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  1. #286
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    25-03-2008
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Luigi,
    mi spieghi che bisogno abbiamo ancora di parlare di “lacerazioni” varie, di dislocazioni, di eccentricità intrinseca, di invocare la “béance” lacaniana, il narcisismo primario di Freud, o lo “stadio schizoparanoide” della Klein, la “separazione-induviduazione” della Mahler?
    Caro,
    le tue critiche sarebbero valse a molto se il mio discorso avesse avuto una direzione più chiara. In effetti, per mia mancanza, gran parte di quello che dici non tange minimamente i contenuti da me espressi.
    Tuttavia, alla tua domanda potrei rispondere così: noi abbiamo bisogno della psicoanalisi, non di un suo surrogato che, con la persuasione di inseguire i dettami delle scienze, perde totalmente il suo valore eversivo di scienza dell'inconscio. In tutto ciò che dici, mi pare, permane solo un'ombra vaga del valore che i primi analisti (Freud e Jung per intenderci) avevano assegnato alle loro riflessioni. Poi, a ognuno la sua croce...

    Saluti,
    Luigi

  2. #287
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Buongiorno amici.
    Sono finiti i commenti sul transfert !!?? Oggi mi proponevo leggere Freud insieme e non per caso. Sono convinto non si lo legge come va fatto, in modo approfondito, fermandosi in ogni pagina che tanto rende. Si lo sorvola velocemente, come se fosse storia ... E NON LO E' !!! A questo riguardo vi invio una cita assai interessante che riguarda tutta una definizione di transfert e sfido a qualcuno mi dica dove la si trova : " ... L'Io si comporta proprio come il medico in una cura analitica, giacchè, tenendo conto del mondo reale, si offre all 'Es come oggetto libidico e mira a che la libido del'Es venga rivolta su di sè."
    Certo che già sapete dove, pero ditemi sinceramente se non vi sembra chiara, se la conoscevate prima di ora, se avevate la sua ubicazione al interno della opera.
    Trovo molto interessante sempre rileggere y commenti pieni di referenze utili , a volte li trovo un po lunghi e sempre arricchiscono . Pero preferirei una discussione più spontanea. Cosi, a ruota libera come vedo in tanti.
    A presto !!
    Alejandro.

  3. #288
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    L’Io e l’Es in "Opere Boringhieri" To vol.IX pag 517-518.

    L’Io è collegamento fra i diversi processi psichici che avvengono nell’individuo e soggiace al principio di realtà occupandosi del principio di piacere: del desiderio e del suo contenimento quando non sia disponibile un oggetto libidico su cui investirli.

    l’Io si incarica di un importante compito: ad esso si deve parte della censura onirica in una funzione difensiva legata al desiderio di dormire ed alla necessità che il sonno continui. I
    Il meccanismo di difesa imputabile all’Io scatta come conseguenza di ciò che Freud chiama il ” segnale d’angoscia“, reazione alle pulsioni minacciose dell’Es e della realtà : “L‘Io si comporta proprio come il medico in una cura analitica, giacchè tenendo conto del mondo reale si offre all’Es come oggetto libidico e mira a che la libido dell’Es venga rivolta su si se’".

    Mi sembra che si parli di molto in poche righe che volendo, forse, ci porterebbero anche ad un discorso sul "narcisisimo" (primario e secondario) ed all'interpretazione dei sogni. Oltre che al discorso sul transfert, quando il medico fornisce l'oggetto libidico all'Es ed ai suoi investimenti attuali, recenti, passati e remoti", nel "qui ed ora" della relazione terapeutica.



    Ciao Alejandro; é' estremamente interessante il modo in cui riesci a far cogliere e collegare concetti freudiani dati per "datati" e le connessioni esistenti tra loro e discorsi attualissimi.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 20-12-2009 alle ore 17.36.36
    Gaia

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  4. #289
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Oggi Domenica poca entusiasmo sull'argomento
    Cmq vado avanti...

