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  1. #226
    Partecipante Assiduo
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    06-12-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Buongiorno amici.
    Vedete cosa è il transfert chiaramente ora e qui nel forum.
    Ho scritto un breve racconto di lavoro in seduta , anche se velocemente e senza curare tropo , a "mano alzata" si direbbe in spagnolo . Ho avuto un piccolo interesse da parte di willy, abbiamo scambiato qual'cosa, il resto dei partecipanti a continuato senza fare molto caso, ora possiamo chiederci: e per quale motivo? Dopo ci ha fatto vedere che conosce un po lo spagnolo, il Rio de la Plata a fatto centro sul Nonno emigrato in Argentina e da li è partita la sua conoscenza che riguarda l'importante sviluppo della psicoanalisi in Buenos Aires!
    Grazie Willy e scusa mi permetta "analizzare", cioè usare, il nostro breve scambio di messaggi allo scopo illustrativo ( in Argentina si dice che ogni intervento fuori dil ambito di una seduta è una aggressione , è vero pero non in questo caso)
    Il transfert resta e lega in tutti i rapporti come è ben noto in altri interventi, si parla di marito, mamme , ecc. Quindi, in tutti rapporti umani, ed è questo il valore che ha il lavoro con lo psicoanalista, li è consentito mettere sotto il microscopio dil transert: il nostro rapporto con il mondo reale pero in modo non pericoloso , come un sperimento di laboratorio, una esplosione nucleare a bassa scala e che non ammazza a nessuno, ovviamente nemmeno allo psicoanalista (anche se a tanti farebbe piacere )
    "L'occupazione preferita e più intensa del bambino è il giuoco. Forse si può dire che ogni bambino impegnato nel giuoco si comporta come un poeta: in quanto si costruisce un suo proprio mondo o, meglio, dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose del suo mondo. Avremmo torto se pensassimo che il bambino non prenda sul serio il suo giuoco e vi impegna notevoli ammonttari affettivi. Il contrario del giuco no è ciò che è serio, bensi ciò che è reale. Il bambino,, nonostante i suoi investimenti affettivi, distingue assai bene il mondo dei suoi giuochi dalla realtà e appoggia volentieri gli oggetti e le situazioni da lui immaginati alle cose visibile e tangibili del mondo reale" (Freud, "Il poeta e la fantasia" 1907 Edizione Boringhieri Vol 5) -ho scelto un pezzo che non parla di transfert "esplicito" appositamente , tanto per vedere come Freud si può leggere a partire de la sua porosità -
    A presto!
    Alejandro.

  2. #227
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    07-07-2009
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Scusami, missfreedom, se uso una parte di un tuo intervento per entrare nella discussione (che è, al momento, abbastanza al di sopra delle mie capacità).
    La mia esperienza è un poco diversa dalla tua (come ovvio, dato che siamo persone diverse), ma - forse - può essere utile riportarla.
    Anche la mia analisi si è svolta in un quadro molto "classico": nessun contatto visivo durante la seduta, uso del lettino, ecc.
    Eppure, a me non è parso che passassero delle emozioni tra me e la mia analista solo ed esclusivamente attraverso la parola. Non è semplice spiegare le sensazioni, provare a trasformarle in parole. La migliore descrizione che posso dare di alcuni momenti è che "sentivo" (al di là delle parole utilizzate, e del tutto indipendentemente da esse, dalla loro forma, dal contenuto "semantico") che dietro di me non c'era solamente un ruolo, ma una persona. Una persona, per giunta, interessata a quel che mi stava succedendo. Interessata. Che vuol dire partecipe.

    E penso che, più che una comunicazione verbale, sia stata una comunicazione ad un livello diverso, inconscio, a tenermi sul lettino anche quando una parte di me stesso percepiva le sue parole come critiche, attacchi, intrusioni. Perché c'era un'altra parte di me che, senza che me ne rendessi conto (se non con grande fatica, e a posteriori) "sentiva" la sua presenza. Il suo essere attenta e interessata.

    Credo che sia una cosa molto difficile da fare (quantomeno, io sento che per me è molto difficile farlo) ma che sia, in qualche modo, l'essenza del lavoro dello psicoanalista (e lo dico da "esterno" alla psicoanalisi, percHè non mi sto formando per diventare psicoanalista) questa capacità di comunicare non a livello cosciente, ma ad un livello differente.

