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  1. #616
    Partecipante Figo
    Data registrazione
    30-11-2008
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    773

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    quello che io avverto in questo forum è l'atteggiamento di "sfida" che c'è.......anche se io sono contraria verso un determinato modello certo non mi pongo in modo così "ostile"verso l'argomento di discussione che è il counselling!
    Ma non si può cercare di dialogare senza screditare l'altro solo perchè si rifiuta il suo modo di pensare?
    Il fatto è che ognuno ha le sue teorie di riferimento è NESSUNO può dire cosa è meglio in assoluto......
    quello che manca secondo me in questo forum è la "curiosità" di scoprire qualcosa ritenendo giusto solo il proprio modo di vedere le cose......
    quando non si sa più cosa dire o si fanno le segnalazioni oppure si passa agli attacchi personali

  2. #617
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    quando non si sa più cosa dire o si fanno le segnalazioni oppure si passa agli attacchi personali
    La prima cosa che l'allenatore ha insegnato a mio figlio piccolo è: si colpisce la palla, non l'uomo.

    Devo rilevare che solo alcuni utenti (pochi, molto pochi, troppo pochi) riescono a parlare serenamente di counseling (la palla), mentre la maggior parte preferisce parlare di counselor (l'uomo).

    In questa fase di incertezza normativa, dove chiunque si può definire counselor, dove non esistono controlli sulla formazione erogata, etc. non ha senso procedere cercando di screditare l'intervento di counseling sulla base di quello che alcuni (sedicenti) counselor fanno.

    Il fatto che il counseling non abbia una regolamentazione danneggia, in maniera trasversale sia i counselor che gli psicologi.

    Gli psicologi si sentono (spesso a ragione, alcune volte a torto) defraudati di loro competenze da parte di quei (sedicenti) counselor che all'atto pratico non esercitano affatto il counseling, ma semplicemente usano questo termine come "copertura" per lavorare.

    I counselor si sentono altrettanto screditati da chi usa questo termine a mo' di prezzemolo, cioè lo mette un po' dappertutto.

    Screditare la formazione in counseling ha veramente poco senso. Ho sentito della frasi da brivido. Ci sono scuole che rappresentano l'eccellenza, così come ci sono scuole improvvisate che lucrano sulle aspettative delle persone. Non si può generalizzare.

    Quanto al fatto che un triennio formativo non sia esaustivo, io personalmente non sono daccordo.

    In Francia, dove la professione di psicologo non è regolamentata da una legge, chiunque può accedere ad un percorso in psicoterapia e diventare psicoterapeuta. Questo percorso è almeno quadriennale. Dunque solo un anno in più rispetto al triennale di counseling.

    La formazione triennale (quella seria) si basa su un assunto ben preciso: formare persone capaci di ascoltare prima se stesse e poi gli altri. E solo a margine vengono trattate materie psicologiche (che, infatti, sono propedeutiche) come la psicologia generale o quella dell'età evolutiva.

    Certo, questo impianto si può criticare, ma lo si deve fare mantenendo un profilo alto e ammesso di avere le competenze per poterlo criticare. Ora, in tutta onestà, non credo che uno studente al terzo anno di psicologia abbia quelle conoscenze e quell'esperienza per potersi permettere di criticare un modello formativo diverso dal suo.

    Per farlo è necessario acquisire esperienza didattica, professionale e anche esperenziale.

    Se in futuro intendiamo criticare i counselor e la loro formazione, per piacere, non prendiamo la prima scuoletta improvvisata che apre un sito internet, cominciamo a valutare programmi, bibliografia, docenti, etc. delle scuole più affermate e serie.

    Rispetto al tema precedente, ovvero il fatto che il counseling viene usato un po' da tutti in maniera scriteriata, è interessante notare come (e così torno all'inizio del 3d) il sedicente counselor condannato in primo grado a Milano di fatto non facesse il counselor, ma semplicemente usasse il termine "counselor" per coprire sue mancanze professionali (era infatti un laureando in psicologia con una vecchia formazione psicoanalitica alle spalle).

    Dunque è inutile attaccare i counselor partendo dal caso specifico e generalizzando. Altrimenti io potrei dire che lo scorso anno un iscritto all'Ordine del Lazio si definiva psicomago, e aveva un sito di psicologia e parallelamente uno di magia e astrologia.

    Sono però certo che lo psicomago non rappresenta gli psicologi italiani. E dunque facciamo in modo che il counselor-mago non rappresenti i counselor...

  3. #618
    Partecipante Figo
    Data registrazione
    30-11-2008
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    773

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    io non sono a conoscenza di quello che si fa nei tre anni di formazione in counselling........ma prima di sparare sentenze bisognerebbe conoscere ciò di cui si parla...e non dicendo cose a caso per puro pregiudizio!!!!
    Però vorrei dire qualcosa a coloro che fanno gli educatori senza alcun titolo...o meglio titoli diversi....penso ci sarebbero abusi giornalieri....ma nessuno può dire niente poichè non c'è un albo....e allora che vuol dire.....che solo la legge può garantire la morale....o c'è una morale a prescindere....?detto con tutta sincerità...io non so neanche se sarò in grado di svolgere il lavoro per cui ho studiato figuriamoci altro!!!!
    ....e poi smettetela di considerare la psicologia come materia esclusiva degli psicologi!un esempio?......chi meglio di un laureato in scienze della comunicazione può conoscere la "psicologia della comunicazione"....etc. etc.

