvenuto, beh, è troppo facile gridare alla casta e fare il (poco lusinghiero) paragone con i tassisti incazzati.

    Magari sarà piuttosto responsabilità di chi il counseling l'ha voluto così, l'ha spinto e insegnato così, facendolo diventare da pratica professionale psicologica e sociale (mi sembra che anche gli AS qui abbiano avuto da ridire, e direi a ragione) un "mestiere" che possono imparare cani e porci, indipendentemente dalla formazione precedente e senza nessuna garanzia sulla preparazione che viene data, e nemmeno sull'eventuale tirocinio.

    Certo risulta comprensibile se quel migliaio (? sarà...) di counselor in Toscana se ne stanno zitti. Sanno benissimo di essere abusivi. E d'altro canto se specificassero la pratica del counseling all'interno della propria professione, invece che inventarsene una "nuova", non credo proprio che gli arriverebbero le denunce.

  11. #611
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Permettimi allora di suggerirti di adottare, almeno temporaneamente, una posizione percettiva diversa, spoglia magari dell'abito mentale del tuo orientamento e in omaggio al principio di flessibilità che hai citato.
    Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
    C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.

    Il compito del professionista, nel caso riportato, consiste nell'esplicitare la disponibilità della risorsa già utilizzata dal cliente (le emozioni che prova a casa) nella situazione immediata in cui sperimenta il disagio (una successione di mancate vendite).
    In tal modo, immerso nella situazione, potrà immediatamente pensare "Al diavolo la vendita, non sarà certamente questa piccolezza a farmi scoraggiare" o addirittura accorgersi successivamente che non ci è più rimasto male.
    La direzione della generalizzazione può comunque essere verificata dal professionista nel corso della relazione di aiuto.

    Capisco il tuo tentativo di portare la questione su un livello teorico. Le relazioni di aiuto sono comunque più un'arte che una scienza.
    Il livello teorico cambia e non è preso in considerazione da tutti gli orientamenti.
    Se ad esempio avessimo avuto questa discussione quarant'anni fa, probabilmente avresti portato avanti a supporto della tua posizione il tuo orientamento teorico del periodo, completamente diverso, e l'avresti pure potuto difendere a spada tratta.
    Perchè un modello teorico della psiche non può spiegare nella sua interezza la variegata ricchezza del comportamento umano.

    Se a ciò si aggiunge l'impredicibilità della risposta di un sistema autonomo alle perturbazioni dell'ambiente o dell'operatore di aiuto, si capisce che nel contesto pratico le teorie devono far posto alle abilità percettive, di relazione e di intervento dell'operatore, che può così verificare in tempo reale le risposte del soggetto.


    Primo perchè è una questione che riguarda il confronto tra i diversi orientamenti in psicoterapia, che esula da questo 3D.
    Secondo, perchè da un altro punto di vista, si potrebbe altrettanto dire che non è etico non tenere in considerazione i bisogni immediati della situazione che vive il soggetto, e trattenerlo per molto tempo senza magari soddisfare quei bisogni che scaturivano dalla domanda di aiuto.
    E quindi è un discorso soggettivo.
    Arte ?

    Le teorie devono "far posto" addirittura alle abilità percettive dell'operatore?

    Semmai direi che senza un valido supporto delle teorie è impossibile analizzare la domanda che si palesa nella situazione, e senza quella anche l'analisi dei bisogni va a farsi friggere.
    Le caratteristiche individuali dell'operatore contano, ma non devono proprio fare posto a niente. Non è una gara tra due modalità d'intervenire, sono due aspetti dello stesso intervento e metterli contro (o l'uno o l'altro) invece che integrarli è il primo passo verso un misero disastro.

    Ma come si fa a postulare una professione seria con delle premesse del genere?
    Ultima modifica di Wedro-otk : 19-10-2009 alle ore 23.41.23

  12. #612
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Arte ?
    Mi sembra che tu abbia una comprensione ristretta del termine.
    Ti cito una definizione presa da un dizionario:
    "Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un'applicazione pratica nel campo di una professione o un mestiere (arte medica, etc)"
    E a parte il significato proprio, non hai mai sentito parlare di parole usate in senso metaforico ?

    Le teorie devono "far posto" addirittura alle abilità percettive dell'operatore?
    No. Per fare altro puoi metterti anche una benda agli occhi e due tappi nelle orecchie, ma non per fare lo psicoterapeuta (mi sembra che anche lo psicoanalista oggi stia attento alle reazioni del paziente).

    Ma come si fa a postulare una professione seria con delle premesse del genere?
    Su queste premesse si basa il lavoro di Milton Erickson. Se non ti sembra serio posso solo dirti di ampliare le tue conoscenze prima di fare affermazioni di questo tipo.

    In ogni caso il modo in cui ti poni, usando l'ironia e saltando a conclusioni senza cercare prima una chiarificazione dei concetti espressi dai tuoi interlocutori, non mi sembra appropriato per un professionista della "salute mentale" (tra virgolette, per evitare risposte emotive).