    E credo che questo modo di comunicare riguardi anche il tema dell'apertura/chiusura e del transfert. Può un terapeuta arrabbiarsi col paziente? Secondo me la domanda è posta male perché, prima o poi, penso accada a tutti i terapeuti di trovare antipatico, odioso, gretto, persino cattivo, il proprio paziente. Ma, come rispondeva Mitchell ad una sua paziente: "Se non fossi il suo analista, le direi VAFFANCULO! Ma io sono il suo analista". Che mi pare un'ottimo modo di risolvere la tensione tra provare un sentimento ed agirlo. Mitschell, in quel modo, l'ha espresso. Senza negarlo e senza agirlo. A mio parere una strada per la costruzione della relazione passa per modi di fare simili a questo che ho riportato.

    Per il resto della discussione, leggo e cerco di imparare.

    Buona vita
    Guglielmo


    Buongiorno Guglielmo,

    non scusarti affatto, tutti gli interventi sono bene accetti; inoltre sollevi una questione rilevante.
    Francamente sono d'accordo con quello che dici in molti punti. In genere le persone chiedono di non essere prese alla lettera, ma io ti chiederei di fare proprio il contrario quando dico:

    "se non comunichiamo attraverso le parole certamente non c'è modo di intenderci così facilmente."

    voglio dire che la comunicazione di cui parli, quella prettamente inconscia, non è facilmente decifrabile, e dunque credo che non sia facile intenderci senza parole, tuttavia non ho detto che ciò non avviene o che il setting ne sia immune. Se dico questo è perché, personalmente, mi guardo dal fare interpretazioni circa gli stati emotivi del mio psicoanalista; certamente posso intuire che oscillano tra una tendenza e l'altra di volta in volta, tuttavia, quel che evito di fare è attribuire ad essi specifiche motivazioni [ché dal mio piccolo non so comprendere]. Questo tipo di vissuto, che per me resta indicibile - ma pur vissuto - va molto oltre quello che io posso immaginare. Mi identifico comunque con la tua visione dell'analisi. Aggiungo che sono perfettamente in accordo anche con le modalità di Mitschell, ma che non credo esista un modo unico di trattare ogni paziente, sicché anche Mitschell, in questo caso, andrà bene per te come per me (se detto con una punta di ironia lo preferisco anche quel vaffanculo), ma fino a che punto per tutti andrebbe bene? Non tutti sono capaci di accettare con leggerezza una simile ironia - alcuni pazienti hanno persino difficoltà a comprendere l'ironia fine a se stessa [come nel caso degli ossessivi]. Tuttavia qualcuno sostiene che sia utile combattere certe difficoltà con modi piuttosto drastici:

    "Rosen (1963), sottolineando la carenza di senso dell'umorismo negli ossessivi, suggerisce di indurre il paziente, mediante una giusta dose di spirito ironico, a sorridere, affinché possa accettare più facilmente un'interpretazione. Questi accorgimenti terapeutici, ideati appositamente per il trattamento dei pazienti ossessivi, sono rimasti però degli episodi isolati. Infatti è prassi comune degli psicoanalisti procedere in base alla loro conoscenza della realtà psichica e alle loro concezioni metodologiche, a prescindere dalla specificità psicopatologica dell'analizzando." [A. A. Semi - Trattato di psicoanalisi; volume secondo, pag. 246].

    Dunque, quello che io farei un domani, sarebbe cercare di valutare la sensibilità di ogni persona, testando, gradualmente, la tolleranza individuale e le risposte [del paziente] conseguenti tali esortazioni. Al momento credo che questa sia la via giusta: quella di prestare attenzione alle singole individualità, e di rispettarle in quanto tali.


    Un saluto a te, e buon fine settimana a tutti.


