le idee suicidarie, non i tentativi, possono far parte dei disturbi d'ansia o fanno capire che si tratta di depressione?
le idee suicidarie, non i tentativi, possono far parte dei disturbi d'ansia o fanno capire che si tratta di depressione?
Ciao! Secondo me non ci sono idee suicidarie nei disturbi d'ansia, però non possiamo nemmeno dare per scontato che se ci sono idee suicidarie sia per forza depressione. Magari ci indirizzano verso la depressione ma è sempre meglio stare sul vago con quello che scriviamo.
Poi secondo me queste idee vanno sempre indagate...da qualche parte ho letto che una confessione di intenti suicidari non va mai fatta cadere nel vuoto.
grazie!
ho trovato un caso clinico che mi sembrava tipico del disturbo di panico, ma c'era anche scritto che il soggetto era disperato e aveva avuto idee suicidarie...
mi ha spiazzato..non so se a questo punto è depressione, ma i sintomi d'ansia non si trovano nella depressione!!
bho?
Ciao Jhonny, concordo sulle diagnosi che hai fatto, però non sono riuscita a capire che approccio teorico hai seguito. Perchè lo strumento che usi è cognitivo-comportamentale ma la terapia è unicamente sistemica. Se ti avessero chiesto di indicare l'approccio teorico cosa avresti messo? Io sinceramente l'avrei svolto esattamente come te, a parte il trattamento. Avrei infatti suggerito un trattamento cognitivo-comportamentale di esposizione in vivo o covert nel caso in cui fosse stata confermata la diagnosi di un disturbo d'ansia, in riferimento alle indicazioni fornite da Roth e Fonagy nel manuale "Psicoterapie e prove d'efficacia" ma anche dalla task force dell'APA sui trattamenti validati empiricamente. Mi sentirei più "con le spalle coperte" citando questi studi...
Il/la candidato/a indichi i temi e le aree di approfondimento che tratterebbe nel corso di una serie di
colloqui psicodiagnostici finalizzati all'esame del caso descritto di seguito, motivando l'utilizzo di eventuali
test pSicologici e formulando un'ipotesi diagnostica.
C. di 56 anni si rivolge ad uno psicologo clinico su indicazione del medico di medicina generale, al quale si
è rivolto in un momento di profonda crisi personale, che gli ha prescritto una terapia farmacologica con
dosaggio minimo.
Nel corso del colloquio dice di non farcela più, di aver paura di tutto, di non uscire di casa da alcuni mesi,
di non riuscire più a guidare per il timore di far del male a se stesso o agli altri, e di sentire che il mondo gli
crolla addosso. Recentemente, ha dovuto chiudere la sua attività lavorativa di artigiano, sia per aver
maturato la pensione minima che per problemi di salute, in seguito ad alcuni interventi chirurgici per
peritonite prima e un cancro alla pelle dopo. Della stessa forma tumorale era morto il padre, 25 anni fa,
uno zio paterno e la nonna paterna. Dopo la repentina morte del padre, la madre è caduta in uno stato di
sconforto da cui non si è più ripresa e C. è terrorizzato di fare la stessa fine del padre o della madre.
Racconta di essersi sposato nel 1985 con A., già incinta, e di essere rimasto a vivere con lei nella stessa
casa con la madre, dato che la sorella si era sposata alcuni anni prima. Per vent'anni circa la madre ha
avuto bisogno di assistenza continua finché è stato costretto ad inserirla in una casa di riposo, con notevoli
sensi di colpa. La figlia V. ora ha 22 anni, lavora ed è fidanzata e si prospetta una sua uscita di casa.
Durante tutto il colloquio non riesce a stare seduto, cammina per la stanza, battendo lievemente la testa
sulla scrivania e riferisce che il giorno prima si era recato al Pronto Soccorso in preda ad idee suicidarie.
io avevo pensato alla depressione maggiore più fobia sociale..
ma mi era venuto il dubbio potesse invece essere disturbo d'ansia..
i riferimenti ai motivi per cui può essere insorta la sintomatologia sono evidenti a tutti credo..mi rimane il dubbio sulla diagnosi..
ciaoanche io stavo per indicare una terapia cognitivo-comportamentale, ma poi ho optato per sistemico-relazionale semplicemente perché nella traccia vengono tirati in ballo i familiari, quindi si presume che "c'entrino" col disturbo. Tutto qua. Ma la cognitivo-comportamentale va più che bene (diffatti in linea di massima è la migliore per ansia e depressione).
Per l'approcico teorico, ho cercato il più possibile di restare a-teoricoho proposto il CBA semplicemente perché lo conosco (l'ho visto al tirocinio quindi sono sicuro che potrebbe andar bene) e perché contiene scale specifiche per i disturbi che avevo ipotizzato.
scusate, per chi fosse interessato al caso clinico mi sono accorta ora di aver scritto una stupidaggine, non volevo dire fobia sociale ma disturbo d'ansia generalizzato..spiegandomi meglio, non capisco se la diagnosi sia più vicina alla depressione o al versante dei disturbi d'ansia..
