Grazie mille Nicoletta22, quello che hai scritto è veramente chiaro! Se hai bisogno di qualche info in campo neuropsicologico chiedi pure!!
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IDENTITA’
L’identità può essere definita come tutto ciò che caratterizza ogni individuo come singolo. L’identità è sia soggettiva che oggettiva: l'identità soggettiva è l'insieme delle mie caratteristiche così come io le vedo e le descrivo in me stesso, mentre l'identità è l’identità che l’individuo ha agli occhi degli altri, costituita da un identità fisica (caratteristiche della faccia che permettono di non esser confusi con un'altra persona), l'identità sociale (l'età, lo stato civile, la professione, l'appartenenza), l'identità psicologica (la personalità che manifesto, lo stile del mio comportamento).
Il più importante contributo alla comprensione dell'identità psicologica proviene dalla psicoanalisi, secondo Erikson l’identità consiste in un traguardo da raggiungere attraverso lo sviluppo (che dura tutta la vita) che permette di comprendere ed accettare se stessi. La formazione dell'identità costituisce un lungo processo che ha inizio nelle prime fasi dello sviluppo infantile e che si evolve nel tempo fino a consolidarsi nella vita adulta raggiungendo lo scopo della vita: la creazione della propria identità. Nel periodo dell’adolescenza secondo Erickson si assiste ad una “crisi dell’identità”, il compito dell’adolescente in questa fase è capire chi è sperimentando vari ruoli ed integrandoli con l’immagine di sé costruita nelle fasi precedenti, è infatti errato pensare che l’identità si formi solo in periodo adolescenziale, il superamento della crisi che caratterizza questa fase è possibile solo se il ragazzo ha già sperimentato la fiducia in sé (fase1), l’autonomia(fase2), la possibilità di esplorazione e di iniziativa (fase3) e la sensazione di essere in grado di operare alla pari degli altri (fase4); pertanto la creazione dell’identità è un processo che inizia sin dai primi mesi di vita ma che trova la sua massima espansione nel periodo adolescenziale quando l’individuo passa da uno stato di diffusione ad uno di acquisizione dell’identità: in questa fase il ragazzo inizia ad instaurare una rete di relazioni sociali sperimentando una serie di copioni sociali, mostrando diversi ruoli a seconda della situazione, in questi ruoli ricoperti il ragazzo tenderà ad identificarsi con figure significative coetanee o adulte, attraverso l’identificazione nasce quindi l’identità, che non è la copia di uno o più ruoli ma è la sintesi originale di diverse parti di sé che il ragazzo ha individuato identificandosi con gli altri. Un ruolo fondamentale nella crisi d’identità in fase adolescenziale è rivestito dal modo di rapportarsi delle figure genitoriali: se queste non risponderanno con ambiguità alle modificazioni fisiche ed ormonali ma si comporteranno il linea con gli sviluppi del figlio (trattandolo con coerenza in quanto adulto), il ragazzo svilupperà il senso di identità, la consapevolezza di chi è e cosa fa, se invece si rapporteranno a lui in modo ambiguo (trattandolo a volte come adulto, a volte come bambino) il ragazzo sperimenterà un senso di disorientamento che lo porterà ad una confusione di ruoli. Importante è l’attenzione posta da Erikson sul ruolo del contesto socio-culturale in cui è inserito il ragazzo: da un lato seguendo la tradizione psicoanalitica la relazione con la figura genitoriale ricopre un ruolo fondamentale nella creazione dell’identità per ottenere quella che la Mahler ha chiamato separazione-individuazione, dall’altro però analogamente alle teorie di impostazione sociale (come Sherif) il gruppo diventa un luogo dove poter sperimentare ruoli ed identificarsi per costruire il proprio sé e la propria identità.