    Ps. oggi è una giornata piuttosto impegnativa, tornerò a rispondere al resto con la dovuta calma.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  3. #228
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ciao Missfreedom. Sono d'accordo con te.
    Credo che non tutti li ossessivi sono privi di senso dil umorismo ... direi ancora di più, non credo nella diagnosi al vecchio modo, nemmeno al modo "moderno" (DSM IV) ... oddio!!!
    Cosa ammala di più che la rigidità !!??? Non sono per caso i nostri pazienti ammalati di rigore ?? Credo importante quello che hai segnalato, per tanti psicoanalisti i pazienti che raggiungono una certa "plasticità" hanno inizziato la fine dil suo analisi... (da vedere in ogni caso per certo)
    A presto!
    Ale.
    Ultima modifica di Alejandro : 12-12-2009 alle ore 13.09.30 Motivo: ortografia

  4. #229
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Alejandro Visualizza messaggio
    Buongiorno amici.
    Vedete cosa è il transfert chiaramente ora e qui nel forum.
    Ho scritto un breve racconto di lavoro in seduta , anche se velocemente e senza curare tropo , a "mano alzata" si direbbe in spagnolo . Ho avuto un piccolo interesse da parte di willy, abbiamo scambiato qual'cosa, il resto dei partecipanti a continuato senza fare molto caso, ora possiamo chiederci: e per quale motivo? Dopo ci ha fatto vedere che conosce un po lo spagnolo, il Rio de la Plata a fatto centro sul Nonno emigrato in Argentina e da li è partita la sua conoscenza che riguarda l'importante sviluppo della psicoanalisi in Buenos Aires!
    Grazie Willy e scusa mi permetta "analizzare", cioè usare, il nostro breve scambio di messaggi allo scopo illustrativo ( in Argentina si dice che ogni intervento fuori dil ambito di una seduta è una aggressione , è vero pero non in questo caso)
    Il transfert resta e lega in tutti i rapporti come è ben noto in altri interventi, si parla di marito, mamme , ecc. Quindi, in tutti rapporti umani, ed è questo il valore che ha il lavoro con lo psicoanalista, li è consentito mettere sotto il microscopio dil transert: il nostro rapporto con il mondo reale pero in modo non pericoloso , come un sperimento di laboratorio, una esplosione nucleare a bassa scala e che non ammazza a nessuno, ovviamente nemmeno allo psicoanalista (anche se a tanti farebbe piacere )
    "L'occupazione preferita e più intensa del bambino è il giuoco. Forse si può dire che ogni bambino impegnato nel giuoco si comporta come un poeta: in quanto si costruisce un suo proprio mondo o, meglio, dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose del suo mondo. Avremmo torto se pensassimo che il bambino non prenda sul serio il suo giuoco e vi impegna notevoli ammonttari affettivi. Il contrario del giuco no è ciò che è serio, bensi ciò che è reale. Il bambino,, nonostante i suoi investimenti affettivi, distingue assai bene il mondo dei suoi giuochi dalla realtà e appoggia volentieri gli oggetti e le situazioni da lui immaginati alle cose visibile e tangibili del mondo reale" (Freud, "Il poeta e la fantasia" 1907 Edizione Boringhieri Vol 5) -ho scelto un pezzo che non parla di transfert "esplicito" appositamente , tanto per vedere come Freud si può leggere a partire de la sua porosità -
    A presto!
    Alejandro.
    Mi sembra che confermi che Freud aveva già detto veramente molto, e che molte "novità", sono spesso solo dette con altre frasi e parole. La differenza forse sta ndel fatto che c'é chi riconosce questo grande debito nei suoi confronti , pur cercando di portare avanti le teorie con i tempi e chi invece cerca forzosamente di rinnegarlo totalmente.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  5. #230
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Si certo, un grande e caro maestro, Carlos Mario Aslan, uno che ha scritto tantissimo e veramente profondo mi diceva : "Si, ho scritto molto, però sempre me ne accorgo che prima lo aveva scritto il maledetto ... ogni qual volta che pensi di aver scoperto qualcosa Alejandro, rileggi Freud"
    A pranzo!!
    Ale.