Ciao a tutti, uomini e donne indaffarati nello studio!
Per quanto riguarda il caso clinico, anch’io lo avrei sviluppato come Johnny, sia come ipotesi, approfondimenti diagnostici ed intervento (seguendo l’impostazione del Falabella e di un esempio di caso svolto dal Prof.Baranello.)
Penso che la difficoltà maggiore sia una lettura di tutto quanto ci viene dato, perché non credo che poi pretendano in due ore e quattro pagine, un lavoro colossale (o forse mi sto illudendo che così sia). Ho due dubbi, relativamente ai casi in genere: la diagnosi differenziale deve essere sempre fatta ? E’ preferibile citare strumenti come cba e mmpi , oppure test più specifici ed infine le aree di funzionamento globale della persona, oltre ad affettività, curà di sé, lavoro, relazioni cosa comprendono?
Per quanto riguarda i processi cognitivi, concordo sul fatto che implichino acquisizione di conoscenze, quindi sicuramente una qualce forma di apprendimento. In termini generali possono quindi includere linguaggio, memoria, percezione, intelligenza.
Se vengono poi condiderati nello specifico a livello evolutivo possono rigurdare lo sviluppo (cognitivo, emotivo e sociale), a livello clinico penso si possa parlare dei cambiamenti a livello terapeutico, dovuti appunto all'acquisizione di nuove conoscenze (strumenti) da parte del paziente che permettono un miglioramento della sua attuale condizione.
Non so se possa andare, sono domande talmente aperte che diventa difficile indivuare il tema corretto.
Besos
La paura di tutto è uno dei criteri diagnostici del DAG, ma devono essere soddisfatti anche altri criteri perchè si possa fare una diagnosi, così come le idee suicidarie sono un criterio per il disturbo depressivo, ma non l'unico. Da quello che ho visto guardando le prove i sintomi che ci danno non sono mai completi per una diagnosi, di modo da permetterci di fare ipotesi in più direzioni, nel senso di una diagnosi differenziale. Penso sia più utile scrivere a cosa appartengono quei sintomi secondo la classificazione del DMS piuttosto che tirare delle conclusioni impossibili, coi pochi dati a disposizione, e proporre dei test adatti per approfondire gli aspetti piu evidenti, no?
aree: siccome si reca dal medico per una "crisi", farei un'anamnesi prossima e remota (si dice così?). Nell'anamnesi remota indagare come ha vissuto la situazione di 25 anni, cioè quando è morto il padre e la madre si è ammalata. Per l'anamnesi prossima, indagherei per quale tipo di "crisi" si è recato dal medico e che farmaci gli ha somministrato, indagare la situazione che vive da 5 anni (cioè da quando ha messo la madre in casa di riposo e i sentimenti colpa), per approfondireappunto il tema della "colpa", la paura di uscire di casa e di far male a sé e agli altri guidando per capire se la "crisi" attuale che l'ha portato dal medico è un'esacerbazione di una situazione già presente. Difatti, in alcuni disturbi d'ansia (panico, agorafobia, ipocondria) il paziente spesso si reca dal medico perché crede di avere problemi a livello fisico (in più l'ipotesi panico/agorabobia sarebbe indicata dalla paura di uscire di casa, paura di morire, o ammalarsi). Quindi sarebbe bene indagare anche se ha avuto attacchi di panico da cui ha sviluppato l'eventuale agrafobia. Ci sono elementi ipocondriaci (paura di ammalarsi di una malattia ben precisa), quindi indagare se questo timore fa parte dei sintomi di un altro disturbo d'ansia o se giustifica una diagnosi di ipocondria a sé. L'irrequietezza di cui parla alla fine fa parte dei criteri per l'episodio depressivo, così come le idee suicidarie e i sentimenti di colpa. Alla fine indagare sul matrimonio della figlia, che potrebbe avere avuto un ruolo nell'insorgenza/esacerbazione dei sintomi.
2) test: un test sull'ansia (tipo le scale STAI o EMAS), uno sulla depressione (il Beck), un test sulle paure (ora non ricordo come si chiama ma ce n'è uno)
3) ipotesi diagnostiche: episodio o disturbo depressivo maggiore, disturbo di agorafobia senza panico, ipocondria
Cosa ne dite?![]()
Ultima modifica di Johnny : 28-10-2009 alle ore 11.43.15
Non credo cambi qualcosa, ci stiamo facendo un po' troppi problemi. Rispondere per punti o attraverso un paragrafo discorsivo non fa alcuna differenza, l'importante è che venga fatto. Altrimenti sarebbero ben più chiari nella consegna, fai quello con cui ti senti meglio e riesci a organizzare in maniera ottimale i concetti
No dai poverino ipocondria noHa tutte le ragioni di preoccuparsi sono morti dei suoi familiari e lui stesso è stato operato per due cose diverse peraltro importanti. Qui mi sembra più "ipocondria" spiegabile con la traccia dell'ansia mentre per mettere ipocondria come diagnosi l'ultimo criterio dice che non deve essere meglio spiegabile come dag,doc,dap,dep magg, ansia da separaz o dist somatoforme