  13. #613
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Permettimi allora di suggerirti di adottare, almeno temporaneamente, una posizione percettiva diversa, spoglia magari dell'abito mentale del tuo orientamento e in omaggio al principio di flessibilità che hai citato.
    Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
    C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.
    Se adotto la tua ottica teorica (perchè, checchè ne diciate, c'è un certo tipo di visione dell'essere umano sottesa a quanto descrivi) tutto quadra, non c'è dubbio.
    Ma dal mio punto di vista non posso non considerare l'inconscio, perchè sappiamo benissimo tutti che è un altro livello a cui opera l'essere umano e che è sempre operante. E allora dobbiamo aggiungere almeno un altro ordine di considerazioni.
    Chiederei a te di fare altrettanto considerando il mio punto di vista.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Il compito del professionista, nel caso riportato, consiste nell'esplicitare la disponibilità della risorsa già utilizzata dal cliente (le emozioni che prova a casa) nella situazione immediata in cui sperimenta il disagio (una successione di mancate vendite).
    In tal modo, immerso nella situazione, potrà immediatamente pensare "Al diavolo la vendita, non sarà certamente questa piccolezza a farmi scoraggiare" o addirittura accorgersi successivamente che non ci è più rimasto male.
    La direzione della generalizzazione può comunque essere verificata dal professionista nel corso della relazione di aiuto.
    Il problema principale, per come la vedo io, è che il senso di soddisfazione o di fallimento nei due ambiti descritti riguardano un'unica modalità strutturale che ha a che fare con il "riuscire sempre" (con la differenza che da una parte ciò non avviene ed il paziente ne soffre, dall'altra sì e ne è contento). Si rischia quindi di generalizzare sì, ma una modalità che solo apparentemente è soddisfacente, ma è la medesima di quella problematica.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Capisco il tuo tentativo di portare la questione su un livello teorico. Le relazioni di aiuto sono comunque più un'arte che una scienza.
    Il livello teorico cambia e non è preso in considerazione da tutti gli orientamenti.
    Se ad esempio avessimo avuto questa discussione quarant'anni fa, probabilmente avresti portato avanti a supporto della tua posizione il tuo orientamento teorico del periodo, completamente diverso, e l'avresti pure potuto difendere a spada tratta.
    Perchè un modello teorico della psiche non può spiegare nella sua interezza la variegata ricchezza del comportamento umano.
    Veramente ho cercato di portarla e ci riprovo, ad un livello pratico. Avevo chiesto di ragionare sulla possibilità che la persona dell'esempio, vada incontro ad un momento depressivo.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Primo perchè è una questione che riguarda il confronto tra i diversi orientamenti in psicoterapia, che esula da questo 3D.
    Secondo, perchè da un altro punto di vista, si potrebbe altrettanto dire che non è etico non tenere in considerazione i bisogni immediati della situazione che vive il soggetto, e trattenerlo per molto tempo senza magari soddisfare quei bisogni che scaturivano dalla domanda di aiuto.
    E quindi è un discorso soggettivo.
    Certo che non è etico tenere in considerazione i bisogni della persona, infatti noi li si tiene ben presenti, anzi, li si arricchisce molto di più, ampliando (insieme al paziente) l'area di apparetenenza di questi problemi... Ci vorrà del tempo, ma meglio impiegare 8 anni produttivamente o senza interventi di sorta, magari con il risultato che poi il paziente si ripresenta dopo 8 anni con un nuovo sintomo (a me è accaduto veramente) e magari è tardi per interventi risolutori.

    Saluti
    gieko

  14. #614
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    gieko
    Se adotto la tua ottica teorica (perchè, checchè ne diciate, c'è un certo tipo di visione dell'essere umano sottesa a quanto descrivi) tutto quadra, non c'è dubbio.
    Ma dal mio punto di vista non posso non considerare l'inconscio, perchè sappiamo benissimo tutti che è un altro livello a cui opera l'essere umano e che è sempre operante. E allora dobbiamo aggiungere almeno un altro ordine di considerazioni.
    Chiederei a te di fare altrettanto considerando il mio punto di vista.

    __________________________________________________ _________________________

    Personalmente, anche se potrei sbagliare, non credo che _daimon_ escluda l'inconscio come sembri ritenere tu, in modo un pò scontato, gieko; credo invece che lo consideri ma da un altro punto di vista , sul quale é ugualmente possibile lavorare secondo un grande autore come M. Erikson che ha costituito per alcune correnti psicoterapeutiche, tra cui le sistemiche, un pilastro. Sono diversi i presupposti fondamentali nel "taglio" di osservazione - e quindi nel modo di "operare" su di esso - dell'inconscio, risalendo inizialmente ad autori come Freud, Janet ecc.
    Gaia

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  15. #615
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Personalmente, anche se potrei sbagliare, non credo che _daimon_ escluda l'inconscio come sembri ritenere tu, in modo un pò scontato, gieko; credo invece che lo consideri ma da un altro punto di vista , sul quale é ugualmente possibile lavorare secondo un grande autore come M. Erikson che ha costituito per alcune correnti psicoterapeutiche, tra cui le sistemiche, un pilastro. Sono diversi i presupposti fondamentali nel "taglio" di osservazione - e quindi nel modo di "operare" su di esso - dell'inconscio, risalendo inizialmente ad autori come Freud, Janet ecc.
    Certo, posso sbagliarmi anche io, tuttavia non ho letto accenni a livelli differenti da quello "osservabile" (uso le virgolette perchè si potrebbe osservare anche molto altro, questo dipende sempre dall'osservatore), a cui peraltro si invita ad attenersi.
    Vediamo cosa ne dice daimon

    Saluti
    gieko

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