
Originalmente inviato da
missfreedom
Astolfo,
capiamoci, non mi pare di aver mai tirato in ballo la parola scandalo, né di essermi adirata per quello che stavi dicendo (altrimenti non avrei certo avuto la pazienza di risponderti ancora). Per cominciare mi compiaccio del fatto che tu non abbia riportato - affinché io potessi comprendere - le citazioni in cui ti avrei tendenzialmente accusato di cose, o finanche mi sarei contraddetta. Deduco che per te non siano troppo importanti, e passo a risponderti:
"Io dico che si dovrebbe parlare di inadeguatezza del metodo, perché è il metodo che si deve adattare al paziente."
Mi domando se con questa frase tu non voglia forse affermare che siamo tutti uguali, che reagiamo tutti allo stesso modo, che sperimentiamo tutti le stesse emozioni, e che di conseguenza il metodo è inadeguato per tutti. Sono inamovibile, non per fede ma per inefficienza delle tue spiegazioni a riguardo. La verità è che sei tu a non voler accettare di non essere predisposto per questo metodo, in quanto se la tua tesi circa l'inadeguatezza del metodo trovasse un barlume di verità in qualche parte del mondo, il metodo stesso sarebbe inadeguato per tutti, tuttavia non mi pare affatto così dal momento che viene praticato quasi in ogni parte del mondo. Un metodo che non funziona, come dici tu stesso, viene cambiato; sarebbe opportuno che domandassi a te stesso se siano realmente tutti ciechi coloro che non lo cambiano, o se forse sia tu che debba essere appena più flessibile nel riconoscere che questo metodo è semplicemente: una cosa che non ti piace e che non ti si addice (mica c'è nulla di male a riguardo). Quando affermi che un metodo è inadeguato dovresti anche riportarne motivazioni al seguito, altrimenti questo discorso inizia ad avere - come nucleo centrale -una sana ginnastica per le falangi. Inoltre cerchi da me delicatezza, gentilezza, sopportazione, e al contempo affermi che io manco di cultura senza neppure conoscermi (pensavo di prendere lezioni di gentilezza da te, fammi sapere se sei disponibile nei giorni a venire).
"Riguardo alla "fede" che tu menzioni, io penso che l'unica vera fiducia incondizionata che ogni essere umano debba nutrire non sia la fede in qualcosa di determinato e limitato, ma una fede generica intesa come apertura verso il futuro."
Ed è proprio in questo modo che alimenti gli equivoci caro Astolfo, nessuno ha parlato di fede cieca, né tantomeno verso il metodo psicoanalitico, ho parlato per esperienze concrete, per un riscontro positivo durante la pratica e inerente a verifiche fatte in prima persona, non per fede - se poi tu confondi un'esperienza pratica con la fede penso che le problematiche siano di ben altra natura. Quindi, certamente, ancora una volta non ho menzionato nessuna fede (contrariamente a quanto tu affermi). Tant'è che inizialmente lo riporti tra virgolette, ma in tutto il restante discorso ti avvali della stessa parola come se io fossi del tutto avulsa da ogni possibile logica o comprensione; non ho capito poi, perché questa necessità di dipingere cose che non ho mai neppure lontanamente lasciato intuire.
"Se sono finito da "queste parti", come tu dici, innanzitutto ci sono finito, e la mia presunta inadeguatezza dovrebbe spingerti ad essere comprensiva, e poi ci sono finito perché volevo parlare di terapia e avevo qualcosa da dire che mi pareva assai pertinente, e mi pare ancora tale. Non mi risulta, lo ripeto, che esista solo una psicanalisi. Non mi sento un pesce fuor d'acqua. Se poi pensi addirittura che io sono un bugiardo, mi permetto di farti notare quanto sia disastrosa quella tua fede di cui parlavo sopra: ti pregiudica l'ascolto dei discorsi del prossimo, così prezioso nel campo della terapia, anzi essenziale."
