L'ordine ha spesso le mani legate date molte lacune legislative.sicuramente deve e può fare pressione a livello nazionale. Però ricordiamoci che l'ordine è eletto dagli iscritti quindi se si votano per l'ordine i direttori di scuole di psicoterapia che hanno scuole di conselor E' COLPA NOSTRA.SVEGLIA RAGAZZI. Adesso ci so no le elezioni, se rivedo un'altra volta eletti gli stessi nomi non so veramente cosa dire, ma sicuramente non voglio più sentire lamente perchè E' COLPA NOSTRA
Sulla carta è così. Ma basta togliere l'aggettivo psicologico e il gioco è fatto. Con questo voglio dire che basta cambiare nome alla stessa cosa per poterla fare. Parlo per esperienza diretta. Conosco counselors NON psicologi che fanno niente di più e niente di meno di counseling psicologico. Frequento una scuola di counseling in cui psicologi iscritti all'albo o in formazione siamo in 3 su 17. Il resto va da impiegati di banca a casalinghe. In questa scuola, che organizza anche scuole di psicoterapia di 4 anni, il corso di counseling altro non è che una sorta di formazione meno approfondita che ricalca quella dedicata ai futuri psicoterapeuti. Le materie sono le stesse, molti insegnanti sono gli stessi. Semplicemente con i counselors futuri approfondiscono un pò meno. Ma le materie sono quelle classiche: psico dinamica, sociale, sviluppo, l'attaccamento, psicodiagnosi, psico dei gruppi..a queste si affiancano parecchie ore sull'indirizzo teorico della scuola (intersoggettivo costruttivista)
Ora, parliamoci chiaro: molti dei miei compagni di corso assolutamente non psicologi intendono fare "da grandi" gli pseudospicologi senza passare per l'impegnativo percorso universitario. E' facile fare il counselor con 3 anni di corso due sabati al mese! E non è vero come ho letto qua e là nel forum (non solo in questo thread) che i counselors non hanno mercato. Ce l'hanno eccome. Molti hanno studi e lavorano privatamente guadagnando qualche soldino. Tutti quelli che conosco fanno così. Poi dipende dalla formazione: quelli che seguono una scuola psicodinamica sembrano davvero degli analisti in versione "ridotta".
Tutto questo mi lascia perplesso: ma perchè gli psicologi tacciono??? Perchè hanno già troppo lavoro e quindi vogliono lasciare spazio ad altri? Il problema è serio. La gente non sa distinguere counselor e psicologo, e molti counselors si vendono praticamente come pseudopsicologi per chi non è trpppo grave, per chi non è pazzo! Il che, come capirete, ha una buona presa sui possibili clienti che non amano sentirsi "pazzi"!
In Italia esistono non so quante società di counseling che premono per un riconoscimento ufficiale. Gli psicologi devono assolutamente fare qualcosa per affermare e difendere la loro identità.
Le scuole di counseling credo che potrebbero essere un'ottima cosa per completare il percorso universitario e favorire un'auto-organizzazione di ciò che si è appreso negli anni precedenti, purchè siano riservate a psicologi e non aperte a tutti! Altrimenti perchè farsi il mazzo all'università se bastano tre piacevoli anni di counseling per fare quello che molti psicologi aspirano a fare? Il counseling psicologico è, di fatto, quello che viene insegnato in molte scuole di counseling. E quello che molti counselor praticano. Questo deve essere chiaro a tutti. E chiaro a tutti deve essere il fatto che non possiamo permettere che chiunque si attribuisca professionalità riservate allo psicologo.
Il sogno di uno studio di counseling psicologico appartiene a molti psicologi in formazione. Ebbene è paradossale che se valutassi in percentuale quanti fra gli psicologi che conosco l'hanno realizzato e quanti fra i counselors, questi ultimi risulterebbero in netta maggioranza. E' vero che i counselors sono per ora di meno, ma il loro numero è in crescita e stanno piano paino costruendosi una loro identità sul mercato. Identità che si sovrappone e che entra in netta competizione con la nostra, al di là di tutte le belle definizioni politicamente corrette che vorrebbero ognuno diverso e per tutti una specifica area di competenza. Purtroppo la realtà è un'altra. Credo che noi giovani dovremmo essere molto consapevoli di questo perchè ne va del nostro futuro professionale. E possibilmente non restare in silenzio.
Benvengano le scuole di counseling, perchè sia riservato agli psicologi. Quanto alle altre, esprimiamo apertamente il nostro dissenso e non risparmiamoci di dissuadere le persone dal rivolgersi a counselors di ogni sorta quando una maggiore professionalità e competenza per lo stesso servizio può essere garantita da psicologi professionisti.
