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  1. #181
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    13-06-2007
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    x missfreedom

    Buongiorno Francesca, non è che tu non sia stata capace di farti capire,
    forse hai solo sintetizzato troppo quel che volevi dire e quindi, almeno io, lo ammetto: ti ho fraintesa.

    -Infatti, mi hai fraintesa, sopratutto nell'interpretare il modo in cui intendo le manifestazione di gioia, dispiacere, incavolatura dell'analista! Mi riferisco , ripeto, a sentimenti che anche il più ortodosso terapeuta non potrà mai celare del tutto.

    Non credo che nessuno prenda in considerazione il transfert, ma leggendo i vari interventi in proposito - non esclusivamente in questo 3d - una cosa in particolare ha colpito la mia attenzione. Forse, ciò che ti fa credere che nessuno lo prenda in considerazione è soltanto una differente chiave di lettura che si presenta tra un paziente e un analista nel contesto di questo forum. Con questo intendo dire che siamo in molti a frequentarlo - professionisti e non - e che ognuno di noi, come si nota, è predisposto a confrontarsi su determinate cose piuttosto che su altre; ciò significa che il transfert è un argomento di interesse, mi pare di notare, ed è sicuramente un argomento di interesse generale; tuttavia coloro che lo sperimentano da pazienti, forse inevitabilmente, tendono ad attribuirgli una grande rilevanza proprio in virtù del fatto che spesso l'hanno vissuto in modo "catastrofico"; o comunque piuttosto doloroso (rispetto all'esperienza che può farne l'analista).

    -Non è come dici tu, perchè in altri 3d, gli esperti hanno sempre sostenuto che anche per loro che hanno affrontato l'esperienza di un percorso analitico, non è stato facile! E quando sostenevo che per un addetto ai lavori dovrebbe essere più "indolore", in quanto sa bene di cosa si tratta, mi hanno contestata affermando che il trasfert è una 'brutta bestia' per tutti!
    Ma figuriamoci se qui potrebbero mai trattare l'argomento da una prospettiva che non sia rigorosamente teorica! Il forum, per me, dovrebbe servire anche per fare capire ai molti studenti che lo frequentano, quello che i libri non possono insegnare, che poi è proprio quello che si vive e prova nel setting sia da paziente che da terapeuta.

    Però sai, non sarei così pronta a dire che un transfert può anche non esserci e in conseguenza di ciò il lavoro non sarà ben fatto; è un po' come dire che chi non parla non ha nulla da comunicare, che è assolutamente falso dal momento che chi non parla sta comunicando forse anche un "silenzio", una chiusura verso qualcosa. Un transfert "silente" non è esattamente un mancato transfert, forse piuttosto una resistenza al transfert, e chissà, magari in seguito anche all'analisi del transfert (chiaramente sono ipotesi); così come potrebbe rappresentare tante altre cose che io non conosco, ma non credo un non-transfert. Quindi forse il lavoro dell'analista in questo caso sarebbe solo più difficile, ma certamente non ne sarebbe dubbia la riuscita, o almeno non in virtù di questo.

    -Il fatto è e che l'analista usa il transfert come il chirurgo usa il bisturi, e deve saperlo maneggiare con fredda destrezza per interpretarlo e analizzarlo. Quanto più intenso, doloroso, invalidante, manifesto è, tanto più facile sarà il lavoro per lui/lei.
    Un trasfert silente, ritengo sia sicuramente meno utile ai fini terapeutici, come un bisturi poco affilato.


    Su questo invece mi trovi in disaccordo, quasi del tutto: "un paziente che sembra stare ormai bene" è un concetto che io personalmente non contemplerei con tanta facilità. Il fatto che una persona possa raggiungere un equilibrio, per quanto saldo, non implica che quella stessa persona non possa imbattersi in un evento di un qualunque tipo e che questo non lo conduca poi ad una ricaduta; la nostra stessa vita è complessivamente fatta di salti, rotture e assestamenti. Dubito che l'equilibrio possa essere per sempre. La psicoanalisi è un metodo di indagine - forse un po' meno di guarigione - che poi conoscersi aiuti molto anche a "guarire" o più semplicemente a modificare alcuni aspetti della nostra personalità è fuor di dubbio. Dunque, in relazione a questo, è improbabile secondo il mio punto di vista, che un analista possa provare delusione o dispiacere per una ricaduta del suo paziente; ancora una volta mi verrebbe in mente un analista che ha tenuto in considerazione soltanto parte del percorso e che abbia escluso dallo stesso cose molto importanti come una ricaduta. Del resto penso sia una cosa possibile, soprattutto in fase terminale o più propriamente di "distacco" (ecco perché penso che il cordone con l'analista, in verità, non venga mai tagliato definitivamente).

    -Ma come puoi essere così sicura? Se un medico, dopo anni di terapia, con ricadute frequenti, riesce finalmente a tirare fuori il paziente da una grave dipendenza, come fa a non dispiacersi dopo che l'obiettivo sembrava definitivamente raggiunto? Ma è un essere umano o un robot? Certo che non comunicherà verbalmente il suo disappunto al paziente, ma in qualche modo trasparirà la sua rabbia per la consapevolezza che ha fallito. Anche loro si affezionano, e vogliono il nostro benessere e il benessere scaturisce innanzi tutto dalla scomparsa dei sintomi, poi tutto il resto che ben venga! Se il paziente, lo avverte e se c'è una buona alleanza, ce la metterà tutta per evitare altre ricadute, prima per se stesso, perchè ha la spiacevole sensazione di aver perso tempo e denaro e poi anche per non deludere ancora il proprio analista.....quindi per me, è molto più 'terapeutico' del mostrarsi sempre e comunque con la stessa maschera inespressiva e neutrale.

    Un'altra cosa che non mi riesce facile associare è l'indifferenza con la neutralità, penso siano molto differenti; il mio analista è neutrale, non per questo indifferente (ride di gusto qualche volta e spesso fa dell'ironia). Ma soprattutto mi domando, questa umana emozione di cui parli, se non viene manifestata apertamente, in che modo viene concretamente avvertita dal paziente, finanche al punto da essere terapeutica?

    -Nelle prime fasi della terapia, quando si sta tanto male, è facile scambiare la neutralità, come ad es. il silenzio, per indifferenza e distacco.
    Poi col passare del tempo, tutto diventa più soft; Il campo diventa più affettivo e ci si intende anche solo con l'espressione del viso o con lo sguardo e si intuisce anche quello che non si manifesta verbalmente.