    Vediamo quest'altro passaggio : " In Al di là del principio di piacere mi sono occupato del problema economico di come le esperienze, sotto ogni aspetto penose, del periodo sessuale infantile, riescano a farsi strada e a trovare il modo di riprodursi. Sono stato costretto ad attribuire a tali esperienze una spinta ascensionale straordinariamente forte nella forma della "coazione a ripetere"; quest'ultima riesce a superare la rimozione che grava su di esse in virtù del principio di piacere, non prima però "di essere facilitata dal lavoro terapeutico che ha allentato la rimozione". Ci sarebbe da aggiungere a questo punto che il sostegno alla coazione a ripetere è offerto dalla traslazione positiva. Si è creata cossi un'alleanza tra la terapia e la coazione a ripetere, alleanza che in un primo momento si volge contro il principio di piacere, ma che in ultima istanza mira a stabilire l'egemonia del principio di realtà. Come ho mostrato nel passo in questione, accade anche troppo spesso che la coazione a ripetere si liberi dai vincoli di questa alleanza, non accontentandosi più che il materiale rimosso si ripresenti sotto forma di immagini oniriche"
    Come vedete , se c'è qualcuno , Freud parla di transfert nel lungo e nel largo di la sua opera. La mia proposta, insisto, è trovarlo ! (questa ultima citazione appartiene al punto 8 di "Osservazioni sulla teoria e pratica dell'interpretazione dei sogni" -1922-)
    Vi saluto affettuosamente.
    A presto!
    Alejandro.

  5. #290
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Cara Rosadimaggio, appunto, questo è secondo me il tema , gli argomenti dati per "datati". Ci fanno pensare a un Freud vecchio e inutile, si studia Bion senza fermarsi ne conoscere la prima topica !!!! Immagina se questo è possibile !!?? Immagina cosa si capisce !!!??? Purtroppo i tempi sono quelli che volano ed è giusto ogni uno voglia dire la sua al più presto possibile ! In ogni modo quello che con l'ausilio dil tempo non si fa, il tempo non li guarda rispetto
    Bisogna tornare a leggere a Sigmund senza pregiudizi , senza la influenza dei maestri conosciuti , bisogna trovarsi con la opera e ricrearla in tutta libertà (come fecce lui !)
    Non sono fanatico di Freud, sotanto non gradisco essere "preso in giro" da nuovissimi scritti , tutto qui

  6. #291
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap


    [QUOTE=Alejandro;2230812]Cara Rosadimaggio, appunto, questo è secondo me il tema , gli argomenti dati per "datati". Ci fanno pensare a un Freud vecchio e inutile, si studia Bion senza fermarsi ne conoscere la prima topica !!!! Immagina se questo è possibile !!?? Immagina cosa si capisce !!!??? Purtroppo i tempi sono quelli che volano ed è giusto ogni uno voglia dire la sua al più presto possibile ! In ogni modo quello che con l'ausilio dil tempo non si fa, il tempo non li guarda rispetto Bisogna tornare a leggere a Sigmund senza pregiudizi , senza la influenza dei maestri conosciuti , bisogna trovarsi con la opera e ricrearla in tutta libertà (come fecce lui !)
    Non sono fanatico di Freud, sotanto non gradisco essere "preso in giro" da nuovissimi scritti , tutto qui [/QUOTE]

    Cosa si capisce di Bion senza aver letto Freud? Nulla, come potrebbe essere altrimenti? Ugualmente per gli altri autori psicoanalitici.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  7. #292
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Si Gaia, concordo con te. Anche gli altri autori (ho scelto B. per che mi trovo con degli amici che lo fanno ... mi sono negato a partecipare per questo motivo) Anche altri leggono Lacan ... e cossi via. Per questo e vedendo tanta passione nel forum mi sono deciso a proporvi farlo. Ho studiato Freud per anni, più di mille ore di seminari in dieci anni. Ho imparato a leggerlo ... e ne sono molto contento!
    Mi ricollego settimana prossima e continuiamo .
    Io ci sono !
    Alejandro.