  6. #231
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Alejandro Visualizza messaggio
    Ciao Missfreedom. Sono d'accordo con te.
    Credo che non tutti li ossessivi sono privi di senso dil umorismo ... direi ancora di più, non credo nella diagnosi al vecchio modo, nemmeno al modo "moderno" (DSM IV) ... oddio!!!
    Cosa ammala di più che la rigidità !!??? Non sono per caso i nostri pazienti ammalati di rigore ?? Credo importante quello che hai segnalato, per tanti psicoanalisti(da vedere in ogni caso per certo)
    A presto!
    Ale.
    Caro Ale, non riesco a capire bene il tuo pensiero. Cosa intendi per pazienti ammalati di rigore, o pazienti che raggiungono una certa "plasticità" che hanno inizziato la fine dil suo analisi.?.. Chiaro che intuisco, anche da profana, che si sono casi di borderline o altro(ossessivi) in cui il terapeuta deve avere una particolare delicatezza. Tutto questo mi è molto più chiaro da quando partecipo ad un gruppoanalisi in cui non si può mai esprimere liberamente quello che si pensa e sente senza prima "filtrare" per timore di ferire l'interlocutore...
    Ola
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  7. #232
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Alejandro Visualizza messaggio
    Si, ho scritto molto, però sempre me ne accorgo che prima lo aveva scritto il maledetto ... ogni qual volta che pensi di aver scoperto qualcosa Alejandro, rileggi Freud"
    A pranzo!!
    Ale.
    Grandissimo, bello...niente da aggiungere...

    Ps. Forse però, l'unica cosa onesta e doverosa da parte nostra, sarebbe quella di non rompere mai il circolo ermeneutico che ci lega, con l'interpretazione, al passato e, con l'immaginazione, al futuro...perchè è nell'orizzonte ermeneutico che i significati prendono vita, vivificano i testi e ci permettono di intravedere quelle 'porosità' (come giustamente le chiami), quelle 'inconclusioni', quelle aperture di senso che si schiudono alla nostra umiltà di 'interpreti'...e questo discorso non è solo 'prettamente' filologico ma, forse, anche la via da seguire nella pratica psicoanalitica di tutti i giorni.
    O non è forse il paziente una apertura di senso? Un richiamo al rigido serrarsi delle nostre menti di fronte alla sfida ermeneutica?

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 12-12-2009 alle ore 13.57.32

  8. #233
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Cara Francesca... Oddio !! Si può capire la tua perplessità , peccato dover filtrare, pero anche la vita è cossi fuori dil gruppo! Non so di preciso di cosa si tratti , forse più che filtrare (immagino qualcosa che riguarda la aggressione , non la aggressività che è un'altra cosa) si impara a trovare altri modi di dire "la propria".
    Strano trovarti qui essendo profana !! He, he, non devi esserlo tanto !!!
    Il rigore ha che vedere con un modo di funzionamento dove predomina il Super Io , il che non vuol dire un Io super... potresti leggere sul argomento, pero se il tuo interesse è cossi alto ... Beh... cosa dire ! Intraprendi un percorso personale e non leggere nulla !!!!
    Affettuosamente.
    Ale.

  9. #234
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Certo luigi! Grazie per la tua risposta.
    E' vero che siamo in debito con i nostri pazienti !!! (HANNO UNA PAZIENZA !!!!)
    Ricordo la fine dil mio primo analisi (sono uno cossi convinto che ogni tot tempo rifaccio uno) lui mi disse: "Arrivederci, ho imparato molto lavorando con te" (detto ed ascoltato come un riconoscimento, non per lusingare il mio narcisismo)
    Ale.

  10. #235
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Direi di si...anche se questa domanda contiene in sé già le risposte; o no?

    Autentico che significa per te?
    Una persona autentica, non so, può essere quella che non manifesta rabbia non perchè la controlla in qualche modo, ma perchè non la prova in quel momento, realmente.
    Può anche non manifestare gioia, allo stesso modo.

    Che senso avrebbe in una seduta, provare rabbia per un paziente, e dirsi: " No, fermi tutti, io sono l'Analista con la A maiuscola, sto Lavorando con la L maiuscola, e quindi mi vado a sfogare da un'altra parte?"
    Sarebbe uno psicoterapeuta risolto? Mah?

    E' vero casomai quello che non prova rabbia per il paziente.

    Quello è lo psico ideale

    Non ci sono scuole o tecniche per insegnare questo, secondo me.