    Francesca, credo che l'empatia di cui parli non si possa applicare a comando, penso sia una dote innata e che esista a prescindere dalle parole. Non a caso essere empatici significa saper leggere tra le righe le emozioni altrui, saper intuire quello che in verità non viene detto e che rappresenta lo stato d'animo dell'interlocutore. Sostanzialmente credo sia un modo - anche da parte dell'analista - di porsi verso l'altro, un'apertura che va ben oltre la neutralità e con la quale quindi può ben coesistere. Essere empatici significa comprendere lo stato d'animo dell'altro, e non manifestare dispiacere, gioia o incavolature. Inoltre, non mi pare di aver mai detto che sia opportuno mascherare cose, tutt'al più ho lasciato intendere che ci sono "diversi modi di manifestarle".

    -Missfreedom, certo che l'empatia e la neutralità possono coesistere! Ma un analista che non sappia essere empatico, meglio che cambi mestiere!!!
    In riferimento ai "diversi modi" dell'analista, di manifestare le proprie emozioni spero finalmente di essermi spiegata!


    [/I]Peccato per l'happyChic... mi piace tanto.

    -Alla fine di un percorso psicoanalitico ben riuscito, si potrebbe allegramente brindare senza andare troppo per il sottile! Io mi accontenterò ...anche del fiasco
    Ultima modifica di francesca63 : 10-12-2009 alle ore 10.50.10
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #182
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    2,312

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io forse non ho capito bene cosa vuoi dire.
    Temo proprio che sia così. L'ho scritto sopra: non facciamoci ingannare dal modello matematico, non è possibile applicarlo tal quale. Il motivo principale che, ad esempio, non viene considerato dal tuo post è che non si tratta di un modello matematico che serve a descrivere la produzione di determinati risultati. Qui stiamo considerando l'utilizzo metaforico di modelli che si applicano a sistemi che agiscono e pensano. Quindi non abbiamo a che fare con operatori matematici utilizzati per calcolare in base a determinati parametri, ma con operatori psichici che pongono il soggetto in relazione dialettica con l'ambiente.
    Sicuramente non sono riuscito a spiegarmi neanche così, ma tant'è...

    Saluti
    gieko

  3. #183
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    x missfreedom

    Buongiorno Francesca, non è che tu non sia stata capace di farti capire,
    forse hai solo sintetizzato troppo quel che volevi dire e quindi, almeno io, lo ammetto: ti ho fraintesa.

    -Infatti, mi hai fraintesa, sopratutto nell'interpretare il modo in cui intendo le manifestazione di gioia, dispiacere, incavolatura dell'analista! Mi riferisco , ripeto, a sentimenti che anche il più ortodosso terapeuta non potrà mai celare del tutto.

    Non credo che nessuno prenda in considerazione il transfert, ma leggendo i vari interventi in proposito - non esclusivamente in questo 3d - una cosa in particolare ha colpito la mia attenzione. Forse, ciò che ti fa credere che nessuno lo prenda in considerazione è soltanto una differente chiave di lettura che si presenta tra un paziente e un analista nel contesto di questo forum. Con questo intendo dire che siamo in molti a frequentarlo - professionisti e non - e che ognuno di noi, come si nota, è predisposto a confrontarsi su determinate cose piuttosto che su altre; ciò significa che il transfert è un argomento di interesse, mi pare di notare, ed è sicuramente un argomento di interesse generale; tuttavia coloro che lo sperimentano da pazienti, forse inevitabilmente, tendono ad attribuirgli una grande rilevanza proprio in virtù del fatto che spesso l'hanno vissuto in modo "catastrofico"; o comunque piuttosto doloroso (rispetto all'esperienza che può farne l'analista).

    -Non è come dici tu, perchè in altri 3d, gli esperti hanno sempre sostenuto che anche per loro che hanno affrontato l'esperienza di un percorso analitico, non è stato facile! E quando sostenevo che per un addetto ai lavori dovrebbe essere più "indolore", in quanto sa bene di cosa si tratta, mi hanno contestata affermando che il trasfert è una 'brutta bestia' per tutti!
    Ma figuriamoci se qui potrebbero mai trattare l'argomento da una prospettiva che non sia rigorosamente teorica! Il forum, per me, dovrebbe servire anche per fare capire ai molti studenti che lo frequentano, quello che i libri non possono insegnare, che poi è proprio quello che si vive e prova nel setting sia da paziente che da terapeuta.

    Però sai, non sarei così pronta a dire che un transfert può anche non esserci e in conseguenza di ciò il lavoro non sarà ben fatto; è un po' come dire che chi non parla non ha nulla da comunicare, che è assolutamente falso dal momento che chi non parla sta comunicando forse anche un "silenzio", una chiusura verso qualcosa. Un transfert "silente" non è esattamente un mancato transfert, forse piuttosto una resistenza al transfert, e chissà, magari in seguito anche all'analisi del transfert (chiaramente sono ipotesi); così come potrebbe rappresentare tante altre cose che io non conosco, ma non credo un non-transfert. Quindi forse il lavoro dell'analista in questo caso sarebbe solo più difficile, ma certamente non ne sarebbe dubbia la riuscita, o almeno non in virtù di questo.

    -Il fatto è e che l'analista usa il transfert come il chirurgo usa il bisturi, e deve saperlo maneggiare con fredda destrezza per interpretarlo e analizzarlo. Quanto più intenso, doloroso, invalidante, manifesto è, tanto più facile sarà il lavoro per lui/lei.
    Un trasfert silente, ritengo sia sicuramente meno utile ai fini terapeutici, come un bisturi poco affilato.


    Su questo invece mi trovi in disaccordo, quasi del tutto: "un paziente che sembra stare ormai bene" è un concetto che io personalmente non contemplerei con tanta facilità. Il fatto che una persona possa raggiungere un equilibrio, per quanto saldo, non implica che quella stessa persona non possa imbattersi in un evento di un qualunque tipo e che questo non lo conduca poi ad una ricaduta; la nostra stessa vita è complessivamente fatta di salti, rotture e assestamenti. Dubito che l'equilibrio possa essere per sempre. La psicoanalisi è un metodo di indagine - forse un po' meno di guarigione - che poi conoscersi aiuti molto anche a "guarire" o più semplicemente a modificare alcuni aspetti della nostra personalità è fuor di dubbio. Dunque, in relazione a questo, è improbabile secondo il mio punto di vista, che un analista possa provare delusione o dispiacere per una ricaduta del suo paziente; ancora una volta mi verrebbe in mente un analista che ha tenuto in considerazione soltanto parte del percorso e che abbia escluso dallo stesso cose molto importanti come una ricaduta. Del resto penso sia una cosa possibile, soprattutto in fase terminale o più propriamente di "distacco" (ecco perché penso che il cordone con l'analista, in verità, non venga mai tagliato definitivamente).

