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  1. #46
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    E chi se ne frega, scusa la franchezza!! Scherzi a parte, è chiaro che ci sia una certa asimmetria nel rapporto tra analista e paziente e che l'uno decide le regole della cura, ma il punto è che l'altro può anche decidere di non stare a certe regole, può violarle, può stravolgerle e strapazzarle, può dire tutto quello che vuole (comprese cose... non proprio piacevoli, diciamo... ), senza che questo comporti una rottura del rapporto stesso, anzi... Ora mi spieghi "generalmente" se questo può accadere anche con un altro professionista? Possibile che ancora non hai capito che questa non è una relazione cliente-professionista tra le altre??

    Saluti,
    ikaro
    No ikaro, no sono d'accordo! Questa è una relazione speciale in cui il paziente, se non ci fosse il transfert che "attacca" ...e causa un grande malessere che gli fa vedere l'analista come il "salvatore" , non accetterebbe mai certi comportamenti.... Anche solo i silenzi, o le mancate risposte...
    Un professionista come un avvocato o un architetto ma anche un qualunque medico, ad es.ortopedico, lo si può piantare in asso e cambiare in qualunque momento, ma il rapporto che si crea col proprio analista è un lagame così intimo e coinvolgente, anche se conflittuale, che non è facile interrompere, mollare, anche se a volte si avvertono da parte del terapeuta comportamenti che hanno del "sadico" e che a mio avviso non portano a nulla.
    Gli analisti sostengono che è il paziente particolarmente sensibile e permaloso e vive male certe regole che gli vengono imposte avvertendole sgradevoli solo perchè non si sente soddisfatto e gratificato nelle sue richieste di affettività ( sempre per il transfert); di fatto a volte la verticalità del rapporto, regola per voi così indinspensabile, è solo un'alibi a gesti poco affabili, che si potrebbero evitare anche perchè rischiano di compromettere la terapia provocando nel paziente una tale frustrazione che lo può indurre a chiudersi a riccio. Ciao
    PS: E poi che gusto c'è a strapazzarvi? Non vi incavolate mai, non perdete mai il vostro aplomb, non sollevate un sopraciglio...!
    Ultima modifica di francesca63 : 18-03-2009 alle ore 17.38.12
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #47
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Scusate ma che analisti conoscete voi?
    Quelli che malmenano i pazienti, quelli che non alzano nemmeno un sopracciglio
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  3. #48
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Scusate ma che analisti conoscete voi?
    Quelli che malmenano i pazienti, quelli che non alzano nemmeno un sopracciglio
    Cara Rosa, che analisti conosci tu? Per avere cambiamento, come dice bene gieko, l'analisi non può essere una piacevole chiaccherata fatta alle condizioni del paziente. Di fatto, le interpretazioni più difficili da digerire, sono i momenti più significativi...ma è dura!
    Chiaro che il paziente può ribellarsi, dire tutto quello che vuole, a volte anche cose poco carine all'analista, ma loro con una parola sanno come inquadrarti e tu paziente capisci che, come dice sempre "il saggio" (gieko), sono strumenti immensamente utili alla terapia.
    Ultima modifica di francesca63 : 18-03-2009 alle ore 22.54.24
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  4. #49
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    No ikaro, no sono d'accordo!
    anche se a volte si avvertono da parte del terapeuta comportamenti che hanno del "sadico" e che a mio avviso non portano a nulla.
    Gli analisti sostengono che è il paziente particolarmente sensibile e permaloso e vive male certe regole che gli vengono imposte avvertendole sgradevoli solo perchè non si sente soddisfatto e gratificato nelle sue richieste di affettività ( sempre per il transfert); di fatto a volte la verticalità del rapporto, regola per voi così indinspensabile, è solo un'alibi a gesti poco affabili, che si potrebbero evitare anche perchè rischiano di compromettere la terapia provocando nel paziente una tale frustrazione che lo può indurre a chiudersi a riccio. Ciao
    PS: E poi che gusto c'è a strapazzarvi? [U]Non vi incavolate mai, non perdete [/U]mai il vostro aplomb, non sollevate un sopraciglio...!


    Forse potresti provare a confrontare la tua risposta a me con quella che hai dato qui sopra, da cui ho tratto uno spunto, oltre che da quella di Car_lie, su analisti che "malmenano" i pazienti.
    Vedi se ci cogli qualche incogruenza tra l'una e l'altra, anche nei toni, utilizzati.

    Comunque, che diresti se arrabbiandoti con un'analista e strapazzandolo, questo ti rispondesse per le rime?