  4. #619
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    15-09-2009
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    178

    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Se adotto la tua ottica teorica (perchè, checchè ne diciate, c'è un certo tipo di visione dell'essere umano sottesa a quanto descrivi) tutto quadra, non c'è dubbio.
    Ma dal mio punto di vista non posso non considerare l'inconscio, perchè sappiamo benissimo tutti che è un altro livello a cui opera l'essere umano e che è sempre operante. E allora dobbiamo aggiungere almeno un altro ordine di considerazioni.
    Chiederei a te di fare altrettanto considerando il mio punto di vista.
    Anche il punto di vista ericksoniano, o di sua derivazione, considera come preponderante il livello della "mente inconscia".
    Non solo, ma il cambiamento avviene solo a quel livello. Non ci può essere cambiamento cosciente, che è solo un riflesso dell'altro livello.
    Naturalmente la mente inconscia ericksoniana non è la stessa dell'inconscio freudiano.

    Il problema principale, per come la vedo io, è che il senso di soddisfazione o di fallimento nei due ambiti descritti riguardano un'unica modalità strutturale che ha a che fare con il "riuscire sempre" (con la differenza che da una parte ciò non avviene ed il paziente ne soffre, dall'altra sì e ne è contento). Si rischia quindi di generalizzare sì, ma una modalità che solo apparentemente è soddisfacente, ma è la medesima di quella problematica.
    Gioire per l'affetto dei propri cari non lo vedo come un cercare di "riuscire sempre". Neanche porsi l'obiettivo di mantenere un'alta motivazione nel lavoro lo vedo come un "riuscire sempre". Il cliente infatti non ti chiede di aiutarlo a chiudere più vendite, bensì di rimanere motivato nonostante le mancate vendite, che è completamente diverso, anzi direi che vada nella direzione opposta.

    Veramente ho cercato di portarla e ci riprovo, ad un livello pratico. Avevo chiesto di ragionare sulla possibilità che la persona dell'esempio, vada incontro ad un momento depressivo.
    E' una possibilità generica, ma avvenimenti significativi della vita possono essere determinanti per tutti, nonostante le diverse capacità di "assorbimento strutturale".

    Certo che non è etico tenere in considerazione i bisogni della persona, infatti noi li si tiene ben presenti, anzi, li si arricchisce molto di più, ampliando (insieme al paziente) l'area di apparetenenza di questi problemi... Ci vorrà del tempo, ma meglio impiegare 8 anni produttivamente o senza interventi di sorta, magari con il risultato che poi il paziente si ripresenta dopo 8 anni con un nuovo sintomo (a me è accaduto veramente) e magari è tardi per interventi risolutori.
    Penso comunque che i bisogni immediati della vita del cliente vadano soddisfatti il più presto possibile, anche per permettergli di vivere la sua vita in modo soddisfacente. Se poi si notano delle incongruenze nonostante il cambiamento ottenuto, l'intervento continua.

    Certo, posso sbagliarmi anche io, tuttavia non ho letto accenni a livelli differenti da quello "osservabile" (uso le virgolette perchè si potrebbe osservare anche molto altro, questo dipende sempre dall'osservatore), a cui peraltro si invita ad attenersi.
    Le abilità percettive mirano all'individuazione di passaggi di stato e di incongruenze, che sono un riflesso dell'attività della mente inconscia.

  5. #620
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Anche il punto di vista ericksoniano, o di sua derivazione, considera come preponderante il livello della "mente inconscia".
    Non solo, ma il cambiamento avviene solo a quel livello. Non ci può essere cambiamento cosciente, che è solo un riflesso dell'altro livello.
    Naturalmente la mente inconscia ericksoniana non è la stessa dell'inconscio freudiano.
    Proviamo a fare un passo oltre: come io ho provato a pormi all'interno della tua ottica, tu prova a considerare un'accezione di inconscio psicoanalitica. Prova inoltre a pensare che alcune caratterizzazioni del concetto piuttosto costanti sono le resistenze. Aggiungi il fatto che, molte riflessioni derivate dall'epistemologia della complessità in altri campi, sembrano concordi ad un certo livello con la riflessione psicoanalitica, e mettono in primo piano il livello organizzativo del vivente (quello che definisco come livello strutturale).
    Faccio solo un'ultima osservazione: se dal punto di vista ericksoniano il cambiamento coinvolge, anzi necessita, l'inconscio, come giustificare un intervento che non è mirato a questo livello organizzativo? Erickson mi pare che utilizzasse l'ipnosi, e siamo quindi ad una tecnica che mira ad andare oltre ciò che è manifesto. Mi potresti anche dire che non sei nemmeno ericksoniano, ma la domanda resta...

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Gioire per l'affetto dei propri cari non lo vedo come un cercare di "riuscire sempre". Neanche porsi l'obiettivo di mantenere un'alta motivazione nel lavoro lo vedo come un "riuscire sempre". Il cliente infatti non ti chiede di aiutarlo a chiudere più vendite, bensì di rimanere motivato nonostante le mancate vendite, che è completamente diverso, anzi direi che vada nella direzione opposta.
    L'assolutezza è dettata da quel "sempre" che è il motivo per cui il soggetto richiede un intervento. Se non fosse così assoluto per lui, non avrebbe problemi in merito: non parlerebbe del fatto che è contento quando torna a casa, nè del fatto che è dispiaciuto quando la motivazione è più bassa. In altre parole, se tutto fosse così pacifico come sostieni, questa persona non si sarebbe posta nemmeno il quesito e sarebbe andata tranquillamente avanti nella sua vita, fortunatamente per lui...

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    E' una possibilità generica, ma avvenimenti significativi della vita possono essere determinanti per tutti, nonostante le diverse capacità di "assorbimento strutturale".
    Sinceramente mi pare una possibilità più che generica. Ad ogni modo ti chiederei di considerarla come un'eventualità che si verificherà nella sua vita (come io ho considerato per buone la tua descrizione del caso). Si tratta qui di fare, oltretutto, anche un lavoro di prevenzione: i segnali della sofferenza strutturale sembrerebbero ancora modesti, proprio per questo perchè non evitare possibili aggravi?