    -Ma come puoi essere così sicura? Se un medico, dopo anni di terapia, con ricadute frequenti, riesce finalmente a tirare fuori il paziente da una grave dipendenza, come fa a non dispiacersi dopo che l'obiettivo sembrava definitivamente raggiunto? Ma è un essere umano o un robot? Certo che non comunicherà verbalmente il suo disappunto al paziente, ma in qualche modo trasparirà la sua rabbia per la consapevolezza che ha fallito. Anche loro si affezionano, e vogliono il nostro benessere e il benessere scaturisce innanzi tutto dalla scomparsa dei sintomi, poi tutto il resto che ben venga! Se il paziente, lo avverte e se c'è una buona alleanza, ce la metterà tutta per evitare altre ricadute, prima per se stesso, perchè ha la spiacevole sensazione di aver perso tempo e denaro e poi anche per non deludere ancora il proprio analista.....quindi per me, è molto più 'terapeutico' del mostrarsi sempre e comunque con la stessa maschera inespressiva e neutrale.

    Un'altra cosa che non mi riesce facile associare è l'indifferenza con la neutralità, penso siano molto differenti; il mio analista è neutrale, non per questo indifferente (ride di gusto qualche volta e spesso fa dell'ironia). Ma soprattutto mi domando, questa umana emozione di cui parli, se non viene manifestata apertamente, in che modo viene concretamente avvertita dal paziente, finanche al punto da essere terapeutica?

    -Nelle prime fasi della terapia, quando si sta tanto male, è facile scambiare la neutralità, come ad es. il silenzio, per indifferenza e distacco.
    Poi col passare del tempo, tutto diventa più soft; Il campo diventa più affettivo e ci si intende anche solo con l'espressione del viso o con lo sguardo e si intuisce anche quello che non si manifesta verbalmente.


    Francesca, credo che l'empatia di cui parli non si possa applicare a comando, penso sia una dote innata e che esista a prescindere dalle parole. Non a caso essere empatici significa saper leggere tra le righe le emozioni altrui, saper intuire quello che in verità non viene detto e che rappresenta lo stato d'animo dell'interlocutore. Sostanzialmente credo sia un modo - anche da parte dell'analista - di porsi verso l'altro, un'apertura che va ben oltre la neutralità e con la quale quindi può ben coesistere. Essere empatici significa comprendere lo stato d'animo dell'altro, e non manifestare dispiacere, gioia o incavolature. Inoltre, non mi pare di aver mai detto che sia opportuno mascherare cose, tutt'al più ho lasciato intendere che ci sono "diversi modi di manifestarle".

    -Missfreedom, certo che l'empatia e la neutralità possono coesistere! Ma un analista che non sappia essere empatico, meglio che cambi mestiere!!!
    In riferimento ai "diversi modi" dell'analista, di manifestare le proprie emozioni spero finalmente di essermi spiegata!


    [/I]Peccato per l'happyChic... mi piace tanto.

    -Alla fine di un percorso psicoanalitico ben riuscito, si potrebbe allegramente brindare senza andare troppo per il sottile! Io mi accontenterò ...anche del fiasco
    Cara Francesca,
    ben pochi "esperti" avrebbero saputo scrivere di meglio; condivido l'idea dell'impossibilità dell'analista di essere neutrale, che questa sua non-neutralità sia in realtà una risorsa molto importante e non un problema, condivido persino (o soprattutto ) il fiasco di vino . Forse abbiamo un'idea diversa per quanto riguarda la tonalità del transfert, io non lo vedrei come una sofferenza catastrofica, una brutta bestia dolorosa ma necessaria se si vuole "guarire". Esistono momenti di rara bellezza, di tenerezza, di soddisfazione, ecc. all'interno di un'analisi anche molto intensi oltre ai momenti dolorosi, altrimenti chi intraprenderebbe mai un'analisi se dovesse stare peggio di come stava senza?
    Ciao

  4. #184
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Cara Missfreedom,
    pur rispettando il tuo sentire e la tua affermazione che ti riesca “davvero difficile immaginare un analista incavolato”, tuttavia ti pongo un quesito:
    se è terapeutico riorganizzare in maniera simbolica e razionale ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi e restituirlo al paziente sotto forma di interpretazione, perché il restituire un sentimento dovrebbe appartenere invece ad una struttura di personalità dell’analista precaria e traballante o alla mancanza di buon senso?
    Non pensi che possa essere un'indebita generalizzazione ergere a regola analitica e a questione di buon senso ciò che invece appare come un proprio disagio e che proprio per questo dovrebbe essere affrontato in quanto tale e non esorcizzato facendo appello ad una certa concezione della tecnica analitica?
    Un saluto
    Caro Megiston,
    quello di cui parla missfreedom è un tipico esempio di analista che utilizza il transfert/controtransfert come difesa, quindi ne fa un pessimo uso.
    Adesso mi chiedo, perchè anzichè sostenere a spada tratta la possibilità di un setting e di una terapia efficace anche senza transfert, non si mettono in evidenza le controindicazioni del metodo e sopratutto, come ho ribadito più volte, il disagio del paziente che non capisco perchè non possa essere alleviato.
    Cosentimi una domanda banale: se ti accorgi che un paziente manifesta nei tuoi confronti sentimenti di transfert( succede inevitabilmente!)tu cosa fai? Li ignori, li analizzi o li utilizzi ad esempio per "attaccare" il paziente a te e alla terapia?
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 10-12-2009 alle ore 11.54.49
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  5. #185
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Cari Megiston e Francesca,
    dato che non sono né psicologa né paziente, potreste spiegarmi meglio il valore terapeutico della relazione paziente-analista? Ciò che leggo è bello, ma non riesco ancora a distinguere tra questo tipo di relazione ed un rapporto affettivo profondo. Se è vero che in ogni relazione esiste il transfert, cos'è che differenzia quella spinta al "cambiamento" (forse in questo frangente è un termine improprio) che deriva dall'affetto che viene mostrato per esempio da un amico che ti conosce in profondità e ti capisce da quello che invece si prova all'interno della relazione analitica?
    Saluti.
    Ultima modifica di benedetta14 : 10-12-2009 alle ore 11.59.00

