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Visualizzazione risultati 406 fino 420 di 3322
  1. #406
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma l'interpretazione rispetto a cosa risulta corretta?
    Col termine "corretta" vuoi riferirti al fatto che se fosse stata data la stessa interpretazione in un momento diverso avrebbe sortito certi effetti, o vuoi dire anche che contiene qualcosa di vero rispetto a quel che accade?

    Saluti
    Mi riferisco al fatto che permetta al paziente un cambiamento per lui positivo. In questo senso contiene una quota della "verità" del paziente. Ovviamente questa può essere data troppo tardi (ormai è nota) o essere fornita con troppo anticipo (non è accoglibile). E' lo scambio clinico l'unico elemento che permette di capire se si sta instaurando un processo oppure se si è in un'area di stallo.

    Saluti
    gieko

  2. #407
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Concordo pienamente con Gieko. Anche con quelli che paragonano con un lavoro artigianale. Sapresti dirmi se hanno scritto qualcosa? Grazie.

  3. #408
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    L'analisi non è soltanto "interpretazione" !!!! Ci sono tantissime altre cose in gioco !!!! Il trasnfert coinvolge un insieme di fattori !!!! Domeni faro un bel elenco di quelli che ritengo importanti.
    Buona serata !
    Alejandro.

  4. #409
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Alejandro Visualizza messaggio
    Anche con quelli che paragonano con un lavoro artigianale. Sapresti dirmi se hanno scritto qualcosa? Grazie.
    Pellizzari G. (2002) L' apprendista terapeuta. Riflessioni sul «mestiere» della psicoterapia, Bollati Boringhieri, Torino
    gieko

  5. #410
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma l'interpretazione rispetto a cosa risulta corretta?

    Caro Char_lie,
    domanda fenomenale, perché permette di esplicitare l’obiettivo che ci poniamo in analisi. Freud e molti dopo di lui sono convinti che il contenuto di una corretta interpretazione (l’interpretazione è “corretta” solo in relazione ai contenuti, in relazione alla tempistica con cui viene fornita si parla piuttosto di opportunità) debba indirizzare il paziente da un insieme di comportamenti, di associazioni di manifestazioni psichiche manifeste, verso un significato (o un insieme di significati) latente.
    Non è difficile individuare nelle principali teorie psicoanalitiche una struttura teorica di significati simbolici che rappresentano i copioni psichici attraverso cui si snoda l’esperienza psichica individuale e gli elementi ermeneutici per interpretare tale esperienza in modo da risultare non soltanto significativa per il soggetto, ma anche terapeutica, fornendogli l’elemento chiarificatore, che gli mancava.
    Tutto ciò presuppone che la teoria abbia colto l’elemento strutturante l’esperienza umana, il “caput nili” (sono parole di Freud quando credeva di aver individuato nella “teoria della seduzione” l’eziopatogenesi delle nevrosi difensive) attraverso cui si decide se lo sviluppo individuale sarà “normale” o”patologico”.
    Pensare di poter svelare al paziente la sua “verità” presuppone che l’analista, attraverso la sua teoria prima e la sua analisi poi, sappia già qual’è la verità del paziente, che è anche necessariamente una verità universale, attraverso cui poi si dipana l’esperienza peculiare di ogni singolo soggetto (basti pensare a cos’è diventato l’ “Edipo” nelle mani di Freud).
    Diversamente, possiamo immaginare un analista che abbia si la sua teoria specifica, che abbia fatto la sua bella e brava analisi (risolvendo non pochi dei suoi problemi), ma che non pensi in partenza di possedere la “verità” del paziente.
    Questo analista non sarà modello "vecchio cinese" che attende pazientemente che il cadavere del suo nemico gli galleggi davanti agli occhi sullo Huang He, o fiume giallo; ma sarà più simile al modello Tarzan, capace di servirsi di una liana teorica per attraversare parte della jungla e di abbandonarla per un'altra liana teorica se non vuole tornare indietro in oscillazione.
    La sua teoria sarà, allora, necessariamente aperta, un punto di inizio e non un punto di arrivo, ogni proposizione che egli formula e ogni suo gesto saranno allora degli elementi insaturi, che attendono di essere riempiti dal contributo del paziente, in una co-costruzione necessaria dare un senso all’esperienza analitica e dare al paziente una nuova abitazione più confortevole della precedente, mentre lo stesso terapeuta ne trae molte migliorie per l’abitazione costruita nel corso della sua personale analisi.
    In definitiva, esperienza, teoria, sensibilità e quant’altro il terapeuta può mettere in campo nel corso di una analisi, sono soltanto una delle polarità dialettiche dell’analisi stessa, l’altra polarità è auspicabile sia fornita dal paziente, altrimenti tutto si ridurrebbe a mero indottrinamento.
    Quando guardiamo alle grandi e suggestive teorie psicoanalitiche del passato (ancora presente), possiamo scorgere grandi intuizioni teoriche e cliniche individuali, che hanno risolto nodi personali dell’autore che così le ha formulate, ma che sono state indebitamente generalizzate “urbi et orbi” grazie al carisma e all’intelligenza personale del teorico in questione.
    Sarà necessario, per approfondire questo punto, aprire un thread apposito sull’interpretazione.
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 05-01-2010 alle ore 21.05.13