    E' meglio uno psicoterapeuta meno competente ma trasparente e cristallino come acqua di ruscello, di un luminare della scienza, ma nevrotico.
    Ultima modifica di complicata : 12-12-2009 alle ore 14.56.27

  11. #236
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Alejandro Visualizza messaggio
    Ciao Missfreedom. Sono d'accordo con te.
    Credo che non tutti li ossessivi sono privi di senso dil umorismo ... direi ancora di più, non credo nella diagnosi al vecchio modo, nemmeno al modo "moderno" (DSM IV) ... oddio!!!
    Cosa ammala di più che la rigidità !!??? Non sono per caso i nostri pazienti ammalati di rigore ?? Credo importante quello che hai segnalato, per tanti psicoanalisti i pazienti che raggiungono una certa "plasticità" hanno inizziato la fine dil suo analisi... (da vedere in ogni caso per certo)
    A presto!
    Ale.
    Ciao Alejandro e bentrovato, non ho ancora avuto modo di rispondere a tutte le questioni che avete sollevato, sia tu che francesca [troppo lavoro], tuttavia vorrei farti una domanda, a mia volta, perché sono curiosa. I pazienti possono certamente essere ammalati di rigore, ma non necessariamente è la rigidità a determinare questo - che io sappia - qualche volta può accadere che pazienti con un vissuto di permissività eccessiva, sviluppino un super-io terrifico. Ecco, in quel caso non è stata la rigidità a determinarlo, ma forse il suo esatto opposto. Le modalità per cui ciò si verifichi, però, nello specifico, mi sono ancora oscure; proprio perché non ne ho esperienza clinica e perché credo dipenda da molte cose che ancora ignoro, sia per mancata esperienza che per una mia negligenza circa l'argomento [negligenza che deriva, non da una mancanza di interesse, ma da una mancanza di tempo a disposizione]. Però sarei curiosa di saperlo. Cosa determina rigidità, secondo te?

    Tuttavia si finirebbe per andare in ot, forse.

    Il discorso sulla plasticità non mi sarebbe troppo chiaro; secondo me ci sono persone in grado di essere "plastiche" sin dall'inizio, e credo che questa possa essere, qualche volta, una caratteristica prettamente personale, intesa come flessibilità - forse [?] - dunque non esclusivamente identificabile con la fine di un'analisi ma come una disposizione caratteriale. Tuttavia, ti chiederei, cosa intendi esattamente per plasticità [potrei averne frainteso il senso]?


    A presto.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  12. #237
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Dunque, quello che io farei un domani, sarebbe cercare di valutare la sensibilità di ogni persona, testando, gradualmente, la tolleranza individuale e le risposte [del paziente] conseguenti tali esortazioni. Al momento credo che questa sia la via giusta: quella di prestare attenzione alle singole individualità, e di rispettarle in quanto tali.
    Cara missfreedom, dici cose sacrosante...

    Però, parlo solo per esperienza personale, quando l'analista individua la ferita/feritoia del paziete, ci "infierisce" sopra, scorticandola, facendola sanguinare, facendolo tanto soffrire.Lui sa fino a che punto spingersi in base, come dici bene alla tolleranza e alle risposte, ma si spinge sempre un pò oltre perchè deve riuscire, in qualche modo, a scardinare il suo assetto psichico, provocando, come dice gieko, "perturbazioni"... solo così facendo potrà ottenere risultati, altrimenti la ferita rimarrà infetta e non guarirà mai. Io, cara missfrredom, essendo profana imparo molto dal forum...Riporto quello che sosteneva Gieko in un altro 3d:"Penso alla saturazione del campo di dinamiche proprie di entrambi i soggetti, al giungere ad una sorta di parossismo che rende le strutture dinamiche più presenti con i conseguenti limiti. Il campo analitico funge da cassa di risonanza, da amplificatore delle modalità causa di sofferenza, e come tale anche alla possibilità che, avendone la a sufficienza, se ne trovino di differenti. Su questo crinale lavora l'interpretazione, che produce e permette l'emergere della dinamica, fino alla saturazione, per poi lasciare al paziente (e all'analista) il compitod della riorganizzazione....Un'altra cosa che non è ancora stata trattata è che l'analista deve custodire il percorso di cambiamento, rendendolo possibile ovvero scandendo i tempi giusti: solo così si più avere una "catastrofe produttiva", ovvero un processo di ristrutturazione che comporti sofferenza e caos tollerabili. La seduta ottimale dovrebbe sempre terminare con un senso di perdita unito ad uno di guadagno.Se mancano questi ingredienti, la relazione rischia di diventare arida ed astratta."

