
Originalmente inviato da
bubbasmith
Io credo che serva andare oltre questa cosa dell'imbarazzo e basta. Ho collaborato con una psicologa che gestiva uno sportello in un liceo (peraltro con una storia non brillante e al limite del malfamato), capendo che davvero non è realistico inventarsi scuse, specie nel caso in cui tutto non si risolva con due colloqui (e niente si risolve con due colloqui).
La cosa della segreteria ha un senso logico, ma il mangiare la foglia da parte delle classiche teste di beeeeep al secondo richiamo in segreteria è semplice. Ed averlo tenuto nascosto non fa altro che incrementare in modo esponenziale il fattore "presa per il culo, de de de vai dallo psicologo, de de de sei malato! ah ah ah" (definizione tecnica).
Io invece ti consiglio un metodo che da noi ha avuto successo: io, in prima persona e mettendoci la faccia, ho fatto un giro di tutte le classi informando i ragazzi del servizio e, al contempo, epurando la figura dello psicologo da pregiudizi come "quello dove vai se sei malato", "quello che ti fa rinchiudere", "quello che ti giudica", "quello che ti psicanalizza". E' stato incredibile notare l'ignoranza sull'argomento. Più parlavo del sostegno psicologico come attività benefica e come possibilità per ritrovare una strada o un'indicazione per la propria vita, più i loro occhi si illuminavano.
In una classe accadde poi una cosa emblematica: dopo il mio solito discorsetto, un ragazzo dall'aria timidina "ammise" pubblicamente che in passato era andato dallo psicologo (disse pure il motivo, ora non lo ricordo) e che avevo ragione su tutto. Nell'aula, nonostante la presenza dei classici bulletti di periferia, non solo non volò una mosca o un insulto ma si instaurò un dialogo costruttivo al limite del commovente, complice anche una brava insegnante che in prima persona trasmetteva fiducia nei confronti dello sportello (cosa rara, ahimè).
I risultati furono eccezionali: i ragazzi erano esentati dal seguire la lezione nei giorni di appuntamento che, figurati, venivano SEGNATI SUL REGISTRO cosicchè l'insegnante appena arrivato autorizzasse l'alunno a venire da noi. Il tutto, dimenticavo, in una classe sperimentale composta da ragazzi pluri ripetenti (una specie di classe-ghetto che, però, proponeva un progetto di un interesse lavorativo unico e che garantiva un ottimo lavoro dopo soli tre anni) di età compresa tra i 16 ed i 21 (!) anni...ed era un PRIMO anno di istituto tecnico...
Quindi, come nella vita, comportati anche a scuola: vai, smonta le idee idiote che TV e giornali (e pregiudizi preistorici) mettono in testa a sti ragazzi e goditi la trasparenza dell'attività dello sportello. Non solo non dovrai farti problemi di strategie varie (se non quelle sulla privacy relativa a quanto viene detto durante il colloquio) ma vedrai che anche il servizio stesso subirà una "pubblicità" da parte di chi lo frequenta.