    Ti sembrerebbe consono? Al di là del momento dell'hinc et nuc; o ti porterebbe a pensare?
    E la più totale indifferenza, ti sembra consona?
    Chi lo dice che ci sia tutta questa indifferenza, oltre la sensazione personale percepita?

    Non dico né che sia né che non sia il tuo caso,ma non si possono generalizzare sensazioni e situazioni e pensieri personali, all'intero universo delle relazioni analitiche.
    Ci sono anche molti modi di comunicare emozioni ed empatia, inducendo una trasformazione utile.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 19-03-2009 alle ore 06.45.52
    Gaia

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  5. #50
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Sono d'accordo con Rosa. Tra un analista sadico e violento (!!!) ed uno che modula i parametri cercando al contempo di contenere e di elaborare c'è di mezzo il mondo. Il processo analitico comporta anche una certa dose di dolore se è autentico, ma esso deve risultare sempre tollerabile ed essere affiancato dal piacere, altrimenti, trasfert o non transfert, il paziente prende e se ne va (a meno che non sia in atto una collusione sado-masochistica massiccia).
    gieko

  6. #51
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    No ikaro, no sono d'accordo! Questa è una relazione speciale in cui il paziente, se non ci fosse il transfert che "attacca" ...e causa un grande malessere che gli fa vedere l'analista come il "salvatore" , non accetterebbe mai certi comportamenti.... Anche solo i silenzi, o le mancate risposte...
    Un professionista come un avvocato o un architetto ma anche un qualunque medico, ad es.ortopedico, lo si può piantare in asso e cambiare in qualunque momento, ma il rapporto che si crea col proprio analista è un lagame così intimo e coinvolgente, anche se conflittuale, che non è facile interrompere, mollare, anche se a volte si avvertono da parte del terapeuta comportamenti che hanno del "sadico" e che a mio avviso non portano a nulla.
    Gli analisti sostengono che è il paziente particolarmente sensibile e permaloso e vive male certe regole che gli vengono imposte avvertendole sgradevoli solo perchè non si sente soddisfatto e gratificato nelle sue richieste di affettività ( sempre per il transfert); di fatto a volte la verticalità del rapporto, regola per voi così indinspensabile, è solo un'alibi a gesti poco affabili, che si potrebbero evitare anche perchè rischiano di compromettere la terapia provocando nel paziente una tale frustrazione che lo può indurre a chiudersi a riccio. Ciao
    PS: E poi che gusto c'è a strapazzarvi? Non vi incavolate mai, non perdete mai il vostro aplomb, non sollevate un sopraciglio...!
    Ne abbiamo già parlato nella discussione sul transfert, sai come la penso...

  7. #52
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sono d'accordo con Rosa. Tra un analista sadico e violento (!!!) ed uno che modula i parametri cercando al contempo di contenere e di elaborare c'è di mezzo il mondo. Il processo analitico comporta anche una certa dose di dolore se è autentico, ma esso deve risultare sempre tollerabile ed essere affiancato dal piacere, altrimenti, trasfert o non transfert, il paziente prende e se ne va (a meno che non sia in atto una collusione sado-masochistica massiccia).
    Caro gieko, non ho mai parlato di violenza, di sottile sadismo sì....ma quello, anche se velato, traspare a volte anche qui, nei post di voi esperti!
    Ma io per sadismo intendo quella posizione asimmetrica che vi pone sempre dalla parte della ragione, che vi privilegia nella relazione in quanto siete voi i detentori del sapere, e che vi da un potere di cui potete disporre come preferite; sempre per il bene del paziente... ad es. quando finalmente parlate,
    il paziente deve docilmente sorbirsi le vostre interpretazioni, anche se una coltellata farebbe meno male. Ma, si sa che le medicine più amare sono quelle più efficaci! La mia voleva essere una provocazione, l'ennesima, per esprimere ancora il mio dissenzo verso certi metodi esageratamente ortodossi che purtroppo a volte non vengono affatto modulati, per cui la terapia è tutto tranne che divertente.. Queste mie convizioni, oltre che vissute personalmente fino ad una prima fase della terapia, sono supportate dall'esperienza di alcuni amici e amiche anche loro in psicoterapia, oltre che dai libri che leggo. Capisco che ogni percorso è un mondo , un pianeta diverso, ma questa frustrazione che si vive quando si è in pieno transfert, è un disagio che vivono tutti, chi più o chi meno, fa parte del setting, non lo puoi negare, è funzionale alla terapia e come ammetti anche tu immensamente utile!
    Ciao.
    FRANCESCA

