Blog: Spazio di Psicoanalisi
"Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
Camus
Forse è meglio distinguere il medico dallo psicologo; così, si potrebbe capire
che il cliente non è un malato con bisogno di cure mediche improcrastinabili, pena la perdita della vita.
Ha dei problemi, ma ancora può controllare la propria esistenza..e non deve dire allo psicologo: "Salvami, perchè non ho speranze.".
Questa potrebbe essere una differenza sostanziale..
Il termine paziente è speculare al medico, il termine cliente può essere applicato a tutte le categorie possibili, è molto più ampio.
Basti pensare a qual era la figura del cliente in epoca romana.
Era uno che aveva bisogno di mangiare, e accettava di doversi comportare in un certo modo..
Forse lo psicologo stesso potrebbe trovare un nome più corretto per coloro su cui lavora.
Del resto, che uno sia paziente o che sia cliente, comunque apre il portafoglio..
Hai visto mai che il vero cliente è lo psicologo?![]()
Certo. Non vedo perchè non sia possibile.
Inoltre, il cliente è tale in quanto paga un servizio che richiede in un libero mercato. Ci sono bravi e pessimi psicologi.
Libero mercato, concorrenza e competizione.
Inoltre, pagare è una regola di base, tra le tante, per ricordare che il terapeuta non è un professionista della chiacchierata salvifica.
ciaz.
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Cara Complicata,
spero che non vorrai smontarci pezzo per pezzo (o aprirci con l'apriscatole), psicoterapeuta dopo psicoterapeuta prima di trovare quello di tuo gradimento di cui puoi fidarti
Ma questa tua diffidenza vale solo per gli psicologi o la estendi anche a tutto il resto? Dev’essere dura conviverci ...
Si, lo so, è difficile accettare un rapporto che si presenta subito come asimmetrico e che ti fa sentire certe volte come quei clientes che dipendevano e dovevano rendere omaggio al loro patronus, ed è facile cercare sollievo in quelle poche cose che il paziente può pensare possano ribaltare la posizione svantaggiata: puoi dirti che in fondo la tua situazione non è poi così grave, chi te lo fa fare ad accettare questa forma di dipendenza?; puoi far leva sui paradossi dell’analisi (è un rapporto commerciale o un rapporto dove passano sentimenti anche molto intensi?); e soprattutto puoi immaginarti che il fatto che paghi ti dia un potere equivalente a quello che tu attribuisci allo psicoterapeuta.
Tutte queste cose le ho provate sulla mia pelle prima di rivederle nei miei pazienti, non c’è modo di alleviare il disagio anzi, è proprio dall’esasperazione che spesso si trova una via di uscita; nel momento in cui capisci che il disagio che provi per questa situazione è tuo e non è causato dallo psicoterapeuta o dalle sue strane regole e che il potere che pensi abbia lo psicoterapeuta su di te sei tu che glielo dai, allora la situazione si fa più lieve, più sopportabile. Perché finalmente inizi a partire da te (“l’uomo è misura di tutte le cose”) piuttosto che decentrarle continuamente e non riconoscerle mai come tue. E’ un meccanismo universale, mutiliamo la nostra auto-consapevolezza quando pensiamo di non poter reggere certi nostri aspetti (percezioni, sentimenti, emozioni, pensieri, vissuti, ...).
Un saluto.
Caro Luigi, una persona che considero senz'altro il mio maestro, in testa ad una presentazione di una sua lezione aveva scritto, e continua a riproporre: lo psicoterapeuta è il suo paziente. Come dimenticare che non possiamo conoscere ma ri-conoscere il notro paziente-cliente-persona che abbiamo davanti e ci chiede aiuto? come possiamo non ri-conoscere che se una parte di me non è uguale a quella persona che ho davanti non può esserci terapia, neppure l'incontro?
come possiamo non ammettere che se io sono il mio paziente, da bravo paziente, a volte devo chiedere aiuto perché da solo non ce la faccio?
in questo si annulla la dicotomia paziente-terapeuta rendendola un prodotto culturale, esigenza dovuta al contesto e non alla realtà che viviamo. Come potrei non ammettere che la cinese che una volta mi preparò il take away senza che ordinassi, e davanti al mio stupore dovuto al fatto che aveva preparato esattamente l'ordinazione che intendevo fare mi disse: "oLdini sempLe le stesse cose", ecco...come non ammettere che è stata per un momento la mia terapeuta?
ciao e grazie di questo ricordo piacevole
giustimassimo
Certo, signori!
Immancabilmente, ghe pensi mi!
Gli ammazza-caffè, invece, sono gentilmente offerti dalla signora Lucrezia. Borgia.![]()
Non sai che te perdi!!Io sono astemio ...
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Del valore terapeutico della bevuta saltata e del suo pagamento
Grandi![]()