  6. #186
    Banned
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Temo proprio che sia così. L'ho scritto sopra: non facciamoci ingannare dal modello matematico, non è possibile applicarlo tal quale. Il motivo principale che, ad esempio, non viene considerato dal tuo post è che non si tratta di un modello matematico che serve a descrivere la produzione di determinati risultati. Qui stiamo considerando l'utilizzo metaforico di modelli che si applicano a sistemi che agiscono e pensano. Quindi non abbiamo a che fare con operatori matematici utilizzati per calcolare in base a determinati parametri, ma con operatori psichici che pongono il soggetto in relazione dialettica con l'ambiente.
    Sicuramente non sono riuscito a spiegarmi neanche così, ma tant'è...
    Questa relazione dialettica con l'ambiente la si dovrà pur rappresentare in qualche modo nella tua teoria, questa relazione può essere tutto? Ha dei vincoli, quali sono? Cos'è che definisce questa relazione particolare?
    Nel tuo discorso sembra quasi che possa variare tutto ed in qualsiasi modo, ma se può variare tutto, con cosa abbiamo a che fare? Così senza porre alcun vincolo una cosa potrebbe diventare una qualsiasi altra cosa con un qualsiasi tipo di "morphing", io ad esempio posso diventare una palla di gomma tra qualche secondo? I sistemi li si usa proprio per rendere esplicito cosa può variare ed in che modo e cosa no.
    Insomma non si tratta di farsi ingannare, che significa metterla in questi termini?
    O lo si applica questo modo di intendere le cose o non lo si applica, se si vuol fare altro nessuno obbliga nessuno ad utilizzare questo tipo di modelli, se quelli disponibili in certi settori non vanno bene si può definire tranquillamente qualcosa di diverso, però poi non si chiami in causa la teoria dei sistemi per descrivere quel che succede, l'importante è che ci si riesca a capire.
    La "struttura" secondo il tuo discorso è qualcosa di variabile e perciò se la si vuole inquadrare all'interno della teoria dei sistemi non può essere rappresentata dalle funzioni base che definiscono il sistema stesso che si vuol studiare, questo almeno dovrebbe essere chiaro.
    Se sei d'accordo su questo punto io non avrei più nulla da aggiungere.

    Saluti

  7. #187
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Questa relazione dialettica con l'ambiente la si dovrà pur rappresentare in qualche modo nella tua teoria, questa relazione può essere tutto? Ha dei vincoli, quali sono? Cos'è che definisce questa relazione particolare?
    Nel tuo discorso sembra quasi che possa variare tutto ed in qualsiasi modo, ma se può variare tutto, con cosa abbiamo a che fare? Così senza porre alcun vincolo una cosa potrebbe diventare una qualsiasi altra cosa con un qualsiasi tipo di "morphing", io ad esempio posso diventare una palla di gomma tra qualche secondo? I sistemi li si usa proprio per rendere esplicito cosa può variare ed in che modo e cosa no.
    Insomma non si tratta di farsi ingannare, che significa metterla in questi termini?
    O lo si applica questo modo di intendere le cose o non lo si applica, se si vuol fare altro nessuno obbliga nessuno ad utilizzare questo tipo di modelli, se quelli disponibili in certi settori non vanno bene si può definire tranquillamente qualcosa di diverso, però poi non si chiami in causa la teoria dei sistemi per descrivere quel che succede, l'importante è che ci si riesca a capire.
    La "struttura" secondo il tuo discorso è qualcosa di variabile e perciò se la si vuole inquadrare all'interno della teoria dei sistemi non può essere rappresentata dalle funzioni base che definiscono il sistema stesso che si vuol studiare, questo almeno dovrebbe essere chiaro.
    Se sei d'accordo su questo punto io non avrei più nulla da aggiungere.

    Saluti
    La struttura é quella parte del sistema che tende ad una grande coerenza, la parte più stabile dello stesso, anche a costo di enormi dispendi in termini di difese, se ci riferiamo al termine utilizzandolo come metafora dell'apparato psichico e delle sue dinamiche interne ed interattive. Si chiama struttura per questo.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  8. #188
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Nel tuo discorso sembra quasi che possa variare tutto ed in qualsiasi modo, ma se può variare tutto, con cosa abbiamo a che fare? Così senza porre alcun vincolo una cosa potrebbe diventare una qualsiasi altra cosa con un qualsiasi tipo di "morphing", io ad esempio posso diventare una palla di gomma tra qualche secondo?
    Certo che si può diventare "altro", ad esempio è possibile relazionarsi differentemente con gli altri, ad es. passando da una struttura narcisistica(basata sulla ricerca di approvazione) ad strutture maggiormente "aperte" (ad es. basate su incontro e confronto).
    Quanto alla palla di gomma non mi esprimo.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    La "struttura" secondo il tuo discorso è qualcosa di variabile e perciò se la si vuole inquadrare all'interno della teoria dei sistemi non può essere rappresentata dalle funzioni base che definiscono il sistema stesso che si vuol studiare, questo almeno dovrebbe essere chiaro.
    Se sei d'accordo su questo punto io non avrei più nulla da aggiungere.
    Ovviamente non sono d'accordo. Il motivo te l'ho detto e ridetto, l'utilizzo di modelli non deve diventare una gabbia, ma una metafora chiarificatrice. Ripeto che ci dobbiamo concentrare sull'oggetto di osservazione più che fossilizzarci sul metodo.
    Che ti piaccia o no, quindi si continuerà ad usare i modelli ritenuti maggiormente esplicativi, fino all'avvento di modellizzazioni ancora più confacenti.

    Saluti
    gieko

  9. #189
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Cara Missfreedom,
    pur rispettando il tuo sentire e la tua affermazione che ti riesca “davvero difficile immaginare un analista incavolato”, tuttavia ti pongo un quesito:
    se è terapeutico riorganizzare in maniera simbolica e razionale ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi e restituirlo al paziente sotto forma di interpretazione, perché il restituire un sentimento dovrebbe appartenere invece ad una struttura di personalità dell’analista precaria e traballante o alla mancanza di buon senso?
    Non pensi che possa essere un'indebita generalizzazione ergere a regola analitica e a questione di buon senso ciò che invece appare come un proprio disagio e che proprio per questo dovrebbe essere affrontato in quanto tale e non esorcizzato facendo appello ad una certa concezione della tecnica analitica?
    Un saluto

    Ciao Megiston e bentrovato, poni il quesito dunque rispondo e mi dilungo.

    pur rispettando il tuo sentire e la tua affermazione che ti riesca “davvero difficile immaginare un analista incavolato”, tuttavia ti pongo un quesito: se è terapeutico riorganizzare in maniera simbolica e razionale ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi e restituirlo al paziente sotto forma di interpretazione, perché il restituire un sentimento dovrebbe appartenere invece ad una struttura di personalità dell’analista precaria e traballante o alla mancanza di buon senso?
    Sono contenta che rispetti il mio sentire e non vedo perché dovrebbe essere il contrario, ma veniamo al dunque. Terapeutico è riorganizzare in maniera simbolica e relazionale ciò che accade, siamo d'accordo, restituirlo al paziente anche e certamente, ma ricordiamoci che il lavoro di interpretazione viene co-costruito da entrambi i personaggi della scena [paziente e analista]; sicché quel punto di restituzione non è ben tracciabile all'interno della scena, secondo me - potrebbe essere anche una costante co-restituzione. Passando al resto, credo che tu abbia creato una mescolanza micidiale di significati che bisognava invece tenere separati, infatti non ho parlato di personalità dell'analista che è una cosa ben concreta e soprattutto di cui io non posso avere conoscenza, perché è di un'esempio casuale e generalizzato che stiamo parlando (tutti). L'immagine precaria e traballante è dunque da intendersi in accezione ironico-fantasmatica - o circense se preferisci - esattamente come si presenta alla mia fantasia un analista incavolato; e non mi pare di essere l'unica a ironizzare, in generale, o a doversene privare per motivi arcani.

