Mi riferivo allo psicologo specializzato, che fa psicoterapia.
Credo che una buona psicoterapia personale sia importante per tutti gli psicoterapeuti, per diventare bravi psicoterapeuti, a prescindere dal loro orientamento terapeutico.
Credo comunque che lo psicologo che vuole aiutare in modo profondo le persone debba col tempo specializzarsi in psicoterapia. Questo è un mio punto di vista, non vuole dire che nel frattempo non si possa occupare delle sue competenze.
Quali sono invece le competenze del counselor? 0, a parte quelle di scompensare molte persone e aumentare la spesa sanitaria mandando persone al repartino di psichiatria... ma mi domando se uno che cerchi assurde scorciatoie abbia poi una coscienza quando quarda negli occhi il suo cliente che di fatto potrebbe rovinare, essendo il counselor un incompetente in ambito psicologico.
Mi va bene se i counselor si occupano di scelte del tipo: che macchina compro? Vorrei ridipingere la casa, quale colore? Ma che non trattino nessuno con disagi o problemi psicologici...ABUSIVI, CIARLATANI !!!
E il tirocinio?Ergo, così come un counselor formato al counseling non è capace di compiere quegli atti tipici della professione di psicologo (diagnosi in ambito psicologico, somministrazione e scoring di test, etc.), allo stesso modo un laureato in psicologia che diventa psicologo non è minimamente in grado di fare counseling. Non perché sia stupido, ma perché nessuno glil'ha insegnato!!!!!
Vero, ma niente vieta che uno psicologo si possa dotare di un'assicurazione per conto proprio, nella stessa maniera in cui potrebbe farlo un qualsiasi altro libero professionista. Non è che l'iscrizione all'Ordine vieti di farlo.Da un punto di vista civilistico è un dato oggettivo. C'è la stessa differenza che intercorrerebbe tra fare un incidente con un automobilista assicurato e uno no. Quello non assicurato, una volta condannato, se c'ha i soldi ti ripaga, altrimenti ti attacchi al tram. Mentre quelo assicurato, anche se è povero in canna, è coperto dall'assicurazione.
E nemmeno lo obbliga, tu dirai.
Hai detto bene, in assenza di una legge, di una forma di regolamentazione. Se ci fosse, probabilmente il problema non si sarebbe mai posto. Ma visto che non c'è, al momento, che si fa?Scusami, eh, ma su cosa la dovrei basare la legittimità di una figura professionale? Sul tuo o sul mio parere? Non scherziamo. Viviamo in uno Stato di diritto, ergo se due non si trovano daccordo (lo psicologo e il counselor), in assenza di uno statuto giuridico (una legge che sostenga a chiare lettera l'una o l'altra posizione), è il Tribunale che dirime. O no?
Forse posso spiegarmi anche meglio. Mi pare che la figura del counselor, in assenza di una regolamentazione, debba fondare la sua legittimazione sul fatto che non c'è stata nessuna condanna definitiva in merito all'abuso della professione, e questo mi sembra poco solido per dire che il counselor è una figura se non autorizzata quantomeno non illegale.
Probabilmente è il meglio che i counselor organizzati possono fare al momento, ma per me è poco solido.
Ok, mi fido delle tue conclusioni. Ma anche operando sul versante culturale si saranno pur poste il problema della legittimazione, o proprio niente?A me prima di tale data risultano solo tentativi strutturati a livello europeo (EAC e BAC). Le associazioni italiane già esistenti operavano nettamente sul versante culturale, non su quello politico-professionale.
Purtroppo ho toccato con mano in un paio di occasione che no, non è avvenuto. Mi auguro che siano stati casi, ma non essendoci dei dati certi non posso escludere che si tratti di una prassi più diffusa di quanto si pensi.Esatto, e la non promiscuità deve essere il metro di paragone con cui giudichi la correttezza di tali associazioni. Questo alle volte accade, alle volte no.
Piuttosto, le associazioni di categoria (varie Sico, Reico, Feico...) ce l'hanno il polso della situazione in merito a quanti sono i counselor operanti? C'è un qualche censimento, se ne sa qualcosa? O siamo completamente (o anche solo in parte) nel mondo del sommerso?