  8. #293
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Riguardo alla tua citazione (rapporti di dipendenza del Io) avrei una considerazione, secondo me, la traduzione è poco felice, preferirei chiamarlo "rapporti di SUDDITANZA del Io )...
    Affettuosamente.
    Ale.

  9. #294
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Alejandro Visualizza messaggio
    Oggi Domenica poca entusiasmo sull'argomento
    Cmq vado avanti...

    Vediamo quest'altro passaggio : " In Al di là del principio di piacere mi sono occupato del problema economico di come le esperienze, sotto ogni aspetto penose, del periodo sessuale infantile, riescano a farsi strada e a trovare il modo di riprodursi. Sono stato costretto ad attribuire a tali esperienze una spinta ascensionale straordinariamente forte nella forma della "coazione a ripetere"; quest'ultima riesce a superare la rimozione che grava su di esse in virtù del principio di piacere, non prima però "di essere facilitata dal lavoro terapeutico che ha allentato la rimozione". Ci sarebbe da aggiungere a questo punto che il sostegno alla coazione a ripetere è offerto dalla traslazione positiva. Si è creata cossi un'alleanza tra la terapia e la coazione a ripetere, alleanza che in un primo momento si volge contro il principio di piacere, ma che in ultima istanza mira a stabilire l'egemonia del principio di realtà. Come ho mostrato nel passo in questione, accade anche troppo spesso che la coazione a ripetere si liberi dai vincoli di questa alleanza, non accontentandosi più che il materiale rimosso si ripresenti sotto forma di immagini oniriche"
    Come vedete , se c'è qualcuno , Freud parla di transfert nel lungo e nel largo di la sua opera. La mia proposta, insisto, è trovarlo ! (questa ultima citazione appartiene al punto 8 di "Osservazioni sulla teoria e pratica dell'interpretazione dei sogni" -1922-)
    Vi saluto affettuosamente.
    A presto!
    Alejandro.


    Ciao Alej, e bentrovato: mi piacciono le tue riflessioni.

    Penso che le cose che dici siano chiaramente relazionabili al transfert, nel senso che tante delle esperienze penose vengono poi vissute in termini transferenziali e dunque proiettate sulla figura dell'analista. Però, forse, la mia curiosità è indirizzata ad altro. E cioè se questo Bisogno di reiterare determinate esperienze nasce dall'Es, il quale non conosce giudizi di valore, né il bene e il male; né la moralità; se possiede un carattere primitivo e irrazionale; se, a differenza dell'Io - paladino della ragione - l'Es rappresenta realmente le passioni sfrenate... si può avere passione sfrenata per un dolore e quindi reiterarlo; perché questo accade?

    Certamente c'è il caso in cui penosa è considerata un'esperienza in virtù di un eccessivo rigore morale; sicché l'esperienza provoca dispiacere nel momento in cui viene alla coscienza [proprio perché non è ben accetta]. Ma nel momento in cui viene reiterata, questo accade per un semplice bisogno di controllarla, o potrebbero - forse - essere rintracciabili altre motivazioni? Mi domandavo se questo meccanismo avesse qualcosa a che fare con la pulsione di morte e in che termini [la reiterazione di certe esperienze penose]; come una sorta di coazione a ripetere una scena di morte [?] e mi torna in mente il gioco del rocchetto descritto da Freud, e il modo in cui il bambino lanciando il rocchetto lontano da sé simbolizza la perdita della madre e, poi ritraendo il rocchetto a sé, ne rappresenta il ritorno. E dunque imparerebbe, in questo modo, a padroneggiare l'assenza materna attraverso una duplice azione: di allontanamento e avvicinamento - perpetui. Di sofferenza perpetua, del resto. Tuttavia gli fa male; è forse un modo per diventare insensibili a quell'assenza?

