
Originalmente inviato da
gieko
Mi pare che tutta questa aleatorietà sia riconducibile al fatto che non consideri che esistono reciproche aree di sofferenza inconsce che entrano necessariamente in contatto nella relazione terapeutica. Qundi terapia personale e lavoro col paziente sono tranquillamente separabili, mentre operano esattamente le stesse dinamiche (che sono poi quelle che fanno sì che un paziente scelga un terapeuta). Se facciamo un esempio pratico, nuclei inconsci sadici del terapeuta (che ovviamente possono essere molto poco evidenti a livello comportamentale) opereranno sin dalla presa in carico, permeando da subito la relazione col paziente. Quest'ultimo potrebbe, presentando richieste collusive di tipo differente, interrompere il trattamento, oppure, in caso colluda, intraprenderlo soddisfacendo aspetti masochistici. Niente di male in sè se ciò avvenisse ma fosse interpretato per tempo.
Insomma, queste componenti non possono non giocare un ruolo perchè sono ubiquitarie (e ognuno ha le proprie). Da questo punto di vista la supervisione è uno strumento insufficiente perchè non ha compito terapeutico.
Saluti