    L'opportunità di buon senso, è invece inerente al fatto che - dal mio punto di vista - sarebbe giusto o prudente se preferisci, vagliare altre "modalità di comunicazione" dato che un paziente in piena crisi - perché è di questo che si sta parlando - non sarebbe certamente così intuitivo e brillante da comprendere in modo immediato le motivazioni della reazione incavolata dell'analista, in piena crisi [ma del paziente]. Allora il paziente non solo è in piena ricaduta ma deve anche trovare il modo di comprendere l'analista incavolato; auguri al fortunato, mi vien da dire. Del resto non ho mai sostenuto che sia sbagliato restituire un sentimento, e non ho mai scritto tali parole una sola volta: era piuttosto ai modi che mi riferivo [dunque alla Qualità della Restituzione]. Ma tu raccontami piuttosto, da quando cambiare modalità equivale a negare un sentimento? Forse questo è generalizzare, se non persino confondere i significati delle parole.

    Non pensi che possa essere un'indebita generalizzazione ergere a regola analitica e a questione di buon senso ciò che invece appare come un proprio disagio e che proprio per questo dovrebbe essere affrontato in quanto tale e non esorcizzato facendo appello ad una certa concezione della tecnica analitica?
    Questa frase appare appena oscura, ma non abbastanza da essere messa da parte. All'appello mancherebbe un pezzo perché non mi è chiaro se - in questo caso - stai parlando del disagio del paziente o proprio di quello dell'analista; tuttavia non ci perdiamo per così poco e li affrontiamo entrambi. Quel che ho detto è che il paziente può liberamente comunicare i propri disagi, nel modo che ritiene più opportuno e in virtù del fatto che - concretamente - esiste questa possibilità sostenuta e fortificata dalla regola fondamentale; se poi tu la consideri una indebita generalizzazione rispetto il tuo punto di vista ma certamente non lo condivido. Del resto, questo nulla ha a che vedere con l'ipotetico disagio dell'analista [stiamo parlando di due disagi differenti in caso ti fosse sfuggito, e con precisione dell'incavolatura dell'analista in piena crisi del paziente]. Se è a quest'ultimo che ti riferisci invece - dunque all'analista - certamente poco c'entra la regola fondamentale. In questo caso, come ho già precedentemente detto, credo sia preferibile interpretarne le motivazioni con altre modalità e non agirle "incavolandosi"; quindi opterei per modalità che possano rassicurare il paziente visto che è lui quello Nuovamente in crisi [e perdonami se tendo a tutelarlo].

    Parli di esorcizzare dei disagi ma non ho ben capito a chi appartengano.
    Io non ne ho parlato, non di esorcismi, e in aggiunta mi domando se sia una nuova tecnica...


    Ma adesso, dato che sono curiosa, chiarisci meglio questa nozione:

    Mi chiedevo solo: “Ma come farà un paziente a dirci che è incavolato con noi se noi non ne siamo capaci di dirlo a lui trincerandoci dietro l’etica professionale?”
    A me pare che in questo modo tu faccia del paziente un burattino, sostanzialmente. Parli come se il paziente possa agire soltanto su "imitazione dell'analista"; ed è questo quel che lascia perplessa me. Io penso che il paziente sia perfettamente in grado di comunicare un suo disagio - forse non sa gestirli tutt'al più - a prescindere dai disagi che a sua volta l'analista potrebbe o meno comunicare a lui [...] paziente.

    Aggiungo un paio di note sulle cose che ho precedentemente detto,
    perché mi pare che siano state molto fraintese.

    1) Quel che ho scritto, è: "Quel che deriva da questa affermazione, almeno agli occhi miei, è l'immagine di un analista che non ha piena consapevolezza di se stesso, della sua tecnica e di quelle che possono essere le dinamiche dell'analisi stessa, le quali secondo me andrebbero interpretate e non agite - mi viene in mente, forse. Incavolarsi con il paziente, in modo esplicito, mi pare una cosa che non è tanto fuori luogo quanto, piuttosto, controproducente e imprudente" Questa frase, per quanto semplice - ecco l'utilità di utilizzare un linguaggio limpido e privo di orpelli riempitivi - è stata male intesa. Ho scritto che il sentimento dell'analista andrebbe Interpretato, e non Esorcizzato - esorcizzarlo significa, in qualche modo, annullarlo. Interpretarlo, come suggerivo, significa comprenderne il vero senso [e sono due cose completamente opposte].

    2) Ulteriore riflessione su una cosa che hai scritto tu: "se è terapeutico riorganizzare in maniera simbolica e razionale ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi e restituirlo al paziente sotto forma di interpretazione, perché il restituire un sentimento dovrebbe appartenere invece ad una struttura di personalità dell’analista precaria e traballante o alla mancanza di buon senso?" Mi stai forse dicendo che l'incavolatura comunicata in modo irriverente sia comunque terapeutica? Sorrido, e aggiungo che chiaramente mi sono persa millenni di evoluzioni.