    O, ancora, è un modo che usa per infliggersi una punizione?

    A presto.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  10. #295
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    è forse un modo per diventare insensibili a quell'assenza[/I]?

    O, ancora, è un modo che usa per infliggersi una punizione?

    A presto.
    Interessante...
    direi che, più che altro, è un modo per ''significare'' l'assenza. Per darle una direzione, avanti e indietro, comunque un senso. E' necessario dopotutto.
    Cionondimeno, è anche un modo per ''punirsi''. Se assumo un'ottica junghiana direi anzi che il manque d'etre suscita già da subito un doppio movimento (che poi è il movimento dell'umanità):
    1)cercare di tener per sè (propiziarsi) una presenza totalizzante (la Grande Madre) che però appunto totalizza e non concede libertà alcuna oppure
    2) fuoriuscire da tale dimensione simbiotica per inventarsi la propria libertà. Praticamente ciò che accade sempre quando un ''Io'' esce dall'inconscio.
    Ma questa libertà ha un prezzo: ''nell'atto di coltivare i campi si mescolano fame e incesto'' diceva Jung o, detto altrimenti: la tua libertà di disporre della madre a tuo piacimento (lo spazio immaginativo in cui il bambino simbolizza l'assenza) a costo di un continuo lavoro d'aratro (avanti e indietro!) che schiude sempre ad una possibile 'mancanza', ad una possibile mancanza di raccolto, a un desiderio frustrato. Quindi, in ogni ''lavoro'', in ogni ''tecnica'' (anche adulta..) che tenta di colmare una ''assenza'' c'è sempre anche una punizione da mettere in conto. Lo stesso ''lavoro'' appunto.
    D'altro canto, cosa rappresenterebbero mai le sfide evolutive del bambino e dell'adolescente se non una iniziazione al lavoro più fondamentale? Cioè a quello della costruzione identitaria? Della differenziazione? Un duro lavoro..

    Saluti,
    Luigi

  11. #296
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Ciao Alej, e bentrovato: mi piacciono le tue riflessioni.

    Penso che le cose che dici siano chiaramente relazionabili al transfert.
    E dunque imparerebbe, in questo modo, a padroneggiare l'assenza materna attraverso una duplice azione: di allontanamento e avvicinamento - perpetui. Di sofferenza perpetua, del resto. Tuttavia gli fa male; è forse un modo per diventare insensibili a quell'assenza?
    O, ancora, è un modo che usa per infliggersi una punizione?

    A presto.
    Ciao missfreedom, le he tue considerazioni sono molto interessanti. Ti riferisci per caso ad un bambino che imparando a non poter contare sulla "certezza" dell'avvicinamento/ riavvicinamento fisico prima ed affettivo contemporaneamente e poi, della figura materna - per problemi seri della stessa che incidono nel suo modo di rapportarsi al bambino sia realmente che fantasmaticamente - impara allora a "preferire" il so - stare in quell'assenza *

    ( come apparente unica forma di certezza, pur sopportandone il dolore "rendendosi" apparentemente insensibile ad esso, apparente "unica "soluzione" per sopportarla e sopravvivervi da una parte e per punirsi per essersi sentito e sentirsi colpevole di aver causato quell'assenza? E causa prima di quel dolore ad essa legato in entrambi i membri della diade?)

    *piuttosto che continuare a cercare un riavvicinamento che lo renderebbe dentro di sè colpevole della stessa - assenza-
    e colmo di insopportabile dolore? Un dolore tanto più insopportabile perché non riconosciuto appunto dalla madre - se non in forme particolari - con gesti appropriati a livello affettivo/emotivo, non accolto e non ritradotto e trasformato in modo comprensibile ed utile per consentire una evoluzione del ed al bambino (processi che poi si ripresentano, insieme ad altri, nel transfert...)?