Sicuramente esisteranno counselors splendidi che per tutta una serie di fattori sono abilissimi nel counseling psicologico. Ciò non toglie che non è accettabile che psicologi altrettanto splendidi abbiano dovuto fare molta più fatica per accedere alla profssione e ora debbano competere con chi alla meta ci è arrivato per una scorciatoia. Sarebbe bello se le due figure fossero ben distinte e i possibili clienti ne fossero consapevoli. Però non è così, anche perchè nei fatti la maggior parte dei counselors si propone come alternativa allo psicologo. In fondo non si può fare coinseling senza trattare di psicologia. Ma l'esperto di psicologia è lo psicologo, quindi a che serva questa nuova figura professionale ambigua?
forse anche perché la psicodinamica si avvale di concetti difficilmente quantificabili, misurabili e oggettivi e che fanno ormai parte del linguaggio comune (da qualche anno va per la maggiore anche l'Analisi Transazionale, che era stata salvata dalla fine che ha fatto la psicoanalisi...ma ormai tra poco avremo ultime pagine di riviste che parleranno di come gestire l'Io Bambino e l'Io Genitore)
Ultima modifica di Johnny : 27-11-2009 alle ore 16.35.05
so che non è il posto giusto per questa domanda, ma visto che si parla di "esercizio abusivo della professione" vorrei chiedere una cosa: ho visto che esistono dei corsi di laurea in tecnica della riabilitazione psichiatrica. ora visto che la riabilitazione , anche in psichiatria, rientra nelle possibili occupazioni dello psicologo, non ci sarà un'altra invasione di campo ?
Credo sia il <<posto giusto>>...
per una domanda anche da parte mia, vista la correttezza dei colleghi partecipanti
ligi, direi, al dettato del Codice deontologico.
Allora pongo una domanda: è corretto proporre a chiunque di partecipare a seminari di ipnosi, quindi "aperti a tutti"??
Non sarà, ipotesi neppure troppo peregrina, che qualcuno di questi partecipanti potrà poi illudersi di risolvere problemi propri "da solo" o, addirittura, di altri improvvisandosi "coach ipnologo" (uno di questi si rivolse a me un anno fa - per <<approfondimenti>>...)??
Un'altra questione etico-professionale l'ho posta nel 3D sulla <<Consulenza psicologica on line>>. Sono grato, fin da ora, a tutti i colleghi che risponderanno.
Grazie e a presto,
Ultima modifica di IT_Modeler : 29-11-2009 alle ore 22.48.29
psi_net
non assolutamente idee confuse : faccio tirocinio in psichiatria da tre anni e lefigure coinvolte sono : psichiatra (ovviamente) , infermieri, psicologi (che si occupano sia della parte testistica sia di riabilitazione su competenze specifiche quali ad es: teoria della mente negli schizofrenici e gruppi psicoeducazionali sulla depressione post partum etc...).
ora nuovo argomento : le famose associazioni di volontariato a favore della salute mentale (e della salute in generale) , i cui volontari dopo un corso di formazione se va bene di un anno (1 volta a settimana) organizzano gruppi di auto aiuto, linea telefoniche di ascolto etc.etc.. chi le controlla ? chi è sicuro che le attività che svolgono non siano di competenza degli psicologi?
non voglio fare pubblicità è solo un altro esempio
L'approccio multimodale nella riabilitazione psichiatrica
Carlo Di Berardino (a cura di)
c'è proprio un intero capitolo sul ruolo ESCLUSIVO della psicologia clinica nella riabilitazione psichiatrica
non voglio fare pubblicità è solo un altro esempio
L'approccio multimodale nella riabilitazione psichiatrica
Carlo Di Berardino (a cura di)
c'è proprio un intero capitolo sul ruolo ESCLUSIVO della psicologia clinica nella riabilitazione psichiatrica![]()
Quindi, secondo te, il tecnico della riabilitazione psichiatrica è una figura professionale che non avrebbe senso di esistere, visto che il suo lavoro lo farebbe lo psicologo...
Inoltre, sempre secondo te, il fatto che esista la laurea in tecnica della riabilitazione psichiatrica (classe SNT/02) sarebbe un non sense visto che poi nessuno troverebbe lavoro (ci sono già gli psicologi a fare riabilitazione!).
Mah, continuo ad essere dell'idea che tu sia un po' confusa...
scusa ma sono confusa perchè non sono d'accordo con te, o perchè evidentemente quello che vedo da tre anni in realtà non esiste?
non hai mai sentito dire che c'è stata una proliferazione di corsi di laurea (e master) che in moltissimi casi vanno ad occupare competenza prima riservati (secondo me giustamente) alla psicologia.
poi io ho fatto degli esempi della riabilitazione svolta dagli psicologi , potresti tu farmi un esempio?
Gentile Psicoart,
voglio rispoderle in merito ad alcuni punti da lei toccati:
- "E' facile fare il counselor con 3 anni di corso due sabati al mese!". Non credo si possa tacciare di facilità un percorso. Non esitono percorsi facili! E poi che cosa intende lei per "facilità"? Credo, invece, che spetti alla persona approcciarsi in modo costruttivo ad un percorso di crescita, dunque il discorso è soggettivo. Da come parla lei (mi corregga se sbaglio) sembrerebbe che "facilità" sia riferita alla temporalità del percorso. Non credo che quantità sia sinonimo di qualità. Una persona può frequentare per anni e anni l'università...e allora? Crede che sia più seria o più preparata professionalmente? Sono convinto che l'impegno profuso e il mettersi in gioco personalmente sia molto più importante a dispetto della lunghezza o meno o della scansione temporale di un percorso.