Sono d'accordo, queste cose possono succedere ma ci sono anche esempi opposti, di persone che hanno rinunciato agli incarichi per evitare conflitti d'interesse o di potere.Di sicuro nel mondo della psicologia non accade mai!!! Basta fare
tre esempi:
a) il professor Mario Rossi, ordinario di psicologia generale, è anche membro della commissione esami di Stato, e magari anche consigliere di un ordine regionale. Dunque, il povero studente Carlo Bianchi si trova nella seguente condizione: il voto all'esame di psicologia generale glielo mette sul libretto Mario Rossi, lo scritto di generale all'EdS glielo valuta Mario Rossi e... la sua domanda di iscrizione all'Ordine gliela valuta sempre Mario Rossi!!! Speriamo che Mario Rossi non sia anche docente di una scuola di psicoterapia, perché altrimento il povero Carlo Bianchi se lo ritrova anche lì!!!!!
b) il professor Mario Rossi, ordinario di psicologia dinamica, è anche membro di una scuola di specializzazione in psicoterapia; mai visto in facoltà quei docenti che calibrano i loro seminari per portare gli studenti universitari nella propria scuola di specializzazione?
c) il professor Mario Rossi, ordinario al'università (e magari anche massone!) è anche membro della commissione ministeriale per l'accreditamento delle scuole di psicoterapia. E magari collabora anche con una di queste scuole. Stai a vedere che quella scuola non avrà difficoltà ad essere approvata?
Più che altro la massoneria avrà qualcosa da ridireSperiamo solo che Mario Rossi non esista, perché altrimenti mi becco una sequela di querele che non finisce più![]()
Io invece il problema ce lo vedo, nel momento in cui si sostiene che il counseling ha radici proprie ed autonome quando in realtà è una tecnica, o se vuoi un insieme di tecniche, mutuate dalla psicologia.Esatto!Sia la psicoterapia che il counseling mutuano le proprie tecniche di interventod ai grandi modelli della psicologia. Francamente non vedo il problema: da una parte la scienza, dall'altra le molteplici applicazione che una scienza può avere in diversi settori. Mica sari uno di quelli che pensano che psicologia = professione di psicologo, vero? La psicologia è una scienza, la professione di psicologo è una (la più importante) delle tante applicazioni che la psicologia può avere.
Se è la professione di psicologo è la più importante delle applicazioni della psicologia, come dici te, comprenderai bene quanto ci si tenga a valorizzarla.
E comunque il motivo per cui sono gli psicologi a doversi occupare di psicologia è che sono formati e responsabilizzati per farlo. Altri soggetti no. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, basta accendere la televisione o comprare qualche rivista pacco tipo Psychologies.
Lo sai vero che l'Ordine nazionale sta premendo affinché a psicologia si torni alla quinquennale vecchio stile, no? Questo mi sembra un passo importante, la nostra professione non s'impara e non si applica con tre anni di università.No, volevo sottolineare che, per svariate ragioni, in molti casi le lauree italiane non sono una cosa seria (bada bene, in molti casi, non in tutti i casi). Specialmente poi con l'istituzione della triennale, sono tutti dottori... Purtroppo al giorno d'oggi è difficile essere Signori (con la S maiuscola), ma diventare dottori ci vule davvero poco!
Inoltre, le iscrizioni ai vari Ordini da parte dei triennalisti sono state piuttosto risibili rispetto alle attese.
E mi chiedo, tra l'altro, quanti triennalisti hanno affollato le scuole di counseling negli ultimi anni, da quando ci sono state le riforme (saranno una decina)?
Forse qui andremmo OT, ma ormai... Diciamo che io ho una visione meno drastica della tua. Riconosco che ci sono differenze fin troppo grandi tra un ateneo e l'altro. Tra una facoltà X e Padova ci corre un abisso, e troppe facoltà di Psicologia sono spuntate come funghi negli ultimi anni, forse (ripeto, forse) più per una questione di "moda" e convenienza (portano gente che s'iscrive, magari senza dover andare troppo lontano a studiare) che non per offrire un servizio di alta qualità.Non fraintendere, però: io ho una laurea in psicologia, due specializzazioni in psicoterapia, una specializzazione in counseling e qualche annetto di lavoro alle spalle. Come vedi non sono avverso a studiare... Purtroppo la formazione italiana accademica è uno scandalo. A partire dal valore legale del titolo di studio, per finire alla qualità dei docenti, con tutto quello che sta nel mezzo.