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  8. #53
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Gieko qua non vale la regola "Il fine giustifica i mezzi", non è che visto che si tratta di una relazione particolare l'analista può malmenare il paziente, mollargli un ceffone o cose del genere perché questo permetterebbe di risolvere certe difficoltà più velocemente e motivare il paziente, anche le vessazioni psicologiche come quella "hai ritardato perciò si salta la seduta" le trovo vicine al ceffone di un genitore, qua non si deve educare nessuno.
    Io ho riportato quello che avevo scritto prima, non ho mai detto che gli analisti malmenano i pazienti, avevo solo detto che se si crede che "il fine giustifica i mezzi" e si segue il principio dell'efficacia terapeutica senza tener conto di altro, si potrebbe arrivare anche ad ammettere come lecite operazioni del genere (punizioni ed altro).
    Se io metto in discussione un certo tipo di comportamento che tiene l'analista dal punto di vista etico, me ne frego del fatto che questo sistema sia efficace se poi rappresenta un certo tipo di vessazione psicologica particolarmente violenta.

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    Il processo analitico comporta anche una certa dose di dolore se è autentico, ma esso deve risultare sempre tollerabile ed essere affiancato dal piacere, altrimenti, trasfert o non transfert, il paziente prende e se ne va
    Non è che bisogna aspettare che il paziente vada via... Per fare un esempio analogo se qualcuno ti molla un cazzotto, il cazzotto te lo ha dato comunque anche se dopo scappi via. Insomma l'atto violento c'è già stato.

    Poi anche in passato ci sono state persone che si son sottoposte a cure inutili che facevano anche molto male, ma convinte che queste dessero dei benefici hanno continuato a farne uso, che il paziente non se ne va via secondo me non dimostra nulla, e poi anche nel caso in cui risulti efficace maltrattare qualcuno, dal fatto che ci siano delle persone disposte a non farsi rispettare pur di migliorare certi aspetti della loro personalità, non si può dedurre di certo che risulta lecito non rispettarle.

    Secondo me ci vorrebbero buoni strumenti giuridici che difendano i diritti dei pazienti in ambito psicoterapeutico, ci vuole un qualche potere forte che tuteli le persone nei confronti di una serie di possibili abusi (che siano elargiti a fin di bene, secondo la mentalità dello psicoterapeuta, o meno).

    Un saluto a tutti
    Ultima modifica di Char_Lie : 19-03-2009 alle ore 21.17.00

  9. #54
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Carissimi, ci terrei a precisare che sono il primo a pensare che seguire schemi rigidi e prefissati può essere controproducente. Non solo: ritengo anche che il processo analitico debba sempre porsi in un limite di sopportabilità, lavorando al confine tra il riconoscimento della struttura patogena e la sua comprensione ed accettazione e l'elaborazione della stessa. Un compito non semplice, in cui il rischio di commettere degli errori, sia a causa del furor sanandi che di un eccessivo accoglimento, è elevato. Diviene allora molto importante monitorare ciò che succede tra analizzando ed analista successivamente ad interpretazioni "forti" o ad acting in sia del paziente che dell'analista.
    Ciò detto ritengo che in alcuni casi possano esserci anche dei momenti di impatto, anche dirompente, che vanno però gestiti con molta cautela per evitare che vengano vissuti come abusi. Quando ciò avviene, inevitabilmente il processo analitico subisce un arresto e l'analista deve capire cosa avviene, dove ha sbagliato e per quale motivo. Si suppone però che tutto ciò sia contenuto entro limiti che non sfociano nella violenza psicologica, dal momento che un analista con preparazione sufficiente dovrebbe aver affrontato tali temi nella sua analisi personale, proprio per evitare di agirli con i propri pazienti.

