A Wallyerbert: c'è una frase in particolare in ciò che ho scritto che ti fa supporre che io ritenga possibile la neutralità del terapeuta?
"Come fa ad essere neutrale??..scusami ma"
Questo tuo principiare il discorso mi fa supporre che tu lo supponessi.
Per luigi:
le tue osservazioni sono interessanti, di fatti a che so io nell'integrazione si è rinunciato ad una integrazione teorica, basata sul confronto tra le varie teorie. Poichè i differenti linguaggi impediscono un reale confronto. Si è passati invece al confronto di ciò che avviene realmente in seduta. Cioè, alla fine dei conti, cosa fanno i vari terapeuti? i fattori comuni si basano molto su questa impostazione. Condivido ciò che dici sulle verità uniche e sole, vero è che molti paradigmi forti, come quello psicoanalitico, più che integrare tendono ad assimilare il nuovo negando che altre teorie possano prendere cose utili dalla sua storia secolare. In più occasioni non sono stato d'accordo con chio sosteneva che i concetti di transfert e controtransfert non fossero solo patrimonio psicanalitico. Queste rigidità poi inducono altri ad utilizzare parole, teorie differenti, che in realtà parlano tutte della stessa cosa solo con accezioni differenti







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). Il transfert non è un qualcosa che rientri nella libera scelta dell'individuo (indipendentemente dalla sua posizione) ma un livello che si lascia, per così dire, vivere e interpretare. In questo senso il transfert è certamente di pertinenza psicoanalitica; cionondimeno esso 'è' al di là della prassi per la quale si decide. Ecco: una possibile integrazione potrebbe partire proprio dal riconoscimento della realtà di tali livelli organizzativi dell'esperienza e agire di conseguenza secondo le proprie competenze. Ma qui più che di 'integrazione' dovremmo forse parlare di semplice 'umiltà'...che, oddio, tanto ''semplice'' non è...