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Penso comunque che i bisogni immediati della vita del cliente vadano soddisfatti il più presto possibile, anche per permettergli di vivere la sua vita in modo soddisfacente. Se poi si notano delle incongruenze nonostante il cambiamento ottenuto, l'intervento continua.
    Dal mio punto di vista si cerca di fare esattamente la stessa cosa, e non è assolutamente detto che con una psicoanalisi decennale alcune situazioni problematiche non si risolvano in tempi brevi.

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Le abilità percettive mirano all'individuazione di passaggi di stato e di incongruenze, che sono un riflesso dell'attività della mente inconscia.
    Ti chiederei allora di spiegarmi più chiaramente rispetto all'esempio citato che tipo di attività inconscia possiamo supporre, come si svilupperebbe l'intervento su di essa (a quanto dici peraltro, condizione necessaria per il cambiamento) e come in tutto ciò si stia comunque facendo un intervento di couselling e non di psicoterapia.

    Saluti
    gieko

  6. #621
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Proviamo a fare un passo oltre: come io ho provato a pormi all'interno della tua ottica, tu prova a considerare un'accezione di inconscio psicoanalitica. Prova inoltre a pensare che alcune caratterizzazioni del concetto piuttosto costanti sono le resistenze. Aggiungi il fatto che, molte riflessioni derivate dall'epistemologia della complessità in altri campi, sembrano concordi ad un certo livello con la riflessione psicoanalitica, e mettono in primo piano il livello organizzativo del vivente (quello che definisco come livello strutturale).
    Faccio solo un'ultima osservazione: se dal punto di vista ericksoniano il cambiamento coinvolge, anzi necessita, l'inconscio, come giustificare un intervento che non è mirato a questo livello organizzativo? Erickson mi pare che utilizzasse l'ipnosi, e siamo quindi ad una tecnica che mira ad andare oltre ciò che è manifesto. Mi potresti anche dire che non sei nemmeno ericksoniano, ma la domanda resta...
    ...
    ...
    Ti chiederei allora di spiegarmi più chiaramente rispetto all'esempio citato che tipo di attività inconscia possiamo supporre, come si svilupperebbe l'intervento su di essa (a quanto dici peraltro, condizione necessaria per il cambiamento) e come in tutto ciò si stia comunque facendo un intervento di couselling e non di psicoterapia.
    Mi sembra che ci siano dei presupposti errati nella tua impostazione della questione.

    Nella riflessione di Maturana e Varela si parla di cambiamento strutturale in riferimento all'atto conoscitivo (apprendimento).
    Tu (o voi) invece cerchi di restringere il cambiamento strutturale esclusivamente al cambiamento terapeutico.
    Tutto il tuo discorso si basa su questa falsa identità ed è infondato.

    Il fatto che il cambiamento avvenga a livello strutturale non implica che sia di dominio esclusivo della psicoterapia, altrimenti ogni atto conoscitivo (e ogni apprendimento) dovrebbe appartenere al suo dominio di intervento.
    Ultima modifica di _daimon_ : 20-10-2009 alle ore 16.32.35

  7. #622
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Mi sembra che ci siano dei presupposti errati nella tua impostazione della questione.

    Nella riflessione di Maturana e Varela si parla di cambiamento strutturale in riferimento all'atto conoscitivo (apprendimento).
    Tu (o voi) invece cerchi di restringere il cambiamento strutturale esclusivamente al cambiamento terapeutico.
    Tutto il tuo discorso si basa su questa falsa identità ed è infondato.

    Il fatto che il cambiamento avvenga a livello strutturale non implica che sia di dominio esclusivo della psicoterapia, altrimenti ogni atto conoscitivo (e ogni apprendimento) dovrebbe appartenere al suo dominio di intervento.
    Mi auguro che questo post sia solo frutto di un equivoco, perchè certe valutazioni sembrano espresse con leggerezza.

    Anzitutto quali sarebbero i "presupposti errati" nella mia impostazione della questione? Ti prego di chiarire.
    Nella riflessione di Maturana e Varela, oltre che di tanti altri (Prigogine, Mandelbrot, Hoffmann, etc...) si fa riferimento soprattutto a modalità di organizzazione della struttura ed è chiaro che essa si situa ad un livello di proprietà intrinseche del vivente. Il cambiamento si situa in particolari condizioni (generalmente definite "margine del caos") che possono o meno avere a che vedere con atti conoscitivi, tanto più se di tipo cognitivo-razionale.
    Basandosi su questi presupposti (che a quanto pare non sono così infondati, visto che sono diventati un punto di vista importante nelle scienze contemporanee) diversi orientamenti - cognitivisti, sistemici, psicoanalitici - tentano semplicemente una riflessione epsitemica e teorica sugli agenti di cambiamento presenti in una specifica situazione di loro competenza, che è la psicoterapia.
    Nessuno quindi ritiene che il cambiamento sia dominio esclusivo della psicoterapia, ma piuttosto che, quando essa non si verifichi autonomamente si ha a che fare con sistemi viventi in sofferenza che richiedono quindi un dispositivo di cura. Compito quindi di chi si occupa di teoria e clinica cercare di chiarire come possa avvenire il cambiamento nella situazione di disagio per il soggetto.
    Ora, se tutto questo discorso ti sembra infondato e basato su false identità, a parte perdere il buono spirito di confronto che sembrava animarti, sostanzialmente smentisci buona parte dello stato attuale dell'arte in materia di cura psicologica. Libero di farlo, si intende, però dovresti portare un bel po' di argomenti in più rispetto al riferimento (molto parziale, in verità) a Maturana e Varela) prima di trarre conclusioni così nette.

    Ad ogni modo possiamo anche evitare questo noioso dibattito teorico, visto che qui si vuol parlare a livello pratico, e quindi ripropongo le questioni sopra esposte: mettiti nei panni dell'ottica psicoanalitica (anche se non sei d'accordo) e proviamo a vedere l'esempio da questo vertice. Proviamo anche a rispondere ad altre questioni molto pratiche come: la depressione futura del soggetto, il perchè chiede aiuto se in realtà ha già la soluzione a portata, il ruolo dell'inconscio e come esso debba/non debba essere trattato in un intervento di couselling etc. etc.