Ma non me la sento di generalizzare, non sarebbe neanche troppo rispettoso verso chi fa un buon lavoro.
E dunque siamo punto e a capo.Peccato che non insegnino counseling... ho visto il programma, è banalmente un corso di avviamento alla professione di psicologo. Ma anche loro sono della parrocchia di quelli che credono che il counseling sia consulenza, e dunque...
Lo so, ed è comprensibile. C'è stato un gap enorme negli ultimi anni per come la vedo, nel senso che nel giro di poco tempo (troppo poco perché ci fosse un cambiamento diffuso, culturale) chi si è iscritto a psicologia pensava che avrebbe avuto accesso ad una professione con un inizio più "semplice"... vabbene ti laurei, tirocinio eds, se t'interessa fai la specializzazione in pt (o in altro)... e poi? e poi i clienti vanno cercati, la domanda va elicitata, si lavora (magari all'inizio, possibilmente non tutta la vita!) anche con paghe basse e si fa gavetta, si frequentano comunità professionali (Ordine, associazioni, scuole, seminari...). Non si nasce "imparati", si impara a crescere col tempo.Non posso che apprezzare questo ottimismo e questa visione positiva. Peccato tu sia uno dei pochi... nel senso che la maggior parte, invece si lamente del fatto che non è così.
Certo, non era quello che molti si aspettavano, sicuramente manca nella formazione degli psicologi quel passaggio che ti fa dire "ciccio, vuoi diventare un professionista? sappi che non ti basterà una targa fuori della porta, devi imparare a progettare il tuo futuro e ci vorrà qualche annetto prima di diventare quello che vuoi", esattamente come fanno gli altri giovani professionisti.
Manca questo passaggio, manca questa formazione alla professione, e tutto sommato non siamo nemmeno messi troppo male, non oso pensare a chi fa lettere e filosofia.
Pero', anche se ho capito che gli Ordini ti stanno cordialmente sulle palle, ti vorrei far notare che alcuni Ordini non sono così male e si sono posti il problema, e stanno pure cercando di fare qualcosa. Non è un processo immediato, costa tempo, soldi e fatica ma qualcosa si muove.
Comunque, chi sta a lamentarsi in continuazione c'è sempre stato e sempre ci sarà. Se anche l'Ordine gli procurasse, per assurdo (visto che non è nei suoi compiti), tutti i clienti che vuole beh, troverebbe il modo di lamentarsi ugualmente. Sono sicuro che hai studiato un po' l'analisi della domanda di Carli e sai che il lamento è una forma di declinazione passiva della pretesa (detto un po' semplicisticamente), oltre che un modo per non cambiare le cose.
Personalmente lo accolgo il lamento, cerco di comprendere il processo per cui si manifesta, come a volte i miei colleghi accolgono il mio. Ma cerco di non colludere, di tirare avanti e di costruire il mio lavoro. Dovessi passare la vita a lamentarmi starei fresco, non combinerei niente.
Ho una visione ottimistica? Si, rispetto agli inguaribili lamentoni, ma la ritengo semplicemente normale, una visione di ha capito che di risorse là fuori ce ne sono tante, e che non ci si può lamentare se non si sanno impiegarle. Magari è meglio imparare a farlo.
Da qui la difficoltà di elicitare la domanda in settori ancora relativamente "vergini", ma con tutte le difficoltà di un contesto culturale che guarda agli psicologi prevalentemente dal punto di vista clinico/sanitario.Del fatto che non avvenga solo in ambito clinico sono ben contento, visto che di psicoterapeuti disoccupati è piena l'Italia e che invece molti settori (sport, azienda, scuola, etc.) sono molto indietro.