  6. #411
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Caro Char_lie,
    domanda fenomenale, perché permette di esplicitare l’obiettivo che ci poniamo in analisi. Freud e molti dopo di lui sono convinti che il contenuto di una corretta interpretazione (l’interpretazione è “corretta” solo in relazione ai contenuti, in relazione alla tempistica con cui viene fornita si parla piuttosto di opportunità) debba indirizzare il paziente da un insieme di comportamenti, di associazioni di manifestazioni psichiche manifeste, verso un significato (o un insieme di significati) latente.
    Non è difficile individuare nelle principali teorie psicoanalitiche una struttura teorica di significati simbolici che rappresentano i copioni psichici attraverso cui si snoda l’esperienza psichica individuale e gli elementi ermeneutici per interpretare tale esperienza in modo da risultare non soltanto significativa per il soggetto, ma anche terapeutica, fornendogli l’elemento chiarificatore, che gli mancava.
    Tutto ciò presuppone che la teoria abbia colto l’elemento strutturante l’esperienza umana, il “caput nili” (sono parole di Freud quando credeva di aver individuato nella “teoria della seduzione” l’eziopatogenesi delle nevrosi difensive) attraverso cui si decide se lo sviluppo individuale sarà “normale” o”patologico”.
    Pensare di poter svelare al paziente la sua “verità” presuppone che l’analista, attraverso la sua teoria prima e la sua analisi poi, sappia già qual’è la verità del paziente, che è anche necessariamente una verità universale, attraverso cui poi si dipana l’esperienza peculiare di ogni singolo soggetto (basti pensare a cos’è diventato l’ “Edipo” nelle mani di Freud).
    Diversamente, possiamo immaginare un analista che abbia si la sua teoria specifica, che abbia fatto la sua bella e brava analisi (risolvendo non pochi dei suoi problemi), ma che non pensi in partenza di possedere la “verità” del paziente.
    Questo analista non sarà modello "vecchio cinese" che attende pazientemente che il cadavere del suo nemico gli galleggi davanti agli occhi sullo Huang He, o fiume giallo; ma sarà più simile al modello Tarzan, capace di servirsi di una liana teorica per attraversare parte della jungla e di abbandonarla per un'altra liana teorica se non vuole tornare indietro in oscillazione.
    La sua teoria sarà, allora, necessariamente aperta, un punto di inizio e non un punto di arrivo, ogni proposizione che egli formula e ogni suo gesto saranno allora degli elementi insaturi, che attendono di essere riempiti dal contributo del paziente, in una co-costruzione necessaria dare un senso all’esperienza analitica e dare al paziente una nuova abitazione più confortevole della precedente, mentre lo stesso terapeuta ne trae molte migliorie per l’abitazione costruita nel corso della sua personale analisi.
    In definitiva, esperienza, teoria, sensibilità e quant’altro il terapeuta può mettere in campo nel corso di una analisi, sono soltanto una delle polarità dialettiche dell’analisi stessa, l’altra polarità è auspicabile sia fornita dal paziente, altrimenti tutto si ridurrebbe a mero indottrinamento.
    Quando guardiamo alle grandi e suggestive teorie psicoanalitiche del passato (ancora presente), possiamo scorgere grandi intuizioni teoriche e cliniche individuali, che hanno risolto nodi personali dell’autore che così le ha formulate, ma che sono state indebitamente generalizzate “urbi et orbi” grazie al carisma e all’intelligenza personale del teorico in questione.
    Sarà necessario, per approfondire questo punto, aprire un thread apposito sull’interpretazione.
    Caro Megiston,
    per una volta sono d'accordo con te (anche se faccio fatica ad immaginarti nei panni di Tarzan! ), anche se credo che il rischio che vedi, quello dell'analista "vecchio cinese", non sia circoscrivibile alle sole teorie del passato, è un rischio sempre presente, perchè non legato alla teoria in sè, ma all'uso che di questa se ne fa: questo dipende solo ed esclusivamente dall'analisi personale. A proposito, l'espressione "brava e bella", quasi fosse una formalità da espletare, non è delle più felici.