    Ciao

    Ps: hai aperto una questione importante cmq, sul tema più generale della coazione a ripetere.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 21-12-2009 alle ore 14.47.25
    Gaia

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  12. #297
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Caro megiston , cito solo le ultime, poche righe dei tuoi interessanti interventi, perchè mi voglio collegare al contenuto di esse per intervenire.
    Personalmente ritengo utile e fruttuoso il confronto che si sta effettuando sul 3d, in quanto sta avvenendo che la ricerca di sintonie e convergenze, si sta imponendo rispetto alle polemiche e ai drastici arroccamenti sulle proprie teorie.
    Ritengo che, al di là dell'appartenenza a questa o a quella corrente di pensiero, per un terapeuta conti sopratutto l'esperienza professionale; questa prospettiva assegna un sicuro significato alla preparazione teorica dell'analista, al modello, alla tecnica che adopera, ma un significato maggiore è assegnato alla persona dell'analista e al suo modo si essere nella relazione, alla capacità di mantenere un costante dialogo col suo mondo interno e con quello dell'altro.
    In questa ottica il concetto di transfert assume una "nuova possibilità", come prodotto della stessa relazione analitica, come costruzione di una nuova storia che deve il suo contenuto solo alle coordinate della cura. Interessante quello che sostiene C.A. Barnà in un suo articolo(Transfert e assetto analitico): sia il modello "archeologico" che il concetto di rimozione contrastano con alcuni recenti studi sulla memoria, per cui è improbabile che, per quanto attiene la memoria esplicita cognitiva, l'assetto psicoanalitico, rappresenti un metodo efficace per il reperimento dei ricordi. E' più probabile che la memoria implicita, quella che è inconsciamente presente nel vissuto e nella personalità dell'individuo, ottenga dal lavoro analitico, che reintegra gli aspetti emozionali con quelli concettuali tramite una nuova strutturazione verbale, più coerente e di carattere relazionale, per mezzo della capacità affettiva e rappresetazionale della coppia analitica. E' proprio quello che sostieni tu quando dici:"Nel momento che l’analista percepisce un sentimento (rabbia, desiderio di mandare a “fanculo” il paziente), ... sono momenti relazionali co-costruiti secondo cui come il terapeuta è costretto a far sua la modalità relazionale del paziente e ricomporre le due cose dentro di sé per essere presente a se stesso, il paziente deve riappropriarsi del sentimento del terapeuta, sentirlo anche suo, per poter capire il suo funzionamento relazionale".
    (breve ot):Il paziente spesso non ricorda quasi nessuna delle interpretazioni fornite dal terapeuta , mentre ricorda sempre le battute di spirito, una risata d cuore, un significativo scambio emozionale(cfr Gabbard 2000).
    Forse a causa della tua assenza vacanziera, non hai risposto ad alcune mie domande. Una te la ripropongo. Considerato che in psicoanalisi, all'interpretazione sistematica del transfert si assegna la massima funzione trasformativa, quando ti rendi conto(ritengo sia inevitabile!) che un tuo paziente trasferisce su di te una figura parentale, come ti comporti? Lo ignori, lo interpreti o lo analizzi
    Ciao
    Cara Francesca,