    Per rimanere sul tuo esempio:

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie
    Non è che bisogna aspettare che il paziente vada via... Per fare un esempio analogo se qualcuno ti molla un cazzotto, il cazzotto te lo ha dato comunque anche se dopo scappi via. Insomma l'atto violento c'è già stato.
    Non consideri che la situazione analitica potrebbe essere metaforizzata anche come un incontro con una stretta di mano tra due persone che cercano di capire cosa succede tra di loro, dove uno ha una particolare competenza per effettuare questa operazione. Può accadere che la stretta di mano diventi troppo forte, che faccia male perchè uno dei due vuole portare l'altro in un luogo che l'altro non è pronto a vedere. In tal caso è necessario allentare la stretta, vedere perchè l'altro non vuole andare lì, produrre eventualmente condizioni preliminari per andarci insieme. Altre volte capita che una persona si impunti ma alla fine segua chi indica quella strada perchè, al di là di timori e rimostranze, vuole andarci anche lui.
    Ma questo è un altro discorso rispetto ad un incontro che viene immaginato solo ed esclusivamente come scontro dove ci si scambieranno delle gran botte e si immagina che uno dei partecipanti sia anche particolarmente cattivo e capace di darle.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie
    Poi anche in passato ci sono state persone che si son sottoposte a cure inutili che facevano anche molto male, ma convinte che queste dessero dei benefici hanno continuato a farne uso, che il paziente non se ne va via secondo me non dimostra nulla, e poi anche nel caso in cui risulti efficace maltrattare qualcuno, dal fatto che ci siano delle persone disposte a non farsi rispettare pur di migliorare certi aspetti della loro personalità, non si può dedurre di certo che risulta lecito non rispettarle.
    Su questo ti do ragione. E si è imparato molto da queste esperienze, ad esempio nel senso di cui scrivevo sopra.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie
    Secondo me ci vorrebbero buoni strumenti giuridici che difendano i diritti dei pazienti in ambito psicoterapeutico, ci vuole un qualche potere forte che tuteli le persone nei confronti di una serie di possibili abusi (che siano elargiti a fin di bene, secondo la mentalità dello psicoterapeuta, o meno).
    Non so. I tribunali popolari li lascerei alla Cina maoista. Per quanto riguarda abusi reali esiste la magistratura ordinaria.

    Saluti
    gieko

  10. #55
    Partecipante Super Esperto L'avatar di chiaravarri
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Ho ritirato su questo thread visto che il discorso del pagamento della seduta saltata e' riemerso in un'altra discussione...
    "Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
    Camus