    Salute,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 05-01-2010 alle ore 21.45.35

  7. #412
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Char_lie,
    domanda fenomenale, perché permette di esplicitare l’obiettivo che ci poniamo in analisi. Freud e molti dopo di lui sono convinti che il contenuto di una corretta interpretazione (l’interpretazione è “corretta” solo in relazione ai contenuti, in relazione alla tempistica con cui viene fornita si parla piuttosto di opportunità) debba indirizzare il paziente da un insieme di comportamenti, di associazioni di manifestazioni psichiche manifeste, verso un significato (o un insieme di significati) latente.
    Non è difficile individuare nelle principali teorie psicoanalitiche una struttura teorica di significati simbolici che rappresentano i copioni psichici attraverso cui si snoda l’esperienza psichica individuale e gli elementi ermeneutici per interpretare tale esperienza in modo da risultare non soltanto significativa per il soggetto, ma anche terapeutica, fornendogli l’elemento chiarificatore, che gli mancava.
    Tutto ciò presuppone che la teoria abbia colto l’elemento strutturante l’esperienza umana, il “caput nili” (sono parole di Freud quando credeva di aver individuato nella “teoria della seduzione” l’eziopatogenesi delle nevrosi difensive) attraverso cui si decide se lo sviluppo individuale sarà “normale” o”patologico”.
    Pensare di poter svelare al paziente la sua “verità” presuppone che l’analista, attraverso la sua teoria prima e la sua analisi poi, sappia già qual’è la verità del paziente, che è anche necessariamente una verità universale, attraverso cui poi si dipana l’esperienza peculiare di ogni singolo soggetto (basti pensare a cos’è diventato l’ “Edipo” nelle mani di Freud).
    Diversamente, possiamo immaginare un analista che abbia si la sua teoria specifica, che abbia fatto la sua bella e brava analisi (risolvendo non pochi dei suoi problemi), ma che non pensi in partenza di possedere la “verità” del paziente.
    Questo analista non sarà modello "vecchio cinese" che attende pazientemente che il cadavere del suo nemico gli galleggi davanti agli occhi sullo Huang He, o fiume giallo; ma sarà più simile al modello Tarzan, capace di servirsi di una liana teorica per attraversare parte della jungla e di abbandonarla per un'altra liana teorica se non vuole tornare indietro in oscillazione.
    La sua teoria sarà, allora, necessariamente aperta, un punto di inizio e non un punto di arrivo, ogni proposizione che egli formula e ogni suo gesto saranno allora degli elementi insaturi, che attendono di essere riempiti dal contributo del paziente, in una co-costruzione necessaria dare un senso all’esperienza analitica e dare al paziente una nuova abitazione più confortevole della precedente, mentre lo stesso terapeuta ne trae molte migliorie per l’abitazione costruita nel corso della sua personale analisi.
    In definitiva, esperienza, teoria, sensibilità e quant’altro il terapeuta può mettere in campo nel corso di una analisi, sono soltanto una delle polarità dialettiche dell’analisi stessa, l’altra polarità è auspicabile sia fornita dal paziente, altrimenti tutto si ridurrebbe a mero indottrinamento.
    Quando guardiamo alle grandi e suggestive teorie psicoanalitiche del passato (ancora presente), possiamo scorgere grandi intuizioni teoriche e cliniche individuali, che hanno risolto nodi personali dell’autore che così le ha formulate, ma che sono state indebitamente generalizzate “urbi et orbi” grazie al carisma e all’intelligenza personale del teorico in questione.
    Sarà necessario, per approfondire questo punto, aprire un thread apposito sull’interpretazione.
    Un saluto.
    L'interpretazione, lo ripeto, non è un elemento chiarificatore: è un evento perturbante. Freud parlava anche di "rappresentazione anticipatoria", a proposito di quegli [di nuovo] elementi insaturi di cui sopra. Tra l'altro, proprio Bion utilizzava la bipolarità saturo/insaturo per indicare un "modo" di fare analisi, che deve essere necessariamente spostato sul secondo polo della diade, in modo da lasciare "spazio" al paziente.
    Ripeto: interpretazione perturbante, insatura, con funzione di rappresentazione anticipatoria.
    La psicoanalisi non è un'ermeneutica. Al più potrebbe essere una maieutica. Nell'interpretazione, in psicoanalisi, non c'è nulla che possa assomigliare ad una "co-costruzione". La faccenda delle "Cotruzioni in analisi" ha a che fare con altre vicissitudini.
    "Perché non ci può essere co-costruzione? E la relazione?"
    Devo essere ancora più "biblico"? Nella stanza di analisi non c'è relazione. O meglio: ce ne sono un po', ma sono tutte sfalsate. Voi credete davvero di poter chiamare "relazione", nel senso comune del termine, quella che avete con una persona che sta seduta dietro di voi, senza che voi possiate vederla e che, mentre voi state sdraiati sul lettino a parlare, vi ascolta e, ogni tanto, emette qualcosa di simile ad un enigma della Sfinge? Come ha ben illustrato Lacan, quella è una relazione sfalsata: c'è il paziente col suo Io e l'Altro, da cui viene parlato, il tutto al cospetto del Soggetto supposto Sapere (l'analista). Bion ha descritto molto bene la posizione dell'analista, che, grazie all'attenzione liberamente fluttuante, riesce ad utilizzare il suo proprio inconscio per selezionare determinati fatti (ciò che "accade" nella stanza) e, quasi come fosse una "macchina dei sogni", a produrre un'interpretazione, legando i fatti scelti con l'O del paziente (con l'"essere" del paziente, ma non saprei come definire O in maniera verbale), interpretazione che agevoli la trasformazione già in atto.