Ma anche qui, non amo generalizzare troppo, lavorandoci sopra ci sono varie possibilità di riuscita.
Certo, per un ingegnere forse l'inizio è un po' meno ripido.
Me la rinfreschi per cortesia?Del fatto che la psicologia sia diventata una professione sanitaria, non lo dico io ma una Legge.
Immagino che sarebbe stato di ben altro tonoIo, come vedi, ho riportato il giudizio di un autorevole organo internazionale super-partes, non il mio parere. Se ti avessi riportato il mio parere...![]()
Quei "poveri" counsellor saranno ben contenti di sapere che c'è qualcuno come te che empatizza con loro.invece di attaccare quei poveri counsellor io lamenterei piuttosto la differenza di formazione tra chi fa psichiatria e chi psicologia.....entrambi potranno fare gli psicoterapeuti...
Riguardo agli psichiatri e alla psicoterapia, l'abbiamo già detto e ridetto che l'Ossicini è stata, purtroppo, una legge compromesso.
E ti dico, se proprio devo stilare una classifica mi fido enormemente di più di uno psichiatra con la specializzazione in psicoterapia che del "povero counselor"
Ma già che ci siamo perché non rivolgere anche un pensiero a quei poveri bimbini in Africa che soffrono tanto? Loro sono ancora più deboli, magari potremmo incaricare gli Ordini di andare a denunciarli in quanto si appropriano illegalmente della condizione di "povero" riservata ai counselorNon vedo moralmente corretto tutto ciò....e neanche voi dovreste....ma non vi conviene lottare contro di loro poichè sapete benissimo che l'ordine dei medici è molto potente....e allora che fate?ci sono i counsellor da attaccare che sono più deboli!
Comunque grazie, grazie davvero per aver tracciato una chiara, netta linea di demarcazione su ciò che è moralmente corretto e di avercela indicata con tanta chiarezza.
La prossima volta che avro' da discutere con un counselor me ne ricorderò, farò subito ammenda e andrò a tediare il medico di famiglia.
Augurati di non doverti mai accorgere del contrario, sarebbe un pessimo risveglio.Per quanto riguarda la mia professione sarò presuntuosa ma non mi sembra di avere "nemici" in giro visto che nessun professionista (altro)fa il mio stesso lavoro!
Certo che si, quando si esplicita che si tratta di una metafora. Non mi era parso questo il caso.Mi sembra che tu abbia una comprensione ristretta del termine.
Ti cito una definizione presa da un dizionario:
"Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un'applicazione pratica nel campo di una professione o un mestiere (arte medica, etc)"
E a parte il significato proprio, non hai mai sentito parlare di parole usate in senso metaforico ?
Mi riferivo al fatto che la pratica non può prevalere sulla teoria, o ancora meglio, non si può fondare un intervento solido basandosi solo su una pratica (e in questa "pratica" ci metto anche le "capacità" individuali dell'operatore) slegata dalla teoria. Per come la vedo io, se vanno di pari passo l'intervento può essere efficace, altrimenti si va a naso.No. Per fare altro puoi metterti anche una benda agli occhi e due tappi nelle orecchie, ma non per fare lo psicoterapeuta (mi sembra che anche lo psicoanalista oggi stia attento alle reazioni del paziente).
Il che va pure bene, se al cliente sta bene rischiare. Basterebbe dirlo prima.
Il fatto che Erickson fondasse molto del suo intervento sulle proprie capacità non implica che si basasse solo su quelle.Su queste premesse si basa il lavoro di Milton Erickson. Se non ti sembra serio posso solo dirti di ampliare le tue conoscenze prima di fare affermazioni di questo tipo.
Ad ogni modo seguirò il tuo consiglio.
Per arrivare all'attacco personale mi sa che ti sei scaldato/a abbastanza. Va bene così, grazie.In ogni caso il modo in cui ti poni, usando l'ironia e saltando a conclusioni senza cercare prima una chiarificazione dei concetti espressi dai tuoi interlocutori, non mi sembra appropriato per un professionista della "salute mentale" (tra virgolette, per evitare risposte emotive).
forse prendere con ironia le cose aiuta ad alleggerire la pillola.......![]()
per quanto mi riguarda il sistema teoria-pratica è circolare ma MAI unidirezionale!
