Che un disgraziato con la terza media attacchi una targa fuori di casa sua e cominci a dispensare psicoterapie o consulenze psicologiche senza avere la formazione adatta per farlo (e nemmeno il diritto), beh comprenderai che uno psicologo s'incazza.
Poi magari gli passa magari no, ma fa del suo meglio per capire il fenomeno.
Ma nel frattempo la denuncia è garantita, se ce ne sono i presupposti.
Nella stessa maniera, non si può ragionare della situazione italiana del counseling prendendo a spunto quello che succede in altri paesi, nei quali i percorsi professionali sono abbastanza diversi dal nostro.
O meglio, lo si può anche fare, ma si accettano le conseguenze di rapportarsi alla nostra situazione nazionale.
Bene, quindi lo standard lo definiscono delle scuole che hanno uno spiccato vantaggio economico nel proporre una formazione in counseling aperta alla qualsiasi?
Direi che la questione non è se sbaglino o meno. E' che non sono proprio gli organismi adatti a proporre uno standard formativo. Non in quanto scuole, almeno.
Diversa sarebbe, ad esempio, una commissione ministeriale che studi il fenomeno, inquadrandolo sotto i canoni della scientificità e del rigore, piuttosto che dei vari orientamenti teorici.
Riguardo al fatto che formino anche gli psicoterapeuti, mi è sembrato più volte di notare che il counseling non viene considerato una psicoterapia-meno-qualcosa o una simil-consulenza-psicologica da chi lo promuove come una professione autonoma.
Quindi il fatto che le scuole formino anche gli psicoterapeuti dovrebbe di per sé essere irrilevante.
O no?
In un mondo ideale, potrebbe avere un senso ma non è che un criterio europeo sia di per sé più valido di uno nostrano, anzi. Andrà valutato caso per caso, secondo me.
Nel nostro mondo reale, vorrei capire se in europa ci sono criteri che definiscano robe tipo counseling astrologico, filosofico o quant'altro

(quest'ultima è una provocazione, ma se ci sono davvero fatemi sapere!)
Di nuovo la differenza tra sistema autorizzatorio e accreditatorio. Anche a me interesserebbe un sistema nuovo, ma al momento non c'è. E le associazioni di categoria, in questo senso, possono forse anche spingere perché le cose cambino, ma al momento attuale non hanno nessun potere, e i vari elenchi depositati presso il Cnel non valgono assolutamente niente, a parte il fatto che possono spingere qualcun altro a iscriversi alle scuole a cui le associazioni sono legate con la speranza che questo costituisca una forma di accreditamento.
Fatto, quest'ultimo del legame tra scuole e associazioni di categoria, che mi sembra quantomeno sospetto.
Credo che sia stato molto più produttivo lasciare il counseling così com'è, selvaggio e senza limiti, produttivo solo in quanto percorso formativo ma difficilmente difendibile quando si tratta di una professione.
Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se le scuole aprissero le iscrizioni anche "solo" ai laureati.
Le vedresti chiudere, non gli converrebbe perché non ci andrebbe più nessuno. Il vantaggio di un percorso formativo in counseling è che lo possono fare tutti, non ci vuole nessun tipo di formazione precedente. Basta pagare, e gli esami sono tutto fuorché difficili. Sicuramente non paragonabili alla quantità e qualità degli esami (senza contare la tesi, l'eds e il tirocinio...) che stanno alla base di un percorso accademico di laurea in psicologia in Italia.
Non parliamo poi dei vari "istituti" che con le scuole di psicoterapia non hanno niente a che vedere... visto che insegnano il counseling pure lì, e mi chiedo su che basi.
Ma tant'è, l'insegnamento è libero in Italia. Farsi fregare, anche.