Ulteriore contributo alla definizione e genesi dell’identità è stato dato da Tajfel (e Turner) (1971), il quale si è occupato della creazione dell’identità inserita in un contesto sociale di appartenenza; secondo l’autore l’identità è una parte de concetto di sé formata dall’identità personale e dall’identità sociale che possono essere pensate come un continuum interpersonale vs intergruppi in cui l’individuo ha la tendenza a definirsi in relazione ai gruppi di appartenenza ma anche in relazione solo a se stesso ed alle sue caratteristiche che definiscono la sua unicità. L’identità sociale è quella parte del concetto di sé costruita in relazione al gruppo a cui apparteniamo e tale appartenenza per l’individuo ha una valenza, l’identità sociale ha tre principali componenti: la componente cognitiva che corrisponde alla vera e propria consapevolezza di appartenere ad un gruppo, una componente affettiva (sono felice di appartenere ad un gruppo), ed una componente valutativa (valuto positivamente il mio gruppo e sono orgoglioso di appartenervi).Secondo la teoria dell’identità sociale, l'identità sociale dell'individuo si costruisce attraverso tre processi funzionalmente collegati: 1. Categorizzazione: l'individuo suddivide il mondo sociale in categorie di appartenenza, basate su fattori di vario tipo (per età, genere sessuale, posizione sociale o etc...), tendendo a massimizzare le somiglianze tra i soggetti all'interno della categoria, massimizzando al contempo le differenze con le categorie contrapposte. 2. Identificazione: le varie appartenenze ai diversi gruppi forniscono la base psicologica per la costruzione della propria identità sociale. L'identità sociale è in effetti costituita da una gerarchia di appartenenze multiple. È possibile distinguere tra Identità Situata (in un dato momento un'appartenenza può essere maggiormente saliente rispetto ad altre) ed Identità Transitoria (un'appartenenza categoriale momentanea, legata a particolari situazioni/momenti; ad es., chi si autopercepisce ed autocategorizza come "tifoso" solo in occasione dei Mondiali di calcio e non in altre situazioni). 3. Confronto Sociale: l'individuo confronta continuamente il proprio ingroup con l' outgroup di riferimento, con una condotta marcatamente segnata da bias valutativi in favore del proprio ingroup. Il proprio gruppo viene implicitamente considerato "migliore" rispetto agli "altri", che vengono svalutati o confrontati in chiave critica. "Corollario" di questo processo è che parte della propria autostima individuale può derivare anche dalla percezione di "superiorità" del proprio ingroup rispetto agli outgroups di riferimento, e questo fenomeno può quindi portare alla continua ricerca di occasioni di "confronto sociale" (esempi classici sono i continui confronti tra opposte tifoserie del tifo organizzato, o lo sviluppo di atteggiamenti razzisti nei confronti degli immigrati). La teoria dell’identità sociale si è dimostrata uno dei modelli teorici che hanno influenzato le ricerche su fenomeni sociali quali il razzismo, le tensioni internazionali, le dinamiche di conflitto intergruppo, i fenomeni di marginalizzazione sociale, i rapporti interetnici, etc.
scusate...ma si sà niente di commissione...orari..aule?????
Ola Nico... finalmente ti si sente! Che fine avevi fatto? Spero non ti sia rinchiusa in casa a studiare come una matta :-) Mi fa piacere tu sia ritornata...
Secondo me se viene fuori una domanda su sè, identità e personalità si può parlare anche di Erikson per chi ha fatto sviluppo perchè ha spiegato stadio per stadio come si sviluppa, modifica e struttura la personalità individuale. Oppure si può parlare anche della teoria social-cognitiva di Bandura. Ahimè tutte quelle cose che hai postato sono interessanti, ma non le ho mai studiate e non so se ci riuscirò in questi giorniSono prettamente di psicologia sociale... e mi risultano difficili
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psicologo.gorizia
"To be human means to be modified..."
"Si può sbagliare senza essere sbagliati"
"Ognuno ha i suoi tempi!"
Non si sa ancora un piffero. Ho parlato con una ragazza al corso che stiamo facendo e mi ha detto che a giugno hanno inserito tutto circa una settimana prima..... uffffffff.....
Comunque non credo verrano fuori domande così specifiche sul sè, identità e personalità. Magari verrà fuori qualcosa sul metodo, modello teorico, ricerca di rilevante importanza o codice. Non dovrebbero andare molto nello specifico... o almeno me lo auguro!!!
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non'è cugnetto è un mattonissimo....sono all'art 24 conto di finirlo entro il week e poi farmi un discorso generale, non risorderò mai piu tutti gli articoli neanche se mi implementano il cervello con una memory card da 16 giga ahaha!!!!...ad ogni modo...mi manca ancora percezione, pensiero e terza età e poi ho trattato tutti gli argomenti del rovetto e non (tranne il gruppo psicodinamico..è incomprensibile e psicologia della famiglia!)...cmq sto messa male non ricordo un h di tutto....da lunedi riprendo tutto in mano e che Dio ce la mandi buona!!!...ad ogni modo se vuoi prox sett tipo martedi pomeriggio alle 2 ti và ok??? passa la voce smack
Ma Nicoletta:fai anche percezione e terza età???Io avrei lasciato da parte anche l'asolescenza, pensiero e attenzione...uhmmmm.....
Dunque... Nico: non è che studi troppe cose? Vecchiaia non credo la chiederanno e neanche psicologia della salute e simili. Per quanto riguarda l'adolescenza io la farei anche perchè onestamente ne parla Erikson e quello che si sa sono cose molto banali della vita quotidiana (che tutti hanno passato) o di ciò che si sente spesso alla televisione. Per quanto riguarda l'attenzione e la percezione le ho saltate a piedi pari... che le chiedano? Uhm... difficile! Pensiero e linguaggio li faccio, ma molto alla leggera toccando anche la comunicazione interpersonale....