    Grazie in anticipo per lo sforzo che farai.

    Saluti
    gieko

  8. #623
    Partecipante
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Verissimo. Così come è vero che la psicologia è nata in seno alla fisiologia e alla filosofia. E allora? Ti sembra che i filosofi denuncino gli psicologi per esercizio abusivo della professione di filosofo? Ovvio che no, visto che poi la psicologia ha preso una sua strada. E perché non dovrebbe farlo anche il counseling?
    Perché è una pratica, non una scienza.
    La psicologia è una scienza.

    Questa affermazione è falsa almeno sotto due profili:

    a) profilo normativo: nella Legge di ordinamento della professione di psicologo non si parla di counseling
    "La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito."

    Direi che il counseling psicologico ci rientra benissimo nella consulenza psicologica.
    E visto che è il tipo di counseling che va per la maggiore, capirai che in quanto psicologi siamo fermamente determinati a impedire ad altri di farlo, visto che non ne sono in grado e rischiano di combinare pesanti casini, senza nessuna responsabilità verso chiunque.
    Ora, in Italia, nel 2009. Hic et nunc.
    Se poi negli anni '50 negli States era diverso, o l'anno scorso in Francia era diverso io lo posso pure capire, ma si tratta di diversi contesti e tempi. Non possiamo usarli come pietra di paragone.

    Counseling non-psicologico? Counseling sociale, finanziario, gastronomico, aziendale? Tutto benissimo finché si resta all'interno della propria professione, non quando si sfrutta una pratica per crearne un'altra.

    Per quanto mi riguarda, se un capo del personale utilizza la riformulazione per aiutare un dipendente ad assumere un diverso punto di vista su una problematica che lo riguarda o lo affligge NEL SUO CONTESTO LAVORATIVO (non a casa, con sua moglie, figli, etc...) allora, nella misura in cui questa afflizione non genera una problematica psicologica io sarei ben d'accordo ad un intervento di counseling aziendale.
    Ovviamente come vedi ci devono essere delle condizioni, dei limiti ben precisi, e la capacità e la formazione per non travalicarli.
    Cose che non mi sembra proprio vengano fuori dal solito panegirico "il counseling lavora sulle risorse... noi non ci occupiamo di patologia..." etc etc.

    Che un disgraziato con la terza media attacchi una targa fuori di casa sua e cominci a dispensare psicoterapie o consulenze psicologiche senza avere la formazione adatta per farlo (e nemmeno il diritto), beh comprenderai che uno psicologo s'incazza.
    Poi magari gli passa magari no, ma fa del suo meglio per capire il fenomeno.
    Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.

    b) profilo giuridico: nessun Tribunale ad oggi ha condannato un counselor per esercizio abusivo della professione respingendo la tesi dell'ordine che counseling = consulenza psicologica
    Se è per questo è pieno di mafiosi e assassini a piede libero, e il fatto che non siano tutti perseguiti non li rende automaticamente retti e probi dal punto di vista legale.

    Magari servirebbe qualcosa in più, anche perché il giorno che un Tribunale emette una sentenza del genere che succede? Tutti i counselor vanno in pensione? O si autodenunciano ?

    E perché in Italia non dovrebbe esserlo? I costumi sociali cambiano, le leggi pure, la cultura anche. La tua mi pare una visione un po' immobilistica
    Io la trovo realistica invece, molto più che citare in continuazione la situazione di altre nazioni in cui il counseling ha avuto storie ben diverse rispetto alla nostra.

    Il counseling è un intervento scientificamente fondato, e non puoi confondere il "counseling" con i problemi che ha il counseling in Italia a causa della sua non regolamentazione.
    Nella stessa maniera, non si può ragionare della situazione italiana del counseling prendendo a spunto quello che succede in altri paesi, nei quali i percorsi professionali sono abbastanza diversi dal nostro.
    O meglio, lo si può anche fare, ma si accettano le conseguenze di rapportarsi alla nostra situazione nazionale.

    Infatti i counselor stanno cercando di organizzarsi. Dategli tempo
    Mi sembra che il tempo non gli manchi.

    , gli psicologi c'hanno messo trent'anni a fare l'ordine... e non è vero, come tu dici, che è da ventanni che si parla di regolamentare il counseling, visto che il primo tentativo di regolamentazione risale al luglio del 1999.
    Ma sbaglio o la famosa SICO (giusto per citarne una) esiste dal 1993?

    Quanto all'essere presentabili, etc.

    1) le scuole di formazione ritengono che allo stato attuale la formazione proposta sia adeguata (forse sbagliano, forse no); e sono - nella maggior parte dei casi - quelle stesse scuole che formano anche psicoterapeuti.
    Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?

    Direi che la questione non è se sbaglino o meno. E' che non sono proprio gli organismi adatti a proporre uno standard formativo. Non in quanto scuole, almeno.
    Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.

    Riguardo al fatto che formino anche gli psicoterapeuti, mi è sembrato più volte di notare che il counseling non viene considerato una psicoterapia-meno-qualcosa o una simil-consulenza-psicologica da chi lo promuove come una professione autonoma.

    Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante.
    O no?

    2) i criteri formativi hanno una rispondenza con criteri più generali (europei, ad esempio) e dunque non sono autoreferenziali.
    In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi. Andrà valutato caso per caso, secondo me.
    Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro
    (quest'ultima è una provocazione, ma se ci sono davvero fatemi sapere!)

