No ikaro, no sono d'accordo! Questa è una relazione speciale in cui il paziente, se non ci fosse il transfert che "attacca" ...e causa un grande malessere che gli fa vedere l'analista come il "salvatore" , non accetterebbe mai certi comportamenti....Anche solo i silenzi, o le mancate risposte...
Un professionista come un avvocato o un architetto ma anche un qualunque medico, ad es.ortopedico, lo si può piantare in asso e cambiare in qualunque momento, ma il rapporto che si crea col proprio analista è un lagame così intimo e coinvolgente, anche se conflittuale, che non è facile interrompere, mollare, anche se a volte si avvertono da parte del terapeuta comportamenti che hanno del "sadico"e che a mio avviso non portano a nulla.
Gli analisti sostengono che è il paziente particolarmente sensibile e permaloso e vive male certe regole che gli vengono imposte avvertendole sgradevoli solo perchè non si sente soddisfatto e gratificato nelle sue richieste di affettività ( sempre per il transfert); di fatto a volte la verticalità del rapporto, regola per voi così indinspensabile, è solo un'alibi a gesti poco affabili, che si potrebbero evitare anche perchè rischiano di compromettere la terapia provocando nel paziente una tale frustrazione che lo può indurre a chiudersi a riccio. Ciao
PS: E poi che gusto c'è a strapazzarvi? Non vi incavolate mai, non perdete mai il vostro aplomb, non sollevate un sopraciglio...!








Scherzi a parte, è chiaro che ci sia una certa asimmetria nel rapporto tra analista e paziente e che l'uno decide le regole della cura, ma il punto è che l'altro può anche decidere di non stare a certe regole, può violarle, può stravolgerle e strapazzarle, può dire tutto quello che vuole (comprese cose... non proprio piacevoli, diciamo...
), senza che questo comporti una rottura del rapporto stesso, anzi... Ora mi spieghi "generalmente" se questo può accadere anche con un altro professionista? Possibile che ancora non hai capito che questa non è una relazione cliente-professionista tra le altre??
Anche solo i silenzi, o le mancate risposte...
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, è un disagio che vivono tutti, chi più o chi meno, fa parte del setting, non lo puoi negare, è funzionale alla terapia e come ammetti anche tu immensamente utile!