Per esempio...
Si fa una selezioni degli aspiranti psicoterapeuti?
E' prevista una visita psicologico -psichiatrica di controllo da parte di una supervisione?
Se lo psicoterapeuta in formazione manifesta chiari difetti della personalita', e' possibile estrometterlo dal corso di specializzazione?
Se lo psicoteraputa, dopo la specializzazione, manifesta disturbi della personalita', rilevabili dalla sua attivita' pubblica e privata, c'e' qualcuno che provvede a togliergli la qualifica?
C'e' un controllo sull'operato degli stessi, o tutto fa seguito a eventuali esposti o denunce da parte di pazienti?
Se durante una supervisione il supervisore si accorge di un intervenuto vizio della personalita', o chiari sintomi nevrotici [o anche sospetti], puo' annullare la possibilita di praticare del teraputa in questione?
Uno psicoterapeuta in formazione puo' praticare l'attivita' al pubblico come fosse gia qualificato?
Scusate la sciocchezze eventuali, ma non sono del ramo...
Certo, più o meno la effettuano tutte le scuole private, non so quelle pubbliche. In genere sono dei colloqui, con qualche test preliminare, e curricula. Il tipo di selezione e le modalità sono strettamente legati all'impianto epistemologico e metodologico della teoria clinica di ciascuna scuola.
Se ti riferisci alla fase della selezione no, per quanto riguarda la mia scuola passata (post cognitiva), non so le altre, ma non credo se ho capito più o meno cosa vuoi intendere per visita di controllo!
Qui ci sarebbe molto da dire, perchè la definizione "difetti di personalità" è molto ricca di sfumature.... posso dire su due piedi: non esiste una personalità non difettosa....
Chiaramente viene seguito dai trainer (e, quando previsto, dalla terapia personale) il profilo storico psicologico emergente dello specializzando nel corso della formazione, sempre in accordo ai criteri derivanti dalla struttura di base teorica.
Dipende dal contesto e da chi proviene la segnalazione, ma non saprei risponderti con precisione. Diciamo che se fai qualche grosso guaio in un CSM (Centro di Salute mentale) all'Asl, è chiaro che possono esserci delle sanzioni a proposito. Dipende da molti fattori.
In sede privata probabilmente possono licenziarti e stop. O se sei lavori nel tuo studio privato, diminueranno i clienti, a meno che combini seri guai e allora vai sotto inchiesta penalmente e da parte dell'Ordine.
In una struttura pubblica è più complicata, ma magari qualcuno potrebbe esserti più utile con precisione sui regolamenti che organizzano giuridicamente ed amministrativamente il settore pubblico.
Ma guarda, in genere la percentuale di pazienti che denuncia è piuttosto irrilevante per quanto ne so io. Che d'altra parte ne so poco essendo piuttosto giovane nel settore, e quindi mi baso su pochi pazienti e sull'esperiena riferita dai colleghi e dai trainer. In genere in privato rimane valida la formula che alla fine è sempre l'utente a decidere se continuare o meno. Se presti un servizio non pertinente o non adeguato alle esigenze dell'utente, avrai poca clientela...
In generale, la supervisione è molto importante e imprescindibile per il proprio lavoro. In privato puoi decidere di farne a meno, ma non è decisamente la scelta migliore. In pubblico non sempre la fanno. C'è da aggiungere che in una struttura pubblica devi rendere conto con la trascrizione ciclica sulle cartelle cliniche del proprio lavoro terapeutico, trascrizioni controllate e lette dal responsabile di struttura (ma non ci contare molto).
No, se si tratta di uno psicotarapeuta, sì se si tratta di uno specializzando. Nel primo caso può soltanto indicargli negli opportuni modi di fermarsi e magari intraprendere un percorso terapeutico. Nel secondo caso può dirgli di intraprendere magari un percorso terapeutco o semplicemente suggerirgli di fare un altro mestiere.
Ma questo discorso dipende se le tue premesse vengono articolate meglio come già ti accennavo prima, cioè cosa vogliamo intendere per difetto di personalità?
In qualità di tirocinante o di psicologo.
Aggiungo e ripeto, il mito di uno psicoterapeuta onnipotente e onniscente è duro a morire. Alle volte sono gli stessi psicologi/speculatori che lo alimentano. Molte volte, la comunicazione che fa da sfondo è vincolata dai processi di produzione e trasmissione di massa (università, tv, internet, forum!)
L'asimmetria di potere nella relazione a guardar bene è a scapito del terapeuta che del paziente.
E tu, di che ramo sei?
ciaz.
Ultima modifica di neuromancer : 03-12-2009 alle ore 01.08.34
Mi pare di capire percio' che in sede di formazione c'e' qualche possibilita' che ci sia una cernita degli aspirati psicoterapeuti.
Ma mi pare anche che poi tutto sia devoluto alla maturita' dell'individuo.
Pero' qui siamo al paradosso. Una persona nevrotica che fa questo lavoro ha anche la capacita' di giudicare se e' inadatto temporaneamente o totalmente?
Riuscirebbe ad ammetrlo?
.cosa vogliamo intendere per difetto di personalità?
Forse non ho usato il termine adatto.
Intendo dire manifestazioni nevrotiche che sottendono anche alla prima domanda.
Cioe', quale e' il motivo che spinge una persona a impegnare anni di vita per voler possedere le chiavi d'accesso alla mente di altri individui da una posizione dominante.