- "[...]bastano tre piacevoli anni di counseling per fare quello che molti psicologi aspirano a fare?". Che cosa intende per "piacevolezza"? Se la considera come voglia e propensione a fare ed imparare, come spinta motivazionale forte...ben venga! Meglio cimentarsi in un percorso che piace e stimola piuttosto che farlo senza passione...non crede? Credo che poi vada a riflettersi sulla sua professionalità. Se invece considera "piacevolezza" in modo sminuente, come "leggerezza" allora le rispondo in questo modo. Tre anni di counseling sono impegnativi, uno perchè si studia molta teoria, due perchè ti metti in gioco come persona con percorsi di crescita sia a livello individuale che di gruppo (la mia esperienza è stata questa), tre perchè ti devi sottoporre e regolare supervisione quando inizi a praticare. Dunque non credo assolutamente che siano una passeggiata!
In più c'è un altro discorso da fare....dice "farsi il mazzo" all'università, come se l'aver investito anni di studio in psicologia sia garanzia, sempre e comunque, di professionalità e reale preparazione per l'inizio dell'attività. Come esce la persona dall'università? Si tratta, appunto, di psicologi che spesso sono solo teorici...e un teorico è in grado di approcciarsi alle problematiche delle persone? Su che base lo può fare? Su che vissuto? Su che modello? Con quali strumenti? Non li ha perchè l'università non da strumenti ma solo contenuti, e senza esperienza i contenuti non possono trasformarsi in strumenti. Certo può somministare i test....e a cosa serve da solo un test?! Lo dico con cognizione di causa... da persona che ha frequentato l'università e tutt'ora sta conseguendo una seconda laurea (in psicologia) nel nostro paese.... ligio agli ordini e alle caste... Le posso garantire che ciò che ho appreso e ho imparato a fare (Saper fare) ed essere (Saper Essere), durante la scuola di counseling, non può essere paragonato minimamente al solo "Sapere" dato dall'università...mi creda. E le dirò di più, attualmente tutta la psicologia che sto studiando dai testi universitati...così caldamente consigliati, non stanno aggiungendo nulla di così significativo rispetto a Saper essere in una relazione d'aiuto. Ho deciso di laurearmi in Psicologia solo ed esclusivamente perchè è il solo modo per aprirsi la strada verso una scuola di psicoterapia....che è ben altro rispetto alla preparazione universitaria. Ma questa spinta la devo alla Scuola di counseling che mi ha permesso di toccare con mano cosa significhi relazionarsi e fare relazione d’aiuto. Ho i miei dubbi sul fatto che se avessi fatto prima l’università in psicologia, questa mi avrebbe fatto comprendere ed apprezzare il valore di una relazione d’aiuto!
- "Sicuramente esisteranno counselors splendidi che per tutta una serie di fattori sono abilissimi nel counseling psicologico. Ciò non toglie che non è accettabile che psicologi altrettanto splendidi abbiano dovuto fare molta più fatica per accedere alla profssione e ora debbano competere con chi alla meta ci è arrivato per una scorciatoia". Queste sono scelte! Non esiste nessuna scorciatoia come dice lei. Un percorso triennale, come detto, sopra, non è una questione di comodità per fare prima o arrivare in anticipo...e poi rispetto a chi? Non è una gara! Se uno è consapevole e sicuro della sua professionalità perchè mai dovrebbe sgomitare o abbreviare il percorso!! Sono d'accordo con lei sul fatto che esistano buoni counselor e buoni psicologi, ma sono anche della convinzione che esistano psicologi che non sanno stare nella relazione d'aiuto (e dunque non sanno aiutare l'altro) che però si vantano o rivendicano il loro ruolo solo per via di una certificazione. Non nego che poi esistono counselor che sono poco consapevoli dei loro confini e giocano a fare i piccoli psicologi o peggio gli psicoterapeuti...e questo è molto pericoloso. Ma esistono, per fortuna, anche professionisti counselor con chiarezza del loro perimetro di intervento, che fanno invii a psicoterapeuti quando sia accorgono che la problematica portata dalla persona non è di loro competenza, che si sottopongono a regolari supervisioni condotte da psicoterapeuti rispetto al loro operato, che insomma lavorano in un contesto di integrazione con altre figure professionali.
Termino il mio intervento dicendo che, in ultima analisi, la differenza la fa la persona e la sua crescita e non un certificato o una laurea. Ho avuto la fortuna di conoscere e confrontarmi con psicologi e psicoterapeuti aperti, disponibili e intelligenti....Professionisti con la P maiuscola, che non tirano certo in ballo o se la prendono con altre figure professionali perchè gli "rubano il lavoro", o che non proiettano le loro ansie e la loro incapacità su altri...non riconoscendo le proprie appunto! Infine...da non dimenticare....è sempre il paziente/cliente che ti sceglie e ti richiede...
La ringrazio per avermi dato lo spunto per esternare il mio punto di vista.