  8. #413
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Non è difficile individuare nelle principali teorie psicoanalitiche una struttura teorica di significati simbolici che rappresentano i copioni psichici attraverso cui si snoda l’esperienza psichica individuale e gli elementi ermeneutici per interpretare tale esperienza in modo da risultare non soltanto significativa per il soggetto, ma anche terapeutica, fornendogli l’elemento chiarificatore, che gli mancava.
    Dovrò leggere e rileggere questa cosa, ma vorrei chiederti può esistere il caso di mancanza del significato simbolico di cui parli?

  9. #414
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    L'interpretazione, lo ripeto, non è un elemento chiarificatore: è un evento perturbante. Freud parlava anche di "rappresentazione anticipatoria", a proposito di quegli [di nuovo] elementi insaturi di cui sopra. Tra l'altro, proprio Bion utilizzava la bipolarità saturo/insaturo per indicare un "modo" di fare analisi, che deve essere necessariamente spostato sul secondo polo della diade, in modo da lasciare "spazio" al paziente.
    Ripeto: interpretazione perturbante, insatura, con funzione di rappresentazione anticipatoria.
    La psicoanalisi non è un'ermeneutica. Al più potrebbe essere una maieutica. Nell'interpretazione, in psicoanalisi, non c'è nulla che possa assomigliare ad una "co-costruzione". La faccenda delle "Cotruzioni in analisi" ha a che fare con altre vicissitudini.
    "Perché non ci può essere co-costruzione? E la relazione?"
    Devo essere ancora più "biblico"? Nella stanza di analisi non c'è relazione. O meglio: ce ne sono un po', ma sono tutte sfalsate. Voi credete davvero di poter chiamare "relazione", nel senso comune del termine, quella che avete con una persona che sta seduta dietro di voi, senza che voi possiate vederla e che, mentre voi state sdraiati sul lettino a parlare, vi ascolta e, ogni tanto, emette qualcosa di simile ad un enigma della Sfinge? Come ha ben illustrato Lacan, quella è una relazione sfalsata: c'è il paziente col suo Io e l'Altro, da cui viene parlato, il tutto al cospetto del Soggetto supposto Sapere (l'analista). Bion ha descritto molto bene la posizione dell'analista, che, grazie all'attenzione liberamente fluttuante, riesce ad utilizzare il suo proprio inconscio per selezionare determinati fatti (ciò che "accade" nella stanza) e, quasi come fosse una "macchina dei sogni", a produrre un'interpretazione, legando i fatti scelti con l'O del paziente (con l'"essere" del paziente, ma non saprei come definire O in maniera verbale), interpretazione che agevoli la trasformazione già in atto.
    Caro Lalangue (citazione lacaniana nel nick?),
    ma cosa vuoi “perturbare” ancora, non ti pare che i nostri pazienti siano già abbastanza “perturbati”? Forse vorrebbero co-costruire (visto che si rivolgono a noi) qualche soluzione alla loro perturbazione che stia in piedi e che funzioni meglio di quella che loro stessi sono già riusciti a costruire da soli col sintomo. La “maietica” si fa in due, Socrate docet (se la fai da solo si chiama auto-erotismo) .
    Nella stanza di analisi non c’è relazione? A parte che il mio paziente sta seduto sempre di fronte a me in modo che io posso vedere lui e che lui può vedere me, io faccio sempre analisi COL paziente e non analisi SUL paziente (questa credo sia la differenza sostanziale). Lacan e Bion sono stati due miei grandi maestri, ma ritengo tuttora fondamentale il contributo di Stephen Mitchell sul mio modo di concepire il mio rapporto col paziente.
    Un saluto .