Certo che ci vuole la teoria, ma in una relazione di aiuto penso che la pratica sia molto più importante.
Tu pensi che sia stato io ad attaccarti?Per arrivare all'attacco personale mi sa che ti sei scaldato/a abbastanza. Va bene così, grazie.
Ti ho solo invitato a non usare toni irrisori, come questo ...
In ogni modo, se ti tei sentito attaccato ti chiedo di scusarmi, non era questa la mia intenzione.
Io credo che invece debbano andare di pari passo. E' possibile pero' che ci riferiamo ad un fenomeno nella realtà molto simile, ma ce lo immaginiamo in modo diverso.Certo che ci vuole la teoria, ma in una relazione di aiuto penso che la pratica sia molto più importante.
Vero, era irrisorio nei confronti della professione di aiuto rappresentata come arte. La mia formazione mi porta a considerarla soprattutto sotto l'aspetto scientifico, e credo che sia corretto difendere le professioni d'aiuto sotto questo aspetto, in quanto l'arte la vedo più come una rappresentazione soggettiva e mutevole a seconda dell'osservatore, mentre la scienza no - almeno ai fini del discorso, poi se si filosofeggia tutto è relativo, ma non mi pareva questo il caso.Tu pensi che sia stato io ad attaccarti?
Ti ho solo invitato a non usare toni irrisori, come questo ...
Altrettanto, non volevo ironizzare su di te ma su una definizione, ti chiedo di scusarmi anch'io.In ogni modo, se ti tei sentito attaccato ti chiedo di scusarmi, non era questa la mia intenzione.
Calmati Evolution,
se ne prendi uno che abusa e lo vedi in azione con i Tuoi occhi, lo prenderai e lo sbatterai al muro, MA...prendertela con tutti gridando così...mi sa che Ti fa male alla salute!
Sotto l'aspetto scientifico, basterebbero libri e manuali con riferimenti statistici oltre ai fondamenti teorici. Per un maestro come Milton Erickson, definire con un termine una sua tecnica, NON è automaticamente capire ed essere capaci di metterla in atto. MA se uno (come ha fatto il sottoscritto) si vede (e rivede) un filmato e verifica le tecniche (definite nei libri), allora capirà, ad esempio, cosa significa usare l'ambiguità nel linguaggio, come Erickson metteva in atto il rispecchiamento, ecc. nei libri, anche se descrittivi, tutto sembra chiaro, ma la realtà è molto più complessa. E, anche le capacità devono essere complesse.
Ultima modifica di IT_Modeler : 22-10-2009 alle ore 16.17.21
psi_net
Le associazioni di categoria serie (ad esempio AssoCounseling - Associazione Professionale di Categoria) richiedono obbligatoriamente l'epletamento di un tirocino in counseling supervisionato o da uno psicoterapeuta o da un counselor supervisor.
Il fatto che l'Ordine non lo vieti, ma nemmeno lo obblighi, lo trovo scandaloso, incivile e poco rispettoso dei diritti del cliente dello psicologo. Anche in questo caso le associazioni di categoria serie lo richiedono come requisito obbligatorio.
E' un inizio, così è stato per tutti (sai i medici quanti ne hanno denunciati, illo tempore, di sedicenti psicologi? sedicent perché non esisteva ancora l'albo).
Le associazioni più serie hanno un orientamento europeista, rivolto primariamente al modello accreditatorio. E in questa direzione si stanno muovendo.
Non ne ho idea... però non è che hai citato proprio le associazioni più "quotate"...
Sono daccordo. Purtroppo la triennale è stata una grande idea sulla carta (funziona così in tutta Europa e, più in generale nel mondo), ma applicata come al solito all'italiana.
Esiste un solo colpevole contro cui puntare il dito: l'Ordine nazionale che niente ha fatto in ventanni per gli psicologi.
Non sono gli Ordini di per sé, quanto i concetti di "protezionismo", "rendite di posizione", "riserve professionali", "limitazioni nell'accesso al mercato", "tariffari obbligatori", "divieto di farsi pubblicità", etc. che mi stanno sulle palle.