    In conclusione, il fatto che non abbia una forte cultura psicoanalitica non implica che non ne capisca di psicologia. Dunque, facciamo un passo indietro, se realmente non vogliamo generalizzare Megiston caro, e cerchiamo di capire a che tipo di paziente ci stiamo riferendo e soprattutto in che modo si manifesterebbe l'incavolatura; credo che chiunque abbia un minimo di buon senso - che non significa generalizzare ma piuttosto avere una coscienza - non se la sentirebbe di incavolarsi con una paziente palesemente borderline, per dirne una su un milione, semplicemente perché è Ricaduto. Ma dato che ho fatto un esempio cerco anche di motivarlo: infatti in questo caso sappiamo, in linea di massima, in che modo si presenta la patologia in questione (o quanto meno dovrebbe saperlo chi è addetto ai lavori). E stiamo parlando di una relazione che spesso riversa effetti perturbanti sull'analista che si sente tirato dentro un rapporto costantemente instabile - non a caso ho fatto questo esempio - sicché occuparsi di soggetti borderline vuol dire lasciarsi trascinare in una relazione dalle tonalità non propriamente certe, almeno rispetto alla maggioranza delle classiche forme psicopatologiche. Proprio perché si presenta come una condizione nella quale il paziente ha chiare tendenze a degradare la relazione, a metterla continuamente in crisi, a distruggerla [è dunque facile che l'analista tenda ad incavolarsi, tuttavia è giusto; è così che dovrebbe essere?]. Ma non ci dimentichiamo che il paziente puà anche essere affetto da depressione, che è propenso a mettere in atto condotte autolesive molto spesso anche gravi e che - forse - talvolta rispondono al bisogno di mitigare uno stato d'animo disforico, a richiamare l'attenzione della persona amata [l'analista?]. In ultimo c'è anche una propensione da parte di questi soggetti a smarrire l'esame di realtà e a sviluppare (come da DSM-IV piuttosto che da fantasia) una ideazione di riferimento, di tipo paranoide. Sicché più in generale possiamo avere un quadro di percezioni quasi-deliranti di essere abbandonati, di regressioni psicotiche transferali con i terapeuti ed eventualmente controtransfert particolarmente Violenti in cui vi siano fantasie di salvezza, sentimenti di colpa, trasgressione dei limiti professionali, odio e rabbia, ansia e terrore, sentimenti di onnipotenza. Insomma...

    queste caratteristiche non ci staranno forse mettendo in guardia da qualche cosa? Da cose evidenziate anche dalla violenza con cui potrebbe manifestarsi il controtransfert? Ecco perché mi rifiuto di considerare quella reazione come normalità; perché dal mio punto di vista, un analista ben formato e consapevole è messo in guardia dal lasciarsi andare a certi Agiti. Non sarà forse, proprio l'incavolatura che in certi casi andrebbe accuratamente monitorata? Compresa e interpretata, piuttosto che concretamente agita?

    Io dico di si, e su questo non credo di avere dubbi.

    Francamente, sulla scorta di queste informazioni che sono pure basilari (e non surrealistiche, malgrado non riportino alcun riferimento salvo quello brevissimo del DSM-IV), mi guarderei dall'incavolarmi con un paziente simile, soprattutto in virtù del fatto che lo spettro del suicidio, nel borderline, è pur sempre dietro l'angolo. Credo che certi pazienti vadano Rassicurati, non rimproverati, quindi la morale è che non sono io quella che sta Generalizzando, né tantomeno si può dare per scontato che si stesse parlando di un "paziente sano", di un caso specifico, o che si potesse escludere alcunché... o forse si? Peccato che io non abbia fatto attenzione alla specificità del caso e che nessuno l'abbia, in verità, esplicitato. Forse dal caso si dovrebbero escludere proprio le patologie borderline [quando si ha la fortuna di avere una diagnosi], o magari anche la depressione, la schizofrenia e forse molto altro... Cosa resterebbe?

    E allora su chi rigurgitiamo questi agiti? Chissà.

    La morale è che tutti i pazienti meritano di essere rassicurati e informati con modi consoni, ci pagano perché ci si prenda cura di loro. Non credo di avere altro da aggiungere; sei chiaramente libero di incavolarti con i tuoi pazienti e di prenderti la responsabilità di ciò che fai, come ognuno, io mi prenderò le mie quando sarà il momento. E certamente cercherò di tutelare prima loro, e poi anche la mia persona.



    Mi scuso per la lunghezza dell'intervento e ti saluto.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  10. #190
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Ciao Megiston e bentrovato, poni il quesito dunque rispondo e mi dilungo.
    In effetti anche troppo. Ripeti il ragionamento 100 volte...

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    L'opportunità di buon senso, è invece inerente al fatto che - dal mio punto di vista - sarebbe giusto o prudente se preferisci, vagliare altre "modalità di comunicazione" dato che un paziente in piena crisi - perché è di questo che si sta parlando - non sarebbe certamente così intuitivo e brillante da comprendere in modo immediato le motivazioni della reazione incavolata dell'analista, in piena crisi [ma del paziente]. Allora il paziente non solo è in piena ricaduta ma deve anche trovare il modo di comprendere l'analista incavolato; auguri al fortunato, mi vien da dire.
    A me pare che in questo modo tu faccia del paziente un burattino
    In conclusione, il fatto che non abbia una forte cultura psicoanalitica non implica che non ne capisca di psicologia

    Non capisco se parli da paziente o da studentessa che senza esperienza nè di analisi (solo 2 mesi) nè di professione, ritiene (forse dopo per aver studiato qualche materia) di saperne più di chi la psicoanalisi la pratica da anni come terapeuta o anche solo da paziente profano.
    Supponiamo che tu dovessi trovarti in seduta in una situazione in cui dopo anni di terapia ricadi in un problema che speravi aver risolto, e vedi il tuo analista che non fa una piega, osserva una religiosa e ortodossa neutralità; come la prendi? Io la prenderei malissimo, perchè mi sentirei non presa in considerazione e preferirei una "bella ripassata", per capire che lui/lei tengono a me e che la mia ricaduta li ha fatti dispiacere.

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Ecco perché mi rifiuto di considerare quella reazione come normalità; perché dal mio punto di vista, un analista ben formato e consapevole è messo in guardia dal lasciarsi andare a certi Agiti. Non sarà forse, proprio l'incavolatura che in certi casi andrebbe accuratamente monitorata? Compresa e interpretata, piuttosto che concretamente agita?
    Infatti qui non si è mai parlato nè di casi di borderline, nè di propositi di suicidio. Oltretutto l'incavolatura cui mi riferivo io era solo una smorfia di disappunto che il paziente recepisce solo se ha con il terapeuta molto feeling...certo non si parla di una crocifissione!