    3) le associazioni di categoria si stanno organizzando con un loro preciso ed autonomo percorso di accreditamento:
    a) esame di valutazione professionale
    b) aggiornamento permanente obbligatorio
    c) assicurazione professionale obbligatoria
    d) rispetto di un codice deontologico

    Quando parli di autonomia, credibilità etc. ti faccio presente che l'ordine degli psicologi soddisfa solo due dei punti appena citati (punto a e punto d).
    Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è. E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere, e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente, a parte il fatto che possono spingere qualcun altro a iscriversi alle scuole a cui le associazioni sono legate con la speranza che questo costituisca una forma di accreditamento.

    Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.

    In tutto questo, ciò che ancora manca (e il fatto che manchi, come anche tu hai rilevato, rappresenta un problema perché apre spazi a chiunque senza controllo) è una regolamentazione statale.
    Eh si, un bel problema che secondo me non è mai stato affrontato bene.

    Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti, produttivo solo in quanto percorso formativo ma difficilmente difendibile quando si tratta di una professione.
    Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
    Le vedresti chiudere, non gli converrebbe perché non ci andrebbe più nessuno. Il vantaggio di un percorso formativo in counseling è che lo possono fare tutti, non ci vuole nessun tipo di formazione precedente. Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili. Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.

    Non parliamo poi dei vari "istituti" che con le scuole di psicoterapia non hanno niente a che vedere... visto che insegnano il counseling pure lì, e mi chiedo su che basi.
    Ma tant'è, l'insegnamento è libero in Italia. Farsi fregare, anche.

    Mi ripeto: gli psicologi c'hanno messo quasi trentanni... dategli tempo.
    Agli psicologi? O ai counselor?

  9. #624
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Che un disgraziato con la terza media attacchi una targa fuori di casa sua e cominci a dispensare psicoterapie o consulenze psicologiche senza avere la formazione adatta per farlo (e nemmeno il diritto), beh comprenderai che uno psicologo s'incazza.
    Poi magari gli passa magari no, ma fa del suo meglio per capire il fenomeno.
    Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.



    Nella stessa maniera, non si può ragionare della situazione italiana del counseling prendendo a spunto quello che succede in altri paesi, nei quali i percorsi professionali sono abbastanza diversi dal nostro.
    O meglio, lo si può anche fare, ma si accettano le conseguenze di rapportarsi alla nostra situazione nazionale.

    Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?

    Direi che la questione non è se sbaglino o meno. E' che non sono proprio gli organismi adatti a proporre uno standard formativo. Non in quanto scuole, almeno.
    Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.

    Riguardo al fatto che formino anche gli psicoterapeuti, mi è sembrato più volte di notare che il counseling non viene considerato una psicoterapia-meno-qualcosa o una simil-consulenza-psicologica da chi lo promuove come una professione autonoma.

    Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante.
    O no?

    In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi. Andrà valutato caso per caso, secondo me.
    Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro
    (quest'ultima è una provocazione, ma se ci sono davvero fatemi sapere!)


    Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è. E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere, e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente, a parte il fatto che possono spingere qualcun altro a iscriversi alle scuole a cui le associazioni sono legate con la speranza che questo costituisca una forma di accreditamento.

    Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.


    Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti, produttivo solo in quanto percorso formativo ma difficilmente difendibile quando si tratta di una professione.
    Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
    Le vedresti chiudere, non gli converrebbe perché non ci andrebbe più nessuno.
    Il vantaggio di un percorso formativo in counseling è che lo possono fare tutti, non ci vuole nessun tipo di formazione precedente. Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili. Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.

    Non parliamo poi dei vari "istituti" che con le scuole di psicoterapia non hanno niente a che vedere... visto che insegnano il counseling pure lì, e mi chiedo su che basi.
    Ma tant'è, l'insegnamento è libero in Italia. Farsi fregare, anche.
    Sono convinta che se le scuole di counseling avessere dei criteri di selezione ristretti e ponessero almeno ( dico almeno) la condizione di una laurea di tipo scientifico biologico o umanistico quasi nessuno ci andrebbe

    Il successo del counseling è legato al fatto che coloro che vogliono " sentirsi operatori dell'aiuto" così hanno una scorciatoia. Se togli la scorciatoia allora che interesse avrebbero a iscriversi a una scuola di counseling???

  10. #625
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Direi che il counseling psicologico ci rientra benissimo nella consulenza psicologica.
    Non sono affatto daccordo. Tradurre il termine counseling con l'italiano consulenza è scorretto sotto il profilo etimologico e culturale. Le abilità e le competenze proprie al counseling, invece, possono essere benissimo applicabili alla consulenza psicologica. Ma questa è un'altra storia, e implica che lo psicologo si formi al counseling.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    ...visto che non ne sono in grado e rischiano di combinare pesanti casini, senza nessuna responsabilità verso chiunque.
    Perché, secondo te, non dovrebbero avere alcuna responsabilità? Un qualunque reato compiuto all'interno dell'esercizio della propria professione è totalmente svincolato dall'appartenere o meno ad un ordine professionale. L'Ordine, al massimo, può sanzionarti sotto il profilo deontologico, ma sono i Tribunali che ti sanzionano sia per profili civili che penali. E questo vale per tutti: counselor, lattaio, psicologo, architetto. A margine ti faccio notare che l'Ordine degli psicologi non obbliga i propri iscritti a stipulare un'assicurazione per responsabilità professionale. Le associazioni di categoria di counseling, sì. In caso di danno da risarcire, è più tutelato il cliente dello psicologo o del counselor?

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.
    Giusto, secondo gli psicologi sì, ci sono i presupposti. Secondo i Tribunali no.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Se è per questo è pieno di mafiosi e assassini a piede libero, e il fatto che non siano tutti perseguiti non li rende automaticamente retti e probi dal punto di vista legale.
    Quindi, fammi capire. Se un Tribunale condanna un counselor, fa bene e tu hai ragione. Se un Tribunale non lo condanna, tu hai ragione uguale??? Insomma, se ne potrebbe anche fare a meno della giustizia... tanto ci sono i mafiosi in giro...

