Ciao Sara,
anche io sono d’accordo con te quando dici che “le relazioni dovrebbero essere gestite con chiarezza in tutte le fasi (dall'apertura alla chiusura)”, ma, di sovente, verifico, nelle relazioni quotidiane, che non è questa la regola!

Ci si trova molte volte ad ascoltare storie alla cui base non c’è chiarezza nei rapporti, forse perché prima di arrivare a questo è necessario aver raggiunto una certa maturità nei rapporti.

Nella relazione con l’altro ci possono essere tante cose che contrastano con la chiarezza: una forma di compensazione delle nostre carenze o dei nostri desideri più profondi, sovente si cerca un rispecchiamento nell’atrro, si ricercano le caratteristiche che si vorrebbero avere e che non si hanno, si cerca un conforto per risollevarsi da una situazione che fa soffrire, ecc.
E quando ci si affida completamente all’altro per questi motivi, quando la relazione si rompe ci si può trovare di fronte a tante reazioni che manifestano la sofferenza per l’abbandono, arrivando a manifestazioni come lo stalking, in qui l’ossessione della “distruzione simbolica dell’altro” diventa predominante.

Lo stalker è una persona che ha sviluppato una psicopatologia, in seguito al fatto di aver avuto nel corso della propria vita relazioni disfunzionali con persone significative. E la vittima dello stalker è una persona che non riesce a prenderne le distanze. perché vittima della “sindrome della croce rossina”, di colei che vuole aiutare e salvare l’altro a tutti i costi, a difenderlo dalle sue stesse dalle sue frustrazioni, paure, gelosie, creando in questo modo un ulteriore relazione disfunzionale.
Da psicoterapeuta consigliere ad entrambi stalker e vittima un percorso che porti ad elicitare queste dinamiche sottostanti e a sostituirle con strutture percettivo-relazionali più funzionali.

Nella speranza di aver apportato una visione critica del fenomeno dello stalking, rivolgo a tutti un caro saluto.

Dott.ssa Carmela Verrastro
Iscritta all’Ordine degli Psicologi col n. 11916