    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    La morale è che tutti i pazienti meritano di essere rassicurati e informati con modi consoni, ci pagano perché ci si prenda cura di loro. Non credo di avere altro da aggiungere; sei chiaramente libero di incavolarti con i tuoi pazienti e di prenderti la responsabilità di ciò che fai, come ognuno, io mi prenderò le mie quando sarà il momento. E certamente cercherò di tutelare prima loro, e poi anche la mia persona.
    Non so se le regole che tu ritieni inderogabili, potranno aiutarti nella professione di terapeuta ed in ogni caso non è certo osservando sempre e comunque la più assoluta neutralità che si tutela il paziente....; sicuramente chi osserva ancora rigorosamente questa regola, vuole tutelare e rassicurare solo se stesso, perchè non è capace di gestire una relazione più flessibile.
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 10-12-2009 alle ore 16.14.11
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  11. #191
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    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Cara Francesca,
    Forse abbiamo un'idea diversa per quanto riguarda la tonalità del transfert, io non lo vedrei come una sofferenza catastrofica, una brutta bestia dolorosa ma necessaria se si vuole "guarire". Esistono momenti di rara bellezza, di tenerezza, di soddisfazione, ecc. all'interno di un'analisi anche molto intensi oltre ai momenti dolorosi, altrimenti chi intraprenderebbe mai un'analisi se dovesse stare peggio di come stava senza?
    Ciao
    Dici bene tu! Ma chi intraprende una psicoanalisi non sa quello cui andrà incontro
    Si parla di transfert sempre umoristicamente, riferendosi all'inevitabile cotta della paziente specialmente se il terapeuta è affascinante.
    Invece è un malessere inspiegabile che ti riporta sempre al setting e che ti condiziona la vita per anni. Non si sta peggio, ma si potrebbe stare meglio solo se gli analisti fossero un pò più elastici e partecipi, fin dall'inizio della terapia.
    Ciao
    FRANCESCA

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  12. #192
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    Ciao Francesca, rieccomi, provo a risponderti.

    Non è come dici tu, perchè in altri 3d, gli esperti hanno sempre sostenuto che anche per loro che hanno affrontato l'esperienza di un percorso analitico, non è stato facile! E quando sostenevo che per un addetto ai lavori dovrebbe essere più "indolore", in quanto sa bene di cosa si tratta, mi hanno contestata affermando che il trasfert è una 'brutta bestia' per tutti!
    Chiamiamo le cose con il proprio nome: stavo parlando di transfert, non di controtransfert. Quello che sperimenta l'analista è il controtransfert. Del resto quando dico che questo evento è vissuto in modo meno catastrofico dall'analista non mi riferisco al fatto che per lui - emotivamente - non sia un evento rilevante, ma piuttosto all'idea che sia in grado di gestirlo meglio del paziente [dovrebbe]; altrimenti saremmo tutti eccelsi psicoanalisti, e a nulla servirebbe alcuna formazione.

    Ma figuriamoci se qui potrebbero mai trattare l'argomento da una prospettiva che non sia rigorosamente teorica! Il forum, per me, dovrebbe servire anche per fare capire ai molti studenti che lo frequentano, quello che i libri non possono insegnare, che poi è proprio quello che si vive e prova nel setting sia da paziente che da terapeuta.
    Personalmente non mi pare che stia trattando l'argomento in modi incomprensibili o teorici; anzi, dovrebbe essere proprio il confronto che cercavi dato che sono una paziente e che ti fornisco un punto di vista differente dalla stessa posizione. Quanto alla psicoanalisi, non si insegna sui libri, figuriamoci su un forum: quel che si vive e prova nel setting è relativo a quella coppia terapeutica e trasportarlo sopra un forum come materiale illustrativo servirebbe soltanto a rendere una visione alterata di cose che non si possono tradurre, talvolta, neppure col le più vivide metafore.


    Il fatto è e che l'analista usa il transfert come il chirurgo usa il bisturi, e deve saperlo maneggiare con fredda destrezza per interpretarlo e analizzarlo. Quanto più intenso, doloroso, invalidante, manifesto è, tanto più facile sarà il lavoro per lui/lei. Un trasfert silente, ritengo sia sicuramente meno utile ai fini terapeutici, come un bisturi poco affilato.
    Mi spiazzi, dunque deve saperlo maneggiare? E quello incavolato che fine ha fatto? Uno che sa maneggiare il transfert difficilmente cede ad agiti del tipo di cui parlavamo; proprio perché è in grado di monitorare la situazione. Curioso.

    Ma come puoi essere così sicura? Se un medico, dopo anni di terapia, con ricadute frequenti, riesce finalmente a tirare fuori il paziente da una grave dipendenza, come fa a non dispiacersi dopo che l'obiettivo sembrava definitivamente raggiunto? Ma è un essere umano o un robot? Certo che non comunicherà verbalmente il suo disappunto al paziente, ma in qualche modo trasparirà la sua rabbia per la consapevolezza che ha fallito. Anche loro si affezionano, e vogliono il nostro benessere e il benessere scaturisce innanzi tutto dalla scomparsa dei sintomi, poi tutto il resto che ben venga! Se il paziente, lo avverte e se c'è una buona alleanza, ce la metterà tutta per evitare altre ricadute, prima per se stesso, perchè ha la spiacevole sensazione di aver perso tempo e denaro e poi anche per non deludere ancora il proprio analista.....quindi per me, è molto più 'terapeutico' del mostrarsi sempre e comunque con la stessa maschera inespressiva e neutrale
    Ti ripeto parte di quel che ho già scritto: "un paziente che sembra stare ormai bene" è un concetto che io personalmente non contemplerei con tanta facilità. Il fatto che una persona possa raggiungere un equilibrio, per quanto saldo, non implica che quella stessa persona non possa imbattersi in un evento di un qualunque tipo e che questo non lo conduca poi ad una ricaduta; la nostra stessa vita è complessivamente fatta di salti, rotture e assestamenti." Ora aggiungerei, vogliamo forse negarlo? Il fatto che non lo contempli con facilità non significa che dia per scontato che ciò si verifichi, né tantomeno che io ne sia sicura [evita di estremizzare]. Ma semplicemente che ne valuto la possibilità; del resto, perché escluderla? Quello che mi spiazza è piuttosto la faciloneria con cui vengono escluse delle situazioni, delle possibilità. Per il resto penso si sia generalizzato già fin troppo, e qualunque cosa scriva non semplifica, non toglie e non aggiunge. Questa è per me la base con cui affrontare delle problematiche di qualunque tipo - cercare di prevedere le cose negative per monitorarle al meglio, non il contrario - questo è quello che penso di tenere in conto, non escluderei mai una ricaduta e personalmente non me la prenderei perché non sempre i metodi che utilizziamo sono infallibili. Dunque, se fallire è Umano, perché prendersela per una ricaduta?

    ce la metterà tutta per evitare altre ricadute, prima per se stesso, perchè ha la spiacevole sensazione di aver perso tempo e denaro e poi anche per non deludere ancora il proprio analista.....quindi per me, è molto più 'terapeutico' del mostrarsi sempre e comunque con la stessa maschera inespressiva e neutrale.
    Parli come se la ricaduta dipendesse esclusivamente dall'analista, mi spiace ma non è così matematico. Nella vita di un paziente esistono tante altre cose; un fallimento amoroso, un lutto, un licenziamento, una malattia, devo continuare?

    No, mi fermo. La maschera non c'entra molto, credo riguardi più un male del secolo, che un male degli analisti. Credo che la maschera sia sugli occhi del paziente, non sul volto dell'analista. Non a caso muta, malgrado l'analista resti uguale [dunque smettiamola di condannarli per colpe che non hanno].