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Ma sbaglio o la famosa SICO (giusto per citarne una) esiste dal 1993?
    I tentativi di accreditamento a livello Statale del counseling iniziano nel luglio del 1999 quando il CNEL inserisce il counseling ufficialmente tra le professioni non regolamentate.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?
    Assolutamente no! Forse non ti è chiaro il funzionamento del modello accreditatorio: le scuole di formazione interessate ad erogare corsi di counseling accreditati, devono costruire percorsi formativi sulla base dei criteri che l'ente che accredita richiede. Non è la scuola che decide il percorso. E' l'associazione di categoria. Peraltro su questo, il modello accreditatorio è chiarissimo: all'associazione di categoria l'onere della valutazione professionale, alla scuola di formazione l'onere della valutazione culturale. Scuole e associazioni viaggiano su due binari paralleli che non devono incontrarsi. Proprio per evitare conflitti di interessi. Allo stesso modo le associazioni di categoria non erogano formazione.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.
    Il modello accreditatorio prevede che siano le associazioni di categoria a definire gli standard.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante. O no?
    Non è proprio così. Poiché il modello di riferimento teorico è lo stesso (sistemico, cognitivo, etc.) una scuola accreditata dal MIUR dovrebbe dare garanzie maggiori proprio sul modello, in quanto significa che è scientificamente validato.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi.
    No, non lo è. Salvo per il fatto che l'Italia è nella comunità europea e dunque dovrà, insieme agli altri paesi membri, trovare delle piattaforme comuni per la formazione. Allo stato attuale, i criteri validati a livello europeo, danno quanto meno la garanzia di non essere autoreferenziali.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro
    No, non ci sono, perché il counseling astrologico è una buffonata. Ma questo avviene in Italia proprio perché non c'è regolamentazione e quindi ogununo fa quello che gli pare.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è.
    Anche questo non è del tutto vero. Da una parte abbiamo un processo politico (lungo e complesso) che, seppur molto a rilento, sta andando avanti. Dall'altra parte abbiamo già ora delle certezze normative (ad esempio il D.Lgs. 206/2007).

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere
    Questo non è politicamente vero. Gli Ordini professionali raggruppati nel CUP hanno più o meno lo stesso peso politico delle quasi 200 associazioni rappresentate dal CoLAP (e più di recente da AssoProfessioni-CNA che ne rappresenta altre 50). Tant'è che così come il CoLAP non ha avuto il peso politico di far passare il DDL Mastella, parimenti il CUP non ha avuto la forma non di non far passare l'articolo 26 del D.Lgs 206/07.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    , e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente
    Verissimo, il CNEL è un organo consultivo del Governo che, rispetto alla questione "nuove professioni" funge semplicemente da osservatorio che fotografa ciò che accade in Italia.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.
    Ripeto: questo legame non deve esserci. Laddove ci fosse è bene stare alla larga da quelle associazioni e da quelle scuole, perché non hanno evidentemente chiaro il concetto di "autoreferenzialità".

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti
    Sono abbastanza daccordo, non a caso sono un sostenitore della psicoanalisi svincolata dall'Ordine degli psicologi (è interessante notare come questo termine, selvaggio, viene usato da Freud in avanti).

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
    Molte scuole di counseling aprono solo a laureati (non in psicologia e basta, ovviamente). Molte scuole di counseling, pur non aprendo solo a laureati, di fatto si ritrovano ben pochi non laureati all'interno (diciamocelo pure, oggi prendersi una laurea non è poi questa grande difficoltà...). Altre scuole aprono solo a chi ha un certo tipo di professionalità alle spalle (assistenti sociali, medici, infermieri, educatori, psicologi, etc.), dunque non rispetto al titolo di studio, ma alla situazione professionale. Altre scuole ancora, invece, aprono indistintamente a tutti. Io francamente credo molto nel mercato che seleziona. Infatti, permettimi questa cattiveria, il fatto che molti psicologi non riescano a lavorare, la dice lunga sulle loro capacità di costruirsi un profilo professionale. E lo stesso, naturalmente, vale per i counselor, per gli imbianchini, gli avvocati, etc.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili.
    Stai sparando nel mucchio, così facendo. Non è vero per tutte le scuole.

    Citazione Originalmente inviato da Wedro-otk Visualizza messaggio
    Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.
    Mah... nel ranking internazionale l'unica università italiana presente è l'Alma Mater di Bologna che è... al 200mo posto! La Sapienza, essendo al 205mo, è fuori classifica... Via, su, questa "qualità" degli esami universitari la vedi solo te...

  11. #626
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Nella riflessione di Maturana e Varela, oltre che di tanti altri (Prigogine, Mandelbrot, Hoffmann, etc...) si fa riferimento soprattutto a modalità di organizzazione della struttura ed è chiaro che essa si situa ad un livello di proprietà intrinseche del vivente. Il cambiamento si situa in particolari condizioni (generalmente definite "margine del caos") che possono o meno avere a che vedere con atti conoscitivi, tanto più se di tipo cognitivo-razionale. Basandosi su questi presupposti (che a quanto pare non sono così infondati, visto che sono diventati un punto di vista importante nelle scienze contemporanee) ...
    ...
    Ora, se tutto questo discorso ti sembra infondato e basato su false identità, a parte perdere il buono spirito di confronto che sembrava animarti, sostanzialmente smentisci buona parte dello stato attuale dell'arte in materia di cura psicologica. Libero di farlo, si intende, però dovresti portare un bel po' di argomenti in più rispetto al riferimento (molto parziale, in verità) a Maturana e Varela) prima di trarre conclusioni così nette.
    Non ho detto che siano infondati i presupposti della teoria della complessità.
    Ho solo detto che è infondata l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, che è diverso; infatti il secondo è un sottoinsieme del primo. Esistono cambiamenti strutturali che non hanno nulla a che vedere con il cambiamento terapeutico.
    E il concetto di atto cognitivo non va ristretto, perchè "cognizione" si riferisce all'intero funzionamento del sistema vivente.