    la prima parte del tuo discorso è interessantissima, ma è incompatibile con la domanda che mi poni alla fine. Se facciamo entrare l’analista in relazione col paziente, dobbiamo poi necessariamente intendere ciò che fa o che dice il paziente in relazione all’analista stesso, non più ad un “trans – ferimento” su di lui di vissuti con figure parentali. Nello stesso modo, l’analista invece di spostare il focus su vissuti parentali del passato, si dovrà chiedere qual’è il suo personale contributo, la sua complementarietà, la sua specularità nella modalità del paziente. Solo quando qualcuno dei due avrà colto il proprio contributo in relazione a quello altrui, e la funzionalità reciproca della modalità relazionale, esprimendola, ci si appropria di un proprio modo di funzionare che da li in poi funziona in maniera soggettiva (nel senso che è nella facoltà della persona continuare ad usare quel modello relazionale, stavolta in modo consapevole, modificarlo, oppure metterlo da parte).
    Il paziente (ma anche l’analista) si relazione attraverso un suo specifico modo di essere, che vorrebbe vedere riconosciuto dall’analista (quindi confermato) e nello stesso tempo vorrebbe superarne i limiti e la sofferenza che gli causa. Su questo crinale si muove l’analista, fra una richiesta di riconoscimento che non può ignorare e una richiesta di cambiamento che inizialmente si configura semplicemente come richiesta di perfezionamento del proprio modello relazionale in modo da evitare gli insuccessi e la relativa sofferenza (come uno che mi porti un elettrodomestico da aggiustare, però rivuole quello che mi ha portato e a cui è affezionato e non ne vuole uno nuovo che magari funziona meglio). Ciò che poi accadrà davvero nel corso dell’analisi quasi mai coincide con la “riparazione” del vecchio modello relazionale e nemmeno semplicemente con l’acquisto di qualcosa di nuovo fiammante e che funzioni a meraviglia; a decidere l’esito di un’analisi sarà la coppia analitica congiuntamente, che mobilità le risorse comuni per co-costruire una soluzione relazionale più confortevole per entrambi.
    Ho parlato apposta di “esplicitare” piuttosto che di interpretare perché sono convinto che l’interpretazione non sia l’unico strumento che produca un cambiamento terapeutico (o che abbia “una funzione trasformativa”). Io uso l’interpretazione quando ho a che fare con materiale esplicitamente simbolico e razionale, ma se ho a che fare con un sentimento, un’emozione, una sensazione, un comportamento, tendo piuttosto ad esprimere ciò che mi suscita, a riconoscerlo, a segnalarlo estrapolandolo dal flusso di cose che accadono in seduta, dandogli così un rilievo che non aveva all’origine.
    Le osservazioni della Infant Research e della Infant Observation, contrariamente ad alcuni miei colleghi che non sanno che farsene se dovessero contrastare la loro teoria, sono per me preziosissime, perché lontano dal fornirmi una spiegazione causale o correlazionale (come più spesso accade) del disagio, mi mettono a disposizione sequenze di interazione fra bambino e caregiver basate su un modello di comunicazione non verbale (o anche verbale) che possono essere utilizzate, con poche modifiche, nella clinica adulta (come suggeriscono Beebe e Lachmann in Infant Research e trattamento degli adulti. Un modello sistemico-diadico delle interazioni, Raffaello Cortina, 2002).
    Un saluto.

