Ultima modifica di kristian911 : 04-11-2009 alle ore 17.51.58
i Disturbi dell'Adattamento sono sull'asse I. Non c'avevo pensato, potrebbe essere. però nei criteri dice che non devono essere soddisfatti ci criteri per altri dist. dell'asse I (e quindi bisogna vedere se non p distimico) e non deve essere semplicemente un aggravamento di un dist. dell'asse II (quindi bisogna vedere se è una personalità dipendente). Comunque il Disturbo dell'adattamento richiede "sintomi emotivi o comportamentali" e non mi sembra ci siano, cosa dite?
non lo so ancora, infatti darò un'occhiata a qualche libro nei prossimi giorni (sinceramente è l'ultima cosa che penso di fare)cosa proporresti come argomento recente?
se nel caso descritto non avesse già fatto una breve anamnesi e non fossero emerse dinamiche di dipendenza anche nell'età dello sviluppo avrebbe potuto anche essere disturbo dell'adattamento..ma leggendo la descrizione del caso elenca proprio le caratteristiche principali del disturbo dipendente di personalità..magari il disturbo dell'adattamento si può mettere come differenziale...
Elena, una studentessa universitaria di 24 anni, si presenta dallo psicologo del consultorio inviata dal
medico di base. La sua famiglia, che “non ha mai vissuto particolari momenti di tensione”, è composta dal
padre di 55 anni, imprenditore, descritta come una persona “rigida e distante” nei pochi momenti in cui è a
casa; dalla madre di 50 anni, segretaria part-time; e dal fratello minore, di 20 anni, anch’egli studente
universitario, che la accompagna alla visita.
Per gran parte del giorno, da almeno 6 mesi, Elena presenta una notevole difficoltà a concentrarsi e vuoti di
memoria, e questo le crea forte irritabilità e irrequietezza e forti crisi di agitazione: “ho spesso i nervi a fior
di pelle”. Ha inoltre difficoltà ad addormentarsi e continui risvegli. Da quando tali disturbi si sono
manifestati, ha iniziato ad uscire di meno, ad avere una vita sociale poco soddisfacente ed ad ottenere uno
scarso rendimento nello studio. Lamenta un’eccessiva preoccupazione rispetto al suo calo di prestazione
universitaria e una forte agitazione .che le rende le giornate “impossibili” e non le permette di continuare a
svolgere le sue attività quotidiane (“la mia vita non è più la stessa”). Quando l’agitazione raggiunge il suo
picco massimo, Elena avverte forte mal di testa, vertigine ed alcune volte perdita di equilibrio. Questi ultimi
sintomi sono sopraggiunti successivamente all’interruzione dell’assunzione di sostanze.
La ragazza riferisce infatti che nell’ultimo anno ha iniziato a bere alcolici e a fumare marijuana, inizialmente
solamente nei week end, ma in seguito “quasi tutte le sere”, in compagnia di amici. Ha inoltre fatto uso di
anfetamine, sotto consiglio delle sue amiche più intime, per perdere peso in previsione dell’estate, ed ha
effettivamente perso qualche chilo. Quando i genitori hanno scoperto che la figlia faceva uso di “qualche
cosa”, Elena ha deciso di interrompere drasticamente il consumo di alcolici, di marijuana e di anfetamine. I
genitori hanno insistito affinché andasse dal medico, il quale, dopo aver escluso qualsiasi disturbo organico,
la ha inviata al consultorio. La paziente lamenta tali disturbi la prima volta.
astinenza da sostanze...
Francesca C. è una ragazza di 25 anni che si presenta al primo colloquio con lo psicologo della sua A.S.L. di
appartenenza, dopo aver fatto esplicita richiesta di un "sostegno psicologico" per il difficile periodo che sta
attraversando. Durante il colloquio F. sembra agitata, ha lievi tremori alle mani e suda in modo eccessivo.
E' seduta sulla sedia con una postura rigida, con le gambe unite e le mani sulle ginocchia e occupando solo la
punta della sedia. Dopo pochi minuti di conversazione, in cui l'eloquio di F. risulta un po' accelerato ma
comunque sempre fluido e il suo pensiero sempre attinente ad un piano di realtà, la ragazza riferisce di sentirsi
"continuamente preoccupata", tutti i giorni e per quasi tutto l'arco della giornata. In particolare, il suo pensiero
"fìsso" è la paura di non riuscire a finire gli ultimi esami mancanti per laurearsi in Medicina. E' all'ultimo anno
di corso e da circa tre mesi accusa, oltre a quanto appena riferito, una scarsa capacità di concentrarsi nello
studio, facile affaticamento, insonnia e tachicardia. Detto ciò, F. inizia a muovere ininterrottamente le gambe e
a fare respiri profondi, riferendo allo psicologo di sentirsi un "nodo alla gola". Dice di essere sempre stata una
persona "agitata", sin da piccola, ma mai a questi livelli e che ora questa sua condizione le sta creando non
pochi problemi nella vita di tutti i giorni. Riferisce di essere fortemente preoccupata del proprio stato di salute e
che le possa venire un infarto. F. vive con la madre, che sembra essere poco presente nel rapporto con la figlia e
che lei stessa definisce una persona sulla quale non poter fare troppo affidamento perché anziana e con alcuni
problemi di salute. Il padre o morto quando lei aveva otto anni. E'figlia unica.
in questo chiedono anche una diagnosi differenziale..
dunque..è un disturbo d'ansia..è preoccupata sia per gli esami che per l'infarto..ma credo che non si posso definire d.d'ansia generalizzato perchè la paura dell'infarto può essere collegata ai sintomi da Attacco di Panico che sono simili a quelli dell'infarto..
quindi direi un disturbo di panico senza agorafobia..
diagnosi differenziale Disturbo d'ansia generalizzato o Ipocondria..(non sono brava a fare le differenziali..)
dunque..è un disturbo d'ansia..è preoccupata sia per gli esami che per l'infarto..ma credo che non si posso definire d.d'ansia generalizzato perchè la paura dell'infarto può essere collegata ai sintomi da Attacco di Panico che sono simili a quelli dell'infarto..
quindi direi un disturbo di panico senza agorafobia..
diagnosi differenziale Disturbo d'ansia generalizzato o Ipocondria..(non sono brava a fare le differenziali..)
ma a me non sembra abbia avuti episodi di attacchi di panico.. parla più che altro di agitazione costante, lievi tremori, sudorazione, preoccupazione per tutto l'arco della giornata. Perchè si sviluppi un d. di att. di panico in teoria il sogg dovrebbe avere il timore che gli attacchi si ripetano. io pensavo ad un dist ansia general. avevo escluso quello da panico. per la differenziale avevo pensato anch'io all'ipocondria..però non soddisfa alcuni criteri, come quello di recarsi dal medico per confermare una patologia e continuare a credere di averla pur con una disconferama..cioè..non sembra avere il pensiero di rivolgersi a qualcuno..anche se questo potrebbe essere un aspetto da approfondire..
Interessante. I disturbi potrebbero essere collegati all'interruzione dell'assunzione di sostanze?
In questo caso che si fa?
bhe la differenziale non deve soddisfare tutti i criteri..altrimenti sarebbe la diagnosi principale..quindi ipocondria dovrebbe andar bene..
anch'io inizialmente avevo pensato a un disturbo d'ansia generalizzato, ma non ha preoccupazioni su svariati temi..ma solo di non finire l'università..