    Le battute argute, le frecciate lanciate anche sorridendo umoristicamente, se colpiscono nel segno, se intaccano il nodo profondo del disagio, provocano ribellione e aggressività contro l'analista(e qui il vaffanculo del pz ci sta tutto!), ma riconoscendone la veridicità, col tempo aiutano come un'impalcatura che sostiene una costruzione che stava crollando e che adesso sta in piedi in attesa di una totale ristrutturazione.
    Buona domenica
    Ultima modifica di francesca63 : 13-12-2009 alle ore 10.25.31
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  13. #238
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    BUongiorno miss e francesca.
    Interessante l'argomento di Gieko che riproponi , molto bello e verace.
    Riguardo la rigidità bisogna ricordare l'origine del super io e a questo punto vorrei ricordare Freud (tanto per cambiare). Il super io ha una cattiva abitudine, ti chiede di fare qualcosa e poi ti da una legnata per non riuscire a farlo bene, come nel box, il uno-due !!!
    Freud lo dice in un modo meno grezzo però la idea è questa.
    I genitori possono reagire in eccesso o in modo mancante , purtroppo nessuno è utile. Il bambino lasciato a la sua sorte immagina un padre molto pero molto più severo di quanto in realtà sia, a questo servirebbe il limite. Ho un esempio che rende l'idea: la gravità , esiste per consente muoversi, saltare, correre... non volare. Esiste però non è oppressiva. Anche un uccello vola , grazie a una resistenza del area che gli lo consente.
    La rigidità, la plasticità, sono concetti ormai movibile e dunque non fissi ! E già se si muove ... Bingo !
    Anche noi abbiamo scuole di psicoterapie che si credono buone per la rigidità , per il controllo, per la supervisione parola a parola... Certo, il contrario della libertà, dai greci ad oggi, è la sicurezza ! Difficile credere alla comunicazione inconscio a inconscio, certo, non sono onde di radio ! Sarebbe buono farlo esplicito , dal inconscio represso del analizando al inconscio non represso del analista (e anche questo mi fa pensare ad altre cose... o per caso pensate che non si rifà inconscio in continuazione?)
    Buona domenica!
    Alejandro.

  14. #239
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Un'altra cosa ... si, si missfreedom... sono d'accordo con te assolutamente (quello segnalato da Francesca) , se mi permetti vorrei dirti che nel dubbio su cosa sta dicendo l'analizando non dire nulla è consigliabile, anche se un argomento non viene trattato oggi, il paziente, con la sua enorme generosità te lo riporta la prossima o in un altra seduta. A questo serve tanto il lavoro di "alta frequenza" settimanale , sei più libera e lavori senza la pressione di un certo "dover dire", quindi il materiale fluisce
    Alejandro.

  15. #240
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Buongiorno Francesca

    Il transfert provocherebbe meno disagio se ci fosse un terapeuta che ama le proprie emozioni, che non ha nessun bisogno di “controllarle”, ma ne fa la propria linfa vitale e il succo della sua comunicazione con il paziente... e quindi secondo me il transfert è così "maledetto" solo perché spesso nella relazione terapeutica non ci sono DUE persone sincere e genuine, ma una sola, il paziente, che però è costretto proprio dalla “ortodossa” distanza, artificialmente imposta, ad arrampicarsi sugli specchi per sentire un po’ di vicinanza e vera solidarietà.
    Su questa sono scettica, tuttavia azzardo alcune ipotesi [che potrebbero pure essere sbagliate]. Non credo che il fatto che noi non "sentiamo" le sue emozioni o che non siamo capaci di interpretarle, significhi propriamente che lui non le abbia o che le controlli, o anche che non le utilizzi nella sua comunicazione con il paziente (anzi). Ci sono molti casi in cui alcune tendenze inconsce e negative [del paziente] arrivano a sopraffare la realtà, alterandola, e facendogli vedere e percepire - molto spesso - quel che non c'è attualmente (ma che c'è stato); e che può essere, forse, la proiezione di qualcosa che è rintracciabile nella nostra infanizia. Chiaramente da tutto questo, secondo me, prendenderebbe vita anche il transfert, terreno fertile per certi tipi di vissuto. Con questo mi voglio riferire al fatto che quella distanza che noi percepiamo [dell'analista], potrebbe essere, talvolta e forse, identificabile con una incapacità di sentirci accettati proprio da lui, ma che però, chiaramente, rimanda ad altri - altri significativi della nostra infanzia, e a quelle relazioni. Dunque non è lui che non ci accetta, ma è qualcun'altro, forse, colui che non ci ha accettati in precedenza, che ci ha trattati con distanza (che sia fantasticato o meno, resta nel nostro inconscio, probabilmente). Questa è la mia interpretazione di quella distanza.