  13. #298
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Sono lieta della tua risposta, Megiston, e ti ringrazio per questo: ho molto su cui riflettere e soffermarmi.
    Sulla frase che ho riportato, avrei tante domande, ma soprattutto non sarei così sicura che un paziente sempre autentico non avrebbe bisogno di analisi.... a mio vedere, forse è proprio questo il nuovo campo di intervento della psicoanalisi

    Saluti
    Cara Benedetta,
    la sofferenza è insita nel cambiamento ed è insita anche nella stasi; non a caso gli eventi umani più stressanti sono i cambiamenti della nostra vita ma, nello stesso tempo chi si rivolge ad un analista e anche chi è rigidamente fermo nella sua modalità relazionale (o se preferisci, nel suo sintomo).
    La sofferenza in sé è ineliminabile, ci accompagna nel corso della nostra vita e fa parte integrante della stessa, tutto ciò che noi possiamo fare umana,ente è quello di sbloccare il doppio processo di rigidità e cambiamento in maniera da renderlo un po’ più fluido. Questo rende la sofferenza più sopportabile, la rende interna, mentre prima sembrava un nemico esterno, e se la sofferenza è mia ci posso dialogare, ci posso fare i conti (come il malato terminale fa i conti con la propria morte, ci parla, viene a patti con lei e questo lo aiuta ad accettarla).
    Tu ti chiedi “in un mondo ce non è autentico, è conveniente perseguire l’autenticità, non è che in questo modo creiamo un disadattato?” e ancora: “un po’ di negazione e di idealizzazione in fondo, essendo delle difese, sono utili per vivere e per integrarsi coerentemente nel proprio ambiente?”.
    Colgo subito una costante alle tue domande, l’integrazione all’ambiente; l’uomo non si limita semplicemente ad adattarsi al suo ambiente o ad adattare l’ambiente a sé, ma costruisce insieme ad altri uomini l’ambiente che poi andrà ad abitare. Se ci fai caso molto del mondo in cui viviamo è una co-costruzione di gruppi più o meno grandi di uomini: dalla concezione peculiare di famiglia, a concetti come “libertà”, “democrazia”, “diritto”, ecc. che pur essendo parole astratte, si traducono poi in comportamenti, strutture, ruoli, regole, ecc.che non sono meno reali e meno implicanti di un muro di mattoni che incontro nel mio cammino.
    Quando parlo di “presenza a se stesso” non intendo un uomo migliore di prima, intendo semplicemente un uomo consapevole e padrone del suo agire; negazione e idealizzazione non sono mai, invece, utili o necessarie, negare qualcosa che mi appartiene è sempre una auto-mutilazione e una sconfitta, mentre l’idealizzazione ti fa innamorare di qualcuno per come vorresti che fosse e non per ciò che è (in sostanza è un auto-inganno che prima o poi ti presenterà il conto e l’idealizzazione si trasformerà ben presto in svalutazione e in delusione).
    Un saluto.

  14. #299
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Le osservazioni della Infant Research e della Infant Observation, contrariamente ad alcuni miei colleghi che non sanno che farsene se dovessero contrastare la loro teoria
    Sì, considera anche la possibilità che queste osservazioni non contrastino affatto con la teoria, nel senso che si tratta di cose del tutto diverse, come sostiene ad esempio A. Green. La ricerca empirica, secondo questa prospettiva, è non solo inutile ma addirittura fuorviante, perchè si basa su presupposti diversi da quelli su cui si fonda la psicoanalisi. Green porta avanti una critica "intransigente" all’Infant Research, sostiene ad esempio che il modo in cui Daniel Stern utilizza il concetto di "mondo interno" del bambino non ha nulla a che vedere con il concetto freudiano di "realtà psichica" e che è altamente confondente accostare il concetto di desiderio a quello di motivazione. Ma che te lo dico a fare...

    Saluti,
    ikaro

  15. #300
    benedetta14
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    negazione e idealizzazione non sono mai, invece, utili o necessarie, negare qualcosa che mi appartiene è sempre una auto-mutilazione e una sconfitta, mentre l’idealizzazione ti fa innamorare di qualcuno per come vorresti che fosse e non per ciò che è (in sostanza è un auto-inganno che prima o poi ti presenterà il conto e l’idealizzazione si trasformerà ben presto in svalutazione e in delusione).
    Caro Megiston,
    io penso che se non negassi il fatto che potrei morire da un istante all'altro e se non mi idealizzassi in quanto capace di fare tante cose che mi portano fino a sera ed al giorno dopo e a quello dopo ancora, non mi alzerei neanche dal letto la mattina.
    Anche pensare di co-costruire qualcosa insieme a qualcun altro non implica un po' di idealizzazione?
    Ti piace la letteratura: qual è il momento di maggior sofferenza di Anna Karenina: quello in cui soffre perché si rende conto che ha idealizzato troppo Vronskij o quello in cui sente tutto talmente distante e distaccato?
    Possiamo davvero togliere del tutto negazione ed idealizzazione nella nostra vita?

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