  10. #415
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Caro Megiston,
    per una volta sono d'accordo con te (anche se faccio fatica ad immaginarti nei panni di Tarzan! ), anche se credo che il rischio che vedi, quello dell'analista "vecchio cinese", non sia circoscrivibile alle sole teorie del passato, è un rischio sempre presente, perchè non legato alla teoria in sè, ma all'uso che di questa se ne fa: questo dipende solo ed esclusivamente dall'analisi personale. A proposito, l'espressione "brava e bella", quasi fosse una formalità da espletare, non è delle più felici.

    Salute,
    ikaro
    Caro Ikaro,
    sono felicemente stupito nel constatare il tuo sostanziale accordo con ciò che dico, è inatteso . Su Tarzan direi che mi sottovaluti, qui in Padania non ho molte occasioni per volteggiare leggiadramente con le liane, né di uccidere coccodrilli e tigri (su questi, antropomorfizzati, in doppio petto o in gonnella, ho qualche contrasto, ma senza spargimento di sangue) ma pratico con una certa assiduità il nuoto e l’uso della bicicletta (con o senza Zen). Il “vecchio cinese” è presente in ciascuno di noi quando invecchiamo dentro e pensiamo di aver trovato la “verità” (e se siamo analisti non si tratta soltanto della nostra verità, ma anche quella dei nostri pazienti). Nessuna analisi ti vaccina da questo rischio, devi fare “richiami” di tanto in tanto; ed è per questo che io consiglio un analista giovane di recentissima formazione per iniziare l’analisi (piuttosto del gran nome) se devo fare un invio (perché si presuppone sua uno che impara con te). “Brava e bella” analisi non ti piace? Suvvia, un po’ di autoironia non guasta nemmeno fra gli analisti!
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 06-01-2010 alle ore 00.13.18

  11. #416
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Lalangue (citazione lacaniana nel nick?),
    ma cosa vuoi “perturbare” ancora, non ti pare che i nostri pazienti siano già abbastanza “perturbati”? Forse vorrebbero co-costruire (visto che si rivolgono a noi) qualche soluzione alla loro perturbazione che stia in piedi e che funzioni meglio di quella che loro stessi sono già riusciti a costruire da soli col sintomo. La “maietica” si fa in due, Socrate docet (se la fai da solo si chiama auto-erotismo) .
    Nella stanza di analisi non c’è relazione? A parte che il mio paziente sta seduto sempre di fronte a me in modo che io posso vedere lui e che lui può vedere me, io faccio sempre analisi COL paziente e non analisi SUL paziente (questa credo sia la differenza sostanziale). Lacan e Bion sono stati due miei grandi maestri, ma ritengo tuttora fondamentale il contributo di Stephen Mitchell sul mio modo di concepire il mio rapporto col paziente.
    Un saluto .
    Mitchell lo conosco poco e, per quel poco che lo conosco, lo sopporto male (cfr. Greenberg e Mitchell, Le relazioni oggettuali)
    Facendo analisi vis à vis, come fa lui ad associare liberamente? E tu ad avere un'attenzione liberamente fluttuante?