Ha senso studiare bene ciò che è di propria competenza, ma non si possono studiare cose mai sentite in 5 anni di università... almeno io per il momento per saperle avrei bisogno di un cervello-hard disk esterno!![]()
psicologo.gorizia
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Sono d'accordissimo con te...per quanto riguarda linguaggio anche io ho fatto sia la parte relativa alla linguistica (quindi comprensione, acquisizione, produzione) sia la parte della scuola di Palo Alto sulla comunicazione. Pensiero l'ho letto un paio di volte (ma ho fatto un pò di esame con la Ferrante quindi qualcosa mi era rimasto). Darò una letta all'adolescenza su Moderato ma in realtà nel mio corso non se ne è mai parlato!Cmq attenzione e percezione non le hanno mai chieste, al massimo ti ci puoi agganciare con il cognitivismo, se le sai e fanno parte del tuo curriculum, ma non possono venire fuori domande così specifiche (tra l'altro sono materie che per quanto mi riguarda dal mio indirizzo toccate per niente!). Sono molto male con Erickson a dir la verità:credi che sia meglio che me lo prepari?
Concordo appieno! Diciamo che Erickson l'ho fatto perchè, nel caso venga fuori una domanda su identità, sè, personalità oppure una domanda sulle varie fasi della vita o sull'adolescenza o eventualmente anche su un autore che ha rivestito particolare importanza, posso comprire un bel pò di domande. Lo stesso ho fatto con la teoria social-cognitiva di Bandura dove posso coprire sia un'eventuale domanda su una ricerca importante (pupazzo Bobo: studio comportamenti aggressivi per imitazione ed osservazione) sia una domanda su un'innovazione teorica, che essendo già uscita però probabilmente non la rimetteranno. Pensavo di fare anche la teoria di campo di Lewin, la ricerca-azione, l'attaccamento, etc... ma onestamente non so se usciranno cose così specifiche e non credo li userei come argomenti per rispondere ad un'eventuale domanda. Il mio punto di vista (e formazione) ruota tutto attorno al cognitivismo e alle varie teorie cognitive... quindi ho sempre un punto di aggancio a cui fare riferimento... e poi sapete ragazze... ci vuole TAAAANTO FATTORE "C". Si può aver studiato l'infinito, ma se ti capita proprio un argomento che non avevi preso in considerazione.... fatta la frittata... Tranne una settimana in cui avevo un'ansia pazzesca, ora sono semi-tranquilla... so di fare il possibile per studiare... poi mi rimetto nelle mani della commissione (e sapere chi ci sarà non sarebbe male!!!), nelle mie (locus interno come si dice) e in tanto "CULO"... scusate ma ci stava![]()
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psicologo.gorizia
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E altra cosa importante: saper spaziare tra gli argomenti e muoversi trasversalmente, MA restare sempre nel proprio ambito di formazione. NON possono pretendere che per quattro prove studiamo cose MAI toccate in 5 anni se non di striscio, da lontano e in controluce![]()
psicologo.gorizia
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Parole sante!!!!
Ho capito cosa intendi dire con Erickson, io ho fatto lo stesso con la teoria dell'attaccamento che so bene e sulla quale ho seguito anche dei seminari. Giustissimo anche discorso di BAndura, che cmq va sempre bene per personalità e motivazione anche!io non so perchè mi son preparate bene anche sulla memoria (dico che non so perchè perchè non sono mai uscite domande specifiche sulla memoria). E poi confronto fra comportamentismo e cognitivismo che ci sta sempre!Per quanto riguarda la metodologia mi sono concentrata su metodo sperimentale e osservativo (action research so a cosa serve, che scopi si prefigge stop).
Continuo a dire, so che sono petulante, che mi preoccupa tantissimo il codice. Se viene fuori una domanda specifica su una legge so già che andrò nel pallone!
La teoria dell'attaccamento su che tipo di domande la inseriresti? Io non so onestamente se farla o meno perchè non mi compete moltissimo... Per la memoria io ho fatto un breve cappello, le prime ricerche di Ebbinghaus, Atkinson e Shiffrin e poi Craik e Lockart, Paivio, ma molto in generale.
Anche io ho optato per confronto tra comportamentismo e cognitivismo, mentre per quanto riguarda i metodi ho fatto quello sperimentale, osservativo e ti consiglio anche il clinico che può venire fuori anche in terza prova.
Non sei l'unica preoccupata per il codice! Avendo presumibilmente Mosanghini in commissione e non essendo uscite domande su codice negli ultimi due anni, se non erro, potrebbe essere inserita (anche se spero vivamente di no!).
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