Non mi pare che ti abbia negato una risposta, quindi non vedo dove sia questa mancata comprensione di cui parli tu, se poi vuoi dire che non sono comprensiva perché semplicemente non riesco a darti ragione, o non riesco a vedere una logica in quello che affermi perché per me non è supportato da considerazioni convincenti allora mi sa che qualcosa non torna; e quel qualcosa che non torna è stempre lo stesso. Io dico che è un piacere che tu voglia parlare di terapia e non mi pare che qualcuno te lo abbia negato; né ti ho dato mai del bugiardo, tuttavia ho Sanamente Dubitato di quello che dici proprio perché nel tuo discorso ci sono molti punti carenti rispetto a quella che dovrebbe essere la conoscenza di una terapia dopo averla Praticata. Anche tu dubiti sanamente di quello che dico io, non vedo perché per me debbano esistere limitazioni. Speri forse che io abbia Fede Cieca nel tuo discorso? Apro una parentesi: in cui voglio dirti una cosa, al di là del fatto che io possa aver detto una banalità che non mi nego di certo (perché quando affermi una cosa Vera lo riconosco - io). Le cose che tu definisci banali ci circondano quasi ogni giorno, e sono l'essenza del nostro cammino, anche se non le notiamo perché essendo appunto banali sono fuori dalla nostra portata, le ignoriamo; non hanno più alcuna considerazione; sappi che qualche volta nascondo grandi risposte, anche loro - le cose banali. O credi forse di poter aver Fede soltanto nelle cose speciali? La banalità, qualche volta, nasconde più risposte di quante tu possa immaginarne, e avere una visione globale delle cose - fluttuante, se preferisci - significa avere un'attenzione anche per le cose banali. Chiudo questa parentesi e rispondo alle tue numerazioni.
1) facevo la considerazione di non lasciare domande per aria perché siamo su un forum pubblico, e per quanto tu possa sentirti libero, sarebbe opportuno seguire delle piccole modalità di interazione affinché - non io - altri utenti interessati all'argomento possano evitare di affaticarsi (e mi pare che in questo non ci sia nulla di male, lo credevo soltanto buon senso, o civiltà com'è che tu dici da qualche parte).
2) Sulla fede non saprei cosa aggiungere.
3) Visto che ci tieni ad essere tanto meticoloso e a mettere continuamente in discussione i miei punti di vista senza un criterio fondante, e adesso anche la mia conoscenza della lingua italiana ma non prima della mia personale cultura, ti suggerirei, a mia volta e con un sereno sorriso, di andare a rivedere i termini quì citati. Tuttavia per agevolarti il compito mi avvalgo della possibilità di anticipartene il vero significato (proprio perché io, almeno bonariamente, lo conosco):
Critica: Attività Intellettuale consistente nell'Esame, nella Valutazione e nel Giudizio di fatti o idee: fare la critica di qualcosa; sottoporre a critica qualcosa; la critica di un sistema, di una proposta, di un risultato.
Polemica: Discussione Serrata e Vivace, orale o scritta, su un determinato argomento tra due o più persone di opinioni differenti: polemica letteraria, artistica, filosofica, scientifica, politica; aprire, sostenere una polemica con qualcuno, su qualcosa; chiudere la polemica; entrare, essere in polemica con qualcuno.
Date tali definizioni oserei dire che la Nostra discussione è molto più simile ad una polemica (proprio perché è connotata da Opinioni divergenti su un argomento). In quanto per fare critica nel vero senso del termine (perché quel che mi suggerisci è di cercare il vero senso del termine), bisognerebbe quantomeno essere Specialisti del settore in questione proprio in virtù del fatto che per criticare un metodo, o qualunque altra cosa, bisogna essere a conoscenza di tutte i suoi aspetti, finanche dei più infinitesimali dettagli, del metodo in questione; con tutto il rispetto non mi pare che tu abbia le idee così chiare, né i requisiti per fare Critica Psicoanalitica.
Buona giornata.