    Non so come tu vivi il setting, e non lo voglio sapere, ma certo sembri inossidabile, impenetrabie a qualunque emozione e anche al transfert! Ti stai già allenando a fare l'analista?
    Sorrido. Il fatto che io sia impenetrabile non significa mica che lo sia anche con lui. Certo è possibile, ma anche no; non te lo dico, proprio perché non vuoi saperlo. Tuttavia, non voglio certamente fare l'analista, questo - oggi - è proprio sicuro; è un percorso molto complesso, per cui ho molto interesse; adoro il mio analista, ma è da paziente che voglio vivere l'analisi. Credo sia la persona più bella che abbia mai incontrato; e affascinante, anche.

    Questa difesa strenua della necessità del “distacco emotivo”, della freddezza, del monitoraggio, serve solo a schermare con uno scudo l’analista, mentre il paziente (mai parola fu più letterale) sta lì annaspando... in una relazione di potere che somiglia alle città fortificate, in cui l’analista sta dietro le sue belle mura invalicabili e il paziente fuori a chiedere di entrare.
    Ma è chiaramente soggettivo; credo che la percezione che abbiamo di lui sia in strettissima relazione con quella che abbiamo di noi stessi, in verità. Se si riuscisse ad avere una visione netta delle proprie pecche, forse non tutto quello che dice verrebbe accolto come una pugnalata, e il suo aspetto sarebbe meno terrifico, proprio perché è già presente alla coscienza quel dolore, in sé (e non dico che sia una cosa facile, tuttavia possibile). Certamente nel momento in cui crediamo di essere molto al di sopra di quello che siamo in verità, nel momento in cui abbiamo, precedentemente e per molto tempo, alzato un velo: le sorprese non saranno bene accette (ed ecco che ne scaturisce un dolore insopportabile). Ma sono ipotesi, o forse è il modo in cui io interpreto determinate cose (e probabilmente anche in cui le vivo, le ho vissute).

    Vabbè....Pensala come ti pare! Io resto del mio parere La terapia serve proprio per trovare in sè la forza di reagire a tutto questo e andare avanti e se si ricade vuol dire che ancora c'è tanta strada da fare....
    Quì ognuno la pensa a modo suo, certamente; a me basta sapere che su questo punto lui mi ha sostenuta, dicendomi che era giusto quello che pensavo: una ricaduta a fine trattamento è veramente la cosa più probabile - se non inevitabile, e arrabbiarsi per una cosa simile non ci porterebbe certo troppe evoluzioni. Bisogna capire perché si è ricaduti, dunque.

    Su questo non ci siamo proprio! Lascia da parte la cultura psicoanlitica che non ci azzecca nulla, stai certa che nessuno va in terapia per moda. Il 99% dei pazienti, non sa assolutamente nulla di quello cui dovrà andare incontro, infatti in molti mollano dopo qualche mese.
    Il fatto che non ne sappiano nulla, per me, è indice di moda piuttosto che di scelta consapevole [era proprio a questo che mi riferivo]. Infatti, non sapendone assolutamente nulla, mollano dopo qualche mese: lo dici anche tu, mi pare. E se la moda non è questa, non vedo cosa sia. Fare qualcosa senza capirne il vero senso, seguirla in un modo quasi automatico (a prescindere dai contenuti dunque).

    La scelgono, senza saperne alcunché.
    Del resto è difficile che un medico di base ti invii in analisi, che io ne sappia.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

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