    -Nelle prime fasi della terapia, quando si sta tanto male, è facile scambiare la neutralità, come ad es. il silenzio, per indifferenza e distacco. Poi col passare del tempo, tutto diventa più soft; Il campo diventa più affettivo e ci si intende anche solo con l'espressione del viso o con lo sguardo e si intuisce anche quello che non si manifesta verbalmente.

    Concedimi di dirti che dipende molto dall'orientamento: il mio analista non lo vedo certo in volto; è chiaramente un setting classico, per cui contemplo i quadri esposti alle pareti piuttosto che le sue espressioni, e se non comunichiamo attraverso le parole certamente non c'è modo di intenderci così facilmente. Per il resto, credo si scambi il silenzio per indifferenza se non si ha un minimo di cultura psicoanalitica; del resto non vedo in base a quale criterio si possa scegliere di andare in analisi senza saperne alcunché [ma su questo non aggiungo altro perché è una moda - ahimé - molto diffusa].



    Un saluto.
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  13. #193
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Ciao Francesca,



    del resto non vedo in base a quale criterio si possa scegliere di andare in analisi senza saperne alcunché [ma su questo non aggiungo altro perché è una moda - ahimé - molto diffusa].



    Cioè significa che un paziente prima di andare in analisi dovrebbe saperne qualcosa?

    Non sempre si "sceglie" di andare in "analisi".
    Di solito si va dallo psicologo, e si comincia coll'apprendere che si tratta di uno psicoterapeuta.

    Ti domanda anche se sai cos'è una psicoterapia, rispondi sì o no, e il gioco è fatto.

    In teoria, uno potrebbe anche non sapere nè leggere e nè scrivere.
    Anzi, forse sarebbe meglio.
    Ultima modifica di complicata : 10-12-2009 alle ore 16.51.04

  14. #194
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Non capisco se parli da paziente o da studentessa che senza esperienza nè di analisi (solo 2 mesi) nè di professione, ritiene (forse dopo per aver studiato qualche materia) di saperne più di chi la psicoanalisi la pratica da anni come terapeuta o anche solo da paziente profano.
    Supponiamo che tu dovessi trovarti in seduta in una situazione in cui dopo anni di terapia ricadi in un problema che speravi aver risolto, e vedi il tuo analista che non fa una piega, osserva una religiosa e ortodossa neutralità; come la prendi? Io la prenderei malissimo, perchè mi sentirei non presa in considerazione e preferirei una "bella ripassata", per capire che lui/lei tengono a me e che la mia ricaduta li ha fatti dispiacere.
    Parlo da laureanda con le proprie opinioni, scusami se è poco; 36 esami di psicopatologia, psicologia dinamica, psicodiagnostica, psichiatria, psicologia fisiologica, psicologia Clinica e quant'altro con ampio tirocinio al seguito non sono qualche materia. Ma non crucciarti, non mi domando tu cosa abbia studiato perché non ho bisogno di screditarti per far valere la mia posizione.

    Quanto al resto, pretendi che venga insegnata la psicoanalisi in un forum quando non sai neppure distinguere il significato delle parole: incavolatura e smorfia sono due cose differenti e in un posto dove le parole sono l'unico veicolo d'ogni significato bisognerebbe fare attenzione [ecco perché ripeto le cose 100 volte].

    E per renderlo più credibile, aggiungerei che hai parlato di un'incavolatura che non era inizialmente ben definita, ma che poi - non soddisfatta - in seguito hai palesemente accomunato a Rabbia; dunque che si stia parlando di psicoanalisi o di psicologia questa è un'emozione ed è universalmente riconoscibile. Da me e da molti altri, psicoanalisti e non; la Rabbia è un'emozione, la smorfia può anche essere buona a interpretare i numeri [...] volendo:

    Qualcuno sostiene che “Quando esaminiamo le caratteristiche che devono essere spiegate nell’emozione, troviamo che alla base di ogni emozione c’è qualche tipo di percezione o consapevolezza di un oggetto, una persona o una situazione che in alcuni casi diventa emozionale, in altri casi rimane una “fredda percezione”. Ne consegue, quindi, che la percezione che suscita un’emozione deve essere in qualche modo differente dalla semplice percezione di un oggetto in quanto tale, che non suscita emozione” (M. B. Arnold, Emotion and personality, Vol 1. Psychological aspects, 1960, pag. 93). Mi pare che sia chiaramente decifrabile, e aggiungo, visto che le mie parole non ti aggradano: “La valutazione (appraisal) svolge un ruolo centrale in molte teorie odierne delle emozioni. Le emozioni vengono considerate come il risultato della valutazione degli eventi rispetto alle loro implicazioni per il benessere individuale o per il conseguimento di obiettivi, moventi o interessi (concerns).....Differenti emozioni corrispondono a differenti tipi di valutazione” (N. H. Frijda, The place of appraisal in emotion, Cognition and Emotion, 1993, 7, pagg.357-8)

    Ecco, se avessi parlato di smorfie sin dall'inizio stai certa che nulla avrei avuto da contestare.

    Detto questo mi pare di aver rispettato il punto di vista altrui, malgrado non l'abbia condiviso.
    Meno contenta di sapere che non viene fatto altrettanto con il mio,
    ma non si può certamente avere tutto dalla vita.

    Auguri per il tuo percorso e... occhio alle Ricadute.

    Ps. non ho tirato in ballo regole, è soltanto quello che personalmente io farei. Se poi devo chiederti un permesso particolare lo terrò presente, sei per caso il tesoriere degli agiti, psicoanalitici e anche non? Però.
    Ultima modifica di missfreedom : 10-12-2009 alle ore 19.36.21
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  15. #195
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Cioè significa che un paziente prima di andare in analisi dovrebbe saperne qualcosa?

    Non sempre si "sceglie" di andare in "analisi".
    Di solito si va dallo psicologo, e si comincia coll'apprendere che si tratta di uno psicoterapeuta.

    Ti domanda anche se sai cos'è una psicoterapia, rispondi sì o no, e il gioco è fatto.

    In teoria, uno potrebbe anche non sapere nè leggere e nè scrivere.
    Anzi, forse sarebbe meglio.
    Hai fatto una giusta osservazione,
    dovrebbe essere informato sulle modalità, forse, per un suo interesse personale.
    Poi sarà che difficilmente scelgo cose che non conosco.
    Dunque non è una regola, ma una mia opinione
    chiaramente personalissima e non estendibile al genere umano.

    Vorrei che in quanto tale venisse rispettata, grazie.

    Poi poco conta che sappia leggere o scrivere, sono d'accordo.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

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