  12. #417
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Lalangue (citazione lacaniana nel nick?),
    ma cosa vuoi “perturbare” ancora, non ti pare che i nostri pazienti siano già abbastanza “perturbati”? Forse vorrebbero co-costruire (visto che si rivolgono a noi) qualche soluzione alla loro perturbazione che stia in piedi e che funzioni meglio di quella che loro stessi sono già riusciti a costruire da soli col sintomo. La “maietica” si fa in due, Socrate docet (se la fai da solo si chiama auto-erotismo) .
    Nella stanza di analisi non c’è relazione? A parte che il mio paziente sta seduto sempre di fronte a me in modo che io posso vedere lui e che lui può vedere me, io faccio sempre analisi COL paziente e non analisi SUL paziente (questa credo sia la differenza sostanziale). Lacan e Bion sono stati due miei grandi maestri, ma ritengo tuttora fondamentale il contributo di Stephen Mitchell sul mio modo di concepire il mio rapporto col paziente.
    Un saluto .
    Insomma, la vox populi ancora una volta ha ragione: Freud si faceva dei gran pipponi!

  13. #418
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Facendo analisi vis à vis, come fa lui ad associare liberamente?
    ...e perchè dovrebbe farlo? Libero da cosa? Si va in analisi perchè non si è liberi, non si associa mai ''liberamente'' altrochè...e forse una faccia davanti a me me lo ricorda ancora meglio! Del resto, la ''relazione'' mi ricorda anche che non sono solo e che non lo sono mai stato...
    A volte sembra che l'elemento ''perturbativo'' diventi una sorta di giochetto masturbatorio con cui affiliamo la lama della nostra cocciutagine! Mah...Io preferisco parlare di 'dislocazione' e non di 'perturbazione': quest'ultimo termine rimanda troppo facilmente ad un giudizio di valore, ad una 'direzione' assegnata...cioè a cose che competono all'Io (sia pure quello dello psicoanalista); noi invece non dovremmo cercare affatto una ''direzione'', un ''senso'', ma solo quell'impasto immaginale originario che emerge quando l'Io, spostato dalla sua normale posizione, si ritira rannicchiato al fondo dell'infanzia, là dove si perde in nebbie fitte. Sotto questo aspetto il transfert mostra una ''popolazione'' di ''altri'' che assediano la cinta egoica. La ''perturbazione'' ha inizio già con la domanda di analisi, un movimento invisibile è già avvenuto...e mentre il sintomo procede verso la sua metà disgregante, l'analisi scompone il desiderio che tal sintomo aveva voluto narrare...ma arriva un punto in cui certamente bisogna ''costruire'' e, con tutto il rispetto, siccome davanti a me ho una ''persona'' e non un oggetto a cui dedicare attenzioni feticiste, sono d'accordo con megiston quando parla di ''co-costruzione''...in caso contrario, mi sa che ''perturberemo'' lettini sempre più vuoti (a meno che non passiamo noi dalla parte del torto e ci ''perturbiamo'' beatamente da soli!)

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 06-01-2010 alle ore 02.49.15

  14. #419
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Buongiorno amici.
    Quanti buoni riferimenti trovo nel vostro lavoro di ieri !
    Mi viene una riflessione , non so se si ha presente il fatto che un analisi si svolge in atto e in processo, quindi questi due tempi sono da rispettare e sicuramente li troveresti un luogo nella vostra discussione. Insisto, l'intervento "errato" non esiste come tale, tutto al più si fa un "buco nel'acqua". Per questo è utile il lavoro ad alta frequenza e non la seduta settimanale, penso che tanta esigenza provenga un po da questo. Dover sapere quasi con precisione matematica cosa sta succedendo non ha molto senso e non credo qualcuno cossi lavori rilassatamente.
    A volte penso che si utilizzino le teorie come scudo difensivo, a volte penso si evita dire con semplicità le cose come stanno, anche nel campo del arte è cossi! Ci sono più teorie che fatti concreti, scusate se sembro ovvio o banale. La psicoanalisi rischia ogni qual volta si pensi Freud sia storico, ogni qual volta se la prenda come pura teoria ed anche secondo me quando si pretenda farla diventare filosofica e poetica. La psicoanalisi non è quella che si pratica in una torre di avorio da dove i scienziati guardano il mondo. Dove i pensieri sono pulite, dove si sa ! Lacan ha, pure lui, creato un uomo che suppone sapere appoggiando in una matematica dubbiosa le sue teorie. Altre tanto per Bion, oggi religione. Sara per questo motivo mi sono impegnato tanto con Freud...
    Una buona befana !
    Alejandro.

    Ps: grazie gieko.

  15. #420
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    E si M. Matema, penso dovresti aprire un altro foro di discussione. Cercherò Mitchell con altro interesse a partire della tua intelligente proposta.
    Riguardo al vis a vis direi che non trovo problemi trascendenti , anche se sempre il lettino è presente, molto perturbante (ominoso) e il mio cuore e da quella parte
    Alejandro.

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