Non posso negarti che, avendo avuto svariate esperienze all'estero dove non si sono gli Ordini (o, per meglio dire, l'obbligo di iscrizione all'ordine), si lavora molto meglio e la qualità è più alta.
L'atto volontario insito nel modello accreditatorio innalza il livello qualitativo della prestazione. Pensa ai counselor: non sono obbligati a niente (non hanno obblighi formativi, ordinistici, legali, deontologici, etc.), ma chi di loro decide di iscriversi ad un'associazione di categoria (seria) si auto-vincola al rispetto di molti parametri, che rappresentano ben più paletti di quanti non ne mettano gli ordini professionali. E qui siamo proprio alla psicologia spicciola da spiaggia: se una cosa la fai per scelta (iscrizione all'associazione di categoria), è senza'altro meglio che se la fai perché costretto (iscrizione all'ordine).
D.D.L. n° 2013 del 27/02/2008, art. 24-sexies, comma 2.
Si, forse hai ragione, devo pensare alle mie coronarie!! Di fatto però i counselors che conosco abusano tutti, o sono sfortunato io, oppure lo fa una grossa maggioranza.
Ci credi se ti dico che uno di loro mi ha parlato di una sua cliente che si è uccisa? Il fatto che non si è nemmeno chiesto se lui avesse avuto qualche responsabilità in tutto questo. Me ne ha parlato con disinvoltura un paio di giorni dopo che questo è accaduto. Mi ha raccontato che ha fatto qualche seduta con lui e stava meglio, lui gli ha anche dato dei fiori di Bach oltre a fare counseling. Lo ha poi chiamato il giorno prima di uccidersi che stava malissimo, lui gli ha consigliato di chiamare lo psichiatra che la seguiva nel pubblico. Questo counselor lavora come libero professionista, è un infermiere, quindi è più difficile dimostrare l'abuso, ma di fatto fa psicoterapia a tutti gli effetti, vede gente anche per anni. Anche il mio medico, che per un periodo ha fatto da direttore sanitario nel centro dove lavora questo infermiere (non si presenta mai come infermiere ai pazienti ma come terapista bdella salute e counselor, entrambi titoli non riconosciuti nel sanitario) ha smesso la collaborazione perchè mi ha detto che facevano psicoterapia senza abilitazioni e il mio medico non voleva saperne.
Evolution,
ciò che stai riferendo non è più una generalizzazione, ma un fatto preciso.
Tu solo conosci direttamente questa persona e Tu solo puoi approfondire i fatti.
Cmq mi sembra molto complessa, cioè mi sembra molto complesso poter dimostrare in che modo egli abbia potuto (ammesso che lo abbia fatto) <<avere qualche responsabilità>> nell'esito nefasto dell'iter di non so quale terapia la sventurata stesse facendo con lo psichiatra, ammesso che avesse cominciato una terapia. Mancano parecchi dettagli. In ogni caso più che un counselor mi pare un folle, che oltre a ritrovarsi di fronte a un caso che non poteva (in tutti i sensi) gestire, va pure a raccontare in giro il dramma che, a suo dire, sarebbe capitato a lui. Secondo me è capitato alla poveretta. MA, mi permetto di aggiungere solo questo, per me è anche una prova di come alcuni si possano inserire in un sistema palesemente deficitario. Forse gli psichiatri dovrebbero lavorare fianco a fianco con gli psicologi e NON permettere l'inserimento di altri. Il mio dentista lavora fianco a fianco con un osteopata (titolo anch'esso non riconosciuto, ma il cui training dura 9 anni! Credo sia cmq un fisioterapista, quello del mio caso) che lo affianca x integrare il suo lavoro durante i lavori di ortodonzia, per i riflessi che questi ultimi possono avere sui i distretti della cervicale e altri, la postura, ecc.
Forse si potrebbe mutuare l'esempio per creare qualcosa di simile tra psichiatri e psicologi. Per <<l'infermiere-counselor>> NON ho parole.
Ultima modifica di IT_Modeler : 22-10-2009 alle ore 19.23.33
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