  11. #56
    Megiston Matema
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Cara Luna 0679,
    ci sono diversi ordini di motivi per cui uno psicoanalista (e sottolineo psicoanalista, perché questa forma di setting è tipica di un “contratto” terapeutico psicoanalitico, anche se ho sentito qualche cugino “dinamico” che lo adotta) può inserire la regola del pagamento delle sedute saltate.
    Nel momento in cui io accetto una persona in terapia so di iniziare un percorso lungo con questa persona ed è essenziale stabilire un minimo di regole condivise; queste regole sono tese a salvaguardare la relazione, il processo terapeutico, il corretto svolgimento del lavoro in maniera ottimale, e rispondono anche ad alcune incombenze di ordine pratico di cui spesso ci sfugge l’utilità.
    Ogni “presa in carico” è un progetto ben preciso, e una speranza; solo dopo attenta e reciproca valutazione ed esserci detti con chiarezza i prolegomeni essenziali per iniziare il viaggio, possiamo togliere le ancore e veleggiare verso il mare aperto.
    A me pare ovvio che se accetto il signor Oscar Rafone in terapia, ciò significa che io dedico a lui da uno a tre giorni la settimana da una a tre ore del mio tempo, sia che faccia caldo, sia che nevichi, sia con la nebbia, sia con un cielo limpido e cristallino.
    Se il signor Oscar non avesse voglia di venire in un dato giorno, o fosse impossibilitato a farlo per serissimi motivi di salute, o familiari o di altra natura, a me pare naturale chiedergli di corrispondermi per intero l’importo della seduta, tanto più se questa è stata una regola esposta chiaramente e a suo tempo accettata (anche se talvolta obtorto collo).
    Conosco già alcune delle critiche a questa posizione, per averle già sentite diverse volte: perché dovrei pagare per una seduta che non ho fatto? Gli altri (dentista, ginecologo, commercialista, avvocato, ecc.) non mi fanno pagare se li avviso che non vado .... Ma lei non distingue uno che non ne ha voglia da uno che non può, che è malato,che ha un familiare in fin di vita, che gli sta crollando il soffitto addosso, che sta affrontando le dieci piaghe d’Egitto? Ma se quando io non vengo devo pagarle la seduta, com’è che quando è lei che non viene non si pone il problema di un mio risarcimento per la seduta non effettuata? Ce ne sono tante altre, ovviamente, e ciò dipende dalla creatività dei pazienti o della vita che si diverte a porci quesiti strani.
    Provate a pensare all’analista, se oltre a salvaguardare il setting, il processo e la relazione analitica, non salvaguardasse anche se stesso facendo rispettare poche piccole regolette, cosa ne sarebbe di lui? In breve tempo farebbe la fine dei martiri cristiani quando venivano buttati in pasto alle fiere del Circo Massimo.
    Da un punto di vista pratico io dedico comunque quell’ora al mio paziente, sia per una precisa scelta, sia perché in un tipo di lavoro basato sul rapporto, difficilmente posso non chiedermi che senso ha quell’interruzione, qual’è il mio vissuto e quale può essere quello del paziente, indipendente dalle motivazioni reali.
    Inoltre, non potrei nemmeno “riutilizzare” l’ora, i nostri pazienti sono tutti di lungo corso, non abbiamo pazienti spot (come il dentista, l’avvocato, il commercialista, ecc.). Altri terapeuti non fanno pagare, conosco questa modalità e la rispetto, in alcuni casi la differenza è teorica, pagare o non pagare è soltanto un problema pratico (come lo sarebbe fra me e il mio commercialista), non ha alcun aspetto terapeutico; spesso si tratta di terapeuti che contano sulla brevità della durata della terapia, hanno un turn over di pazienti per me caleidoscopico che vedono per poche decine di sedute. Immagino che per loro sarebbe più semplice “rimpiazzare” il paziente che salta la seduta avvertendo per tempo; nel mio caso la “parola” rimpiazzare aprirebbe vastissimi scenari dinamici personali e relazionali, in poche parole non è nemmeno pensabile oltre a non essere possibile.
    Un paziente che salta una seduta creerebbe un certo danno economico al suo psicoanalista se il pagamento della seduta saltata non fosse previsto; provate solo a pensare in un periodo di pandemia influenzale cosa potrebbe accadere se per disgrazia tutti i miei pazienti fossero ammalati e impossibilitati a venire ... già è grave quando sono ammalato io.
    Però, se si potesse distinguere fra chi ha un serio impedimento e chi invece semplicemente non ha voglia ... a parte che, se si trattasse di distinguere in base alla motivazione, allora davvero il pagare o non pagare diventerebbe punitivo: tu che hai un serio motivo non paghi, tu che sei un gaglioffo invece paghi. Vorrei però farvi riflettere sul criterio di valutazione, noi non abbiamo alcun criterio per giudicare in questo ambito se non ciò che lo stesso paziente ci dice (a meno che non vogliamo trasformarci in detectives). Senza contare che introducendo un terzo imparziale che giudichi sul rapporto analitico sarebbe controproducente verso il processo analitico inteso come co-costruzione continua di relazione; molto meglio dibattere col paziente, allora, correndo il rischio di sbagliare, che accettare un giudice esterno imparziale.
    Discriminare di volta in volta ci porrebbe nella spiacevole posizione di abbandonare il livello analitico e discutere ad un livello reale col paziente se è il caso che ci paghi o se ha veramente forato per strada oppure era una balla per non venire; e ci farebbe spostare il focus dal significato dell’interruzione al pagamento della seduta.
    Sulla reversibilità, nella mia esperienza è quasi sempre un discorso dinamico: tu sei l’analista, tu poni le regole, tu “comandi”, tu dirigi il gioco e io mi sento un po’ schiacciato da questo rapporto asimmetrico e vorrei che ci ponessimo sullo stesso livello. Spesso i pazienti si adeguano alla regola (magari disattendendola in maniera passiva), oppure la contrastano, puntano i piedi e di li non si smuovono.
    Il rapporto analitico è un rapporto di uguaglianza fra due persone, ma dal punto di vista professionale è asimmetrico, perché ricopriamo due ruoli differenti, abbiamo compiti differenti e responsabilità differenti; questo è il momento iniziale dell’analisi, perché in fase finale l’asimmetricità rientra moltissimo, noi siamo un po’ più “pazienti” e i nostri pazienti sono un po’ più “terapeuta” (una sorta di dialettica servo-padrone). Nel senso che loro alla fine si riappropria del loro essere “terapeuti” di se stessi (del prendersi cura di sé) e io mi riapproprio pian piano anche del mio essere paziente (cioè della mia esperienza analitica personale) oltre che terapeuta con loro.
    In definitiva, se un paziente salta una seduta, per qualsiasi motivo lo faccia, io non posso esimermi dal pensare al senso che ha tutto questo per lui, per me e per il nostro rapporto, mentre magari se fosse venuto avrebbe fatto una seduta “normale” senza scosse e senza allarmi o eventi relazionali straordinari (com’è una seduta saltata). Per cui io lavoro molto di più da un punto di vista analitico rispetto a quando lui è presente; quindi, non solo sono convintissimo che le sedute saltate vadano pagate comunque, ma che dovrebbero essere pagate almeno il doppio .
    E’ ovvio, però, che quella del pagamento delle sedute saltate è una regola e la prima tentazione di fronte ad una regola è quella di trasgredirla; la psicoanalisi pone delle regole non per puro sadismo (o perché imita un modello ossessivo-compulsivo), ma perché dalla trasgressione alla regola cogliamo il soggetto, è nelle pieghe del discorso o dell’atto che spesso troviamo brandelli di autenticità, mentre quando il paziente viene e fa il “paziente” (più o meno bravo), facciamo più fatica a cogliere dov’è in relazione a noi.
    Provate a pensare alla regola fondamentale (la gloriosa grundregel) “deve dire tutto ciò che le passa per la testa senza interporre alcuna censura”, è assolutamente impossibile da rispettare, come si fa a non frapporre alcuna censura? Eppure è dal misurarsi del soggetto con questa impossibilità che si da analisi: psico-analisi.
    Ovviamente ci sono molti modi per uscire dall’empasse creata da una regola e dalla sua immancabile trasgressione, se stiamo fermi e ci polarizziamo sul fatto che il paziente trasgredisce e l’analista ribadisce il valore della regola, non si fanno molti passi avanti a livello analitico. Gradatamente accade che le regole vengano ripensate, discusse, riformulate, co-distrutte e co-costruite dalla coppia analitica; e che quando c’è consapevolezza che questo sta avvenendo, l’analisi sia finita.
    In fondo, parafrasando Anna Freud che però riferiva questo discorso all’analista, non è importante ciò che la coppia analitica fa, ma che sappia perché lo sta facendo.
    Un saluto.