    quindi ripropongo le questioni sopra esposte: mettiti nei panni dell'ottica psicoanalitica (anche se non sei d'accordo) e proviamo a vedere l'esempio da questo vertice. Proviamo anche a rispondere ad altre questioni molto pratiche come: la depressione futura del soggetto,
    Posso provarci, ma non ne ricavo nulla. Se il problema esiste per la psicoanalisi, non viene posto invece da altri orientamenti; questo punto di vista non è quindi una certezza o verità.

    il perchè chiede aiuto se in realtà ha già la soluzione a portata,
    A questo ho già risposto alcuni post fa
    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Il cliente viene da te e ti sta indicando sia il problema che la sua soluzione (cioè all'interno del suo mondo di possibilità), soluzione che lo soddisfa: infatti ogni volta che torna a casa il problema non esiste più, perchè egli possiede già una generalizzazione per cui è più importante il clima familiare che il lavoro.
    C'è comunque uno scarto temporale o contestuale nell'accesso alla risorsa e ciò determina la domanda di aiuto.

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    il ruolo dell'inconscio e come esso debba/non debba essere trattato in un intervento di couselling etc. etc.
    Nel lavoro ericksoniano non si interviene sulla mente inconscia. L'operatore si limita a stimolare il cliente ed osserva gli effetti dell'intervento attraverso i segnali che gli offre la mente inconscia, che attua il lavoro in modo autonomo.

    Tu come rispondi a questo tuo quesito, l'inconscio freudiano secondo te può essere trattato in un intervento di counseling, e come eventualmente ?
    E perchè ritieni che un intervento strutturale non possa essere effettuato nell'ambito del counseling o del sostegno psicologico ?

  12. #627
    Johnny
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    E perchè ritieni che un intervento strutturale non possa essere effettuato nell'ambito del counseling o del sostegno psicologico ?
    forse perché per definizione il counseling si occupa di problemi subclinici. Inoltre, se è vero che è stato ideato da Rogers, si presuppone che serva per aiutare la persona a superare gli ostacoli che impediscono l'autorealizzazione, pittosto che modificare la struttura di personalità (poi non mi pare che Rogers fose molto l'accordo con Freud sulla definizione di "struttura")
    Ultima modifica di Johnny : 21-10-2009 alle ore 14.37.39

  13. #628
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    Riferimento: Counseling: Esercizio abusivo della professione

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Non ho detto che siano infondati i presupposti della teoria della complessità.
    Ho solo detto che è infondata l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, che è diverso; infatti il secondo è un sottoinsieme del primo. Esistono cambiamenti strutturali che non hanno nulla a che vedere con il cambiamento terapeutico.
    E il concetto di atto cognitivo non va ristretto, perchè "cognizione" si riferisce all'intero funzionamento del sistema vivente.
    Infatti, ho capito bene quello che volevi dire, e ribadisco che: 1) non sostengo l'identità tra cambiamento strutturale e cambiamento terapeutico, ma ritengo, sulla scorta tra l'altro del paradigma della complessità, che il cambiamento strutturale sia estremamente difficile in soggetti che portano un problema (quindi una domanda) e che quindi è necessario studiare dispositivi in grado di consentirlo (che non sono di certo solo quelli della psicoterapia, ma che non abbondano di certo); 2) non restringo di certo il concetto di "cognizione" ponendo come oggetto di osservazione proprio il funzionamento del sistema vivente.
    Non capisco quindi in base a cosa supponi l'infondatezza non solo dell'ottica psicoanalitica, bensì di altri importanti orientamenti psicoterapici.
    Sinceramente potrei rispondere allo stesso modo riguardo alla tua posizione: le evidenze che il cambiamento strutturale necessita di condizioni particolari (l'ho già detto "il margine del caos") smentiscono l'idea di processi di feedback sistemico dalla periferia al centro, dato che i sistemi tendono a mantenere la struttura acquisita durante il processo di formazione.
    Allora, quale teoria ha meno fondamento?

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Posso provarci, ma non ne ricavo nulla. Se il problema esiste per la psicoanalisi, non viene posto invece da altri orientamenti; questo punto di vista non è quindi una certezza o verità.
    Esattamente come non lo è il tuo. Che poi alcuni orientamenti il problema non se lo pongono, altri invece mi pare proprio di sì. Non siamo così soli noi psicoanalisti... Anzi qualcuno ha anche avuto la correttezza di ammettere che è stato necessario prendere qualcosa dalla psicoanalisi...

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    A questo ho già risposto alcuni post fa
    E se la risposta invece fosse proprio all'esterno delle sue possibilità, perchè non contemplata dalla struttura del soggetto? E' qui che si situa la natura della richiesta di aiuto rivolta ad un altro: domando a qualcuno perchè le soluzioni che trovo non sono sufficienti. Oltre alla domanda esplicita, occorrerebbe ragionare anche sulla logica che muove una persona a fare una domanda di cura. Se si sostiene che l'essere umano sia intrinsecamente dotato di risorse (cosa che condivido, perchè la qualità fondamentale del vivente è la proprietà di auto-organizzazione), questo ragionamento va fatto a maggior ragione quando sembra che tale capacità sia compromessa (cioè che la struttura abbia perso in libertà e tenda a ripetersi incontrando ovviamente difficoltà che generano sofferenza).

    Citazione Originalmente inviato da _daimon_ Visualizza messaggio
    Nel lavoro ericksoniano non si interviene sulla mente inconscia. L'operatore si limita a stimolare il cliente ed osserva gli effetti dell'intervento attraverso i segnali che gli offre la mente inconscia, che attua il lavoro in modo autonomo.

