Può darsi. Ma Jung lo dice in senso 'analitico'...cosa tremendamente distante dagli autori citati. E, in ogni caso, Jung (poveretto) dice molte cose ''nuove'' già negli anni dieci e venti; cose che, per esempio, i relazionali e gli intersoggettivisti farebbero bene a leggere onde evitare di considerare ''nuovo'' qualcosa di già presente in maniera forte nella prima generazione di analisti. Per esempio, io non capisco bene come si sia fatto a dare tanto credito e ''spazi di novità'' al concetto di ''relazione'' nella ''psicoanalisi'' strettamente contemporanea: come se Freud non avesse ampiamente discusso di ''relazione''! E, d'altro canto, se errore può esser considerato quello di concepire un pò ''freddamente'' (ma solo per esigenze teoriche secondo me..) la relazione analitica, già Jung negli anni venti inizia una riflessione sul transfert che è molto importante e ancora attuale. Certo, mi dirai, la ''relazione'' in senso contemporaneo è qualcosa di diverso: anche a me sembra così; nel senso che tutto il lavoro della psicoanalisi post-freudiana sembra volto non alla totale eliminazione dell'inconscio pulsionale ma, più che altro, alla ripulitura sistematica di tutto ciò nella relazione è ''desiderio''. Ora, è noto che Freud parlò di ''desiderio'' ed è anche noto che nel 1912 esce un libro fondamentale sul ''desiderio'' che è 'Libido, simboli e trasformazioni'...cose dimenticate a questo punto, mi vien da pensare. Io non sono affatto legato a scuole e rigidamente disposto ad ancorarmi ai concetti: però, forse è solo una mia personalissima sensazione, mi sembra che con troppa facilità dimentichiamo il passato e finanche il fatto, rilevante direi, che la psicoanalisi è Freud, punto e a capo. Sarà per questo che nelle scuole junghiane si studiano sistematicamente le opere freudiane! Ma in quelle freudiane lo si studia ancora il vecchio Freud?!

A parte gli scherzi, ti ringrazio per avermi fatto venire in mente questo intervento. In realtà, io sono molto legato ai primi maestri e, talvolta, mi annoia semplicemente il fatto di dover leggere di cose che, nella loro intima essenza, erano già note da tempo. Ma sono anche fermamente convinto dalla parzialità di questa critica per cui, ripeto, essa si rivela più come una posizione personalissima che come un vero o oggettivo 'sondaggio'.
Saluti,
Luigi