  12. #57
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Discriminare di volta in volta ci porrebbe nella spiacevole posizione di abbandonare il livello analitico e discutere ad un livello reale col paziente se è il caso che ci paghi o se ha veramente forato per strada oppure era una balla per non venire; e ci farebbe spostare il focus dal significato dell’interruzione al pagamento della seduta.
    Mah, devo dire che la prima parte del tuo intervento non mi piace nemmeno un po', in particolare questa frase che quoto: credo che discriminare di volta in volta significhi mantenere il livello analitico. Discriminare non significa discutere ad un livello reale evidentemente, significa saper discriminare, ad esempio, un atto mancato da qualcos'altro, e saper ricollocare questa distinzione a livello dell'atto dell'analista che fa pagare la seduta saltata o decide, perchè no?, di farla recuperare. Beninteso, per quel paziente lì e in quel momento lì e non in un altro. Il non discriminare per me significa semplicemente appellarsi ad una regola burocratica e standardizzata, nel senso che non distingue nulla e allora dove sarebbe il livello analitico? (Per fortuna ti rifai nel finale...)

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 21-10-2009 alle ore 13.04.11

  13. #58
    Megiston Matema
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Caro Ikaro,
    sono molto curioso di conoscere quale criterio usi tu per discriminare fra ciò che definisci un "atto mancato" e ciò che definisci "qualcos'altro". Sono anche curioso di conoscere perché per te è così importante questa distinzione a livello terapeutico e come tu indendi l'applicazione delle regole del setting.
    Un saluto.

  14. #59
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Il valore terapeutico della seduta saltata e il suo (o del suo) pagament

    Caro Ikaro,
    sono molto curioso di conoscere quale criterio usi tu per discriminare fra ciò che definisci un "atto mancato" e ciò che definisci "qualcos'altro". Sono anche curioso di conoscere perché per te è così importante questa distinzione a livello terapeutico e come tu indendi l'applicazione delle regole del setting.
    Un saluto.
    Che dire, non è che è possibile individuare UN criterio, si tratta piuttosto di individuarlo di volta in volta e in relazione alla direzione della cura. E' importante nella misura in cui è importante la questione del pagamento, sembrerà una tautologia ma è così, altrimenti dovremmo intendere il pagamento come una regola formale, il che può anche andare bene credo, però chiamiamo le cose con il loro nome. Quanto all'applicazione delle regole del setting: non è una cosa che sono solito definire nelle prime sedute, esiste un tempo logico preliminare all'analisi nel quale una certa flessibilità nel setting mi pare fondamentale, per il seguito condivido le regole classiche del setting, fermo restando il discorso di cui sopra.

    Un saluto,
    ikaro

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