    Tu come rispondi a questo tuo quesito, l'inconscio freudiano secondo te può essere trattato in un intervento di counseling, e come eventualmente ?
    E perchè ritieni che un intervento strutturale non possa essere effettuato nell'ambito del counseling o del sostegno psicologico ?
    Grazie per la precisazione sulla metodologia ericksoniana. Mi è utile per rispondere anche ai tuoi successivi questiti. Inconscio freudiano o ericksoniano o cognitivo che sia, è stato sempre sostenuto che il counselling ed il sostegno psicologico non sono interventi strutturali nè lo potrebbero essere. Per questo motivo non dovrebbero contenere strumenti e metodi finalizzati al lavoro sulla struttura di personalità nè tanto meno sulla psicopatologia.
    Se consideriamo l'ottica freudiana poi, sappiamo che è necessario lavorare con l'interpretazione analitica, cosa che necessita del setting analitico ed è quindi incompatibile con un intervento di counselling. L'avevo scritto: in psicoanalisi si lavora su ciò che non è immediatamente a disposizione, sui processi collusivi (dinamiche transfert-controtrasfert). Il counselling, con tutto il rispetto - ed anche giustamente! - opera su altri aspetti, ben illustrati anche da te in precedenza.

    Saluti
    gieko

  14. #629
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    forse perché per definizione il counseling si occupa di problemi subclinici. Inoltre, se è vero che è stato ideato da Rogers, si presuppone che serva per aiutare la persona a superare gli ostacoli che impediscono l'autorealizzazione, pittosto che modificare la struttura di personalità (poi non mi pare che Rogers fose molto l'accordo con Freud sulla definizione di "struttura")
    Insomma... questo discorso andrebbe articolato meglio, altrimenti rischia di ingenerare equivoci.

    L'intervento teorizzato da Rogers ha come obiettivo la ristrutturazione della personalità, non a caso dedica un intero capitolo del suo libro più noto (la terapia centrata sul cliente) a spiegare quali sono le condizioni sufficienti e necessarie per una modificazione della personalità (empatia, accettazione incondizionata, etc).

    In questo senso l'intervento di Rogers non è né counseling né tantomeno consulenza psicologica. E' psicoterapia a tutti gli effetti.

    Altra cosa è l'intervento di counseling che si struttura a partire dalle teorie di Rogers, e che da Rogers trae spunto per alcuni assiomi suoi propri (non direttività, autorealizzazione, hic et nunc, etc.).

    Il salto epocale avviene all'inizio degli anni '60 negli States quando, a partire proprio dalle teorie di Rogers e, più in generale, da quelle legate dal modello umanistico, si inizia ad applicare interventi nel sociale in relazione alla ristrutturazione dei servizi psichiatrici.

    Non a caso in Italia (ma anche in altri paesi) c'è una netta distinzione tra la psicoterapia ad orientamento rogersiano (approccio centrato sul cliente) e il counseling. Il counseling è fondamentalmente un intervento esplicativo e di supporto nel "sociale" in senso lato. E non è un caso che la maggior parte dei counselor lavorino all'interno di contesti strutturati (scuola, ospedale, sportello d'ascolto, centro per l'impiego, azienda, etc.). Solo una minima parte lavora in studi privati con la logica della seduta a due.

    E, quand'anche lavora "in proprio", lavora sempre su tematiche contestualizzate in un determinato ambito e spazio-temporalmente circoscritte.

  15. #630
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    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Insomma... questo discorso andrebbe articolato meglio, altrimenti rischia di ingenerare equivoci.

    L'intervento teorizzato da Rogers ha come obiettivo la ristrutturazione della personalità, non a caso dedica un intero capitolo del suo libro più noto (la terapia centrata sul cliente) a spiegare quali sono le condizioni sufficienti e necessarie per una modificazione della personalità (empatia, accettazione incondizionata, etc).

    In questo senso l'intervento di Rogers non è né counseling né tantomeno consulenza psicologica. E' psicoterapia a tutti gli effetti.

    Altra cosa è l'intervento di counseling che si struttura a partire dalle teorie di Rogers, e che da Rogers trae spunto per alcuni assiomi suoi propri (non direttività, autorealizzazione, hic et nunc, etc.).

    Il salto epocale avviene all'inizio degli anni '60 negli States quando, a partire proprio dalle teorie di Rogers e, più in generale, da quelle legate dal modello umanistico, si inizia ad applicare interventi nel sociale in relazione alla ristrutturazione dei servizi psichiatrici.

    Non a caso in Italia (ma anche in altri paesi) c'è una netta distinzione tra la psicoterapia ad orientamento rogersiano (approccio centrato sul cliente) e il counseling. Il counseling è fondamentalmente un intervento esplicativo e di supporto nel "sociale" in senso lato. E non è un caso che la maggior parte dei counselor lavorino all'interno di contesti strutturati (scuola, ospedale, sportello d'ascolto, centro per l'impiego, azienda, etc.). Solo una minima parte lavora in studi privati con la logica della seduta a due.

    E, quand'anche lavora "in proprio", lavora sempre su tematiche contestualizzate in un determinato ambito e spazio-temporalmente circoscritte.

    In Italia però, il Counseling non era già nato verso la fine degli anni '20 del '900 (intorno al 1929) nell'ambito dei servizi sociali (e medici volontari..) molti anni prima che negli USA? Perché poi si é "interrotto" - se mai lo ha fatto - fino alla re-introduzione dello stesso come una completa novità, con i concetti di Rogers di Relazione d'Aiuto, per figure che già operano nel settore come medici, As, psicologi, insegnanti (per i quali si introdusse anche il Metodo Gordon..); oppure in Italia, da allora, ha continuato a esistere? Ed ha riavuto ad es., diffusione con la Riforma introdotta dalla Legge 180 e l'ideale delle varie "organizzazioni" che si prospettavano gestite ed organizzate in base ai principi della Psicologia di Comunità di allora?
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