
Originalmente inviato da
ste203xx
ciao Titti, il curriculum è un mezzo inefficace, la percentuale di risposta si aggirava, in periodo pre-crisi, sul 2%. Questo vuol dire che il 98% dei lavori si trovano per altre vie, sia lavori generici (operai, addetti all'agricoltura, commesse, ecc) sia soprattutto specializzati. Soffermandoci sul lavoro come psicologi, il curriculum è persino penalizzante, a meno che non sia esplicitamente richiesto, in risposta ad un'inserzione: il curriculum significa "volgio essere assunto", "chiedo un'assunzione", "prendetemi e orgnizzatemi il lavoro", "ditemi voi quello che devo fare e io eseguo", è adatto a posizioni subalterne e impiegatizie, esecutive, non a profili del terziario avanzato, come lo psicologo. Lo psicologo, che è un libero professionista, non viene "assunto" alle dipendenze, ma collabora alla pari, per cui non ha senso inviare cv, a meno che non ci sia esplicitamente un'inserzione. Gli altri modi di stabilire collaborazioni, avviare attività, ecc, dipendono dal tuo ambito: per prima cosa dunque occorre circoscrivere un ambito in modo che puoi essere subito identificata come esperta in qualcosa di specifico e non come "psicologa" in modo generico. Ti occupi di ansia, di depressione, di psicodiagnostica, di sessuologia, ecc? Il primo passo è individuare una cosa specifica, definirsi con precisione. Più specifica sei e meglio è. Questa cosa, inoltre, dovrebbe rispondere ad un'esigenza del merato: infatti, per quanto uno si occupi di "criminal profiling" e sia bravissimo in questo, beh cmq in Italia non c'è mercato. Dunque è anche importante il matching tra ciò di cui ti occupi e ciò di cui ha bisogno il mercato.