Nella banale risposta:- Voglio aiutare gli altri- si puo' invece scoprire che si ritiene questo un mezzo per difendersi meglio dagli altri, trasformando il proprio complesso di inferiorita', in una sublimazione compensativa.
Oppure operare una vera e propria soddisfazione dei propri impulsi vendicativi per la propria condizione, vera o presunta, a scapito di pazienti facilmente plagiabili.
La sensazione di potere che puo' dare questa professione direi che e' notevole, almeno nell'immaginario collettivo.
Sono solo fantasie?
Ultima modifica di moscarorolus : 03-12-2009 alle ore 22.38.03
gieko
Le altre non ritengono necessario questo percorso, come ha ricordato anche neuromancer. Dipende dalla teoria di base a cui le diverse scuole di pensiero si rifanno.
Saluti
gieko
Qual'é il motivo per cui ti interessi tanto a questi "problemi" ed indagini sui potenziali ed effettivi psicoterapeuti ed al come vengano effettuate o meno?
Per caso, hai subito qualche danno o ritieni di averlo subito da qualcuno o qualcuno a te vicino? O ci sono anche altri motivi?
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Una persona da sola non ha la capacità di valutare se sia in grado di svolgere questo tipo di lavoro. Infatti, come ti facevo notare, la supervsione è estremamente necessaria per portare avanti un percorso terapeutico competente non solo a livello di prestazione di servizio per l'utenza, ma anche per se stessi (pensa al burn out).
.
I motivi sono moltissimi e i più svariati, come per ogni professione in fondo. A ben guardare capire il perchè di una scelta è spesso poco producente per comprendere come una persona si avvicini al mondo lavorativo a cui si presta. La tua strana interpretazione non l'ho molto ben capita.
Vorrei farti notare però che hai scelto una metafora interessante, possedere le chiavi d'accesso, cioè pensare alla mente di una persona come ad una entrata speciale magari per accedere ad una cassaforte. Anche l'immagine posizione dominante rinvia ad un'altra metafora spaziale, non povera di sognificati connotativi che dovrebbero farci pensare a come sia molto delicata la posizione dello psicoterapeuta, da cui possiamo derivarne tutti gli sviluppi di riflessione che desideri.
Non sono semplicemente fantasie, ma congetture su scenari virtuali, che in questo ambito possono accadere. Perché il lavoro terapeutico, la relazione terapeutica è molto complicata per il fatto che implica una serie di asimmetrie tra i due attori (altra metafora!) ritmicamente accomodante verso una pluralità di scopi, via via resi espliciti, ma non di facile previsione.
ciaz.
Certamente, sono due operazioni molto diverse. Per una terapia con un utente la supervisione ha (dal mio punto di vista) una priorità strategica ed epistemica maggiore. La terapia personale è più un discorso che pertiene il terapeuta a livello personale, il contributo effettivo nella professione è piuttosto ineffabile.
ciaz.
Se per te è ineffabile che un terapeuta possa portare le proprie problematiche inconsce nell'incontro col paziente senza nemmeno averne un minimo di padronanza... In supervisione tutto ciò non è trattabile (nè deve esserlo), quindi il problema è tutt'altro che senza effetti (alla faccia dell'epistemologia, almeno per una volta).
Saluti
gieko
Ma sai, ho preferito utilizzare l'aggettivo ineffabile con una certa attenzione per richiamare il fatto dell' imponderabile effetto o, meglio, contributo che dovrebbe avere una terapia personale nella professione.
Che il terapeuta possa portare le presunte problematiche (io direi il proprio mondo emotivo/storico) in terapia è inevitabile e quanto meno fisiologico; che ne abbia una minima padronanza, possiamo per lo meno ipostatizzarlo, il perché d'altra parte la debba avere è un altro discorso (perchè è tutto da dimostrare, perdonami, epistemologicamente parlando). Se tale padronanza sia utile è ancora una volta un altro discorso.
Bada, non affermo che non sia importante discernere le tematiche personali da quelle del paziente (questo si fa in supervisione, oltre tutto), ma il fatto di supporre che una collaterale terapia possa permettere di tenere distinte la padronanza delle proprie problematiche da quelle del paziente è molto ambizioso.
A meno che siamo certi che la terapia possa eliminare le proprie problematiche da renderci immuni dal formidabile intreccio relazionale (asimmetrico) tra i nostri due attori. Ma in tal caso si finirebbe nel mito e nel paradosso.
Però, parliamone, perchè è per me un argomento scottante (come tu sai).
ciaz.
...quindi esitono scuole di pensiero che danno per scontato che il loro perscorso di formazione di uno psicoteraputa non possa produrre danni ai futuri utenti?
Oppure si puo' ipotizzare una sottostima del potere della loro psicoterapia?
Oppure viene ritenuta, la loro psicoterapia, sempre e comunque positiva?
Sono curiosita'.
Ma come, presupponi un "formidabile intreccio relazionale", dove peraltro inevitabilmente paziente e terapeuta si incontrano su più livelli, e ritieni che le aree di sofferenza del terapeuta abbiano "imponderabili" effetti o contributi sulla terapia? Questo mi sembrerebbe già un ottimo punto su cui riflettere.
Per il resto mi sembrava di averti già risposto: il mito della neutralità in analisi è bello è che sepolto da un pezzo... Il lavoro analitico che ogni candidato svolge su di sè consente la presa di contatto con le proprie aree di sofferenza e l'eventuale processo trasformativo delle stesse. Si sperimenta la possibilità di cambiamento per poterla operare a propria volta, ovviamente mettendo in campo sè stessi.
Saluti
gieko